Hernanes

Aperto da laziolello, 22 Ago 2010, 23:34

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branco_azul

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Citazione di: brancoù_azul il 10 Feb 2012, 16:36
In sintesi Hernanes dice che qui si trova bene , che si è sorpreso sia della festa che gli è stata dedicata al suo arrivo (alludendo alla presentaione fatta all'olimpico) sia del suo veloce ambientamento nel campionato italiano. Aggiunge che crede che la lazio può lottare per lo scudetto e che è felice del fatto che si stia affermando come trequartista perchè la sua aspirazione è quella di diventare un giocatore sempre più completo, ma non avrebbe problemi se il CT verdeoro lo schieresse come volante. Alla fine scherza circa la sua prima intervista in italiano rilasciata quando fu presentato.

Sempre forza Lazio

Il sito lalaziosiamonoi.it riporta oggi nella home page questa intervista


che dire... sono proprio sul pezzo

silvia84

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Il Profeta convocato in Nazionale.. son contenta per lui, so che ci tiene tanto  :since

Magnopèl

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Contento per lui , certo ; un pò meno per Noi.
Brasile - Bosnia si giocherà il 28 febbraio in svizzera.
Il 23 abbiamo il ritorno con l'atletico e il 26 la fiorentina. Il 4 marzo il derby.
Ovviamente anche Lulic sarà convocato.
Non vedo proprio come possano giocare il 23/26/28/4.
Quante altre partite di nazionali ci sono?

silvia84

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guardate il finale del video  :p

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BiancoAzzurro

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stanno tutti senza macchina.

Scialoja

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Citazione di: silvia84 il 14 Feb 2012, 18:16

guardate il finale del video  :p

Ammazza che soggetti a sto giro quelli ai cancelli  :S A qualcuno gli è pure morto il barbiere...

hankmoody

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Citazione di: silvia84 il 14 Feb 2012, 18:16

guardate il finale del video  :p

madonna che razza di gente... sin troppo pazienti e gentili loro.

Svennis

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Citazione di: BiancoAzzurro il 14 Feb 2012, 19:21
stanno tutti senza macchina.

mortacci loro :DD
io c'ho na toyota corolla scassata  :beer:

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dani2110

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Citazione di: BiancoAzzurro il 14 Feb 2012, 19:21
stanno tutti senza macchina.

Quella di Hernanes è spaventosa...

vaz

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madonna che zori

JoeStrummer

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Appena finito di vedere la puntata a lui dedicata de "i signori del calcio".
In certi passaggi ho trattenuto a stento le lacrime...
Eternamente grato a chi lo ha portato nella Lazio.

Eiaculazio

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Quando ha fatto quel discorso sulla religione prendendo le distanze da gente religiosa (e ipocrita) come Legrottaglie e sopratutto Kakà, pure a me stava partendo la lacrimuccia.

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Magnopèl

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Puoi raccontarla meglio ? :))
Ci sono video ?

sor greguccio

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Citazione di: JoeStrummer il 18 Feb 2012, 19:48
Appena finito di vedere la puntata a lui dedicata de "i signori del calcio".
In certi passaggi ho trattenuto a stento le lacrime...
Eternamente grato a chi lo ha portato nella Lazio.
Ha anche sottolineato come  voglia giocare da trequartista o mezzapunta piuttosto che volante: testuale "nella mia attuale crescita preferisco ricevere l'assist piuttosto che fare il passaggio" 

klacco

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Non è Platini, non è Falcoñ, non è Pele, non è Maradona.
E' la persona più bella che vedo nel calcio da decenni.
Ed è della Lazio.
Adoro Hernanes, adoro il Profeta!
E forza Lazio!

ssl_1900

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Citazione di: JoeStrummer il 18 Feb 2012, 19:48
Appena finito di vedere la puntata a lui dedicata de "i signori del calcio".
In certi passaggi ho trattenuto a stento le lacrime...
Eternamente grato a chi lo ha portato nella Lazio.

vista anche io. hernanes è qualcosa di speciale, davvero.
è un uomo a cui non puoi non affezionarti.
orgoglioso che indossi la nostra maglia.

e quonto anche questo

Citazione di: klacco il 18 Feb 2012, 23:33
Non è Platini, non è Falcoñ, non è Pele, non è Maradona.
E' la persona più bella che vedo nel calcio da decenni.
Ed è della Lazio.
Adoro Hernanes, adoro il Profeta!
E forza Lazio!



Palo

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La sto vedendo in replica.

Mi sento un ragazzino ...

È proprio una bella persona.

fabrizio1983

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ma del suo ruolo ha detto qualcosa?

