I tifosi laziali e l'Eterno Dilemma

Aperto da Tarallo, 04 Ago 2011, 12:11

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RubinCarter

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Io non sono affatto pessimista !



Palo

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Citazione di: Ulissechina il 04 Ago 2011, 18:16
Ho letto soltanto la prima pagina, pertanto non sono a conoscenza degli interventi degli altri netters, forse qualcuno lo avrà già fatto notare.

Secondo me, il pessimismo del tifoso laziale è causato anche dalla storia della S.S. Lazio che ha 111 anni ma che ci ha dato poche gioie e molte delusioni, quando a fine campionato si è saputo che alcune squadre e alcuni giocatori erano indagati per aver taroccato le partire, il 99,9 percento di noi laziali ha stretto le natiche, aspettando con estrema fifa che si sapesse qualcosa di concreto temendo di far parte dell'[...] gruppo.

Riguardo i campionati giocati, togliendo il decennio di Cragnotti abbiamo sempre tribolato, sempre piu' sotto che sopra, abbiamo atteso 58 anni per vincere un trofeo e 74 per vincere un campionato.

Siamo scesi diverse volte nella serie inferiore, campionati salvati alle ultime giornate, in sostanza tutto questo ci ha portato a diffidare e non avere quell'esuberanza che hanno altri che in campo internazionale non hanno vinto una cippa di niente ma che ogni anno si presentano con una squadra che in teoria potrebbe lottare per vincere il tricolore.

L'ottimismo, l'esaltazione il convincimento che ce la farai a raggiungere un obiettivo escono fuori, secondo me, quando riesci ad inanellare una serie di risultati positivi per alcuni anni, se invece parti sempre come un pizza e fichi, di questo questo i MEDIA  hanno una grande colpa, allora cominci a pensare che il quinto posto dello scorso anno potrebbe non essere piu' ripetibile o migliorabile quest'anno.

p.s. questa breve analisi è dettata anche dal fatto che ho iniziato a vedere la Lazio molti anni orsono, ricordo indelebile, un Lazio bologna 8 a 2 campionato 48/49. ;) :since :asrm
Chiedo scusa ad Ulissechina se lo chiamo "vecchio laziale" ... ma tale mi considero anch'io (ho comunque quasi 50 anni di Olimpico alle spalle).

La scorsa settimana la mia gattina ha combinato dei guai in successione ... Ero stanco e nervoso (fatti miei) e la ho scacciata spingendola lontano da me. Involontariamente l'ho fatta battere contro la sedia, si è fatta male e si è nascosta, fino al mattino successivo. Quando sono andato a portarle la "colazione" lei mi guardava con diffidenza e stava lontana da me ... Non si fidava! Ho dovuto coccolarla ben bene per convincerla che è sempre la mia gattina e che le voglio bene tanto quanto ai suoi due fratelli.

Noi laziali siamo come quella gattina. Abbiamo preso troppe fregature per non pensare che qualunque momento positivo finirà e che torneranno i momenti bui.

Dall'altra parte sono cresciuti a "so' finiti i tempi cupi", i loro genitori (la storia dell'idiotina è una divertente boutade ma, in fondo, ci sono sfumature di profonda verità) gli hanno insegnato che loro sono gli eredi dei cesari (o cesaroni) che hanno i colori de Roma, daa capitale, eccetera.

L'approccio laziale è opposto a quello dei dirimpettai. Noi siamo i gattini che si sono scottati con l'acqua calda e che temono anche l'acqua fredda. Loro sono stati convinti del fatto che l'acqua calda non esiste e che se si scottano è colpa di un complotto contro la ragione della loro unica fede.

Tre o quattro anni di grande Lazio tra il 72 ed  Il 75, altri cinque o sei nell'epoca Cragnottiana non possono aver modificato l'approccio di molti di noi ma possono aver illuso i più giovani o i più esaltati.

Il burino, lo stereotipo inventato dai romanisti, viveva in un ambiente nel quale era comunque in maggioranza (mi riferisco agli anni 50/70) e non si doveva preoccupare del vicino di casa che, molto probabilmente, era laziale.  Poi è arrivato quello dalla città, quello che, non trovando casa a prezzi decenti a Roma, si era trasferito in provincia andando, negli anni 80, a rimpolpare la popolazione "non biancazzurra". Ma in città i laziali ci sono sempre stati (anche se in minoranza, dopo che "essi" furono "decretati") ed hanno sempre lottato contro la loro preponderanza. A scuola mia (Ugo Bartolomei) il rapporto era di 4 a 1 e noi Laziali subivamo i loro lazzi, le loro violenze (il gruppo più numeroso, il branco, fa diventare "coraggiosi" e "spavaldi") andando ad alimentare da un lato un odio vero e proprio (confesso che ho questa debolezza, li odio con tutto il cuore) e dall'altro una sorta di orgoglio di essere diversi da loro ... In qualche modo migliori ... sotto sotto ... nobili ... È stata poi la storia di ognuno di noi che ci ha fatto diventare persone per bene o per male, dottori o stracciaroli, rossi o neri, ma comunque Laziali.

