I tifosi laziali e l'Eterno Dilemma

Aperto da Tarallo, 04 Ago 2011, 12:11

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Ulissechina

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Citazione di: COLDILANA61 il 05 Ago 2011, 11:56
Tra l'altro la figlia di Fiorenzo Fiorentini era grandissima tifosa laziale nonche' amica di famiglia .
Le trasmissioni ed i tempi da Te citati facevano parte , comunque , di un atmosfera goliardica .
(non era Orazio Pennacchioni ?) .Furono gli anni '80 , i primi in cui il calcio cominciava a prendere PIENO possesso della TV , il giro di Boa .
La televisione (la RAI romana) cominciava a pompare calcio in tutte le salse proprio nel momento della riomma di Falcao & C , mentre noi eravamo in B o peggio .
Questo e' il passaggio "storico" a cui accenna anche Tarallo .
Il cambio di rotta potra' avvenire solo in condizioni opposte a quelle degli anni '80 . Il mio pessimismo mi dice che non succedera' mai , ma la speranza e' l'ultima a morire .

Fino al 1979 io sfottevo e venivo sfottuto . Da allora e' nato in me un insano odio , che oggi stupisce moglie e figli nel momento stesso in cui vedo qualcosa di legato alle merde in televisione (Dr.Jekyll & Mr. Hyde) .

Orazio Pennacchioni arrivò negli anni 60, mentre il barbiere romanista Peppe e il Duca laziale risalgono all'inizio degli anni 50. :D :since :asrm

Ulissechina

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Il messaggio comunque era chiaro, nel 1950 si era usciti da poco dal periodo bellico, con il plebeo barbiere Peppe volevano far intendere alla gente che loro, l' as trigoria rappresentava "er popolo romano" mentre i laziali rappresentati dal duca erano oltre che  in minoranza quelli che c'avevanola puzzetta sotto al naso. ;) :since :asrm

Palo

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Tutti quelli che abbiamo provato ad eleggere simbolo di noi laziali ci hanno, in qualche modo, tradito. Ormai siamo rassegnati a non avere il nostro giocatore "bandiera". Giusto dire che l'unico che non ha mai tradito è stato Bob Lovati. Per il futuro si candida D'Amico ... Ma è un simbolo sbiadito, che i grandi successi li ha avuto all'ombra di Chinaglia (grande delusione) e che era leader della squadra che cadeva per gli scandali scommesse, che gioiva per la riabilitazione di un Giordano o di un Manfredonia, giocatori che hanno massacrato i nostri sentimenti.

Ma noi siamo ormai irrimediabilmente rassegnati. Chi non si rassegna sperava che Nesta ritornasse a chiudere la sua carriera da noi, a fare da contraltare al "loro" simbolo totti, antico avversario dai tempi degli allievi e forse prima. Ma Nesta non è venuto ed anche le ultime speranze sono svanite. La disperata speranza di avere un "settore giovanile", una "primavera" che possa esprimere un giovane campione (ovviamente romano de Roma) che possa essere lui il futuro simbolo, porta qualcuno a creare polemiche sull'incapacità della nostra società di produrre non già giocatori da serie A bensì il "simbolo" che tutti agognano.

Sommando la mancanza di "un idolo" all'isolamento che, sin dai tempi di cui parla Ulissechina, ci è stato imposto dalla falsa cultura della radio (quella di 60 anni fa come quella di oggi) e dalla televisione esce fuori una figura malinconica, rassegnata a soffrire, a lottare per affermare la propria identità in una città sempre più grezza ed egoista. Forse è anche vero che coloro che sono arrivati a Roma negli ultimi 50 - 60 anni non hanno fatto altro che cercare l'omologazione nella squadra che era, comunque, numericamente preponderante e rumorosamente più presente. In fondo la stessa cosa è successa a Torino dove il torinese vero tifa Toro e gli operai FIAT, con i loro parenti, tifano Juve, la squadra del padrone, in cerca di quella omologazione che la città non gli aveva dato dal punto di vista sociale (il termine terroni fu coniato per loro, se non sbaglio).