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gaizkamendieta

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la piu' bella intuizione di lotito ( o tare non lo so'..) il miglior giocatore portato nella lazio in questi 8 anni... pagato tra l'altro poco rispetto al suo vero valore. Io credo che se siamo passati in 2 anni dalla zona retrocessione alla zona europa la maggior parte del merito sia suo. Se trova appena appena un po' piu di continuita' diventa un top player tra i piu' grandi al mondo!
Come uomo,poi,  è una figura eccezionale mai una parola o un comportamento fuori posto ne in campo ne fuori!

Grandissimo lui e chi ci ha permesso di vederlo con questa maglia!

BIG

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E' enorme ma ne vale la pena.
Da LLSN:

CitazioneROMA - Un filosofo del calcio. I piedi vellutati, la mente e il cuore un tutt'uno, la famiglia, l'amore per il suo paese, la Bibbia e quella voglia di essere sempre e comunque il migliore. Senza esagerazioni, senza seguire le mode, senza essere strafottenti. Ma a modo suo. Il talento cristallino che può rinunciare al gossip, all'ostentazione dei tatuaggi, ai capelli raccolti in un codino, agli orecchini, alle cuffie giganti e multicolori e ai vezzi dei belli del calcio. Lui è un signore. Un signore del calcio. Disarmante nella sua normalità ma consapevole della sua forza, un vero esteta del pallone. Semplicemente Anderson de Carvalho Andrade Lima Hernanes. Ah, come dimenticare. Detto il Profeta, il suo soprannome. Da buon brasiliano non poteva non averne uno. Un particolare che ti segna per sempre e che ti condiziona la vita, Hernanes lo onora con giudizio e sacralità. Giovanissimo lasciò Recife, la sua patria, terra ricca di contraddizioni sociali e spesso arida di felicità. Partì cercando gloria, puntando dritto all'obiettivo. "Iniziai a giocare a calcio a 14 anni nella squadra del mio paese, l'Unibol che ora non c'è più - ha detto il numero 8 della Lazio, nel corso di una lunga intervista concessa ai microfoni di Sky Sport per la rubrica 'I signori del calcio' -. Prima giocavo a calcio a 5 sin da quando avevo 8 anni. Ricordo che a 16 anni capii l'obiettivo della mia vita: ero nel settore giovanile del San Paolo e in quel momento compresi che volevo diventare un calciatore professionsta. Cominciai come terzino sinistro, poi diventai centrocampista, trequartista, terzino destro, feci un pò di tutto e quando andai in prestito anche la prima punta. Nel 2007, però, ci fu la svolta per quanto riguardava il mio ruolo. Un mio ex allenatore, Muricy Ramalho, che ora allena il Santos, mi ha chiesto di fare il centrocampista davanti alla difesa, mancava un giocatore, potevo e dovevo sfruttare l'occasione. Provai con entusiasmo quella nuova posizione, la presi come una sfida personale e riuscii a portarla a compimento. Da lì in poi mi tolsi tante soddisfazioni con il San Paolo. Era la squadra che vinse il Mondiale nel 2005, la più forte al mondo. Ne facevo parte ma non partii. Poi anche tre scudetti di fila, una cosa mai accaduta in Brasile".

Dopo il San Paolo, l'Europa, Roma, la Lazio. Un sogno che si realizza. Lento e passionale, come le favole più belle. "Avevo un obiettivo personale: non volevo lasciare il San Paolo senza aver realizzato qualcosa di importante. Tante squadre mi hanno cercato per diversi anni, ma io avevo chiaro il mio intento. Al campo d'allenamento c'erano foto appese raffiguranti le vittorie di Scudetti e Cope Libertadores: le guardavo con ammirazione, pensavo che avrei voluto anche io essere li. E ce l'ho fatta. Ho vinto due scudetti, la mia foto era li, avevo raggiunto il mio obiettivo personale. A quel punto potevo andare. La Lazio è arrivata proprio nel momento in cui ho cominciato a sentire dentro di me la voglia di cambiare: per questo sono venuto a Roma. La gente laziale mi ha accolto alla grande: mi baciava, mi abbracciava, mi riempiva di complimenti, usava quel modo di fare esuberante e contagioso, tipico dei romani. Per me era una situazione nuova e inaspettata, non mi aspettavo che la gente conoscesse Hernanes, credevo sarebbe stata una sfida impossibile per me quella di provare ad entrare nel cuore dei tifosi. Invece mi hanno accolto alla grande, e non capivo perchè. Non avevo fatto nulla. L'Italia, poi, è bellissima, il cibo è incredibile. Mi piaceva imparare a cucinare già quando ero in Brasile ma quando sono arrivato a Formello ho conosciuto il nostro cuoco Giocondo che ci fa sempre cose buonissime. Ho voluto subito imparare da lui e piano piano ci sto riuscendo: dal risotto alla crostata e anche la pizza".

