Il tifoso Laziale è un solitario, ha una scorza di diffidenza perché è cresciuto in minoranza, perché ha dovuto imparare a tenere testa fin da piccolo a prese in giro stupide, provenienti da persone incapaci di scelte forti e fuori dagli schemi e perché l'ambiente intorno a lui gli ha sempre descritto la Lazio come squadra dei cattivi, dei violenti, dei fascisti.
Il pessimismo del Laziale deriva da questo tipo di carattere: si manifesta nella buona e nella cattiva sorte. La storia della Lazio è fatta di pochi trofei, ma di tanti, tantissimi camei da Cinema. La storia di Chinaglia, di Maestrelli, di Re Cecconi, del meno nove. Di Bruno Giordano, di Silvio Piola, di Alessandro Nesta. Del secondo scudetto, della beffa del 1999.
Dalle prime sgambate a Piazza d'Armi a Salas che insacca contro il Manchester.
Il tifoso Laziale è un emotivo, perché volente o nolente questa è la sua storia: altre squadre non ne hanno di così emozionanti.
La roma? La roma è incapace di rielaborare la propria storia. I suoi tifosi sono vittime di una sorta di coazione a ripetere. Il grosso della storia della roma è fatto di una tranquilla permanenza in Serie A, senza picchi drammatici in negativo, di quelli che fortificano, che ti fanno le cicatrici. E con gli sporadici squilli puntualmente rovinati dalla stessa boria, dalla stessa voglia di festeggiare in anticipo, di auto-inventarsi trofei, record, celebrazioni.
La roma ha avuto un decennio durante il quale ha vinto uno scudetto, a parimerito con Verona, Inter, Juve e Napoli, contro i 5 della Juventus, ma quell'epoca è diventata "gli anni '80 della roma".
Spesso penso alla gente, alla maggioranza della gente, che ha scelto una squadra di calcio in quanto vincente. Che gusto prova, un milanista o uno juventino, di Canicattì, di Isernia, di Trento o di Boccea a sapere che la sua squadra ha vinto l'ennesimo scudetto, l'ennesima coppa? Grazie al cacchio, l'hai scelta perché è vincente. Se il palmares della Serie A indicasse il Poggibonsi a 30 scudetti, tu, oggi, cittadino di Canicattì, saresti tifoso del Poggibonsi. Come la vivi? Che razza di gioia puoi provare?
Io il mio primo trofeo l'ho vinto a 15 anni. Una Coppa Italia, all'Olimpico contro il Milan.
Sono stato felice tre mesi. Perché la Lazio l'ho scelta in quanto squadra della mia città, fregandomene del Palmares, e sbattendomene di aggregarmi alla maggioranza. Chi cazz'altro ha una storia così, se non Noi?
Solitari, emotivi ed orgogliosi.
Questi, secondo me, i nostri tre aggettivi. Il pessimismo è una sfumatura che non ci inquadra alla perfezione, secondo me. Certo, si sposa bene con tali caratteristiche, è innegabile.