la strategia - economica, politica, tecnica, comunicativa - della Lazio, per chi vuole vederla, è sempre più chiara. non c'è nessun pauperismo alla sua base; c'è piuttosto la definizione progressiva di percorsi autonomi, originali e a loro modo - chiedendo scusa per la riproposizione di una immagine usata da un personaggio oltremodo sgradevole quando motivò la scelta di luis enrique - "incontaminati". chi pensa e scrive, per intenderci, che la Lazio sceglie petkovic per risparmiare sull'ingaggio è completamente fuori strada. non perché non sia vero che la Lazio pone sempre il rispetto rigoroso del bilancio al centro delle sua scelte, ma perché dimentica, o fa finta di dimenticare, che nella attuale congiuntura del calcio italiano di allenatori a basso costo disposti ad accomodarsi sulla panchina biancocelste ce n'è a bizzeffe (dai del neri ai gasperini, dai montella ai sannino, per non parlare dei pea, dei grecucci o dei bergodi)
petkovic marca con risalto e spessore la volontà di questa Lazio di abbandonare quanto più possibile le vie, le strade, i sentieri che mappano il calcio italiano. questa inversione di rotta - chiamiamola così - in qualche modo si era già avuta, dopo la gaffe di ballardini, con il "ripescaggio" nelle coste croate di edy reja, un vecchio bucaniere ormai costretto all'abbandono nel calcio di quarta fascia. solo che reja era straconosciuto ed è stato facile classificare, molto a torto però, la sua scelta nel segno della continuità. con petkovic invece nessuna continuità è possibile, il salto nel vuoto (il vuoto cognitivo di chi racconta il calcio, sia chiaro) è totale, il gioco al buio è inequivocabile. ma, va ribadito, non è affto una novità. perché prima ancora dell'arrivo di reja, c'era stata la scelta di affidare la direzione tecnico-sportiva della società a igli tare
ecco, igli tare - il bodyguard albanese, come è affettuosamente chiamato il ds/dt della Lazio dagli onniscenti opinion makers di parte laziale - è stato il punto di svolta più significativo della "nuova" Lazio. sottopvalutato o totalmente non compreso (ma perché sorprendersi!?). non un marino o un corvino, non un sabatini o un leonardi: a modulare le opzioni e a scandagliare i mercati viene posta la figura poco o punto italiana di tare, praticamente un estraneo alla tradizione del nostro fare calcio, un profilo consono invece all'Europa e a un fare calcio nell'Europa post '89
come non vedere la continuità, nel profilo culturale e calcistico appunto, tra igli tare e vladimir petkovic? e come non cogliere il nesso tra questa identità sempre meno italiana e sempre più europea/internazionale (con reja restava l'equivoco gioco italiano giocatori internazionali, ora probabilmente salterà anche questo) della Lazio, con l'afasia, se non addirittura l'incomunicabilità, tra la società biancoceleste e tutta la struttura burocratico amministrativa del calcio italiano? dalla giustizia sportiva al coni, dai sistemi normativi al mercato, dalle forme contrattuali alla lega, dalla figc al sindacato calciatori, non c'è capitolo che si trasformi in tema di conflitto, in problema, in scontro
anche qui, il carattere puntiglioso e l'goncentrismo del presidente della Lazio - aspetti su cui tanti amano mitizzare - non sono affatto il centro della questione. a confliggere sono visioni e interessi che si vanno facendo sempre meno compatibili. il passaggio ultimo di questo percorso lo possiamo leggere in quesllo che accade sul piano della comunicazione. fino a ieri, possiamo dire che la Lazio era raccontata poco e soprattutto che era raccontata male, secondo logiche subalterne a interessi estranei e ostili a quelli biancocelesti. oggi, pur restando vero tutto questo, c'è la scelta, esplicita, persino ostinata, della Lazio di non volersi far raccontare dai media tradizionali. la Lazio non dice più nulla ai giornali sportivi italiani, alle pagine sportive dei quotidiani italiani, ai network locali e nazionali. a tutti costoro la Lazio comunica, diciamo così, il minimo sindacale, ma soprattutto si mostra beatamente indifferente a quello che tutti costoro scrivono o dicono su di essa. ma non di trascuratezza si tratta, di indifferenza o peggio ancora di impotenza. anche qui è evidente il segno di una scelta. il futuro è tracciato, si chiama Laziostyle, in televisione, per radio, sul web
seguiremo con attenzione l'evoluzione di questi processi. con la speranza che questa scelta potente di autonomia - finora sicuramente premiata o premiante, a giudicare dai risultati - non degeneri in una tristissima vicenda marcata dall'autismo. la strada è aperta, le idee sono chiare: per quanto ci riguarda, nel futuro della Lazio ci piacerebbero le cavalcate travolgenti del borussia dortmund, non il ritorno alle frustrazioni monosillabiche della Lazio della prima metà degli anni ottanta. siamo sicuri di non essere i soli a pensarla così
:clap: :clap: :clap:
E' un quadro molto interessante, che si basa sulle osservazioni dei fatti ma non e', e non potrebbe essere, corroborato da conferme interne alla societa'. E' probabile che la realta' sia cosi'.