La nostra storia, quella che ognuno di noi ha vissuto individualmente, ha fatto sì che siamo quel che siamo, poco portati ai facili entusiasmi, forse un po' pessimisti, anche cacacazzi e ipercritici. I ... nostri comunicatori, quando non sono in malafede, altro non sono che la cassa di risonanza del nostro essere.

La loro storia, la vera idiotina, li ha cresciuti a forza di illusioni e promesse raramente mantenute, ma sempre perché c'era qualche "cattivo" che ne aveva impedito la realizzazione.

Ulissechina

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Citazione di: Tarallo il 04 Ago 2011, 20:14
Prima c'eravamo solo noi. Fino alla guerra l'unica cosa che si ricorda e' il dominio sul calcio italiano di un certo Silvio Piola. Non credo che allora avessimo problemi di autostima.

Cos'e' successo dopo la guerra? E' il fatto che le cacche si sono presi i posti di potere e quindi ne hanno assunto l'arroganza tipica? E noi ci siamo sentiti sopraffatti, venendo da una posizione di egemonia incontrastata? Aiutatemi.

Credo che questi ultimi punti, siano un pò il nocciolo della questione e la risposta all'eterno dilemma.

FatDanny

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Citazione di: italicbold il 04 Ago 2011, 13:23
Sul palo e il pessimismo non saprei che dire, cioé, é sempre la questione del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.
Mi verrebbe da dire anche che un po di sano e istintivo e fideistico entusiasmo porta anche qualche vantaggio.
Io lo dico, a me m'é parecchio roduto il chiulo aver perso la champion's a Udine.
Cioé, io penso che la scorsa stagione la Lazio abbia perso al champions per eccesso di timidezza, in primis dell'allenatore, di qualche giocatore e della società. Ma soprattutto anche dell'ambiente.
Di un ambiente di cacadubbi e brontoloni.
Di un ambiente che non s'é mai scordato di sottolineare, di discutere, di distinguere, precisare, invitare alla prudenza, guardare avanti, guardare indietro, guardare in fondo, riflettere, ipotizzare, su argomenti fondamentali come "la comunicazione", "il latinorum", "Meghni", "Il 442 o il 523 o il 334" , "Scaloni", "Lazio Style", "la posizione di Ledesma", "l'età di Dias", "il doppio impegno", "il triplo impegno", "la panchina corta", "la panchina lunga", "i cross di Lichsteiner", "Artipoli e Vignaroli", "il girone di ritorno di Reja", "il girone di andata di Reja"; "le file a via Calderini", "Il pantone", "il bilancio della Lazio", "Gli allievi regionali della Lazio", "i pulcini della Lazio", "i risultati della roma","la polisportiva", "il fisioterapista di Faraoni", "i commenti di Di Canio" e tanti altri che ora non mi vengono in mente.
Tutti argomenti che hanno una loro legittimità, ma che, a mio piccolo e umile modo di vedere, hanno affogato il "core business" di molti tifosi, fino a creare una specie di maëlstrom che ha inghiottito le vittorie della Lazio, i risultati della Lazio. Che é quelo che conta in fondo. L'unica cosa che conta veramente mi azzarderei a dire.
Non faccio fatica a pensare che nei canali di comunicazione del mondo Lazio avvenga la stessa cosa.
Io ho assistito a una sola partita allo stadio la scorsa stagione, Lazio-Bari, vittoria e consolidamento della posizione Champion's. A livello ambientale una vera tristezza, cioé, rispetto a quando se vinceva pe sbafo contro la Cremonese non c'é neanche paragone. Se quella domenica la roma non subiva il tracollo a Marassi contro il Genoa, creando una minima euforia ambientale, un marziano sceso sulla terra avrebbe scommesso che la Lazio aveva perso.
E questo, inutile girarci attorno, é un problema che impedisce alla Lazio di salire nei piani che contano.
Quando ci si lamenta dello scarso interesse che la Lazio riscuote nei media nazionali é anche un problema endemico.
E' anche il riflesso di un cacadubbismo che viene recepito al difuori del mondo Lazio. E che impedisce al mercato di una Lazio che ha comprato Klose e Cissé di essere considerato con più clamore di quello di chi ha comprato, per dire, un Dzemaili.

