Io, la Lazio, l'Italia, la stampa

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Offline Nanni

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Io, la Lazio, l'Italia, la stampa
« il: 15 Feb 2015, 12:14 »
Scusate la lunghezza, io scrivo di rado.

L'ho sempre pensato, e l'ho scritto mille volte, la Lazio nella mia vita è stata ed è la cosa più importante delle cose meno importanti.

Perché la vita, la mia come quella di tutti, è fatta di mille e mille accadimenti, vicende, storie, scelte e decisioni di fronte alle quali il gioco, lo sport, la Lazio, il divertimento, le distrazioni, persino i sogni e le altre piccole cose leggere delle giornata, scompaiono. Si ridimensionano, ritornano nel loro alveo di marginalità. Sublime, a volte appagante, a volte appassionante, ma marginalità. Perché altre sono le cose che segnano, che demarcano l'esistenza di ognuno di noi.

La Lazio mi accompagna, comunque. Mi cammina accanto, ogni tanto mi volto e la ritrovo, splendida e per me affascinante come sempre, del resto esiste e c'è da infiniti anni prima che io nascessi... da Piola a Vito D'Amato, da Paolone Carosi a Mudingayi, a Veron, Biglia, Laudrup, Frustalupi, Zoff, Foggia, Acerbis, Mannocci, Marchetti, Crecco.

Non penso di essere il solo capace di viverla così, con passione (tanta) e distacco. Qui dentro ne ho trovati a decine... gente capace come me di passare la notte con gli occhi sbarrati al soffitto dopo Tenerife, o di guardare con il groppo alla gola la figlia di Giuliano Fiorini, o piangere con Velia che canta dentro lo Stadio  "su c'è Ardarello che ce sta a guarda'..."

Ma anche capace di ragionare, di restare svegli, vigili sempre. Lucidi quasi a rasentare il disincanto.

A noi non ci è stato regalato mai niente. Quel (poco? tanto?) che abbiamo conquistato sul campo, solitamente l'abbiamo pagato molto caro. In termini di sofferenza, sia prima che dopo, di rabbia, di aggressioni e di pressioni ingiustificate e ingiustificabili. Se non addirittura di morti. Da Vincenzo a Gabriele, passando per Maestrelli, Luciano, Bob Lovati, Giorgio e quanti altri che oggi risiedono nella nostra memoria madre.

Non mi ritrovo più, non capisco. Succedono cose che attorno alla Lazio e al resto che non comprendo.

Me lo ripeto spesso, inutilmente: ma non è così importante, pensa alle cose serie!

Ma non posso, io tendo a cercare spiegazioni logiche e razionali per tutto. Cerco di risalire alle fonti, cerco di ricostruire qualsiasi vicenda, per quello che posso, per come posso. Dall'11 Settembre a Luana Englaro, dai Viet-Cong ai barconi del Mediterraneo, dalla mafia alla Lega, da JFK a Pier Paolo Pasolini. Mi ci impegno, leggo, cerco, mi informo, consulto. Mi lascio guidare, spesso, da menti più alte della mia, che seguo, condivido.

Sono stato un fedele e convinto lettore di La Repubblica (ma anche de La Stampa, saltuariamente del Corriere della Sera, anni fa persino del Messaggero) per oltre venticinque anni. Il quotidiano lo compravo tutti i giorni, me lo leggevo la sera, spesso me lo spizzavo ancora la mattina dopo. Non tutto, non avevo bisogno della cronaca, delle notizie, per quelle mille altre fonti riescono ad aggiornarti in tempo quasi reale. Avevo bisogno di approfondire, di capire e allora certi pezzi, specifici, particolari, profondi, mi servivano. Mi illuminavano, squarciavano i miei dubbi e mi davano la possibilità di trovare una chiave di lettura diversa, laterale, a mille singoli fatti.

Ho smesso, drasticamente di comprare prima e definitivamente di leggere poi, La Repubblica da circa tre anni.
E di conseguenza, per traslazione, ho smesso di leggere qualsiasi altro giornale. All'inizio ne ho un po' sofferto. Poi mi sono abituato, uno se vuole, da leggere e da informarsi e da approfondire lo trova lo stesso. Mille altri mezzi di comunicazione esistono, persino  per uno un poco "oldish" come sono io...

