Riporto articolo di Vincenzo Cerracchio a voi il giudizio:
Non ci fossimo abituati da dieci anni, sarebbe sconcertante. Lotito riesce a sorprenderci ogni volta, a piazzare qua e là monologhi senza capo né coda, tesi sempre a chiudere la stalla quando i buoi sono scappati. O, più spesso, a tentare di ribaltare agli occhi dei distratti ogni situazione che lo imbarazzi. Così eccoci costretti a registrare, senza possibilità di contraddittorio, le sue sgangherate verità. La prima: "Pioli è stata l'unica scelta, le altre audizioni erano di facciata". Da brividi. Cioè lui non nega di aver parlato ad esempio con Donadoni o Allegri (ma ce ne sono altri), solo che aveva già deciso per Pioli e quindi male hanno fatto loro a credergli e la stampa a non intuirlo...La seconda: "Reja a fine campionato ha deciso con serenità di non portare avanti il rapporto". Ma scusate: quando Reja ha parlato al Messaggero all'arrivo del Giro sullo Zoncolan, la Lazio ha organizzato addirittura una smentita scritta, quando la decisione del tecnico era già presa da tempo ed era stata confermata al giornalista intervistatore? Ma che smentita era? Da manicomio. E ieri, nel suo saluto tramite radio-società (che tristezza), Reja non aveva forse detto che Lotito aveva cercato ancora di trattenerlo? Ce lo siamo sognato? No, lui Pioli lo aveva scelto un mese fa, idee chiarissime. E ancora insiste.
Insomma è diventato un affare di stato (con tanto di offese a destra e a manca) anche la normalità più assoluta: un allenatore che lascia, un altro che si cerca attraverso consultazioni, una scelta che alla fine deve arrivare per forza. Ma non c'è niente da fare: Lotito deve sempre dimostrarsi uomo di un pezzo. Le altre trattative sono andate male, Pioli è stata una scelta inevitabile? No, tutto falso. Come erano falsi i colloqui con Yilmaz, col suo procuratore e col Galatasaray l'anno scorso...
Non basta, naturalmente. Nuovi attacchi ai tifosi, la cui protesta avrebbe condizionato la stagione passata (mica gli acquisti sbagliati, per carità...). Solite minacce ai giornalisti, che non avrebbero i requisiti tecnici per giudicare (caspita, e allora che professione fanno?) e una super amenità: il suo operato andrebbe giudicato sui fatti. Che sono, allo stato attuale, un nono posto in classifica, la mancata qualificazione in Europa, una sfilza di giocatori inguardabili in rosa: il tutto senza che ci siano stati allontanamenti o dimissioni. Se sui fatti bisogna giudicare, questi sono numeri inequivocabili.
Il bello è che il nostro non manca mai di elargire lezioni di economia: Pioli non sarebbe stato scelto perché costa poco, questo no; però il sistema calcio in Italia sarebbe allo sbando come da lui vaticinato dieci anni fa. Singolare che tutte le altre società abbiano tenuto allenatori super pagati, che stiano facendo normale campagna acquisti, che bussino a Candreva, Lulic e Marchetti con naturalezza, che stiano ballando impavidi sul Titanic che Lotito minaccia di schiantare contro l'iceberg da quando Platini ha parlato la prima volta di fair-play finanziario, il canotto dei proprietari non abbienti. Vabbè, in compenso lui campa senza prendere un euro (questo lo infila in ogni dichiarazione) e delle quattro sue aziende che mungono la Lazio neanche un accenno.
Direte: di cosa possiamo più meravigliarci? Di nulla, certo. Ma rassegnarsi è un'altra cosa. E quando il candido Stefano Pioli (brava persona e buon tecnico: firmare per un anno con conferma solo in caso di Europa merita un applauso) ha parlato senza peli sulla lingua di giocatori già persi da sostituire con calma, è scattato il vero allarme. Finora è andato via il solo Biava. Vuol dire che lui già sa i nomi di chi non avrà, né in ritiro né mai. A occhio sono gli unici che hanno mercato.
Vincenzo Cerracchio