Questo per dire che si, il pessimismo cosmico permette di non cadere col culo per terra.
Ma vivaddio, sarebbe anche bello provarci. Anche perché probabilmente il gioco vale la candela.
E per salire in alto sarebbe un passo obbligato.
Anche per crescere e far crescere il mondo Lazio.
Altro che Zarate, i bambini di Zarate se se strabattono i [...]i, de Zarate in quanto Zarate, i bambini si innamorano dell'entusiasmo che si crea intorno alla cose, alle squadre.
I bambini che oggi citano il nome di titty non lo fanno perché titty é bello o perché fa tanti gol e vince le coppe (che nun é vero), ma perché alla loro età preferiscono gioire, sbracciarsi, urlare, per un rigore segnato al Matera come fosse una rovesciata contro il Brasile piuttosto che sindacare se Lotito ha messo nella relazione annuale della Lazio il costo dei portacenenri di Formello.
Se Zarate fa tre gol in sforbiciata e intorno c'é un stadio di 15 mila tifosi sbadiglianti di cui 5000 insultano Lotito, 5000 vogliono Ledesma più avanzato, 3000 protestano a gran voce che i calzoncini azzurri fanno cagare con la maglietta bianca e i restanti 2000 protestano per il prezzo del Borghetti, alla fine il regazzino, al padre chiede di andare a vedere il film dei Puffi in 3D, o la roma.

E' un peccato, lo dico sinceramente, che i laziali, noi laziali, non ci lasciamo andare mai a un sano, folle, incredibile, entusiasmo straripante.

C'é costata la champions lo scorso anno. ne sono sicuro.

:clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap:

Possiamo discutere di bilanci, strategie di comunicazione, schemi tattici, progggetti vari, ma proviamo anche a restare semplicemente TIFOSI.

L'entusiasmo non è necessariamente sborone e tracotante come lo intendono quelli lì.
L'entusiasmo è quello che te fa pija er motorino sotto l'acqua per stare rigorosamente all'Olimpico entro le 14.30; è quello che te porta a fatte i film il 5 di agosto sulle giocate future di Cissé, Klose, Zarate; è quello che te fa annà a rota. Non se va a rota de bilanci manco in un mondo de ragionieri.
L'entusiasmo, il sogno di un risultato impossibile; questo determina l'attaccamento a na squadra. E che te consente de non lascialla pure quando tocca soffrì (a differenza de quell'altri).


GUERRA APERTA AL PESSIMISMO COSMICO
DAJE GRANDE LAZIO, TU SEI LA MEJO E NUN CE VONNO STA'

:since :ssl

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Kim Gordon

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Citazione di: FatDanny il 05 Ago 2011, 00:58

il motorino sotto l'acqua pijalo te pe annà a vedè cissè sulla fascia...


:since


( era per fare un esempio calzante di lazialità musona ) :=))

Ulissechina

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Un breve aneddoto della considerazione che ha avuto la Lazio e il tifoso laziale fin dall'inizio degli anni 50.
C'era una trasmissione alla radio la domenica alle 13 quando le famiglie riunite a tavola, mangiavano la pastasciutta condita con il sugo di carne ascoltando la radio regionale, la trasmissione si chiamava radiocampidoglio, c'era una scenetta che tra Peppe, Fiorenzo Fiorentini (barbiere tifoso della roma) e il Duca un anonimo (aristocratico tifoso della Lazio), ogni volta il duca era succube del barbiere, in sostanza il laziale veniVa sempre deriso, dopo quella trasmissione arrivò negli anni a seguire quella di Orazio Pennacchio (qualcuno meno giovane la ricorda), altra presa per i fondelli nei confronti dei tifosi laziali.
Ho detto questo, perchè c'è stato sempre una schieramento mediatico canzonatorio pro  :)astrigoria e contro la S.S.Lazio fin dal dopoguerra come aveva citato Tarallo, loro erano li mejo, i veri romani, quelli forti e la Lazio l'ospite burino della città. :) :since :asrm

Il Tenente

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Topic molto interessante, complimenti all'estensore e agli intervenuti.