Fatti miei direte, giustamente.

Il dubbio più grande, più terribile, che mi ha portato a vergognarmi per non essermene accorto prima e a rinnegare quasi i miei anni precedenti quando pedissequamente seguivo quell'abitudine della lettura del quotidiano, è sorto attorno alla vicenda Stefano Mauri-Procura di Cremona (ma non solo…).  L’accanimento inspiegabile della Repubblica, specioso, continuo, aggressivo. Inusuale, ottuso, cattivissimo  (qualcuno ha fatto addirittura il nome di Enzo Tortora). Vabbè la storia la conosciamo fin troppo bene.

Questa ultima vicenda di Iodice, della telefonata carpita e tenuta nel cassetto per settimane, e fatta deflagrare a comando, pubblicandola proprio sul sito di La Repubblica, mi ha davvero disturbato. Mi ha offeso, mi ha schifato. Non nel merito della questione, su quello ci sono decine e decine di thread che ne sviscerano i significati, se ne potrebbe parlare e se ne parlerà ancora a lungo.

No, nel metodo.

Osceno, subdolo, perfido, brutto, di stampo inequivocabilmente para-mafioso.
 
Sono schifato e rattristato. So, ho piena coscienza del degrado inarrestabile di questo Paese, della reale struttura sociale e culturale di questo Paese allo sfacelo. Lo so, anche se non lo sopporto, non l’accetto.

Ma mi sento, personalmente inculato. Io, personalmente preso in giro per anni, fregato e contento, da “compagni di viaggio” falsi, e cattivi maestri.  Ai quali, gli uni e gli altri, di me e del mio interesse, della mia passione e della mia partecipazione (l’acquisto e la lettura del giornale), non fregava una grandiosa ceppa. Io ero, semplicemente un numero in più, una copia tirata e venduta in più. Chi mi dice oggi, chi mi garantisce che quelle loro furiose e convinte battaglie stampa del passato, combattute con “la forza della penna contro la forza delle armi” (Cit.), belle, vibranti, coinvolgenti, alle quali io ho spesso aderito con spontanea convinzione, anzi addirittura con spavalda partecipazione, non fossero che mere operazioni free-lance? lavori mercenari, con un committente più o meno oscuro, più o meno consapevole, che comunque ordinava? Chi mi dice che le evidenti “Linee Editoriali” di volta in volta assunte e portate avanti pervicacemente e con forza a volte inaudita (come ad esempio, questa chiarissima di oggi de La Repubblica anti-Claudio Lotito), non fossero studiate, concordate, imposte e programmate con scientifica pianificazione, prima?

E sempre, ripeto, con un committente, un Cliente, un “utilizzatore finale”, da soddisfare, da blandire, da ossequiare, da appoggiare, da leccare.

Ecco, per non essermene accorto prima, mi sento spudoratamente inculato, adesso. E il fatto di esser certo che io sono uno che quando chiudo chiudo, chiudo per sempre, non mi consola.


Re:Io, la Lazio, l'Italia, la stampa
« Risposta #1 il: 15 Feb 2015, 12:29 »
...

E' un post talmente bello che quasi si ha paura di insozzarlo, facendogli sopra un commento.
Grazie, Nanni.
Re:Io, la Lazio, l'Italia, la stampa
« Risposta #2 il: 15 Feb 2015, 12:31 »
Condivido.
Con l'indubbio vantaggio di non essere un amante tradito. Della purezza degli intenti di scalfari e dei suoi boys ho sempre diffidato. Sensazione personali, via via corroborate dai fatti.
Il metodo del "archivietto" per screditare l'avversario di turno rimanda direttamente, a voler essere benevoli, alle peggiori pratiche della prima repubblica. Proprio quella che i repubblichini (sper)giuravano di voler abbattere. Forse per prenderne il posto.

