Citazione di: Drieu il 04 Ago 2011, 16:23
mah...fondamentalmente l' analisi fatta sul tifoso Laziale ci sta tutta, ma non credo sia questo il caso sinceramente...
In questo scorcio di stagione io di entusiasmo ed ottimismo ne ho visto fin troppo, tanto da giudicarlo ben poco "Laziale"...ho visto l 'aeroporto di Fiumicino assediato per l' arrivo di Cissè, il ritiro di Auronzo affollato come non mai, Fiuggi invasa dai tifosi, magliette ufficiali vendute a ritmi record, comprate ai Lazio Style, dai Cisalfa, da Londra, dalla Cina...campagna abbonamenti tutto sommato discreta se consideriamo che senza tessera del tifoso almeno altri 5000 abbonamenti a quest'ora li avremmo
Insomma a me sembra che quest' anno l' entusiasmo, nonostante i pro e contro lotito, ci fosse tutto.
C'era trepidante attesa di vedere i ragazzi all' opera e non credo sia colpa dei tifosi se al momento da guardare c'è ben poco...viste le premesse ci aspettavamo molto ed ai primi campanelli di allarme un pò tutti ci siamo preoccupati, ma da qui a dire che non c'è entusiasmo intorno a questa squadra ce ne corre
L' entusiasmo c'è, ora tocca a loro non farcelo passare.....
ecco, questo è il punto.
perché tutto quello che dice Drieu è vero, l'entusiasmo quest'anno c'è, è palpabile.
il problema è che il Laziale degli ultimi 5/6 anni è posseduto da una strana malattia, l'aspettativa di un peggio, un peggio che, qualsiasi cosa accada, non importa se positiva o negativa, deve ancora arrivare e che verrà presto, inesorabilmente.
senza generalizzare troppo, anche perché credo che chi disse "
quando hai conosciuto un romanista li hai conosciuti tutti, quando hai conosciuto tutti i Laziali meno uno, del Laziale sai ancora molto poco" aveva pienamente ragione, ma mi sembra che i tifosi della Lazio ultimamente non si siano goduti appieno un cazzo, forse solo la vittoria della coppa italia, ma manco troppo.
nessuna vittoria della Lazio negli ultimi anni ha mai visto seguire una sana ondata di spensieratezza, di euforia incondizionata, di fiducia nella squadra e nella società, una percezione diffusa di ampie prospettive.
l'anno appena concluso è stato a dir poco paradigmatico: un rumore di fondo fatto di perplessità, malumori, sensazioni strane, che non si è mai totalmente placato, manco dopo palermo Lazio 0-1. dopo la vittoria all'ora di pranzo contro i siciliani, il momento di massimo rendimento in campionato toccato dalla Lazio negli ultimi 7/8 anni, 4 punti di vantaggio sulla seconda

, c'era un'atmosfera sicuramente positiva, ma con quell'inconfondibile filo sottile di ansia e preoccupazione per il peggio in arrivo.
puntualmente esploso dopo il derby e cesena.
un esplosione di quelle dimensioni non poteva che essere premeditata. nel senso che la Lazio vinceva e veleggiava, ma il Laziale comunque, zitto zitto, stava modellandosi nel cervello uno scenario apocalittico a breve termine, nonostante il primato solitario. il Laziale, quando deve immaginarsi il peggio si porta sempre avanti col lavoro, in modo da non farsi trovare impreparato.
e infatti le reazioni più numerose, post cesena, non furono di stupore, di interrogativi, di dubbi senza risposta. ma furono reazioni di gente sicura, che aveva perfettamente compreso quanto accaduto e che poteva spiegarlo in maniera meticolosa e precisa, indicando un numero mostruoso di segnali inequivocabili avvenuti nel più o meno recente passato.
i topic più partecipati, nel forum, sono quelli che riguardano le valutazioni di una sconfitta, fateci caso.
quando si vince, invece, le valutazioni scarseggiano, ma si tende a dar grande importanza al caso o alla bravura del singolo.
non saprei spiegare il motivo di questa metamorfosi (prima non eravamo assolutamente così, il forum me lo ricordo abbastanza bene i primi anni in cui lo frequentavo).
ad intuito direi che c'entra Di Canio (nun me scannate, o meglio fatelo, ma solo dopo aver letto, eventualmente...).
in questo senso: a me sembra che il Laziale attuale viva un senso inesorabile di distacco da chi rappresenta in prima persona la Lazio: giocatori, allenatore, dirigenti, presidente.
il Laziale non si sente rappresentato da chi veste la maglia, da chi opera in nome e per conto della Lazio.
ogni anno c'è sempre qualche personaggio che crea distacco in questo senso, una volta è Mauri, l'altra è Ballardini, l'altra ancora Meghni, Reja, Tare all'inizio, Lotito, Delio Rossi in qualche momento, ecc.
l'oggetto Lazio agli occhi del tifoso dovrebbe essere una sorta di tuttuno, simbolo, maglia, uomini.
un'entità che merita l'adorazione incondizionata in quanto rappresentativa del concetto più sacro per il tifoso: SS Lazio. non sto parlando di diritto di critica. quello è indiscutibile. sto parlando di quella sensazione che, pur negli errori, nei periodi difficili e nelle traversie, ti fa sentire legato a quegli uomini in quanto rappresentanti dell'entità di riferimento.
Di Canio, inconsapevolmente, ha minato alla base questo concetto: Di Canio ha legato quel concetto sacro alla sua importantissima figura. ha sciolto il filo che univa tutti gli elementi prima descritti per legarlo solo attorno a sé stesso. Di Canio a un certo punto è diventato, solo lui, la Lazio.
via Di Canio, quel filo non è stato più possibile riannodarlo, e così l'entità collettiva si è disgregata, forse per sempre.
non so se me so' riuscito a spiegare, come detto, è una sensazione frutto dell'istinto, una cosa che non riesco a spiegare razionalmente.