Il tifoso (specie quello di calcio, specie in Italia) è secondo me una maschera sociale, un individuo che con diverse sfumature vuole appartenere a un gruppo. Nel personaggio "tifoso Lazio" sono sempre riconoscibili caratteristiche comune come l'ipercriticità e la costante voglia di mettere in discussione se stesso, la propria squadra e gli avversari/rivali.
Questo topic, nella sua bellezza, ne è la prova: ci stiamo scervellando per capire la nostra natura di gruppo e, secondo diversi gradi, siamo tutti sostanzialmente d'accordo nel ritenerci "in errore", da qualche parte o in qualche frangente.
Nessuno mette in dubbio la propria fede calcistica, ci mancherebbe, e nessuno palesa un senso di inferiorità. Ma tutti sembriamo essere intimamente convinti che si può essere "laziali in modo migliore", come se ci fosse un target da raggiungere per poter sostenere con maggiore impegno e coerenza la nostra squadra e sentirci parte del nostro gruppo.

E' qui che entra in gioco il confronto con gli altri, gli illusi per antonomasia: loro da sempre credono di tifare al massimo ("al circo massimo eravamo du mijoni", "l'Olimpico è sempre pieno", "nun se discute se ama").

Quest'ultima frase secondo me racchiude tutto il confronto: "nun se discute, se ama".
Conoscete un laziale che direbbe mai una cosa del genere?

Attenzione: tutto ciò non vuol dire che i laziali amino di meno la Lazio rispetto ai romanisti la roma, ma semplicemente che i laziali preferiscono apparire più critici, più disincantati, più riflessivi.
Noi amiamo, però discutiamo pure.

Quale sia la causa storica di questo atteggiamento è difficile a dirsi: le origini solitarie; il confronto coatto con una realtà estranea e voluta dal regime, aiutata a più riprese e in tutti i modi immaginabili; gli anni di Cragnotti e lo scudetto scucito; la grancassa mediatica sempre più amplificata. Tutte buone ragioni, ma parziali.

Credo semplicemente che le ragioni siano demografiche: siamo di meno (non tanto, un po').

E allora non importa quando ciascuno di noi da bambino abbia iniziato ad amare la Lazio: si è sempre stati numericamente accerchiati, e a meno di clamorose rivoluzioni (asmerda in serie C), lo saremo ancora in futuro.
Ci leghiamo alla Lazio consapevoli di una scelta impopolare, che ci porterà a difendere a parole la nostra fede in molti momenti: al bar la mattina, dal barbiere Peppe, a scuola per tredici anni.
Una buona capacità argomentativa è fondamentale per essere tifoso della Lazio, se no vieni massacrato ogni due per tre. Ed è facile allora, dopo anni di allenamento alla critica e alla discussione, estendere questo modus operandi alla Lazio stessa e ai suoi tifosi, nostri sodali.

COLDILANA61

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Citazione di: Ulissechina il 05 Ago 2011, 10:55
Un breve aneddoto della considerazione che ha avuto la Lazio e il tifoso laziale fin dall'inizio degli anni 50.
C'era una trasmissione alla radio la domenica alle 13 quando le famiglie riunite a tavola, mangiavano la pastasciutta condita con il sugo di carne ascoltando la radio regionale, la trasmissione si chiamava radiocampidoglio, c'era una scenetta che tra Peppe, Fiorenzo Fiorentini (barbiere tifoso della roma) e il Duca un anonimo (aristocratico tifoso della Lazio), ogni volta il duca era succube del barbiere, in sostanza il laziale veniVa sempre deriso, dopo quella trasmissione arrivò negli anni a seguire quella di Orazio Pennacchio (qualcuno meno giovane la ricorda), altra presa per i fondelli nei confronti dei tifosi laziali.
Ho detto questo, perchè c'è stato sempre una schieramento mediatico canzonatorio pro  :)astrigoria e contro la S.S.Lazio fin dal dopoguerra come aveva citato Tarallo, loro erano li mejo, i veri romani, quelli forti e la Lazio l'ospite burino della città. :) :since :asrm

Tra l'altro la figlia di Fiorenzo Fiorentini era grandissima tifosa laziale nonche' amica di famiglia .
Le trasmissioni ed i tempi da Te citati facevano parte , comunque , di un atmosfera goliardica .
(non era Orazio Pennacchioni ?) .
Furono gli anni '80 , i primi in cui il calcio cominciava a prendere PIENO possesso della TV , il giro di Boa .
La televisione (la RAI romana) cominciava a pompare calcio in tutte le salse proprio nel momento della riomma di Falcao & C , mentre noi eravamo in B o peggio .
Questo e' il passaggio "storico" a cui accenna anche Tarallo .
Il cambio di rotta potra' avvenire solo in condizioni opposte a quelle degli anni '80 . Il mio pessimismo mi dice che non succedera' mai , ma la speranza e' l'ultima a morire .