Offline cosmo

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Re:Io, la Lazio, l'Italia, la stampa
« Risposta #3 il: 15 Feb 2015, 12:34 »

Ma mi sento, personalmente inculato. Io, personalmente preso in giro per anni, fregato e contento, da “compagni di viaggio” falsi, e cattivi maestri.  Ai quali, gli uni e gli altri, di me e del mio interesse, della mia passione e della mia partecipazione (l’acquisto e la lettura del giornale), non fregava una grandiosa ceppa. Io ero, semplicemente un numero in più, una copia tirata e venduta in più. Chi mi dice oggi, chi mi garantisce che quelle loro furiose e convinte battaglie stampa del passato, combattute con “la forza della penna contro la forza delle armi” (Cit.), belle, vibranti, coinvolgenti, alle quali io ho spesso aderito con spontanea convinzione, anzi addirittura con spavalda partecipazione, non fossero che mere operazioni free-lance? lavori mercenari, con un committente più o meno oscuro, più o meno consapevole, che comunque ordinava? Chi mi dice che le evidenti “Linee Editoriali” di volta in volta assunte e portate avanti pervicacemente e con forza a volte inaudita (come ad esempio, questa chiarissima di oggi de La Repubblica anti-Claudio Lotito), non fossero studiate, concordate, imposte e programmate con scientifica pianificazione, prima?

E sempre, ripeto, con un committente, un Cliente, un “utilizzatore finale”, da soddisfare, da blandire, da ossequiare, da appoggiare, da leccare.

Ecco, per non essermene accorto prima, mi sento spudoratamente inculato, adesso. E il fatto di esser certo che io sono uno che quando chiudo chiudo, chiudo per sempre, non mi consola.

E' successo anche a me, paro paro. Con il caso Mauri è come se mi avessero dato la chiave della bottega degli orrori. Mi ci sono fato un giro dentro e ho capito perfettamente cosa è La Repubblica, il peggior giornale italiano, il più schifoso e in malafede. Peggio persino del Romanista che almeno era coerente con la spazzatura che pubblicava.
Per cui l'affaire Lotito-iodice non mi sorprende; mi disgusta ma è ancora solo un'altra pietanza di un menu che non finirà certo con la telefonata registrata e poi pubblicata ad orologeria.
Mi piace molto il tuo topic, Nanni, perché è profondamente laziale e profondamente civile.
Pasolini diceva che l'indignazione è un sentimento banale ma sono sicuro si riferisse all'indignazione scivolosa e baldracca a cui stiamo assistendo da tre giorni, non certo alla tua, alla mia, all'indignazione di migliaia di persone (sì, migliaia, non milioni, perché l'italia è il paese di Berlusconi e de La Repubblica: due facce della stessa medaglia falsa) che non possono più sentirsi rappresentati neppure da chi dovrebbe avere un codice etico e deontologico; da chi dovrebbe vigilare sulle notizie senza alterarle e senza essere al servizio di un committente.
Re:Io, la Lazio, l'Italia, la stampa
« Risposta #4 il: 15 Feb 2015, 12:34 »
Condivido ogni singola parola.
Grazie Nanni per il solito contributo di spessore.
Anche a me inizia a bruciare un po il culo, mediaticamente parlando.
E sto incazzato.

Offline Tarallo

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Re:Io, la Lazio, l'Italia, la stampa
« Risposta #5 il: 15 Feb 2015, 12:37 »
Condivido.
Con l'indubbio vantaggio di non essere un amante tradito. Della purezza degli intenti di scalfari e dei suoi boys ho sempre diffidato. Sensazione personali, via via corroborate dai fatti.
Il metodo del "archivietto" per screditare l'avversario di turno rimanda direttamente, a voler essere benevoli, alle peggiori pratiche della prima repubblica. Proprio quella che i repubblichini (sper)giuravano di voler abbattere. Forse per prenderne il posto.

Io invece Scalfari lo rispettavo. E mi piace pensare (ma corigetemi se sbalio) che questa deriva e' avvenuta suo malgrado, e non con la sua approvazione ne' tantomeno come sua indicazione. Una deriva che e' piu' figlia della cultura del paese (che repubblica, da leading paper, ha aiutato a plasmare) che non delle idee di un direttore o di un fondatore.

