voglio tornare per un momento sulle inutili frasi a noi indirizzate dal miglior allenatore francese del 2013, ambitissimo premio sfilato niente meno che a rene' girard. in estrema sintesi, l'allenatore filosofo che cita cartesio che probabilmente cita un altro ha dichiarato che i festeggiamenti per la vittoria nel derby del 26 maggio e le celebrazioni al minuto 71 di ogni partita sono indice di una nostra scarsa ambizione, ricevendo il plauso della totalita' della platea giallorossa e anche di parte della platea biancoceleste. alcuni di noi, non si sa bene perche', l'hanno addirittura presa male.
il sinonimo migliore della parola ambizione che la mia mente riesce a partorire e' aspirazione. e' sia il desiderio di migliorare che il desiderio di grandezza; averli metaforicamente terminati non poteva che far planare il desiderio di migliorare, ed e' una reazione naturale per quanto non auspicabile, dovuto al fisiologico abbassamento della guardia successivo al raggiungimento di un obiettivo. il desiderio di grandezza invece mal si concilia con la dura realta', ma non credo che sia qualcosa che ci riguardi: e' quella cosa che ti fa inventare la stella d'argento o ti fa festeggiare prima del naturale evolversi del contropiede di cassano in un assist per pazzini, per citarne solo uno dei tanti. ambizione e festeggiamenti quindi vanno poco d'accordo, ma un conto e' festeggiare dopo aver raggiunto un traguardo, appunto, ambizioso, un conto e' festeggiare prima perdendo di vista l'obiettivo.
quello che ha detto garcia, in definitiva, e' che in questo momento la roma e' una squadra con molta ambizione, la lazio ne ha meno.
a mio avviso ha scoperto l'acqua calda: e' evidente che sia cosi'. da sempre. l'ambizione e' l'ultimo rifugio del fallito, diceva oscar wilde, e quando si tratta di fallimenti dall'altra parte del tevere c'e' l'eccellenza mondiale in materia. e questo spiega anche il motivo per il quale l'ultimo arrivato e' costretto fin da subito ad utilizzarci come metro di paragone: ricordo che a neanche un mese dalla firma come allenatore della roma ed a meno di due dal derby, e quindi praticamente alla prima uscita pubblica, garcia inizio' il suo rapporto con l'ambiente dicendo "chi contesta e' della lazio". siamo il loro metro di paragone e non puo' essere che cosi', visto che siamo qui da ventisette anni prima.
lasciando perdere i cazzeggi di un povero cristo obbligato dal sistema a farsi voler bene e parlando di cio' che ci compete, non possiamo che constatare l'ovvio malumore che inizia a serpeggiare per i risultati non esaltanti della lazio - e in parte anche per i risultati positivi sull'altra sponda. e' evidente che nessuno di noi e' contento della situazione di stallo nella quale ci troviamo, della preoccupante involuzione del gioco [a dir la verita' molto involuto da piu' o meno l'inizio del 2013] e del deciso e continuo calo del rendimento di alcuni calciatori fondamentali. ovvio che dobbiamo avere l'ambizione -appunto- di migliorare, non ce lo deve venire a dire the warm water inventor mister garcia. ma siccome percepisco da piu' parti un venticello leggero e sempre piu' insistente, dico chiaramente che non dobbiamo cadere nel tranello di pensare, e neanche di venire sfiorati dal sospetto, che tutto quello che ci sta capitando ora [che tra l'altro, per quanto preoccupante, non mi sembra drammatico] sia a causa di quel ventisei maggio, e che quasi quasi sarebbe stato meglio un altro risultato.
col cazzo.
col cazzo.
col cazzo.