Questo quadro circonda noi Laziali. "Tifiamo solo la maglia" afferma qualcuno e, al di la della retorica e della posizione è assolutamente vero. Olympia ci è piaciuta tanto perché può essere quel simbolo che non tradisce. Lotito a molti non piace (escludiamo quelli in malafede) perché spesso sbaglia completamente nel modo di comunicare, perché dice le cose giuste nel modo sbagliato, perché ci espone, talvolta, a ... malintesi. Siamo condannati a vivere da "ospiti" nella nostra casa, in quella casa che NOI abbiamo costruito. Come si fa a non essere "sballati" in questo contesto?

Da qui nascono i laziali pessimisti, quelli che si nascondono dietro alla retorica della mentalità "ultras" e quelli che Lotito gli ha incarcerato "quattro di loro" . Tutte scuse!

Una frase che amo ripetere a chi mi chiede come vivo la mia Lazialità: "Sono 50 anni che faccio una dieta a base di fegato, il mio!"

Ranxerox

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Topic bellissimo,
c'è descritto alla perfezione tutto il nostro essere,
di grandissimo livello alcuni posts,
nel contenuto e nella prosa.
Notevoli veramente.
Non è semplice ragionare serenamente sui propri difetti e sulle proprie debolezze,
anzi spesso è doloroso, come rigirare il coltello in una ferita aperta.
E farlo così, allo scoperto, a cuore aperto.
Noi ne siamo capaci, sappiamo guardarci allo specchio con l'occhio della ragione e della verità,
e questo, allo stesso tempo, rappresenta la nostra debolezza e la nostra forza.
Siamo sempre lì, un po' sospesi, "con l'anima in riserva e il cuore che non parte"  (l'importanza di chiamarsi Lucio!)
E proprio per questo però, ogni volta siamo risorti, perchè abbiamo la forza della nostra storia e la pazienza di chi, più e più volte, è caduto e s'è rialzato, di chi ha vissuto tutto e per davvero.
E' la nostra corazza indistruttibile.
Ma anche e soprattutto perchè tra "cacadubbi","amanti del palo e della sabbia" e "disfattisti del giorno prima" abbiamo un popolo che è pieno di gente che pensa e scrive come avete fatto voi in questo topic.
Ed è bello potervi leggere.


Riguardo all'ultimo post di Palo, cito Ledesma: "La Lazio è il mio posto nel calcio" (bellissima, struggente, una dichiarazione d'amore).   
E allora, se cerchiamo dei simboli, sarebbe già qualcosa ripartire da chi, al di là del valore e dei giudizi come calciatore, il suo amore ce lo ha già dichiarato.
Ma a Ledesma, uno che ci mette sempre l'anima, non tira mai indietro il piede e s'arrende sempre per ultimo, in tutti questi anni di Lazio, i suoi tifosi allo stadio, non hanno mai dedicato neanche un coro.

:band1:                 :band1:                  :band1:                 :band1:                   

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CrazyEagle

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Mi sta venendo in mente Genoa-Samp di quest'anno, vinta dai genoani al 96' che fu un bel calcione ai doriani verso la B.
Da una parte una goduria paradisiaca, dall'altra una batosta terrificante.
Il 99% del forum pensava a quanto stavano soffrendo i Marinai e non a quanto stavano godendo i Grifoni (mi ci metto pure io eh)

È indicativa secondo voi sta cosa?

Tarallo

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Secondo me ha ragione Ranx, questo topic e' allo stesso tempo una discussione sul come siamo e una prova di cio' che siamo. Esiste e esistendo prova quello di cui parlavamo. Un topic cosi' di la' non lo leggi.
Siamo d'accordo su questo?
E allora cio' per me mette gia' fine alle discussioni sulle differenze (sono evidenti), e apre una crepa gigantesca che va colmata con la comprensione del perche'.