Altrimenti quoto il tuo post, anche se non saprei cosa sta accadendo ora perche'non lo leggo e non ci clicco piu' da circa tre anni (lo facevo ogni santo giorno).

Offline laziAle82

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Re:Io, la Lazio, l'Italia, la stampa
« Risposta #6 il: 15 Feb 2015, 12:41 »
Caro Nanni, un post meraviglioso.
Mi basta pensare, per trovarmi completamente d'accordo con te, all'affaire Curzio Maltese nei giorni immediatamente successivi alle elezioni europee. E a tutte le sue successive e conti e lezioni di etica e morale per provare uno schifo ancora più profondo e irrimediabile.

Offline mdfn

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Re:Io, la Lazio, l'Italia, la stampa
« Risposta #7 il: 15 Feb 2015, 12:47 »
Il discorso di Nanni potrei farlo mio. Ho vissuto la stessa delusione nei confronti della politica. Però una consolazione l'ho trovata: mi sento fregato, sì, ma almeno ho imparato qualcosa su di me, su quello che mi piace e su quello che non voglio faccia parte della mia vita. 

Offline Kappa

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2405
http://space.tin.it/scienza/decos
Re:Io, la Lazio, l'Italia, la stampa
« Risposta #8 il: 15 Feb 2015, 12:49 »
Io invece Scalfari lo rispettavo. E mi piace pensare (ma corigetemi se sbalio) che questa deriva e' avvenuta suo malgrado, e non con la sua approvazione ne' tantomeno come sua indicazione. Una deriva che e' piu' figlia della cultura del paese (che repubblica, da leading paper, ha aiutato a plasmare) che non delle idee di un direttore o di un fondatore.

Altrimenti quoto il tuo post, anche se non saprei cosa sta accadendo ora perche'non lo leggo e non ci clicco piu' da circa tre anni (lo facevo ogni santo giorno).
bellissimo post, mi piacerebbe sentirmi superiore dicendo a te (e Tarallo) che Repubblica è sempre stata questa. Scalfari ha una immagine eminente, ma, in pratica, questa Repubblica è figlia esatta del suo pensiero e del suo modo di fare giornalismo. Purtroppo, se non sono stato "fregato" da Repubblica, mille altri sono stati i miei canali informativi molto poco intellettualmente onesti che hanno fatto sì che avessi una opinione molto distorta della realtà. Vigilanza continua, critca e molteplicità delle fonti sono le nostre uniche ancore di salvezza. Purtroppo queste ci aiutano a formarci una opinione più onesta, ma che molte volte non coinciderà con quella della massa. D'altronde fare parte della minoranza pensante è parte dell'essere quello che siamo.

Offline m.m.

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Re:Io, la Lazio, l'Italia, la stampa
« Risposta #9 il: 15 Feb 2015, 13:01 »
Repubblica è una delle tante inculate prese nella vita, ha il non trascurabile pregio di essere tra le poche riconoscibili come tali.

Scrivi poco, nanni, ma intingi il pennino nel piombo.

Re:Io, la Lazio, l'Italia, la stampa
« Risposta #10 il: 15 Feb 2015, 13:03 »
Post meraviglioso che condivido appieno e che mi rende orgoglioso di appartenere a questa comunità dove la Lazio e' solo uno dei tanti fattori comuni che ci ha fatto scegliere di essere scozzesi in terra d'Inghilterra.
Anche io ho smesso di leggere repubblica da tempo, ogni tanto leggo il 24 ore e saltuariamente il corriere. Ma con il disincanto di chi sa che oramai l'informazione libera la puoi trovare forse sul post

Offline BomberMax

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19600
Re:Io, la Lazio, l'Italia, la stampa
« Risposta #11 il: 15 Feb 2015, 13:06 »
Bravo Nanni  hai descritto perfettamente  anche il mio stato d'animo

'race against the riomm'

Offline cocteau

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Re:Io, la Lazio, l'Italia, la stampa
« Risposta #12 il: 15 Feb 2015, 13:08 »
L'eccellenza su Lazionet. Grazie Nanni: parole, le tue, da tenersi strette. E anche se non condivido del tutto il risentimento in merito al caso Mauri, davvero non conta niente. La lazialita' e' questa, a certain kind of chemistry

