La recensione del corriere della sera du ieri(è stata aggiunta in tarda mattinata e forse a qualcuno è. sfuggita)
Il primo comandamento del tifoso biancoceleste è un'immagine scattata da chissà chi, una foto che ritrae Giorgio Chinaglia da solo mentre legge un giornale seduto fuori al tavolo di un bar romano: sul marmo spigoloso della facciata del locale, sopra le sue spalle incassate, quelle del gobbo centravanti della Lazio, campeggia la scritta "laziali ba.stardi". Impetuoso e devastante in campo, leader e persino sindacalista negli spogliatoi, Chinaglia se ne frega dell'insulto che non fa prigionieri e gli offre la schiena noncurante. Il primo comandamento è un coro rabbioso che dice "Giorgio Chinaglia è il grido di battaglia"». S'intitola «#Vola – Il manuale di chi tifa Lazio», tra qualche giorno arriva in libreria (Fandango, 95 pagine, 5,90 euro) ed è stato scritto da Stefano Ciavatta (giornalista e autore tv) nato nell'anno del primo scudetto, col padre silenzioso e di sinistra che ricorda quel periodo con una frase comune ai tanti laziali diventati genitori nel 1974: «Che tripletta quei giorni, lo scudetto alla Lazio, il referendum sul divorzio e poi sei nato te». Ecco, non è facile riassumere quarant'anni di Lazio in cento pagine: ma da Maestrelli (e Chinaglia) '74 a Lulic 71' non manca niente, anzi, dentro ci sono quei ricordi privati che poi a leggerli ci si può specchiare, almeno in parte, perché come recita il quarto paragrafo «Conosciuto un laziale ti restano tutti gli altri». Tutti diversi l'uno dagli altri, «il trasteverino e il modenese, i ragazzi del Tufello e del Quadraro, quelli di Roma Nord e di Monteverde, i veneziani e gli svedesi, il fascista e il compagno, la bandiera inaspettata e l'amico traditore. E tutti quanti avranno in testa una Lazio diversa. Li abbraccerai come fratelli, li manderai a quel paese come estranei». Niente retorica, dunque: «Tra i biancocelesti nessun romano è uguale agli altri (...) non c'è un fenomeno che li racchiuda tutti, un pifferaio che li tenga prigionieri». Niente sconti alla storia: c'è anche un capitolo che s'intitola «Undici anni de B, tutti però» che poi «è lo sfottò dei romanisti, che però per primi sono finiti in B nel 1951 mentre la Lazio ci andò nel 1960 (...) ma sono comunque undici anni di B». Quaranta anni di Lazio attraverso momenti, facce, lacrime: da Cecco a Fiorini, da Giordano a Di Canio, dalle squadre che hanno vinto a quelle che hanno sofferto, fino a tanti, tantissimi, altri protagonisti, fino ad Alessandro Nesta «che un ex non sarà mai». E a Chinaglia, appunto, che dà le spalle all'insulto romanista e che, al di là di uno scudetto, «ci ha lasciato in eredità permanente la spavalderia di essere tifosi della Lazio».