È vero che la storia non è maestra di vita, ma addirittura ignorare la cronaca recentissima ha il sapore dell'amnesia selettiva.
La curva subisce la protesta e poi se ne pone alla guida solo per non venir travolta dall'onda del malcontento.
Che siano stati bravissimi a cavalcarla quest'onda, nulla quaestio.
Ma non l'hanno prodotta.
Vivevano nel mare placido e remunerativo della contestazione di facciata, un paio di "Prima porta" di prammatica, e poi la partita scivolava via senza troppi scossoni.
Poi la situazione si aggrava, monta dal basso un astio che rischia di travolgere le figuri apicali della curva.
La società, dall'alto della sua inettitudine comunicativa (che poi fosse solo quella), offre l'assist perfetto con un comunicato delirante.
Da quel momento in poi è un crescendo.
Adesso Lotito gioca la carta securitaria.
Da cacicco di periferia muove disperatamente ogni leva a sua disposizione.
Le leve di un potere opaco, vischioso, tra politica e magistratura, quel tipico sottobosco romano che è il cancro terminale di questo Paese.
Sottolineare che la curva abbia un certo ascendente e stupirsene è piuttosto comico.
Il concetto di "fabbrica del consenso" di Walter Lippmann illustra come i gruppi dominanti usino strumenti di comunicazione per influenzare l'opinione pubblica, sostituendo la forza diretta con il controllo ideologico. (chiedo scusa per il supporto domandato a Google, ma non ricordavo la citazione a memoria)