Il Laziale, al quale interessa Vincere ma ancora di piu' Essere, si trova pero' schiacciato tra le promessa di un futuro di gloria ribelle e un presente in cui si teme, quotidianamente, di rimanere schiacciati dal peso delle scarpe di cemento che i poteri del calcio sembrano volerci preparare un giorno si e l'altro pure.
Cioe' se io incontro Lotito e lui mi guarda negli occhi, dopo una tirata intensissima di sigaretta (ok non fuma, bear with me), esala alla Manuel Fantoni e mi dice, voce profonda alla Barry White "Carle'..... guardami negli occhi. Te lo dico adesso e non lo ripetero': F I D A T E", beh me sentirei un attimo meglio.
Ma io non magno tranquillissimo, ecco.
Poi le scelte alla Petkovic hanno tutto il mio supporto da Don Quixote mancato, ma Mourinho (che ovviamente va contro le premesse di fair play finanziario che facevi tu all'inizio) me farebbe sta un attimino piu' tranquillo. NON dal punto di vista tecnico-tattico, mi ci gioco le palle. Dal punto di vista di avere un chihuahua o un mastino davanti alla porta mentre dormo, ecco.
Petrucci e Palazzi, in tutta la loro insignificante viscidezza, a me un po' paura la fanno.
Mi accodo completamente all'analisi di aquilante.
Di rara intelligenza, ogni parola in più sarebbe fuori posto.
Citazione di: Tarallo il 17 Giu 2012, 14:21
Poi le scelte alla Petkovic hanno tutto il mio supporto da Don Quixote mancato, ma Mourinho (che ovviamente va contro le premesse di fair play finanziario che facevi tu all'inizio) me farebbe sta un attimino piu' tranquillo. NON dal punto di vista tecnico-tattico, mi ci gioco le palle. Dal punto di vista di avere un chihuahua o un mastino davanti alla porta mentre dormo, ecco.
Petrucci e Palazzi, in tutta la loro insignificante viscidezza, a me un po' paura la fanno.
Potremmo averci Hulk che gioca a tresette con la Cosa, mentre la Batmobile gira intorno al palazzo e Superman controlla dall'alto. Mourinho o Petkovic, non sto comunque tranquillo...
si, concordo sulla rottura di una prassi sclerotizzta nel segno forte di una discontinuità....e credo possa essere anche un elemento di forza, perchè rompe uno schema, provinciale, dove la decifrazione della realtà è più facile e scontata, dove i rapporti di forza sono sanciti e immutabili
mi permetto di dare nerbo alla discussione dissentendo.
il post propone un'analisi ideologica, in cui i fatti sono piegati a delle considerazioni posticce.
la Lazio non sa comunicare?
scelta.
igli tare?
scelta di rottura.
petkovic?
scelta di rottura, quasi culturale (brividi, pensando all'hombre vertical asturiano), in salsa mittleuropea, che fa anche tanto chic.
la tirata è condita anche da forzature blandamente ridicole: reja è stato preso nel disperato tentativo di salvare una squadra sull'orlo del baratro, unico tecnico con un curriculum non patetico disponibile a gennaio.
è molto divertente alambiccarsi con teorie che agganciano fatti disconnessi e legittimino un modus operandi nobilitandolo con un profilo europeo, culturale: la proposizione di una weltanschauung laziale.
forse sarebbe il caso di rispolverare il rasoio di occam
Citazione di: GuyMontag il 17 Giu 2012, 14:25
non sto comunque tranquillo...
Ogni strappo alle regole consuete ed abitudinarie rappresenta un salto nel buio
Ogni salto nel buio fa dissolvere la tranquillità e le certezze per il futuro
In questi casi l'unica opzione percorribile è sperare che vada tutto per il meglio, o almeno si limitino i danni
Oggi si sa'... la roma alla fine non ha preso montella perche' l'ex centravanti aveva delle... "pretese" ! Pretendeva, udite udite... di avere voce nel mercato !
Anch'io sono convinto che petkovic non sia stato preso per risparmiare sull'ingaggio.. c'erano anche altri italiani che potevano valere piu' o meno gli stessi soldi... un gasperini o un del neri pero' (tanto per fare due esempi) avrebbero sicuramente voluto avere voce in capito sulla costruzione della squadra.. perche' sicuramente pretenderanno di conoscere il calcio italiano meglio di tare. Io la vedo in questa ottica, petkovic difficilmente potra' mettere bocca sul mercato e questa, invece, dovra' essere in tutto e per tutto la squadra di tare... quest'anno l'albanese, secondo me si giochera la sua carta e vedremo quanto vale come DS!
Citazione di: borgorosso il 17 Giu 2012, 14:48
forse sarebbe il caso di rispolverare il rasoio di occam
Attenzione: secondo il rasoio di Occam anche ripetere fino alla nausea che ogni mossa e' figlia dell'incompetenza, della tirchieria, del romanismo (uno a scelta o tutti insieme) del Presidente non e' ipotesi sufficiente e necessaria ad arrestare il dibattito.
Anzi: presumere che ogni mossa sia dovuta a una strategia (in questo caso pan-europea a antisistema) e' piu' logico che sospettare totale improvvisazione a ogni pie' sospinto. Perche'? I risultati. Sono buoni e parlano in favore della competenza.
Chi confonde incompetenza con antipatia (senza arrivare ai devi morire) commette un errore che il Ockham non accetterebbe.
Ma i risultati nell'ambito della "comunicazione" (sarebbe poi il caso di definirlo, 'sto ambito) non sono buoni affatto, Tara'.