Online Palo

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Re:Io, la Lazio, l'Italia, la stampa
« Risposta #13 il: 15 Feb 2015, 13:21 »
Già dai tempi della "guerra" a B. , che in linea di principio avrei potuto condividere da "tifoso" politico, mi rifiutavo di leggere Rep. Troppo fazioso e rancoroso come stile di giornalismo. Ho sempre preferito la pacatezza di via solferino e, saltuariamente, della Stampa. Ma ormai credo che tutta l'informazione uno se la deve costruire da solo, leggendo il leggibile (quindi no a Rep o simili) e formandomi a mia opinione per i cazzi miei.

Mi spiace per tutti gli amanti traditi da Scalfari & C.

Offline scintilla

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Re:Io, la Lazio, l'Italia, la stampa
« Risposta #14 il: 15 Feb 2015, 13:29 »
La libertà di stampa e la pluralità dell'informazione sono necessarie per dare voce agli spaccati della società.
Proprio per questo non ho mai creduto in generale all'imparzialità e all'indipendenza dei singoli giornali.
Per quelli che hanno grandi gruppi industriali alle spalle, poi, la libertà di stampa è diventata libertà di esercitare lobbismo e dossieraggio, di poter pagare le penne più raffinate per nascondere interessi biechi e particolari dietro a parole belle e universali.
Fra quest'ultimi Repubblica è indubbiamente il primo giornale d'Italia.

Offline eagle_73

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Re:Io, la Lazio, l'Italia, la stampa
« Risposta #15 il: 15 Feb 2015, 13:48 »
Je suis Lazio

Chapeau Nanni.

Offline arturo

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Re:Io, la Lazio, l'Italia, la stampa
« Risposta #16 il: 15 Feb 2015, 14:07 »
Ottimo Nanni,more solito.
Non sono mai stato un assiduo lettore di repubblica, lo era mio suocero, ed io, ogni tanto lo leggevo.
Smisi quando si presto` all`omicidio politico della sx italina.
Re:Io, la Lazio, l'Italia, la stampa
« Risposta #17 il: 15 Feb 2015, 14:30 »
bellissimo post, mi piacerebbe sentirmi superiore dicendo a te (e Tarallo) che Repubblica è sempre stata questa. Scalfari ha una immagine eminente, ma, in pratica, questa Repubblica è figlia esatta del suo pensiero e del suo modo di fare giornalismo. Purtroppo, se non sono stato "fregato" da Repubblica, mille altri sono stati i miei canali informativi molto poco intellettualmente onesti che hanno fatto sì che avessi una opinione molto distorta della realtà. Vigilanza continua, critca e molteplicità delle fonti sono le nostre uniche ancore di salvezza. Purtroppo queste ci aiutano a formarci una opinione più onesta, ma che molte volte non coinciderà con quella della massa. D'altronde fare parte della minoranza pensante è parte dell'essere quello che siamo.

ottimo Nanni as usual

quotone a Kappa

Offline reds1984

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Re:Io, la Lazio, l'Italia, la stampa
« Risposta #18 il: 15 Feb 2015, 14:44 »
Mi permetto una nota formale: il modo di scrivere di Nanni è semplicemente superbo, complimenti davvero. Vorrei menzionare però cosmo, con "l'indignazione baldracca e scivolosa" che mi ha fatto sobbalzare per la vividezza dell'immagine, per l'esattezza della rappresentazione.

Sono stato un lettore di Repubblica per anni, uso che ho abbandonato ai tempi di Mauri. Non per partigianeria, ma perché le informazioni offerte erano manipolate (troppe omissioni) e la mancanza di approfondimento mi ha colpito e deluso.
Mi ha fatto ripensare agli anni della mia indignazione contro Berlusconi e la sua politica, un'indignazione che ad un certo punto mi è parsa posticcia e quindi sporca


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Re:Io, la Lazio, l'Italia, la stampa
« Risposta #19 il: 15 Feb 2015, 14:47 »
Io ho finito con "Zingari a Formello".
Li ho capito il giochetto.
 

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