Fino al 1979 io sfottevo e venivo sfottuto . Da allora e' nato in me un insano odio , che oggi stupisce moglie e figli nel momento stesso in cui vedo qualcosa di legato alle merde in televisione (Dr.Jekyll & Mr. Hyde) .

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Dissi

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Citazione di: Il Tenente il 05 Ago 2011, 11:32
[cut]
Quest'ultima frase secondo me racchiude tutto il confronto: "nun se discute, se ama".
Conoscete un laziale che direbbe mai una cosa del genere?

Attenzione: tutto ciò non vuol dire che i laziali amino di meno la Lazio rispetto ai romanisti la roma, ma semplicemente che i laziali preferiscono apparire più critici, più disincantati, più riflessivi.
Noi amiamo, però discutiamo pure.
[cut]

questa è, più o meno, la parafrasi che uso quando devo spiegare, in due parole ad un esterno, la differenza tra tifosi laziali e romanisti:

"la roma non si discute si ama. la Lazio si discute perché si ama"

utilior

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CitazioneAltro che Zarate, i bambini di Zarate se se strabattono i [...]i, de Zarate in quanto Zarate, i bambini si innamorano dell'entusiasmo che si crea intorno alla cose, alle squadre.
I bambini che oggi citano il nome di titty non lo fanno perché titty é bello o perché fa tanti gol e vince le coppe (che nun é vero), ma perché alla loro età preferiscono gioire, sbracciarsi, urlare, per un rigore segnato al Matera come fosse una rovesciata contro il Brasile piuttosto che sindacare se Lotito ha messo nella relazione annuale della Lazio il costo dei portacenenri di Formello.
Se Zarate fa tre gol in sforbiciata e intorno c'é un stadio di 15 mila tifosi sbadiglianti di cui 5000 insultano Lotito, 5000 vogliono Ledesma più avanzato, 3000 protestano a gran voce che i calzoncini azzurri fanno cagare con la maglietta bianca e i restanti 2000 protestano per il prezzo del Borghetti, alla fine il regazzino, al padre chiede di andare a vedere il film dei Puffi in 3D, o la roma.

come già detto da altri netter per me questa è pura e semplice verità!
vedi anche la mia firma modificata a gennaio del 2011

:since

gesulio

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Citazione di: Drieu il 04 Ago 2011, 16:23
mah...fondamentalmente l' analisi fatta sul tifoso Laziale ci sta tutta, ma non credo sia questo il caso sinceramente...

In questo scorcio di stagione io di entusiasmo ed ottimismo ne ho visto fin troppo, tanto da giudicarlo ben poco "Laziale"...ho visto l 'aeroporto di Fiumicino assediato per l' arrivo di Cissè, il ritiro di Auronzo affollato come non mai, Fiuggi invasa dai tifosi, magliette ufficiali vendute a ritmi record, comprate ai Lazio Style, dai Cisalfa, da Londra, dalla Cina...campagna abbonamenti tutto sommato discreta se consideriamo che senza tessera del tifoso almeno altri 5000 abbonamenti a quest'ora li avremmo

Insomma a me sembra che quest' anno l' entusiasmo, nonostante i pro e contro lotito, ci fosse tutto.

C'era trepidante attesa di vedere i ragazzi all' opera e non credo sia colpa dei tifosi se al momento da guardare c'è ben poco...viste le premesse ci aspettavamo molto ed ai primi campanelli di allarme un pò tutti ci siamo preoccupati, ma da qui a dire che non c'è entusiasmo intorno a questa squadra ce ne corre

L' entusiasmo c'è, ora tocca a loro non farcelo passare.....

ecco, questo è il punto.
perché tutto quello che dice Drieu è vero, l'entusiasmo quest'anno c'è, è palpabile.
il problema è che il Laziale degli ultimi 5/6 anni è posseduto da una strana malattia, l'aspettativa di un peggio, un peggio che, qualsiasi cosa accada, non importa se positiva o negativa, deve ancora arrivare e che verrà presto, inesorabilmente.

senza generalizzare troppo, anche perché credo che chi disse "quando hai conosciuto un romanista li hai conosciuti tutti, quando hai conosciuto tutti i Laziali meno uno, del Laziale sai ancora molto poco" aveva pienamente ragione, ma mi sembra che i tifosi della Lazio ultimamente non si siano goduti appieno un cazzo, forse solo la vittoria della coppa italia, ma manco troppo.