Citazione di: Baldrick il 17 Giu 2012, 15:28
Ma i risultati nell'ambito della "comunicazione" (sarebbe poi il caso di definirlo, 'sto ambito) non sono buoni affatto, Tara'.
mettere sullo stesso piano la comunicazione della Lazio con l'informazione sulla Lazio è sbagliato ,
un esempio elementare è quello sul dato delle presenze allo stadio , chissà perchè ci manca sempre qualche migliaio di spettatori .
Citazione di: Baldrick il 17 Giu 2012, 15:28
Ma i risultati nell'ambito della "comunicazione" (sarebbe poi il caso di definirlo, 'sto ambito) non sono buoni affatto, Tara'.
La comunicazione e' un disastro, e secondo me lo e' perche' non ne siamo i proprietari (in senso lato).
Quindi due vie: o ne usciamo, come dice aquilante, o intraprendiamo la lunga e tortuosa strada del lobbying, delle infiltrazioni, del leccaculismo, perche' no del do ut des.
La scelta puo' essere spinta da ideologia o da necessita'. O da entrambe: per me la Lazio di
impossessarsi dei media (che e' l'unico modo per avere finalmente un trattamento decente) e' incapace fisiologicamente.
Citazione di: Tarallo il 17 Giu 2012, 15:22
Può esistere una via di mezzo, però.
Non necessariamente tutte le mosse della Lazio sono state determinate da una chiara linea-guida (non chiamiamola progetto, per carità). Aquilante vi identifica un pattern comune, laddove ad esempio per le scelte di Tare e Reja faccio fatica a trovare una connessione.
Però il percorso mi sembra quello. Disinteresse nei confronti della comunicazione SULLA Lazio, tentativo di svincolarsi dalle pastoie di questo italico sottobosco, dove (come faceva giustamente notare alteadler) i pacta tutto sono tranne che servanda, cercando di far passare un messaggio di coerenza, anche a costo di rimetterci. Come nel caso Pandev. Però - almeno per coloro che non sono tormentati da lotito devi morire - è comunque un messaggio nel senso di un rapporto società-giocatori più pulito, dove i ricatti e i giochi dei procuratori non pagano o - se pagano, con la complicità delle istituzioni - fanno comunque capire che queste cose, qui, non attecchiscono.
Lotito è stato perculato all'infinito sul discorso della moralizzazione. Il moralizzatore è diventata una macchietta. Ma la Lazio è andata avanti su questa linea. Una linea di coerenza che - tra l'altro - includeva il rifiuto di un malcostume tutto italico alla Moratti, alla Cellino o alla Zamparini del cambio di allenatore al minimo stormir di fronde. L'avrà fatto per non pagare due stipendi, chi lo sa, ma intanto da parte della società c'è sempre stata una difesa chiara ed inequivocabile contro i mal di pancia degli spogliatoi. Questi giochi, qui, non si fanno.
Del rapporto con le istituzioni, ben sappiamo, per anni la dirigenza ha parlato di stadio di proprietà, salvo trovarsi bastoni tra le ruote in ogni modo, e poi stranamente si trova sotto un bieco ricatto da parte delle istituzioni sportive, che si comportano come il più sordido dei bagarini (che - almeno - rischiano in proprio).
La linea di questa società, quindi, mi sembra chiara, anche se costellata di errori, valutazioni errate, nonché talvolta messa in ombra dall'ego straripante e macchiettistico del presidente. Lo dico qui ed ora, la campagna di acquisti di gennaio era sbagliata. E il gol di Turone era bòno.
Data la linea, la scelta autarchica è consequenziale. L'allenatore in Svizzera, giocatori da Francia, Germania, Turchia. E - su tutto - la beata indifferenza per la melma mediatica che infetta il calcio nostrano.
Devo dire la mia? Continuate così, fregatevene dei nemici fuori e dentro il fortino. C'mon Lazio, allez les bleus...
Citazione di: GuyMontag il 17 Giu 2012, 16:11
E - su tutto - la beata indifferenza per la melma mediatica che infetta il calcio nostrano.
Devo dire la mia? Continuate così, fregatevene dei nemici fuori e dentro il fortino. C'mon Lazio, allez les bleus...
Mi pare che questo sia il punto centrale.
OK, lasciamo perdere le cause - diciamo anche che e' una scelta strategica. Indifferenza.
Alcuni di noi temono che il fortino ci crolli addosso e famo la fine der sorcio.
Citazione di: Tarallo il 17 Giu 2012, 16:14
Mi pare che questo sia il punto centrale.
OK, lasciamo perdere le cause - diciamo anche che e' una scelta strategica. Indifferenza.
Alcuni di noi temono che il fortino ci crolli addosso e famo la fine der sorcio.
Per me se il fortino ci crolla addosso non dipende dalle scelte strategiche della società.
Vedo gli orchetti Petrucci e Palazzi che minano il Fosso di Helm.
