l'opinione, molto diffusa, secondo cui lo zoppichio che caratterizza questo avvio di stagione della Lazio sia legato, in qualche modo, ai postumi della sbornia seguita al 26 maggio, non mi convince affatto. si dice, troppo entusiasmo, la testa è altrove, finiamola con questo processo di autoesaltazione
non sono d'accordo. non è in questa ipotesi di eccesso di autostima e di sopravvalutazione di se che va ricercata l'origine - psicologica, ché della natura tecnico-tattica delle attuali difficoltà biancocelesti si parla ovviamente altrove - di prestazioni opache come quella contro il sassuolo o dei secondi tempi contro aesse e udinese. è vero piuttosto l'esatto opposto: questa Lazio soffre di tendenza alla depressione, di sfiducia nei propri mezzi, è incerta sugli obiettivi, tentenna di fronte all'incalzare degli avversari. e se si vuole individuare il punto di rottura nella definizione della personalità di questa squadra, piuttosto che sulla fantastica, gioiosa, esaltante sfida del 26 maggio, lo sguardo si posi sulla triste, beffarda, "inspiegabile" disfatta del 18 agosto. è lì, in quegli abnormi cinque o sei minuti di inizio secondo tempo, che la Lazio ha visto andare in frantumi il proprio io
è quello il cono d'ombra da cui bisogna uscire. la Lazio deve ritrovare la voglia, la rabbia, la convinzione che aveva saputo mettere in campo nelle semifinali e nella finale di coppa. deve ritrovare consapevolezza della propria forza, deve guardare avanti, l'attuale sesto posto deve diventare il punto di partenza per avanzare, palmo dopo palmo, punto dopo punto, verso posizioni di classifica che sono ampiamente alla sua portata
giorni addietro, parlando di hernanes, petkovic ha detto che il brsiliano "deve ritrovare il sorriso". giustissimo, ma non vale soltanto per il profeta. vale per tutti, per la squadra, per lo staff tecnico, per la società. e per i tifosi. non siamo orfani di nulla, la nostra squadra non ha alcun buco incolmabile, non ci sono latenze incurabili, la Lazio ha poco o nulla da invidiare alle cinque squadre che la precedono. è ora di convincersene tutti e di tornare a giocare e a lottare come si deve e come sappiamo in campo, in casa e fuori. forza