Trentasei presenze e undici gol alla sua prima esperienza italiana. Eguagliato uno dei giocatori più forti e più vincenti della storia biancoceleste. Quel Pavel Nedved che, però, così tanti gol li realizzò solamente alla sua seconda stagione con la maglia della Lazio: "Per me è un grandissimo orgoglio aver raggiunto Nedved. Lui ha avuto una grande importanza per la Lazio, è stato una bandiera per i tifosi. Dopo tutto l'affetto e la stima che ho ricevuto da tifosi e compagni, l'aver raggiunto quel traguardo è stato il mio regalo per loro. In questo momento mi sento nel momento migliore della mia carriera, ma so che posso crescere ancora molto. Il Pallone d'Oro? Vincere un simile riconoscimento è una conseguenza della crescita e io voglio crescere ancora molto. Solo ognuno di noi può determinare il proprio limite. Non so se sarò in grado di raggiungerlo, ma per ora non mi voglio porre limiti".

Hernanes, però, non è solo un calciatore. E' prima di tutto un uomo pensante. Con la mente agisce prima ancora che con i piedi. Non solo sul campo ma anche nella vita di tutti i giorni. La capacità di introspezione è una delle sue qualità, la ragione e l'intelligenza lo hanno aiutato a sviluppare abilità nascoste: "Nella vita spesso le persone vengono considerate per ciò che fanno, ma noi umani siamo molto di più. Se giochi, sei un calciatore, ma per me non è così. Siamo prima di tutto essere umani. Non sono destro, uso solamente di più il destro. Da piccolo mio padre mi diceva sempre di calciare con tutti e due i piedi. A 12 o 13 anni volevo essere mancino: piedi, mani, mi piaceva il modo in cui i mancini facevano le cose, come scrivevano, come calciavano, per me avevano tutto un altro stile. Per questo quando iniziai a giocare a calcio, cominciai da terzino sinistro, volevo essere mancino a tutti gli effetti. O come dico io, volevo usare di più il sinistro".

Doppi passi, veroniche, piroette, a passo di samba. Ha una tecnica raffinata il brasiliano, ma, da esteta del calcio qual è, non è mai contento dei suoi risultati. La ricerca della perfezione, nonostante la sua grandissima umiltà, è uno dei suoi obiettivi: "Cerco di migliorarmi tecnicamente palleggiando con una pallina da tennis. Dicono che non c'entra nulla, ma sento di essere migliorato tanto da quando lo faccio. Questo tipo di allenamento ha fatto sì che molte cose per me siano diventate più semplici. Ma non faccio solo questo per raffinare la tecnica, mi alleno sempre, in modi diversi. Per me è tutta una questione di testa, è questo che fa la differenza tra un giocatore sopra la media ed uno normale. Mi sono accorto di questo, voglio arrivare al top e studio per conoscere la strada giusta".

La strada giusta, quella che un Profeta dovrebbe sempre conoscere prima degli altri: "Mi chiamano tutti Profeta perchè ho sempre avuto un rapporto molto intenso con la Bibbia. Nelle interviste in Brasile pronunciavo spesso dei versetti, tutti sapevano che per me era molto importante. Fu uno dei giornalisti sportivi più importanti della mia patria a darmi quel soprannome. Ma fino a questo momento sono sempre stato il profeta del mio destino, ancora non sono riuscito a decifrare il futuro degli altri (ride)".

Un Profeta, però, che sa anche emozionarsi: "Il 16 ottobre rappresenta il giorno più bello della mia carriera, non solo alla Lazio, ma in generale. Ricordo che la settimana prima del derby risposi alla convocazione del Brasile in Messico e tutti, a Roma, erano preoccupati per la mia stanchezza. Io però ero contento perchè avevo giocato con la Nazionale ed ero molto tranquillo, nonostante la pressione che poteva dare una sfida così sentita visto poi che non vincevamo da 5 derby. Neanche il gol di Osvaldo mi fece perdere la pace interiore, feci di tutto per non innervosirmi. La squadra è stata brava a mantenere la concentrazione e dopo il mio rigore siamo stati i padroni del campo. Il gol di Klose a pochi istanti dalla fine è stata un'emozione pazzesca, un qualcosa mai vissuto prima. Stupendo, meraviglioso, bellissimo. Non ho parole per descrivere quella sensazione, quell'emozione".