Alla fine però vinciamo. Chi sarà il nostro Gandalf?
io non credo affatto che sia tutto sbagliato o frutto di insipienza.
tutti noi seguiamo il calcio da qualche annetto, ahimè (per non dite ohibò, oppure caz.zo sto a invecchià).
il calcio, più della stragrande maggioranza delle aziende, vive di risultato immediato.
se ballardini ti porta in serie b, sei costretto a cambiarlo. non puoi attendere che un prodotto attecchisca e diventi di consumo nel giro di qualche anno: se le cose vanno male si cambia, ed anche alla svelta.
questo preambolo semplicemente per dire che cercare un minimo comune denominatore tra rossi, ballardini reja e petkovic non è impresa improba, è semplicemente una suggestione. la volontà di veicolare in primis a sè stessi e poi all'esterno l'immagine di una Lazio donchisciottesca, con quel pizzico di contro cultura alla bregovic che fa tanto chic.
se senti il famoso scalpiccio di zoccoli in centro a roma è più facile che sia un cavallo piuttosto che una zebra o una renna.
lotito fa affari dove è più conveniente per la ss Lazio, non ne fa una questione antisistemica.
parlare poi dei giochetti dei procuratori è grottesco. l'affaire zarate e cruzado è dell'altro ieri.
il presidente fa parte di questo sistema, del sistema calcio e delle dinamiche opache di questo paese.
sappiamo tutti come ha fatto i soldi lotito, non stiamo qui a raccontarcela.
un imprenditore che vive di commesse pubbliche che cerca di distinguere la Lazio dal mondo crudele e truffaldino del calcio. abbiate pietà, non è questione di bene e male, di bianco e nero.
lotito fa quello che puó, a volte bene, a volte male.
ma lasciamo che della Mitteleuropa se ne occupino a berlino.
Citazione di: aquilante il 17 Giu 2012, 13:38
la strategia - economica, politica, tecnica, comunicativa - della Lazio, per chi vuole vederla, è sempre più chiara. non c'è nessun pauperismo alla sua base; c'è piuttosto la definizione progressiva di percorsi autonomi, originali e a loro modo - chiedendo scusa per la riproposizione di una immagine usata da un personaggio oltremodo sgradevole quando motivò la scelta di luis enrique - "incontaminati". chi pensa e scrive, per intenderci, che la Lazio sceglie petkovic per risparmiare sull'ingaggio è completamente fuori strada. non perché non sia vero che la Lazio pone sempre il rispetto rigoroso del bilancio al centro delle sua scelte, ma perché dimentica, o fa finta di dimenticare, che nella attuale congiuntura del calcio italiano di allenatori a basso costo disposti ad accomodarsi sulla panchina biancocelste ce n'è a bizzeffe (dai del neri ai gasperini, dai montella ai sannino, per non parlare dei pea, dei grecucci o dei bergodi)
petkovic marca con risalto e spessore la volontà di questa Lazio di abbandonare quanto più possibile le vie, le strade, i sentieri che mappano il calcio italiano. questa inversione di rotta - chiamiamola così - in qualche modo si era già avuta, dopo la gaffe di ballardini, con il "ripescaggio" nelle coste croate di edy reja, un vecchio bucaniere ormai costretto all'abbandono nel calcio di quarta fascia. solo che reja era straconosciuto ed è stato facile classificare, molto a torto però, la sua scelta nel segno della continuità. con petkovic invece nessuna continuità è possibile, il salto nel vuoto (il vuoto cognitivo di chi racconta il calcio, sia chiaro) è totale, il gioco al buio è inequivocabile. ma, va ribadito, non è affto una novità. perché prima ancora dell'arrivo di reja, c'era stata la scelta di affidare la direzione tecnico-sportiva della società a igli tare
ecco, igli tare - il bodyguard albanese, come è affettuosamente chiamato il ds/dt della Lazio dagli onniscenti opinion makers di parte laziale - è stato il punto di svolta più significativo della "nuova" Lazio. sottopvalutato o totalmente non compreso (ma perché sorprendersi!?). non un marino o un corvino, non un sabatini o un leonardi: a modulare le opzioni e a scandagliare i mercati viene posta la figura poco o punto italiana di tare, praticamente un estraneo alla tradizione del nostro fare calcio, un profilo consono invece all'Europa e a un fare calcio nell'Europa post '89
come non vedere la continuità, nel profilo culturale e calcistico appunto, tra igli tare e vladimir petkovic? e come non cogliere il nesso tra questa identità sempre meno italiana e sempre più europea/internazionale (con reja restava l'equivoco gioco italiano giocatori internazionali, ora probabilmente salterà anche questo) della Lazio, con l'afasia, se non addirittura l'incomunicabilità, tra la società biancoceleste e tutta la struttura burocratico amministrativa del calcio italiano? dalla giustizia sportiva al coni, dai sistemi normativi al mercato, dalle forme contrattuali alla lega, dalla figc al sindacato calciatori, non c'è capitolo che si trasformi in tema di conflitto, in problema, in scontro
