Citazione di: fish_mark il 02 Set 2014, 10:59
Nell'analisi del calciomercato, quando ormai le bocce si sono fermate ed è possibile provare a vedere cosa sarà della stagione a venire, in un momento di particolare crisi della Lazio, l'attenzione si sposta spesso sul tifoso che "deve" pagare, "deve" tifare e ora anche "deve" accontentarsi di ciò che passa il convento: sai lo spread, la rata del fisco, le cavallette, signora mia. Una specie di dovere a concorrere alla causa comune secondo la sua capacità contributiva. Un dovere quindi civico, verso una entità ultraterrena che dovrebbe essere una squadra di calcio, che però in questa rappresentazione è totalmente staccata dalla realtà fattuale, quella di un complesso di giocatori in carne ossa, con i loro talenti e i loro limiti e che si confrontano con altre squadre di calcio in un torneo organizzato: quindi sfide sportive, non erogazione di servizi pubblici.
Tempo fa invece – neanche tanto tempo fa, a dire il vero - il meccanismo era totalmente e radicalmente diverso. Una squadra che doveva rapire l'attenzione, infuocare gli animi, far correre la gente allo stadio con il cuore in gola perché stava partendo una storia nuova, come un romanzo che non vedi l'ora di leggerlo perché vuoi arrivare alla fine o un film da guardare senza fiato perché c'è l'attore preferito da tutti guidato dal regista di fama internazionale.
Il tifoso tempo addietro reagiva a questi stimoli, che oggi sembrano sostituiti da questo assurdo dovere civico, quello con cui si paga l'imposta comunale sugli immobili, non il biglietto della partita.
Sta qui la crisi della Lazio: non nel nono posto o nel bilancio (peraltro sanissimo).
molto interessante, oltre che inappuntabile disamina.
ma non bisogna essere reazionari, benchè abbia il suo fascino esserlo, bisogna accetare i cambiamenti e surfarli.
sennò si assomiglia tragicamente ai monarchici nel 1947.
il cambiamento capitalistico che il calcio ha subito, come quello che ha subito la società, non poteva e non ha potuto lasciare le cose immutate rispetto a 30 anni fa.
il Calcio non è più il romanzo popolare di un tempo. Schietto, sincero, tra un lavaggio e un altro di denaro.
come daltronde il Cinema oggi non è il Cinema degli anni 60, ed quindi anche in Cinema non sono popolati allo stesso modo che negli anni 60.
questo cambiamento non ha lasciato supersistiti.
non lo è manco per i tifosi di juve, asroma, Barca, etc etc etc. che offrono quel richiamo sportivo a cui tu fai riferimento.
manco per loro è più così. perchè le cose sono cambiate più in profondità dal potersi dire salve da un 11 titolare che faccia da richiamo.
ora, all' interno di questo cambiamento è necessario chiedersi chi sono, e cosa faccio, per non cadere nella trappola tesa dell'abbandono al nichilismo della letteratura russa dell'800, per cui ognuno si sentiva un niente nella massa.
(cosa che rimane peraltro vera, ma altrettanto
inaccetabile)
(cosa che serve per scrivere un buon libro, magari meno per tifare una sqaudra di pallone)
quindi, si, oggi i
termini del discorso sono mutati, e Tifare non è più un
richiamo, ma un
antidoto.