L'ipotesi Di Canio non mi convince semplicemente perche' esistono prove e documentazioni storiche di atteggiamenti ipercritici precedenti.
Ecco, tra l'altro, mi volevo correggere. Non credo si parli necessariamente di pessimismo (mio errore nel post iniziale, era un concetto ceh volevo sviluppare ma sul quale non avevo granche' riflettuto, m'e' uscito cosi', e il topic mi ha aiutato molto a capire) ma di una essenza ipercritica e iperanalitica.*
E, dopo tutte queste discussioni, non sono stato ancora convinto del fatto che, o geneticamente ereditata, o acquisita a causa di eventi storici, questa essenza iperanalitica (e conseguentemente ipercritica) non sia in realtà, mi ripeto, una nostra forma mentis.

Ripeto, ammesso che questa lunga premessa sia corretta (e so' che molti di voi non solo ne dubitano ma non vi si riconoscono) ancora non ho capito se si sceglie la Lazio a causa di cio' o se e' la Lazio, e quello che c'e' intorno compresi i nostri padri e i nostri nonni, a forgiare queste nostre caratteristiche. Io so soltanto che, per carattere, da un carro di pazzi esaltati senza alcun senso dei propri limiti e con l'ego immotivatamente ipertrofico io mi butterei immediatamente senza riguardo per la mia salute.
Ci sono molti motivi per cui i riomici li schifo**, e questo e' uno dei principali.


*Spero che questa frase non venga seguita, perche' il topc e' bello e la politica rovina tutto, ma e' un po' quello che si vede a sinistra, no?

**Ma anche un po' li invidio? Non si invidia un po' lo scemo del villaggio che non ha tutte le preoccupazioni che ci angosciano?

Il Tenente

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Citazione di: Palo et al.

Questo quadro circonda noi Laziali. "Tifiamo solo la maglia" afferma qualcuno...


Io però questa faccenda del simbolo "mancante", dell'uomo che più di altri rappresenta "la Lazio" con la L stra-maiuscola, ecc... l'ho sempre vissuta benissimo!
Senza snobismo e senza diffidenza verso i giocatori, i presidenti, gli allenatori: ho imparato ad amare la Lazio anche perché poli-sportiva, universale, inglobante. Ci saranno giocatori che più di altri identifico con la Lazio (e Di Canio non è uno di questi, Nesta e Gottardi sì), ma resta una mia valutazione personale legata agli affetti e ai ricordi.

Non ho bisogno di un simbolo vivente per vivere in modo appagante questa mia mania, non voglio essere rappresentato da qualcuno, è la Società Sportiva Lazio 1900 a rappresentare i miei sogni e le mie ambizioni in questo particolare ambito della mia vita.

Probabilmente, se avessi avuto la sfortuna di nascere e crescere giallorosico ( :s ), sarei stato un tifoso atipico, di quelli che magari ogni tanto una critichella ar grande cappetano la rifilano pure...

gaizkamendieta

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Citazione di: Tarallo il 06 Ago 2011, 07:33
Secondo me ha ragione Ranx, questo topic e' allo stesso tempo una discussione sul come siamo e una prova di cio' che siamo. Esiste e esistendo prova quello di cui parlavamo. Un topic cosi' di la' non lo leggi.
Siamo d'accordo su questo?
E allora cio' per me mette gia' fine alle discussioni sulle differenze (sono evidenti), e apre una crepa gigantesca che va colmata con la comprensione del perche'.

L'ipotesi Di Canio non mi convince semplicemente perche' esistono prove e documentazioni storiche di atteggiamenti ipercritici precedenti.
Ecco, tra l'altro, mi volevo correggere. Non credo si parli necessariamente di pessimismo (mio errore nel post iniziale, era un concetto ceh volevo sviluppare ma sul quale non avevo granche' riflettuto, m'e' uscito cosi', e il topic mi ha aiutato molto a capire) ma di una essenza ipercritica e iperanalitica.*
E, dopo tutte queste discussioni, non sono stato ancora convinto del fatto che, o geneticamente ereditata, o acquisita a causa di eventi storici, questa essenza iperanalitica (e conseguentemente ipercritica) non sia in realtà, mi ripeto, una nostra forma mentis.