anche qui, il carattere puntiglioso e l'goncentrismo del presidente della Lazio - aspetti su cui tanti amano mitizzare - non sono affatto il centro della questione. a confliggere sono visioni e interessi che si vanno facendo sempre meno compatibili. il passaggio ultimo di questo percorso lo possiamo leggere in quesllo che accade sul piano della comunicazione. fino a ieri, possiamo dire che la Lazio era raccontata poco e soprattutto che era raccontata male, secondo logiche subalterne a interessi estranei e ostili a quelli biancocelesti. oggi, pur restando vero tutto questo, c'è la scelta, esplicita, persino ostinata, della Lazio di non volersi far raccontare dai media tradizionali. la Lazio non dice più nulla ai giornali sportivi italiani, alle pagine sportive dei quotidiani italiani, ai network locali e nazionali. a tutti costoro la Lazio comunica, diciamo così, il minimo sindacale, ma soprattutto si mostra beatamente indifferente a quello che tutti costoro scrivono o dicono su di essa. ma non di trascuratezza si tratta, di indifferenza o peggio ancora di impotenza. anche qui è evidente il segno di una scelta. il futuro è tracciato, si chiama Laziostyle, in televisione, per radio, sul web
seguiremo con attenzione l'evoluzione di questi processi. con la speranza che questa scelta potente di autonomia - finora sicuramente premiata o premiante, a giudicare dai risultati - non degeneri in una tristissima vicenda marcata dall'autismo. la strada è aperta, le idee sono chiare: per quanto ci riguarda, nel futuro della Lazio ci piacerebbero le cavalcate travolgenti del borussia dortmund, non il ritorno alle frustrazioni monosillabiche della Lazio della prima metà degli anni ottanta. siamo sicuri di non essere i soli a pensarla così
L'analisi è perfetta, ma bisogna aggiungere il motivo per il quale la Società ha deciso di optare per l'autonomia politica, tecnica, economica e comunicativa: non ricevendo appoggi, approvazioni e consensi dalle istituzioni, dai media, dagli stessi comunicatori laziali e dai personaggi famosi di fede biancoazzurra, ha deciso di viaggiare da sola con l'obiettivo di salire sempre più in alto e, così facendo, far felici i veri, puri, semplici, disinteressati TIFOSI DELLA LAZIO, quelli che vanno allo stadio per tifare e sperare di veder vincere la propria squadra (come tutti i tifosi normali, d'altronde.....) e per rendere ridicoli e far zittire tutti coloro che criticano la Società, qualunque cosa faccia!
bellissimo topic.
la cosa bella del calcio è che se ne può parlare tanto, tantissimo...ma poi tutto verte sul risultato del campo: pensieri, congetture, previsioni e post-visioni.
spero che questa linea societaria si riveli vincente sul campo, perchè purtoppo (o per fortuna) funziona così: fai una scelta rischiosa? se ci azzecchi sei un fenomeno, se la sbagli sei stato un [...].
Forza Lazio
L'analisi di Aquilante che condivido, e` il tipico esempio di chi invece di guardare il dito, giustamente guarda la luna. Poi spero vivamente che i risultati futuri confermino sul campo le sue affermazioni.
Dunque se la rappresentazione della SSLazio non piace alla dirigenza allora si prova con una rappresentazione autoprodotta, senza tener conto dei rischi di autoreferenzialità.
A me sembra la sindrome della strega di Cenerentola che si guarda allo specchio chiedendo conferme.
La vera sfida di una soceit àdi calcio, che si nutre di comunicazione è di scendere nell'agone e misurarsi con le proprie forze contro le soverchianti forze della informazione, della comunicazione e dell'opionione pubblica.
Un partito per vincere le elezioni non si compra i giornali perché ciò è impossibile (in uno stato democratico e libero). Utilizza linguaggi, simboli e messaggi capaci di arrivare a tutti.
Citazione di: fish_mark il 18 Giu 2012, 09:40
Dunque se la rappresentazione della SSLazio non piace alla dirigenza allora si prova con una rappresentazione autoprodotta, senza tener conto dei rischi di autoreferenzialità.
A me sembra la sindrome della strega di Cenerentola che si guarda allo specchio chiedendo conferme.
La vera sfida di una soceit àdi calcio, che si nutre di comunicazione è di scendere nell'agone e misurarsi con le proprie forze contro le soverchianti forze della informazione, della comunicazione e dell'opionione pubblica.
Un partito per vincere le elezioni non si compra i giornali perché ciò è impossibile (in uno stato democratico e libero). Utilizza linguaggi, simboli e messaggi capaci di arrivare a tutti.
la tecnica di Custer??? Forse si, ma con un minor spreco di munizioni. Bah. Sò solo che, al momento, le strategie della Lazio hanno visto incrementare vertiginosamente le quotazioni di un DS che bene, anzi benissimo, s'è adattato al profilo gestionale e alle tasche della proprietà, guadagnando, credo, una libertà di manovra che Lotito non aveva forse mai dato nemmeno all'attuale Guru sabatini.
E poi diciamola tutta, questa gestione in un calcio sostanzialmente decadente e per cio perdente, basta e avanza.
Anch'io ho avuto la sensazione netta che la Lazio volesse percorrere sempre e comunque strade alternative, marcare una distanza non solo con quello che è stato, ma soprattutto con quello che gli altri si aspetterebbero essere.
Sarebbe stato così facile chiamare un Guido De Angelis qualunque alla guida del nuovo giornale, mettere qualche firma di prestigio nella voce ufficiale della società, mell'ufficio stampa, magari alla radio, così, tanto per avere un nemico in meno fuori dal fortino.
Invece si è percorsa la strada alternativa. Io credo che sia una scelta, perchè non può essere frutto di incapacità, dacchè raramente è la strada più facile da percorrere: a un Beppe Signori ds si sarebbero perdonati errori di mercato molto più facilemente che a un Igli Tare qualsiasi.