nessuna vittoria della Lazio negli ultimi anni ha mai visto seguire una sana ondata di spensieratezza, di euforia incondizionata, di fiducia nella squadra e nella società, una percezione diffusa di ampie prospettive.

l'anno appena concluso è stato a dir poco paradigmatico: un rumore di fondo fatto di perplessità, malumori, sensazioni strane, che non si è mai totalmente placato, manco dopo palermo Lazio 0-1. dopo la vittoria all'ora di pranzo contro i siciliani, il momento di massimo rendimento in campionato toccato dalla Lazio negli ultimi 7/8 anni, 4 punti di vantaggio sulla seconda  :o, c'era un'atmosfera sicuramente positiva, ma con quell'inconfondibile filo sottile di ansia e preoccupazione per il peggio in arrivo.
puntualmente esploso dopo il derby e cesena.

un esplosione di quelle dimensioni non poteva che essere premeditata. nel senso che la Lazio vinceva e veleggiava, ma il Laziale comunque, zitto zitto, stava modellandosi nel cervello uno scenario apocalittico a breve termine, nonostante il primato solitario. il Laziale, quando deve immaginarsi il peggio si porta sempre avanti col lavoro, in modo da non farsi trovare impreparato.

e infatti le reazioni più numerose, post cesena, non furono di stupore, di interrogativi, di dubbi senza risposta. ma furono reazioni di gente sicura, che aveva perfettamente compreso quanto accaduto e che poteva spiegarlo in maniera meticolosa e precisa, indicando un numero mostruoso di segnali inequivocabili avvenuti nel più o meno recente passato.

i topic più partecipati, nel forum, sono quelli che riguardano le valutazioni di una sconfitta, fateci caso.
quando si vince, invece, le valutazioni scarseggiano, ma si tende a dar grande importanza al caso o alla bravura del singolo.

non saprei spiegare il motivo di questa metamorfosi (prima non eravamo assolutamente così, il forum me lo ricordo abbastanza bene i primi anni in cui lo frequentavo).


ad intuito direi che c'entra Di Canio (nun me scannate, o meglio fatelo, ma solo dopo aver letto, eventualmente...).
in questo senso: a me sembra che il Laziale attuale viva un senso inesorabile di distacco da chi rappresenta in prima persona la Lazio: giocatori, allenatore, dirigenti, presidente.

il Laziale non si sente rappresentato da chi veste la maglia, da chi opera in nome e per conto della Lazio.
ogni anno c'è sempre qualche personaggio che crea distacco in questo senso, una volta è Mauri, l'altra è Ballardini, l'altra ancora Meghni, Reja, Tare all'inizio, Lotito, Delio Rossi in qualche momento, ecc.

l'oggetto Lazio agli occhi del tifoso dovrebbe essere una sorta di tuttuno, simbolo, maglia, uomini.
un'entità che merita l'adorazione incondizionata in quanto rappresentativa del concetto più sacro per il tifoso: SS Lazio. non sto parlando di diritto di critica. quello è indiscutibile. sto parlando di quella sensazione che, pur negli errori, nei periodi difficili e nelle traversie, ti fa sentire legato a quegli uomini in quanto rappresentanti dell'entità di riferimento.

Di Canio, inconsapevolmente, ha minato alla base questo concetto: Di Canio ha legato quel concetto sacro alla sua importantissima figura. ha sciolto il filo che univa tutti gli elementi prima descritti per legarlo solo attorno a sé stesso. Di Canio a un certo punto è diventato, solo lui, la Lazio.
via Di Canio, quel filo non è stato più possibile riannodarlo, e così l'entità collettiva si è disgregata, forse per sempre.

non so se me so' riuscito a spiegare, come detto, è una sensazione frutto dell'istinto, una cosa che non riesco a spiegare razionalmente.

porgascogne

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Citazione di: gesulio il 05 Ago 2011, 13:44l'oggetto Lazio agli occhi del tifoso dovrebbe essere una sorta di tuttuno, simbolo, maglia, uomini.
un'entità che merita l'adorazione incondizionata in quanto rappresentativa del concetto più sacro per il tifoso: SS Lazio. non sto parlando di diritto di critica. quello è ndiscutibile. sto parlando di quella sensazione che, pur negli errori e nelle traversia, ti fa sentire legato a quegli uomini in quanto rappresentanti dell'entità di riferimento.