Ripeto, ammesso che questa lunga premessa sia corretta (e so' che molti di voi non solo ne dubitano ma non vi si riconoscono) ancora non ho capito se si sceglie la Lazio a causa di cio' o se e' la Lazio, e quello che c'e' intorno compresi i nostri padri e i nostri nonni, a forgiare queste nostre caratteristiche. Io so soltanto che, per carattere, da un carro di pazzi esaltati senza alcun senso dei propri limiti e con l'ego immotivatamente ipertrofico io mi butterei immediatamente senza riguardo per la mia salute.
Ci sono molti motivi per cui i riomici li schifo**, e questo e' uno dei principali.


*Spero che questa frase non venga seguita, perche' il topc e' bello e la politica rovina tutto, ma e' un po' quello che si vede a sinistra, no?

**Ma anche un po' li invidio? Non si invidia un po' lo scemo del villaggio che non ha tutte le preoccupazioni che ci angosciano?
Anche se meno affascinante opterei per la seconda ipotesi, anche se, come in tutte le fasi evolutive della nostra vita c'è sempre una base genetica ed una ambientale che contribuiscono a forgiare la personalita ed il carattere di ognuno.
Da bambini si diventa tifosi di una squadra soprattutto per il genitore che ti porta allo stadio a 7 anni ( è il mio caso) a vedere la sua squadra o per le amicizie o piu' semplicemente per la squadra del momento.
Quelli della mia eta poi ne han viste davvero tante, forse anche troppe, siam partiti dalla B per arrivare al miracolo del primo scudetto per passare alle retrocessioni a tavolino ed ai tradimenti degli eroi fino ad arrivare all'esaltazione del periodo cragnottiano cadendo infine di nuovo nella polvere e negli sberleffi di cui faccian finta di non curarci aspettando nuove resurrezioni!
Noi siam stati forgiati dagli eventi e probabilmente passiamo, anche inconsapevolvente, i nostri vissuti ai giovani che di questi eventi hanno assaporato  il caffe' finale!

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unicamenteLazio

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Citazione di: Tarallo il 06 Ago 2011, 07:33
Non credo si parli necessariamente di pessimismo (mio errore nel post iniziale, era un concetto ceh volevo sviluppare ma sul quale non avevo granche' riflettuto, m'e' uscito cosi', e il topic mi ha aiutato molto a capire) ma di una essenza ipercritica e iperanalitica.*
E, dopo tutte queste discussioni, non sono stato ancora convinto del fatto che, o geneticamente ereditata, o acquisita a causa di eventi storici, questa essenza iperanalitica (e conseguentemente ipercritica) non sia in realtà, mi ripeto, una nostra forma mentis.

Ripeto, ammesso che questa lunga premessa sia corretta (e so' che molti di voi non solo ne dubitano ma non vi si riconoscono) ancora non ho capito se si sceglie la Lazio a causa di cio' o se e' la Lazio, e quello che c'e' intorno compresi i nostri padri e i nostri nonni, a forgiare queste nostre caratteristiche. Io so soltanto che, per carattere, da un carro di pazzi esaltati senza alcun senso dei propri limiti e con l'ego immotivatamente ipertrofico io mi butterei immediatamente senza riguardo per la mia salute.
Ci sono molti motivi per cui i riomici li schifo**, e questo e' uno dei principali.

È tutto vero e lo condivido. Comunque, quando sento esaltare tanto l'ottimismo, mi viene sempre in mente una frase di Chesterton:
"L'umanità comincia a produrre ottimisti, quando cessa di produrre persone felici".
E anche questa considerazione la condivido, anche se amara. Ma come fai a parlare agli iperottimisti dell'altra sponda di Chesterton?

DopoNesta

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Citazione di: unicamenteLazio il 06 Ago 2011, 10:39
È tutto vero e lo condivido. Comunque, quando sento esaltare tanto l'ottimismo, mi viene sempre in mente una frase di Chesterton:
"L'umanità comincia a produrre ottimisti, quando cessa di produrre persone felici".
E anche questa considerazione la condivido, anche se amara. Ma come fai a parlare agli iperottimisti dell'altra sponda di Chesterton?

