Io apprezzo moltissimo i Laziali "pompieri", cioè quelli che evitano rabbiosi incendi tra i netters che si lasciano prendere dallo sconforto e magari tracimano in atteggiamenti e espressioni che sembrano quasi offensivi nei confronti della Lazio stessa.
Mi piace che ci sia una coscienza critica votata all'equilibrio, capace di spingere verso un ritorno alla natura essenziale del tifo e che inviti anche i più depressi a ritrovare volontà e fiducia nei colori se proprio non si riesce a trovarli nella società o nella squadra in campo.
Ma quando vedo che nel fare i pompieri, forse per troppo zelo, magari per slancio eccessivo, pure per semplice amor di logica dialettica, si arriva a difendere con coscienza l'operato di presidente e diesse oltre ogni ragionevolezza pur di tenere il punto e di scaricare il barile (ormai pesante e stracolmo) addosso a tifosi, giornalisti, piccioni viaggiatori, zollatori di campi, leghe varie e massonerie occulte, ho come l'impressione che del futuro della Lazio freghi ben poco.
I sogni portano il rischio di bruschi risvegli; le solide realtà, però, stanno riducendo quella che era una passione a sembrare la puntata più noiosa del consorzio Nettuno.
Il 26 Maggio avrebbe dovuto rappresentare l'alba di una nuova era; invece siamo finiti a piantarci Pioli sui palmi, sperando che prima o poi scopriremo che ci piace, quantomeno per non dover finire a farlo da soli chissà dove.
Forza Lazio.