Aggiungo qualche considerazione al volo, col caffé di metà mattina sotto l'ascella.
Fondamentale sarà quello che avverrà nella testa dei nostri.
I loro, lo sappiamo, lo sanno, non credo si stiano interrogando troppo su come affrontare mentalmente la gara.
Vengono da 4 vittorie, il peso psicologico sanno che ce l'hanno i nostri sulle spalle.
Giocheranno istintintivamente come hanno giocato nel recente passato; tenderanno a ripetere quei pattern mentali e comportamentali che li hanno già premiati. Poco da aggiungere.
Ma i nostri?
Hanno un blocco sentendo la parola roma? Hanno un complesso? Magari non di inferiorità, perché son sicuro che loro non si sentono sinceramente inferiori, però, ecco, un complesso di "ineluttabilità", la sindrome della rassegnazione: puoi giocare meglio, peggio, in modo aggressivo, puoi attenderli, puoi costruire 7 palle gol, puoi puoi avere la forza di andare in vantaggio o di pareggiare ma alla fine sai come andranno le cose. La pallina girerà sul bordo degli esiti possibili, come in una roulette, per poi arrestarsi proprio su quella casella-esito. Come se quella casella fosse un attrattore.
Puoi dire e dirti di combattere, di lottare contro tutto e tutti, di non arrenderti su ogni pallone, di rimanere concentratissimo per ogni singolo secondo della gara ma è tutto inutile: il background della tua mente sta già lavorando per conto suo ed è già arreso, abituato all'idea dell'ineluttabile.
Come si scardina tutto il meccanismo?
Loro lo scardinarono con la follia, con la leggerezza di chi aveva ormai perso tutto.
Avevano perso 4 derby consecutivi, stavano perdendo 3-1, l'arbitro aveva annullato un regolare 4-1.
Tutto era un incubo per loro, un tunnel di frustrazione.
Eppure da quel momento cominciarono a giocare leggeri, incoscienti.
Senza paura, perché ormai avevano superato anche la fase della disperazione; si trovarono in un limbo quasi zen, giocarono senza pensare più alle conseguenze di un'altra sconfitta, senza la consapevolezza del risultato che stava maturando. In inferiorità numerica agguantarono il pareggio e la fortuna volle che l'arbitro, chissà perché, giusta compensazione?, annullò il loro 4-3.
La leggerezza.
Ci penso da giorni, la leggerezza.
Non pensare a niente. Vai sotto di un gol? Di due gol? La leggerezza.
Però ci vorrebbe anche, come innesco, un po' di incoscienza, se non proprio di follia.
Un ingrediente che temo non si trovi nella "Cucina dell'Equilibrio" di Reja.
Come ultima considerazione una provocazione.
Il tabellino di Reja con la roma è grottesco, credo unico tra tutti gli allenatori professionisti. Non ho controllato esattamente ma parliamo tipo di 12 incontri, 10 sconfitte e 2 pareggi, una roba del genere.
Non credo in dimensioni, come dire, metafisiche ma in "porte mentali" personali che, clic!, si chiudono o, clic!, si aprono un po' ci credo. Altrimenti non avrei fatto tutta la premessa sul blocco dei nostri giocatori.
Ecco, per quanto riguarda Reja e la roma il blocco è qualcosa di preoccupante.
Per me ultima chance.
Sarò provinciale ma questa è verament l'ultima chiamata. O cambia la sua storia personale con i giallorossi oppure arrivederci, anche se ci dovesse portare in Champions arrivando secondo.
E' più forte di me.
Chi ha una "storia di risultati" come la sua ha un problema, e personalmente penso che un dna del genere sia incompatibile col ruolo di allenatore della Lazio.