Chesterton è, e si è egli stesso, travisato un pochetto:
discuteva dell'ottimismo laico in quei termini, contrapposto all'ottimismo cristiano.
Peraltro cannando la consecutio del rapporto felicità-ottimismo che è esattamente il contrario,
prova ad ipotizzare un momento di felicità seguito da una visione manichea della conseguenza...

L'ottimismo non si esalta, men che meno qui, tranquillo.


p.s.: il romettista di domani
"La Lazio prende Chesterton, un'altra triste cariatide"

unicamenteLazio

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Citazione di: DopoNesta il 06 Ago 2011, 12:48
Chesterton è, e si è egli stesso, travisato un pochetto:
discuteva dell'ottimismo laico in quei termini, contrapposto all'ottimismo cristiano.
Peraltro cannando la consecutio del rapporto felicità-ottimismo che è esattamente il contrario,
prova ad ipotizzare un momento di felicità seguito da una visione manichea della conseguenza...


La tua interpretazione della frase in oggetto non è priva di suggestione, ma difficilmente sostenibile, considerando che apparve in "Cassell's Magazine", molti anni prima, una dozzina, della conversione di Chesterton.
Quanto alla seconda considerazione, prova a ipotizzare di quale delusione, dirò di più, di quale senso di frustazione si potrebbe essere investiti nel passaggio dalla teoria agostiniana del libero arbitrio a quella spinoziana della passione dominante.

Palo

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Posso immaginare il tifoso difettoso che, passando dietro al tavolino del bar, sul lungomare, dove io potrei sorseggiare il mio caffè adocchiando l'iPod con gli ultimi interventi di Unicamentelazio e Doponesta ...

"Ma-che-cazzo-state-a-scrive' !!!!??? Chesterto' è un ballo, Agostino era Diba (RIP, ndr) e spinosi l'ha venduto marchini alle zebbre co' capello e landini, quellammerda!"

Nel mio piccolo, visto che la mia abilità di slalomista tra un'interrogazione di latino ed una di filosofia mi ha permesso di uscire dal liceo senza aver appreso troppo nelle succitate materie, faccio atto di fede e ringrazio i due forumisti per il prezioso contributo, ennesima prova di quanto si sia noi diversi ...

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Adler Nest

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Ma la passione dominante non era di Spinozzi (Arcadio?)

Tarallo

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Citazione di: unicamenteLazio il 07 Ago 2011, 08:32
La tua interpretazione della frase in oggetto non è priva di suggestione, ma difficilmente sostenibile, considerando che apparve in "Cassell's Magazine", molti anni prima, una dozzina, della conversione di Chesterton.
Quanto alla seconda considerazione, prova a ipotizzare di quale delusione, dirò di più, di quale senso di frustazione si potrebbe essere investiti nel passaggio dalla teoria agostiniana del libero arbitrio a quella spinoziana della passione dominante.

Ora devono intervenire in questo topic Baruch e Cartesio, lo esigo!!

Se possibile, lasciamo perdere se Chesterton intendesse in generale o soltanto l'ottimismo cristiano, se no qui ci perdiamo. A me pare che si volesse aprire, questo si, un'ipotesi sul fatto che l'ottimismo la tendenza ad essere un po' scemo ce l'ha.

Sulla seconda parte invece, che e' interessantissima, si fa un po' fatica a legarla all'oggetto del topic (almeno io)
Cioe' da una parte credo DN dica che non esisterebbe felicita' se la si contaminasse con la preoccupazione del futuro, delle conseguenze (insomma nel momento dell'orgasmo non pensiamo alle bollette da pagare); invece faccio fatica e chiedo aiuto a unicamentelazio per l'interpretazione del suo passaggio. Libero arbitro (e cioe' possiamo scegliere se godere o no) vs. passione come passaggio obbligatorio, "passiva", ineliminabile nella accezione Spinoziana.

Come ce lo metto tutto questo (sempre che io abbia capito bene) nella discussione che stavamo facendo?

M'aiutate? :cry:

unicamenteLazio

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* 4.408
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Citazione di: Tarallo il 07 Ago 2011, 09:43
Ora devono intervenire in questo topic Baruch e Cartesio, lo esigo!!