Quello che mi lascia perplesso però sono i risultati: riconosco che si tratta di una strategia, ma è la strategia migliore per fare il bene della Lazio? Quanti anni ci si può isolare nel fortino prima di uscire e vedere se ci sono sopravvissuti?
Citazione di: arkham il 18 Giu 2012, 10:43
Quello che mi lascia perplesso però sono i risultati: riconosco che si tratta di una strategia, ma è la strategia migliore per fare il bene della Lazio? Quanti anni ci si può isolare nel fortino prima di uscire e vedere se ci sono sopravvissuti?
I risultati sportivi di questo presidente non sono da buttare, anzi. Ma il clima e i passaggi storici in cui sono maturati inducono pioù di qualche riflessione. Si sono vinti due trofei inc ondizioni eccezionali di sovraeccitazione mediatica, con una squadra che prima fa vedere di cosa è capace e poi viene "intelligentemente" e " smontata.
Poi si riparte daccapo, dopo aver visto il baratro aprirsi davanti a sè, con due campionati a dir poco dignitosi, con possibili sogni che però svaniscono sul filo di lana, forse per il braccetto del tennista, forse per incapacità, forse per scarsa voglia di sferrare il colpo di reni decisivo.
Rinchiudersi però nella bambagia di una comunicazione autoprodotta non risolve affatto il problema del rapporto con i media perhcé ne dà una rapresentazione solo parziale non riuscendo peraltro ad arrivare a tutti i tifosi.
Snellire al massimo la struttura societaria rende rigida la risposta che si deve ai mille problemi e alle mille occasioni che quotidianamente affronta una società che fattura poco meno di 100 milioni di euro.
Insomma, la sensazione che "se si applicasse di più e meglio" è fortissima.
Nei "risultati" poi, non possono essere inseriti solo quelli ottenuti sul campo, che certo sono quelli principali, ma anche altri fattori.
L'appeal della società ad esempio, è in forte calo.
Pochi abbonamenti, pochissimi se rapportati al valore della squadra effettivamente discreto. Non so quanto venda la rivista ufficiale (anche se non credo che ciò incida sul Bilancio Lazio, essendo di proprietà di una società satellite), ma certo il marchandaising va maluccio. E non certo, o non solo, "perchè mancano i negozi al centro".
Qui ad allontanarsi dalla Lazio non è solo qualche istrione che s'è visto portar via la pagnotta, ma anche il tifoso che i soldi alla Lazio glieli ha sempre dati, ma a Lotito non glieli vuole dare.
Se ci nascondiamo dietro la propaganda interessata facciamo troppo facilmente il gioco di Lotito: se questa trova terreno fertile in chi non avrebbe alcun interesse a sostenerla, un motivo ci dovrà pur essere.
Personalmente criticavo Lotito quando non dotava la società della minima professionalità tecnica, ma dopo l'arrivo di Martino e successivamente di Osti non avevo più motivo di dargli addosso, dal moento che era evidente che cercasse di fare la minestra con il meglio che ci fosse in casa.
La scelta di Mimmo Caso fu dilettantistica, quella di Ballardini certamente no, anche se non pagò.
Insomma, a me sembra che da anni ormai la Lazio si comporti effettivamente come qualunque altra squadra di serie A, talvolta con risultati migliori delle altre. Eppure Lotito se ne deve annà. Lo dicono tutti, mica solo i prezzolati e i disamorati. Perchè?
Forse perchè, e qui torno in topic, questa società ha perseguito l'isolazionismo facendo si che venga percepita come cosa "altra" rispetto alla Lazio ultracentenaria?Ci volevano 'du calle?
Citazione di: Tarallo il 17 Giu 2012, 15:22
Attenzione: secondo il rasoio di Occam anche ripetere fino alla nausea che ogni mossa e' figlia dell'incompetenza, della tirchieria, del romanismo (uno a scelta o tutti insieme) del Presidente non e' ipotesi sufficiente e necessaria ad arrestare il dibattito.
Anzi: presumere che ogni mossa sia dovuta a una strategia (in questo caso pan-europea a antisistema) e' piu' logico che sospettare totale improvvisazione a ogni pie' sospinto. Perche'? I risultati. Sono buoni e parlano in favore della competenza.
Chi confonde incompetenza con antipatia (senza arrivare ai devi morire) commette un errore che il Ockham non accetterebbe.
Che poi il rasoio, se non lo si usa a dovere, taglia profondo
Citazione di: borgorosso il 17 Giu 2012, 19:53
se senti il famoso scalpiccio di zoccoli in centro a roma è più facile che sia un cavallo piuttosto che una zebra o una renna.
lotito fa affari dove è più conveniente per la ss Lazio, non ne fa una questione antisistemica.
parlare poi dei giochetti dei procuratori è grottesco. l'affaire zarate e cruzado è dell'altro ieri.
il presidente fa parte di questo sistema, del sistema calcio e delle dinamiche opache di questo paese.
sappiamo tutti come ha fatto i soldi lotito, non stiamo qui a raccontarcela.
un imprenditore che vive di commesse pubbliche che cerca di distinguere la Lazio dal mondo crudele e truffaldino del calcio. abbiate pietà, non è questione di bene e male, di bianco e nero.
lotito fa quello che puó, a volte bene, a volte male.
ma lasciamo che della Mitteleuropa se ne occupino a berlino.
ti quoto.
daltronde è solito proiettare sulla Lazio ciò che ognuno vuole vedere, sia in macro bene, sia in macro male.
la relatà è molto più mediosa, a anche mediocre, a volte, in un "mondo" che è espressione della mediocrità, uno sport che diventa Mito, e poi Business, in "mondo" falsato e corrotto.
che ognuno si distragga con la sua Lazio, quando possibile, tanto non siamo in controllo di nulla, e altro non si può fare.
ma raccontarsela è una cosa, raccontarla è un altra..
