La roma inizierà a giocare, a livello psicologico, con la stessa solidità di un castello di carte.
Eppure.
Eppure se fossi riommico e potessi scegliere, in questo momento, quale delle 19 squadre affrontare (non 20, amico riommico che leggi, perché tra le 20 c'è la tua squadra, quindi 20 meno uno, la tua squadra appunto, uguale 19; detta altrimenti, non puoi giocare contro te stesso - certe cose è bene chiarirle, eh!), ebbene sceglierei proprio la Lazio.
E' proprio il fattore Lazio a essere il più preoccupante.
In questa giornata di fancazzismo mi sono rivisto la storia degli ultimi anni di derby, risalendo indietro di diverso tempo.
Negli ultimi 11 anni, e non è lasso temporale poco significativo, gli abbiamo fatto veramente male solo una volta: 3-2 gol di Behrami allo scadere.
Quando dico "fare male" intendo vittorie che travalichino la sfida cittadina, la supremazia territoriale in
quel giorno; intendo quindi vittorie che abbiano una ricaduta pesante sul cammino in campionato, in termini di punti concreti e in termini psicologici. Intendo, in pratica, vittorie che facciano veri danni, che sottraggano all'altro, che
tolgano. (Il derby va assolutamente valutato anche così).
Senza quel 3-2, era la primavera del 2008, forse l'epilogo sarebbe stato differente; ricorderete Catania-roma e Parma-Inter all'ultima giornata, con la roma in vantaggio e l'Inter che senza l'entrata di Ibra chissà se...
Vabbe', magari non avrebbero vinto comunque, tuttavia, numeri alla mano, il peso di quel derby vinto all'ultimo minuto è stato e rimane innegabile.
Per il resto le altre (poche) vittorie sono state importanti da un punto di vista simbolico o statistico:
- il 3-1 di Di Canio, ma alla roma non
togliemmo nulla, visto che arrancò come noi, fino a salvarsi all'ultimo, stagione 2004-05;
- il 3-0, mai vinto un derby con 3 gol di scarto, ma anche in quel caso non togliemmo loro nulla, si era in dicembre e comunque il campionato era già scritto, arrivarono secondi a 22 (!) punti dall'Inter;
- il 4-2, mai segnati 4 gol in un derby, ma entrambe le squadre erano ormai in vacanza in campionato (noi aspettavamo la finale di Coppa Italia per andare al mare).
Insomma, ricapitolando, una sola vittoria di peso, quella di Behrami, e tre vittorie più "coreografiche" che altro.
Se vogliamo, la stessa vittoria di Behrami in quella stagione fu fortunatamente un risarcimento per la sciagurata partita d'andata; loro si presentavano con la testa sul ceppo e noi con mano tremante ci facemmo scivolare l'ascia per terra: perdemmo 3-2 (Rocchi e Ledesma su punizione) "lanciandoli" di fatto nella rincorsa all'Inter.
Lo scorso anno stessa situazione; all'andata loro con la testa sul ceppo e noi pietosi, incapaci di "ammazzarli": laccio di Cassetti e via un'altra rincorsa scudetto. Con l'aggravante che al ritorno neanche fummo in grado di metterci di traverso, la logica del togliere, che so, un pareggiotto...
E se vogliamo farci del male, non sono convinto che se al derby d'andata quest'anno non avessero vinto, ora si ritroverebbero quei 46 punti.
Tacciamo dell'unica gara dentro-fuori di questi anni, il derby di Coppa di gennaio.
La mancanza di istinto killer della Lazio mi fa essere pessimista.
A maggior ragione quando la posta diventa altissima. E io credo che il derby di domenica sia il più importante da 10 anni a questa parte.
E' il primo derby, dal famoso 2-2 di Castroman, in cui tutte e due le squadre si giocano in positivo-negativo (cioè, ciò che guadagno lo sottraggo di netto all'altro) una posizione di prestigio e di rendita economica.
Non dimentichiamo infatti che quando loro si giocavano lo scudetto, noi non ci giocavamo in positivo nulla; giocavamo solo per
togliere, e solo una volta ci siamo riusciti.
Mi spaventano la loro disperazione-disgregazione e il nostro "tic-tocchismo".
Mi spaventa il fatto che siamo una squadra fredda, senza sangue. E per avere sangue non intendo le scenate alla Gattuso-De Rossi ma la capacità di affrontare concentrati una sfida calda, dai toni accesi.
La Lazio va bene quando la temperatura di una partita rimane freddina o al limite diventa tiepida.
Solo una volta ci ha detto bene negli ultimi mesi, allorché la temperatura è salita; nello 0-0 di Milano, ma lì pochi meriti nostri e molta fortuna, tutti rintanati (e un po' immobilizzati, come gatti flashati di notte dai fari di un'auto) a ribattere e pregare (buon per noi, ci mancherebbe).
Le uniche altre gare degli ultimi tempi ad alto contenuto agonistico le abbiamo perse, Bologna e Cagliari (questa nel secondo tempo); a Bologna addirittura abbiamo sbroccato, eccedendo i limiti dello stare in partita.
Tipico dei bravi ragazzi, che o subiscono o scoppiano istericamente; ma tra il subire e il diventare isterici c'è la fascia in cui si vince se si ha sangue.
Per usare altra metafora, la Lazio tiene fino a 3.000 giri, se la gara "sale" la Lazio non fa altrettanto, salvo poi ricomparire oltre i 5.000 giri, quando però non è già più sport e si entra nella fascia delle reazioni umane ma isteriche (tutti avranno avuto, o saranno stati?

, compagni di classe un po' soggetti, una vita a testa bassa a sopportare, fino al giorno della "follia").
Avere sangue significa governare le alte temperature senza andare "oltre", garantire prestazioni affidabili anche a 3.500-4.000 giri.
Vabbe' m'avete rotto li c...i e vado a cenare, un buon bianco e mezzo chilo di alici fritte.
Buon per me.