La rivincita dell'immaginazione

Aperto da GuyMontag, 24 Feb 2012, 11:27

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GuyMontag

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Io Lazio-Cesena l'ho vista così, e la racconterò così...

In una serata gelida, in cui si respira aria di neve imminente, mentre né luna né stelle riescono a far capolino da una soffice ed ingannatrice coltre di nubi, che sospingono nel catino dello Stadio Olimpico presagi atmosfericamente nefasti, le due compagini scendono impavide in campo, agli ordini della giacchetta veronese (nomen omen!) Romeo.

Avversaria della compagine di Reja è il Cesena. I romagnoli soffrono per una classifica alquanto precaria, ma l'astuto Arrigoni ha trasmesso alla squadra la sua tempra, maturata nelle campagne romagnole, tempra di uomo di mare abituato a combattere contro climi inclementi e non addolcito dalle molli estati rivierasche. Il Lambrusco, dolce e frizzante, scorre nelle vene della sua compagine.

Che sia ardua impresa sopraffare gli impavidi cesenati, il non folto pubblico capitolino ha modo di verificarlo tosto. Al di là del Reno si è abituati a combattere e soffrire, e le folate offensive si infrangono sugli scogli romagnoli, provocando all'anziano Antonioli nulla più che lievi brividi. Il sagace Arrigoni ha invece studiato l'incontro per giorni, e addestrato il proprio manipolo alla pugna. Astutamente il Cesena si ritrae, ma non è una fuga, come Ulisse i garretti bianconeri sono pronti a far scattare il ferale contropiede. Una ripartenza rapida ed affilata come un rasoio fende la difesa capitolina. Invano il prode Biava tenta di frapporsi tra la porta e il calabro Iaquinta, che vede con la coda dell'occhio appressarsi felino il dacio Mutu, e ferale esplode un fendente, che millimetricamente raggiunge il piede del romeno, il quale ha il tempo di aggiustarsi i capelli e gettare nello sconforto i sostenitori capitolini.

La reazione della Lazio è rabbiosa, ringhiante ma scomposta e poco aggraziata. Il Cesena ha nervi saldi, sembra soggiacere poi scatta nuovamente. E' sempre Mutu, come un cavallo delle praterie valacche, ad involarsi solitario verso la porta laziale. Invano Marchetti disperatamente s'appressa. E' invece Konko che sceglie di sacrificarsi per impedire l'ormai inevitabile. La giacchetta veneta è inflessibile, non un dubbio offusca il suo volto, non un'esitazione fa tremare la sua mano mentre indica inesorabile il dischetto, dopo aver estratto un doloroso ed inevitabile segnale di allontanamento al desolato franco-marocchino. Negli occhi dell'eburneo difensore, mentre abbandona il campo, c'è il fosco presagio dell'imminente disfatta. E il notaio Iaquinta non ha che da registrare il baratro sempre più vicino.

L'intervallo è foriero di eventi. Il friulano Reja sa che gli elementi gli sono avversi, la sorte non gli arride, ma fissa uno per uno i dieci supersiti negli occhi. Perire o trionfare, non imbelli alternative. Lascia sotto la doccia un inutile Candreva e presenta l'acciaccato ma impavido boemo Kozak.

L'inizio della ripresa porta il vento del mare. L'oscurità incombe sull'Olimpico, ma un'aria più dolce carezza i volti dei legionari biancocelesti. L'urlo dell'Aquila, lassù, echeggia e raggela i cuori troppo presto sopiti in una torpida sicumera dei cesenati, ebbri di té fumante tracannato negli spogliatoi.

La Lazio morde alla gola. Sono dieci, sembrano cento. I bianconeri sono spauriti, cercano conforto tra di loro, ma solo sguardi dubbiosi ed incerti sono la risposta. Basta un episodio a forare la diga romagnola. E allora ci pensa Hernanes, nome e sguardo da eroe greco, a sobbarcarsi il peso dell'impresa. Il suo destro, violento ed improvviso, squarcia la buia notte romana. E' un lampo accecante, il tempo si ferma per un attimo, gli elementi si placano e poi scoppia rombante il tuono. Annichilito ed impotente  il portiere cesenate osserva la sfera squarciare la rete.