Citazione di: Kim Gordon il 18 Giu 2012, 11:19
ti quoto.
daltronde è solito proiettare sulla Lazio ciò che ognuno vuole vedere, sia in macro bene, sia in macro male.
la relatà è molto più mediosa, a anche mediocre, a volte, in un "mondo" che è espressione della mediocrità, uno sport che diventa Mito, e poi Business, in "mondo" falsato e corrotto.
che ognuno si distragga con la sua Lazio, quando possibile, tanto non siamo in controllo di nulla, e altro non si può fare.
ma raccontarsela è una cosa, raccontarla è un altra..
Ti straquoto!
Oggi "TUTTI QUANTI MAGNANO E BEVONO PER TE, FORZA LAZIO ALE', FORZA LAZIO ALE'....." ed altri che magnano e bevono nel mondo calcio falsato e corrotto che, come dici tu, passa da Mito a Business.
I tanti e troppi soldi che si fanno girare nel gioco del calcio, hanno fatto si che si perdesse il vero senso del sano tifo sportivo che, per quanto mi riguarda, si traduce esclusivamente nei 90 minuti della partita.
Giornali, televisioni, radio, tutte chiacchiere che portano profitto a chi lavora in questi ambiti.
Ma, ciò che mi da più fastidio, è sentire le urla dei laziali facco, pulici e de angelis che prendono soldi parlando male della Lazio! E' una cosa che mi fa vomitare........
De martino parla di questo topic in radio adesso.
Citazione di: zaradona il 20 Giu 2012, 17:51
De martino parla di questo topic in radio adesso.
Che dice?
Citazione di: aquilante il 17 Giu 2012, 13:38
petkovic marca con risalto e spessore la volontà di questa Lazio di abbandonare quanto più possibile le vie, le strade, i sentieri che mappano il calcio italiano. questa inversione di rotta - chiamiamola così - in qualche modo si era già avuta, dopo la gaffe di ballardini, con il "ripescaggio" nelle coste croate di edy reja, un vecchio bucaniere ormai costretto all'abbandono nel calcio di quarta fascia. solo che reja era straconosciuto ed è stato facile classificare, molto a torto però, la sua scelta nel segno della continuità.
Reja è l'unico grande vecchio del calcio italiano in questo momento.
dopo di lui la vecchia la guarda è finita, usurata.
guidolin, delio rossi, etc sono già un'altra generazione.
al disastro della rosa di ballardini e di ballardini la Lazio oppose un vecchio che sapeva il fatto suo
e che ci ha dato una squadra più quadrata, molto più quadrata rispetto a delio rossi.
vista dall'alto, si è trattato di una evoluzione per esigenze di pericolo (era l'anno della fronda interna di tre giocatori)
hai scritto un bell'intervento ma petkovic non ha curriculum. potrebbe anche funzionare per motivi che non conosciamo ma non annullerebbero le nostre preoccupazioni cioè che alla Lazio non mancava un Petkovic.
Petkovic ora sulla carta sua e nostra (vedi situazione Lazio) non appartiene alla sezione urgenze e desiderata.
Ho fiducia solo in chi mi dimostra di saper sognare da lontano, di chi registra tutto quello che succede e non si affida al primo alito di vento e di velleità perchè ha preso appunti, ha visto per mesi e mesi quello che manca e quello che c'è.
di tutto il pacchetto Petkovic non avevamo bisogno. Quando spaccavamo il Milan due a zero, quando vincevamo il derby in quella precisa maniera, giocando la palla, quando pareggiavamo con lì'udinese e perdevamo con la juventus, oppure tutti i pareggi della morte presi in giro e in casa con il Lecce: nessuno di noi sognava imprecava desiderava l'assenza di Petkovic.
questa è la verifica per capire su che barca ci siamo imbarcati. quando il nostro campionato ci ha messo a un angolo e gli abbiamo risposto come potevamo - nel bene e nel male- di chi sentivamo il bisogno di una presenza?
sei uomo colto e unisci molti fili dietro l'imponderabile scelta di petkovic.
ma questa di lotito è una scommessa pura, sa lui i perchè e i per come. a noi così' non ce li ha spiegati.
fatto normale ma con un pizzico di motivazioni in più: l'esultanza per la vittoria dei primavera contro la roma e la finale pienissima di gubbio sono un segnale. non solo normale, di sport, ma di tifo. vuol dire che per noi il campionato non è finito, che ci aspettiamo ancora qualcosa, che temiamo qualcos'altro.