Se possibile, lasciamo perdere se Chesterton intendesse in generale o soltanto l'ottimismo cristiano, se no qui ci perdiamo. A me pare che si volesse aprire, questo si, un'ipotesi sul fatto che l'ottimismo la tendenza ad essere un po' scemo ce l'ha.

Sulla seconda parte invece, che e' interessantissima, si fa un po' fatica a legarla all'oggetto del topic (almeno io)
Cioe' da una parte credo DN dica che non esisterebbe felicita' se la si contaminasse con la preoccupazione del futuro, delle conseguenze (insomma nel momento dell'orgasmo non pensiamo alle bollette da pagare); invece faccio fatica e chiedo aiuto a unicamentelazio per l'interpretazione del suo passaggio. Libero arbitro (e cioe' possiamo scegliere se godere o no) vs. passione come passaggio obbligatorio, "passiva", ineliminabile nella accezione Spinoziana.

Come ce lo metto tutto questo (sempre che io abbia capito bene) nella discussione che stavamo facendo?

M'aiutate? :cry:

Ma come? Io inserisco in due brevi frasi, e senza apparente sforzo, la menzione di una delle più popolari riviste inglesi del primo Novecento (dopo, ovviamente lo "Strand Magazine") e di due tra i più importanti pensatori della civiltà occidentale, e voi pretendete anche un senso da quello che ho scritto?
E suvvia.
E ho detto tutto.

Tarallo

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* 111.509
Registrato
Questo topic forse e' stato un po' premonitore.
Io per esempio, che ora difendo a spada tratta il diritto di un allenatore di lavorare, commettere i suoi errori, godere delle proprie vittorie ed avere il tempo materiale per mettere a punto una squadra nuova, ero fra i paladini della critica.

Evidentemente c'e' un limite oltre il quale non si puo' andare, un limite definito anche dalla percezione di chi queste critiche le riceve.
Se uno te dice che gli fa male e tu continui, adducendo come spiegazione il fatto che ne hai il diritto e che se non regge la pressione se ne deve anda', allora non tieni proprio in conto gli effetti delle tue azioni. NOn te ne frega niente, praticamente. eserciti un tuo diritto e stica delle conseguenze.

Il limite giusto forse dovrebbe essere, quando uno te dice basta, basta. Erano gia' arrivate avvisaglie (Mauri disse qualcosa se non sbaglio) ma abbiamo portato questa natura cacadubbista ad estremi inaccettabili.

cuoreBA

*
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* 163
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Citazione di: Tarallo il 21 Set 2011, 20:26

Il limite giusto forse dovrebbe essere, quando uno te dice basta, basta. Erano gia' arrivate avvisaglie (Mauri disse qualcosa se non sbaglio) ma abbiamo portato questa natura cacadubbista ad estremi inaccettabili.

Purtroppo ci sono troppi "Laziali" che non capiscono di essere strumentalizzati e tanti altri in malafede con la coda di paglia.

orchetto

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* 12.967
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Citazione di: cartesio il 05 Ago 2011, 17:45
Non mi convince.
Penso che Di Canio sia stato un attore del processo di distacco dalla dirigenza, pensato ed organizzato da altri.
Anni di polemiche e situazioni pesantissime, dagli insulti a Lotito agli scioperi del tifo, ai fischi preventivi a certi giocatori, alle campagne mediatiche nelle aradio, alle polemiche, queste anche dicaniesche, in TV.
Non c'è da stupirsi se gli umori del mondo laziale sono andati sempre peggiorando.
Inevitabilmente questi frutti avvelenati si ripercuotono in maniera indiretta anche su altre cose.

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MisterFaro

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* 17.994
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Quoto tutti al 100%!!!
Un po' tipo come quando non c'hai capito un caxxo., tipo eh!
(ma de che se parla in questo topic? ce dovrei pure esse già intervenuto... boh)


:ssl :ssl :ssl :ssl :ssl :ssl :ssl
:since

Ranxerox

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* 18.502
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Tara' te la posso di' 'na cosa?
Sei Qualcuno.... con la Q maiuscola.
Damme 'na mano a salva' il soldato Papalliano!.
I Laziali buoni tocca tenesseli da conto.

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