resterà, per sempre, uno degli anni più importanti nella storia del calcio capitolino
resterà, per sempre, l'anno in cui i fatti, duramente, irreversibilmente, hanno preso il posto delle favole
non illudetevi, non c'è gioco di prestigio che possa, non cancellarne, ma neanche offuscarne, la memoria. e la portata
il vostro silenzio, complice e scandaloso, sulle (non)motivazioni della condanna di stefano mauri - non una sola firma, in tutta la stampa romana, che abbia avuto il coraggio di mettere a nudo l'inconsistenza assoluta di quelle righe, partorite per di più con quaranta giorni di ritardo! ma non vi vergognate? - non sono causa di alcun sconforto. al contrario, contribuiscono a nutrire il nostro orgoglio e la nostra rabbia
il rimescolio continuo, quotidiano, assillante, sulla "crisi della Lazio", sulla "mediocrità della Lazio", sull'eterno presente di una squadra, la nostra, raccontata senza un futuro, a fronte, invece, della esaltazione furiosa del nulla altrui, della celebrazione, pagina dopo pagina, riga dopo riga, dei record più fantasiosi, di impalpabili ed evanescenti scudetti autunnali, di palloni d'oro più prossimi all'incubo ormai che non al sogno, ecco, pensate veramente che tutto questo possa, anche minimamente, scalfire la nostra gioia? di più, la nostra consapevolezza?
tanto tramestio, sappiatelo, accresce, non cancella. tutto questo agitarsi non fa altro che illuminare e stagliare con nitore crescente quel gol (alla resa dei conti non ne servono tanti di gol, ne basta uno, uno solo), quella vittoria ("dieci vittorie, per te, posson bastare..."?), quella festa, quelle feste
l'Anno Domini 2013, non dimenticatelo, nella storia del calcio romano, resterà per sempre l'anno della Lazio. e dei laziali