E' l'inizio della fine. Nello sguardo di Arrigoni, che pure è ancora in vantaggio, c'è un presagio di disfatta. La marea biancoceleste è inarrestabile. I legionari di Reja sfidano l'impossibile con il vento tra i capelli. Un sorriso folle, una risata liberatoria. E i pavidi romagnoli, assordati, tacciono e si fanno piccini. Ecco un fendente dalla fascia destra. Il bosniaco Lulic, uno che di gelo se ne intende, forgiato nelle montagne intorno a Sarajevo, agguanta il pallone mentre gli avversari lanciano sguardi imploranti verso il guardalinee, nella vana attesa di un'improbabile segnalazione. Il pallone è in gioco, Lulic osserva il portiere. Solleva lo sguardo, il guardiano avversario e un accorrente difensore sono risucchiati dal primo palo, attende, e beffardo appoggia la palla dalla parte opposta. La sfera rantola e si spegne laddove nessuno arriva.

E' il pari, il boato che l'accompagna è un boato allegro, speranzoso, è solo una conferma, anche la gente ha guardato negli occhi i dieci legionari al rientro, anche la gente sa. Non c'è speranza per il Cesena. Possono essere dodici, venti, cento, ma il destino è segnato.

E del sigillo s'incarica il goffo Kozak, sguardo malinconico di mille privazioni, che al richiamo del condottiero ha urlato presente!, nonostante il fisico lo sorreggesse appena, dopo mille peripezie. Un corner, teste protese, e il ceco come un gatto agguanta la sfera, aggira una muraglia umana, al suo incedere apparentemente sgraziato si apre la difesa, come novello Mosé, e l'esterrefatto Antonioli altro non può che aggiornare il proprio pallottoliere al fendente del giovane aquilotto.

Ebbene sì, increduli spettatori, i ragazzi di Reja hanno parlato con Bigiarelli ed Ancherani, Bernardini e Piola, lo spirito dei condottieri del passato li ha attraversati come raffiche di vento gelido ma ristoratore. L'avversario è spazzato via, pavido e piccino, l'arbitro fa trascorrere i minuti restanti prima di consegnare alla leggenda quel manipolo di pazzi, incerottati ed incoscienti.

Dallo Stadio Olimpico di Roma è tutto, il Vostro.

gesulio

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mamma mia che spettacolo!!!  :hail: :clap:

rocchigol

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e mi riecheggia nelle orecchie il racconto di mio padre su Lazio verona...

Tarallo

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Penso che l'assenza d'immaginazione sia un sintomo.
Ho paura, e sto per dirla grossa, che cio' che si e' perso sia l'Amore.


Grazie Guy.

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iDresda

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 :clap: :clap: :clap: per questo bellissimo post

PARISsn

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Citazione di: rocchigol il 24 Feb 2012, 12:28
e mi riecheggia nelle orecchie il racconto di mio padre su Lazio verona...
....con tutta la squadra schierata nell'intervallo....sotto un diluvio universale...Chinaglia sul dischetto del centrocampo...col pallone sottobraccio...quando rientrarono i veronesi si guardarono l'un l'altro..." ma che ci stanno aspettando?? "....vincevano 2 a 1....persero 4 a 2.....

piscedda69

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Zio Guy, mi racconti quella del diluvio a Perugia?

Scialoja

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Complimenti, sembra di leggere un romanzo di formazione...grazie GuyMontag :))

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rocchigol

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Citazione di: PARISsn il 24 Feb 2012, 13:16
....con tutta la squadra schierata nell'intervallo....sotto un diluvio universale...Chinaglia sul dischetto del centrocampo...col pallone sottobraccio...quando rientrarono i veronesi si guardarono l'un l'altro..." ma che ci stanno aspettando?? "....vincevano 2 a 1....persero 4 a 2.....

si.. mio padre mi raccontava che Chinaglia vieto' agli altri di riposarsi di sedersi... davanti la porta disse: TUTTI IN CAMPO e SFONNAMOLI o giu' di li'...

chissa' che ne sapeva poi mio padre... hahahahahahah

gregor

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