Di Canio, inconsapevolmente, ha minato alla base questo concetto: Di Canio ha legato quel concetto sacro alla sua importantissima figura. ha sciolto il filo che univa tutti gli ingredienti prima descritti per legarlo solo attorno a sé stesso.
via Di Canio, quel filo non è stato più possibile riannodarlo, e così l'entità collettiva si è disgregata, forse per sempre.

non so se me so' riuscito a spiegare, come detto, è una sensazione frutto dell'istinto, una cosa che non riesco a spiegare razionalmente.

interessantissimo ragionamento da sviluppare

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Adler Nest

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Si, pensiero molto colto.
Credo che il distacco attuale sia figlio della guerra a Lotito.
Il Laziale da curva hga bisogno invece di una sorta de condottiero (Di Canio, ma si stavano appendendo all'ex centravanti dell'internapoli.....) Di uno che esterni in modo eclatante.
Forse il Laziale medio e' orfano di un totti denoiarti.

Drieu

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io però discernerei il pessimismo cronico che affligge noi Laziali dall' attaccamento verso la squadra...quello non è mai mancato, può esserci più o meno euforia, ma nei momenti topici il Laziale è sempre stato presente, anche negli ultimi tempi...
il problema è che ultimamente ogni volta c'è stata la chiamata alle armi (Lazio-Bari l' anno scorso, i derby, Udinese-Lazio quest'anno) la squadra non ha risposto a dovere e questo, insieme ad altri mille fattori, ha un pò scoraggiato e disamorato il tifoso...sempre nei confronti della squadra e della società però,  mai comunque nei confronti dell' "entità" Lazio.

Oggettivamente, poi, la mancanza di un leader in campo, di una figura in cui riconoscersi, penso abbia accentuato ancora di più questo distacco verso la squadra. Il tifo è fatto soprattutto di simbologia e a noi tolti l'aquila, il nome ed i colori è rimasto veramente poco

Credo, inoltre, che la spaccatura tra lotitiani ed antilotitiani abbia fatto un bel pò di danni e sarebbe ora di ricomporla, cercando per quanto possibile di rispettare entrambe le posizioni


CrazyEagle

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Io continuo a pensare che la definizione giusta per il laziale non sia PESSIMISTA, ma LUNATICO.

Uno pessimisma è uno che vede SEMPRE nero.

Non è cosi il laziale.

Una vittoria e vede tutto il mondo in un modo (che non corrisponde alla realtà)
Una sconfitta e vede tutto il mondo in un altro modo (che non corrisponde alla realtà neanche qui)

Alla maggior parte dei laziali basta una minchiata per far loro cambiare idea, ma la bilancia pende sempre completamente da una parte o dall'altra.
Non sanno tenere i piedi per terra. Li tengono o a 3 metri dal suolo o 3 metri sotto.

Questa è una cosa che non mi è mai piaciuta. MAI.
Qualche giro sugli altri forum me li faccio e ci sono piazze molto più equilibrate delle nostre (non per questo meno passionali).

Sapete che vi dico? Forse a qualcuno non piacerà leggerlo... non so fino a che punto questa mentalità influisca sul rendimento dei giocatori... ma se io non fossi laziale... se fossi un calciatore... e se questo andazzo fosse davvero avvertibile nell'ambiente... io probabilmente non sceglierei la Lazio.

Sarò, ma io sto' TUTTO NERO o TUTTO ROSA lo trovo di un irritante pazzesco.

Ribadisco quanto detto precedentemente... ORA il tafazzismo serpeggia per un paio di sperimentali AMICHEVOLI (!!!!!!!!!!), ma se col Chievo ci sarà una bella Lazio e una bella vittoria allora ci sarà un'esaltazione generale... e vai con i gasamenti, i proclami, ce la possiamo giocà con tutti.

Che palle.

Che poi si... noi abbiamo visto la morte in faccia... ma c'è chi l'ha vista molto più da vicino...

Micaveron

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Di Canio e' un culmine, l'essenza, la chiave di volta di una tifoseria spaccata da sempre e che nella parte piu' sana  ha lasciato che frange di giovani manipolabili e indottrinabili ne assumessero la rappresentanza.
C'e' da dire pero' che nel nostro snobbismo di diversi perche' abbiamo patito ogni sorta di malefatta (financo lo scippo di squadra di roma) c'e' stato nel  passato non tanto remoto anche il dover rinnegare dei nostri eroi perche' ci hanno tradito (leggi Giordano e c. fino a CHinaglia) vere bandiere le cui gesta fuori dal campo ci hanno fatto non dico disamorare ma tramutare l'amore sviscerato di gioventu' in un sentimento piu' razionale e di qui
quel pizzico di negativita' che crea questo stato di continua tensione fra di noi.