Dall'amicizia con Dias agli aneddoti del suo arrivo in biancoceleste, passando per una maturazione, quella calcistica, sempre più evidente: "Con Andrè siamo molto amici, ma anche con gli altri siamo uniti. Siamo un gruppo ben affiatato, non ci sono clan nello spogliatoio. Perchè il numero 8? Ho sempre pensato che da titolare debba avere spalle un numero dall'1 all'11. L'8, quando giunsi a Roma, era l'unico disponibile e perfetto per il mio ruolo. Quando arrivai alla Lazio, poi, parlai subito con Reja per fargli capire dove volevo giocare e lui mi espose la sua idea.  Mi mancava giocare più avanti, volevo imparare a ricoprire anche quel tipo di posizione. Volevo arrivare alla fine dell'azione, non fare sempre l'assist ma riceverlo anche dai miei compagni. Adesso mi trovo a mio agio, prima pensavo troppo. Ora mi viene molto naturale giocare li, comincio ad avere piacere a giocare senza troppe preccupazioni. Il gol più bello? Quello contro il Parma l'anno scorso. Ho ricevuto il pallone da trequartista, mi sono girato velocemente e ho fatto un gran gol da fuori. Segnare in quel modo mi ha fatto capire che sono riuscito a raggiungere l'obiettivo di imparare a giocare lì".

Prima di prendere confidenza con il calcio a 11, il talento di Recife giocava a calcetto. Non aveva una grande corsa, preferiva dribblare nello stretto ed andare alla conclusione. Giocava quasi da fermo. Col passare degli anni ha dovuto modificare il suo modo di intendere il calcio:  "A calcetto è diverso, a volte basta essere molto tecnici per cavarsela. Nel calcio, invece, devi saper correre. E questa è stata la mia prima difficoltà. Volevo diventare più veloce, volevo fare qualcosa per migliorarmi. Un amico mi consigliò di ascoltare Jota Alves, uno scienziato del calcio (che ha passato i suoi ultimi 40 anni a studiarne ed apprenderne i principi e con cui Hernanes lavora in modo simbiotico, ndr). Lui mi diede dei suggerimenti fondamentali per la mia carriera. Ero un pò lento all'epoca, e per essere piu veloce cercavo di cambiare continuamente il modo di correre. Ma sbagliavo tutto. Nessuno mi diceva cosa dovevo fare. Lui, Jota Alves, mi ha illustrato alcuni segreti, mi ha spiegato i motivi scientifici di certi aspetti della corsa, le tecniche giuste, mi ha insegnato il modo corretto per correre, prendendo come riferimento Usain Bolt".

Niente Ferrari, nè Lamborghini, nè Porsche. Una semplice utilitaria per girare la Capitale in compagnia della moglie e dei suoi pargoli. Non ha vizi Hernanes, gli piace godersi fino in fondo l'ambiente familiare ed è devoto a Dio. E' un ragazzo posato, usa la testa per esprimere qualsiasi concetto: "Quando andai a comprare la macchina quella che volevo io non c'era e allora ho optato per la prima che è capitata. Per me le auto sono tutte uguali. E inoltre a me piace stare a casa con i miei figli e con la famiglia. Io religioso? La religione è sempre stata un grave problema per il mondo, ha fatto scatenare guerre e per questo non mi associo a questa parola. Io seguo la Bibbia e i suoi insegnamenti, questo è il mio stile di vita, non parlo di religione. Noi umani, però, siamo tutti uguali, per imparare usiamo tutti lo stesso meccanismo, non c'entra fede o ragione. Mamma e papà sono stati degli esempi, miei fratelli, gli zii, tutta la famiglia è stata importante per me per arrivare a essere equlibrato, per cercare di superare i limiti che impone la società".

I limiti, lui, Hernanes, spesso li ha superati anche in campo, con giocate d'alta scuola che hanno fatto letteralmente impazzire la gente laziale. Ma lui, quel giocatore così atipico, per modi di fare e di pensare, unico nel suo genere, vuole raggiungere l'elite del calcio: "Zidane è il mio idolo, lo ammiro tantissimo. Anche Seedorf, Kakà, Ronaldo. E ovviamente Messi che sta facendo la storia del calcio. Non voglio essere come loro, ci tengo a precisarlo, ma li ammiro per quello che sono riusciti a fare. In Italia poi i più forti sono Pirlo, Seedorf  e Marchisio, mentre in Europa Lampard, Gerrard, Fabregas, Iniesta e Xavi. Ma, soprattutto questi ultimi due, sono favoriti da quel gran complesso chiamato Barcellona. Mi piacerebbe vederli al di fuori di quel contesto, in altre squadre. Iniesta, però, per me è il piu forte di tutti. Sono giocatori fantastici e, per raggiungerli, devo ancora pedalare tanto. A livello internazionale non ho fatto nulla".

La Lazio è la sua seconda casa, a Roma ha messo le radici. Con la Lazio e grazie alla Lazio vuole raggiungere ciò che ha ben fisso nella mente: "Mi trovo molto bene qua, sono davvero felice alla Lazio. in questo momento ho solo due obiettivi in testa: finire questa stagione meglio della scorsa e nel 2014 essere in Brasile per il Mondiale. E' il mio grande sogno arrivare a giocare una competizione così importante nel mio paese. Sto lavorando per questo, è un qualcosa che ho dentro il cuore".

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