è l'era del web. il campionato non finisce mai davvero. Lotito non può darci appuntamento a settembre....
non vedo l'ora di fare l'abbonamento, unico gesto di sana salvezza personale di fronte a quello che ci aspetta (anche dall'altra sponda).
scusate la schematicità e la franchezza, ma Laziostyle radio (che ascolto) la conosciamo solo noi sciagurati malati di Lazio.
i quotidiani nazionali, Sky, mediaset, con cui per forza ti devi confrontare nella comunicazione, visto che sei la Lazio, sono seguiti da milioni di persone.
va bene la scelta di battere strade nuove, molti lo hanno spesso chiesto su Lazionet, ma l'autorefenzialità va dosata, sennò fai la fine della matrigna di Cenerentola (cit.).
Vorrei tanto che avesse ragione Aquilante, che tutto questo avesse un senso.
Mi sento come Tarallo: starei meglio se il presidente mi guardasse negli occhi e mi dicesse: "Fidate".
Non mi fido. Non ci credo, credo solo ai risultati. Mi dispiace. Faccio il tifoso e basta, non contesto, mi ammazzo di chilometri pensando che la mia, la nostra presenza faccia bene a chi va in campo e riprovo tutte le volte le sensazioni di quando ero bambino. Mi basta. Anche se vorrei stravincere.
Su Petkovic condivido V., per ora è solo un salto nel buio. Come del resto Ballardini. Come Caso.
Per il resto temo che ci siano almeno due fattori meno rassicuranti di quello che dice Aquilante: il "faccio tutto io" che è nel carattere dell'uomo, al di là dei risultati; la mancanza delle risorse necessarie a fare tante cose che ci piacerebbero (e non è colpa sua: io non c'ho manco una casa...)
Citazione di: strike il 21 Giu 2012, 09:30
Vorrei tanto che avesse ragione Aquilante, che tutto questo avesse un senso.
Mi sento come Tarallo: starei meglio se il presidente mi guardasse negli occhi e mi dicesse: "Fidate".
Non mi fido. Non ci credo, credo solo ai risultati. Mi dispiace. Faccio il tifoso e basta, non contesto, mi ammazzo di chilometri pensando che la mia, la nostra presenza faccia bene a chi va in campo e riprovo tutte le volte le sensazioni di quando ero bambino. Mi basta. Anche se vorrei stravincere.
Su Petkovic condivido V., per ora è solo un salto nel buio. Come del resto Ballardini. Come Caso.
Per il resto temo che ci siano almeno due fattori meno rassicuranti di quello che dice Aquilante: il "faccio tutto io" che è nel carattere dell'uomo, al di là dei risultati; la mancanza delle risorse necessarie a fare tante cose che ci piacerebbero (e non è colpa sua: io non c'ho manco una casa...)
Perdonami, ma non mi sono mai fidato di chi dice "fidate". Non è così che si può chiedere fiducia: sulla parola. Si chiede sulle opere.
Sui due fattori poco rassicuranti di cui parli, mi permetto di rilevare che se il carattere dell'uomo è quello (l'assoluto verticismo) non è proprio la mancanza delle risorse necessarie a essere un ostacolo o un freno. La Lazio ha risorse sufficienti per ambire in posizioni alte. IL problema è semmai che non crescono da un lustro a questa parte, segno che la politica societaria non produce progressi.
La penso come strike e V.
Fra l'altro non vedo come possiamo uscire dall'angolo in cui i banditi c'hanno messo se non con eccellenti risultati, quelli che Petkovic non mi sembra affatto in grado di assicurare.
Citazione di: fish_mark il 21 Giu 2012, 09:46
Perdonami, ma non mi sono mai fidato di chi dice "fidate". Non è così che si può chiedere fiducia: sulla parola. Si chiede sulle opere.
Sui due fattori poco rassicuranti di cui parli, mi permetto di rilevare che se il carattere dell'uomo è quello (l'assoluto verticismo) non è proprio la mancanza delle risorse necessarie a essere un ostacolo o un freno. La Lazio ha risorse sufficienti per ambire in posizioni alte. IL problema è semmai che non crescono da un lustro a questa parte, segno che la politica societaria non produce progressi.
Ho detto "starei più tranquillo". Tu hai ragione, ma poi nella vita a volte ci si fida anche della luce che si vede negli occhi delle persone. A me capita, ogni tanto me sbajo...
Sulle opere ha ragione Lotito. Io non sono affatto esperto di queste cose, se mi chiedi quanto fattura la SSL non lo so, ma perché non cresce? Se cresce il monte ingaggi, che mi pare cresca eccome, vuol dire che cresce no?
Citazione di: strike il 21 Giu 2012, 10:04
Ho detto "starei più tranquillo". Tu hai ragione, ma poi nella vita a volte ci si fida anche della luce che si vede negli occhi delle persone. A me capita, ogni tanto me sbajo...
Sulle opere ha ragione Lotito. Io non sono affatto esperto di queste cose, se mi chiedi quanto fattura la SSL non lo so, ma perché non cresce? Se cresce il monte ingaggi, che mi pare cresca eccome, vuol dire che cresce no?
Se cresce il monte ingaggi crescono le spese.
Se non aumenta il fatturato significa che non crescono le entrate.
Diciamo che si sta sforzando di più, ma non guadagna di più.
Secondo me, se Aquilante scrive certe cose e se noi gli andiamo dietro (tranne pochissimi) Claudio Lotito, per come abbiamo imparato a conoscerlo, e' un mago della comunicazione e del sapersi vendere.
Perche' il fatto che la comunicazione si limiti a noi Laziali e nemmeno a tutti, in fondo e' solo un dettaglio.