DopoNesta

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Lazionetter
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Il mio portavoce personale Ib ha già sviluppato il pensiero mio (e mi sa di qualche altro),
di coloro che si sentono circondati prima da Laziali a cui non va bene mai niente e poi dai tifosi delle altre squadre,
cosa davvero insopportabile.
Però non so quanto questo sia inciso con l'esistenza dei piscioruggine e del megafono mediatico che si sono costruiti intorno (come se questa fosse la prima cosa per cui vivere, invero triste e degno di un approfondimento sociologico), o con i cambi di gestione della Lazio (perchè io mi ricordo che anche con Cragnotti c'erano dei gran cacacazzi...), con chi ci gira intorno...
Probabilmente per rispondere degnamente a Tarallo ci vorrebbe un censimento trimestrale per misurare il pessimismo a seconda del periodo, del luogo di residenza, dell'età, del posto allo stadio, dell'esposizione ai media e tradurre tutto in un grafico dove si possa apprezzare dove esiste un senso di disfattismo di fondo che droga le medie.

Per un anno, dove abbiamo vari attaccanti molto forti ed uno che è la storia dei mondiali come non accadeva da 73 anni, potremmo fare un patto di fiuggi.. di levissima e prendere le cose con leggerezza?

Dusk

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Citazione di: Il Tenente il 05 Ago 2011, 11:32

E allora non importa quando ciascuno di noi da bambino abbia iniziato ad amare la Lazio: si è sempre stati numericamente accerchiati, e a meno di clamorose rivoluzioni (asmerda in serie C), lo saremo ancora in futuro.

Quella clamorosa rivoluzione stava iniziando a delinearsi con gli anni cragnottiani. Non a caso, l'obiettivo numero 1 dello "scudetto" del 2001 era annichilire e annientare a livello mediatico l'immagine della Lazio e dei laziali.

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gaizkamendieta

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Citazione di: gesulio il 05 Ago 2011, 13:44

in questo senso: a me sembra che il Laziale attuale viva un senso inesorabile di distacco da chi rappresenta in prima persona la Lazio: giocatori, allenatore, dirigenti, presidente.

il Laziale non si sente rappresentato da chi veste la maglia, da chi opera in nome e per conto della Lazio.
ogni anno c'è sempre qualche personaggio che crea distacco in questo senso, una volta è Mauri, l'altra è Ballardini, l'altra ancora Meghni, Reja, Tare all'inizio, Lotito, Delio Rossi in qualche momento, ecc.


credo tu abbia ragione ed era un po' che avevo questo pensiero, sul fatto che il laziale viva un senso di distacco da chi rappresenta o ha rappresentato questa maglia, non abbiamo quasi piu' giocatori o figure da mettere in un virtuale poster! Solo che io non credo che possa dipendere da di canio che in fondo non è mai stato, se non in un breve periodo (il suo ritorno) una figura cosi' di spicco. Per me, vista l'eta', era chinaglia.. e poi è finita come è finita.... per altri giordano ed è finita ancora prima, signori... e guarda che fine sta facendo! Non abbiamo campioni in cui identificare sta lazialita' di cui spesso parliamo a sproposito! L'unica cosa che invidio ai romanisti che loro di queste figure ne hanno parecchie... hanno i bruno conti i di bartolomei... ora totti, de rossi....
a noi è rimasto solo bob lovati, grandissima figura di lazialita', per carita'.... ma non è mai stato un campione... uno che ha fatto sognare e dal punto di vista mediatico non è paragonabile ai sopracitati!

cartesio

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Citazione di: gesulio il 05 Ago 2011, 13:44

Di Canio, inconsapevolmente, ha minato alla base questo concetto: Di Canio ha legato quel concetto sacro alla sua importantissima figura. ha sciolto il filo che univa tutti gli elementi prima descritti per legarlo solo attorno a sé stesso. Di Canio a un certo punto è diventato, solo lui, la Lazio.
via Di Canio, quel filo non è stato più possibile riannodarlo, e così l'entità collettiva si è disgregata, forse per sempre.

Non mi convince.
Penso che Di Canio sia stato un attore del processo di distacco dalla dirigenza, pensato ed organizzato da altri.
Anni di polemiche e situazioni pesantissime, dagli insulti a Lotito agli scioperi del tifo, ai fischi preventivi a certi giocatori, alle campagne mediatiche nelle aradio, alle polemiche, queste anche dicaniesche, in TV.
Non c'è da stupirsi se gli umori del mondo laziale sono andati sempre peggiorando.

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