(Voglio aprire questo topic perché secondo me questo aspetto della questione merita un topic a parte rispetto a quelli in cui se ne parla sottolineando il rosicaggio altrui o la risposta cazzuta di Lotito.
Ovviamente, se i moderatori lo ritengono opportuno, lo accorperanno ad uno degli altri.)
La questione ormai non è più un derby, non è più una Coppa (alzatainfaccia), non è più una vittoria o una sconfitta.
Quella a cui stiamo assistendo è una resa dei conti finale.
Mai prima d'ora era stato pubblicato sul Corriere dello Sport un articolo così gratuitamente offensivo (perché non è di parte, non è uno sfottò, ma è un'offesa e nient'altro) nei confronti della Lazio.
Il corsivo di Dotto è un disperato tentativo di chi vorrebbe rilanciare l'offensiva assediato dentro il bunker di Berlino, con i sovietici che bussano alla porta e i suoi soldati che ormai non hanno più fiducia nei dettami inculcati con anni di propaganda.
Quelle parole in libertà, pubblicate sul principale quotidiano sportivo di Roma, sono una calla da dare in pasto al magnifico bobolo, che ha perso punti di riferimento, parole d'ordine, identità: non ci sono più i dirigenti storici e quelli che ci sono non hanno alcun legame con la città; non c'è più la Lazio sparring partner che fa la spola con la B, tanto utile a rafforzare l'idea di un'autoproclamata superiorità, ma anzi gli schiaffi cominciano a far male e anche i più bovini fra i rappresentanti della comunicazione giallorosica ormai sanno che negli ultimi dieci, quindici, venti, venticinque anni, la Lazio ha vinto di più. A Roma, in Italia, in Europa, La Lazio c'è stata di più.
E' venuto meno il mito della Curva più bella der monno, e non solo perché il 26 maggio, dieci minuti dopo il fischio finale, quel settore era completamente deserto e i giocatori della roma costretti a sfilare fra gli avversari completamente da soli, ma anche perché ululati razzisti e squalifiche sono piovute infine anche sul capo dei goliardici regazzi.
Per chi fingeva di aver dimenticato l'addio al calcio di Giannini o i simpatici striscioni sulle comuni iniziali e sulla comune fine auspicata per la Lazio e il Livorno, ammettiamolo, deve essere stato un bello shock.
Bruciati Zeman e Baldini non è rimasta nemmeno più la foglia di fico di essere rappresentanti del calcio pulito, quello che si oppone ai soprusi e al vento del nord. Ci credevano solo loro, ma ci credevano. Ce li avevano fatti crede', più che altro. Adesso gli resta Sabatini che fa gli impicci co i regazini e pija le stecche, e dopo essersi presi per culo da soli con Tom cinquecessi Di Benedetto, si devono attaccare a James mebuttoescappo Pallotta.
Si devono attaccare.
E' rimasto solo il totem, l'idolo di cartapesta, ma anche lui va verso i 38. L'erede designato non è all'altezza, e dopo capitan futurissimo Aquilani adesso pure capitan futuro va a finire che se lo giocano.
E così dicono che la Lazio è niente. Dopo aver utilizzato per anni la presenza della Lazio cullandosi nell'autoconvinzione che fosse una Laziotta, vittima designata, brutta, sporca e cattiva, messa apposta lì per far risaltare la loro bellezza e nobiltà, ma soprattutto la loro tantità, adesso dicono che la Lazio non esiste.
Gli è rimasta quest'ultima mossa. Un arrocco, l'ennesimo, costruito su una reciproca masturbazione mentale coltivata per decenni, fra un campionato d'agosto e le cocenti delusioni di maggio (di febbraio?), che l'amletico dubbio, l'atroce dilemma, riassume alla perfezione.
Perché non li ha sconvolti solo la pochezza del loro essere, lo sgretolarsi di sicurezze cementate con lo sputo e col Corriere dello Sport, quello che li ha davvero colpiti, questa volta, è stata la reazione della Lazio.
La reazione della Lazio.
Una cosa inconcepibile, che li ha mandati in tilt. Una cosa troppo difficile da accettare, per chi credeva che i biancocelesti sarebbero stati lì per sempre, cercando di non dare fastidio, buoni soltanto per marcare le differenze fra chi è buono e chi è cattivo, chi è numeroso e chi è sporadico, chi è erede dell'impero e chi burino. Un avversario pompato soltanto in occasione dei derby vinti dai giallorossi, che ogni vittoria deve essere mitologica, sennò il magnifico Bobolo che se magna?
Invece è successo qualcos'altro. In primis, i risultati sportivi hanno tolto argomenti al MinCulCaz giallorosso. Ma soprattutto la Lazio, squadra, tecnico, società, tifosi, ha mollato un colpo a sorpresa, un uppercut al fegato che li ha lasciati senza fiato.
La vittoria della Coppa Italia, l'ennesimo derby vinto, la difesa che Lotito ha fatto della nostra storia e la ritrovata sintonia con i tifosi che (anche quelli storicamente più critici) l'hanno apprezzata.
E poi l'aquila, un campione di livello mondiale come Klose, giocatori che danno la sensazione di avere la maglia (sempre sudata) cucita sulla pelle, e la Radio, la TV e la rivista ufficiale, e i 5.000 che si prendono Piazza di Spagna di fronte a migliaia di incuriositi turisti, e l'Europa che per il terzo anno consecutivo vede scendere in campo solo la Lazio in rappresentanza della capitale d'Italia.
E l'orgoglio di essere laziali.
Oggi, più che per l'ultimo scudetto, si respira in città l'orgoglio di chi ha scelto i colori del cielo. Qualcosa che non si aspettavano, qualcosa che non sanno come affrontare. Per questo annaspano, la loro unica difesa è la negazione ("la Lazio non esiste, non è niente, è un'invenzione").
Un po' come quando cadi in maniera maldestra davanti a tante persone con le quali volevi fare bella figura: pure se sei distrutto dal dolore ti rialzi e dici "Niente, non è niente".
Ma chi ti sta intorno, anche se non infierisce, lo capisce che hai preso una bella botta, che ti sei fatto male sul serio.
Perchè puoi minimizzare quanto vuoi ma una Coppa in faccia il segno lo lascia.
E questa volta hai paura, perchè lo sai pure te, che può essere per sempre.
Citazione di: arkham il 07 Giu 2013, 10:11
(Voglio aprire questo topic perché secondo me questo aspetto della questione merita un topic a parte rispetto a quelli in cui se ne parla sottolineando il rosicaggio altrui o la risposta cazzuta di Lotito.
Ovviamente, se i moderatori lo ritengono opportuno, lo accorperanno ad uno degli altri.)
La questione ormai non è più un derby, non è più una Coppa (alzatainfaccia), non è più una vittoria o una sconfitta.
Quella a cui stiamo assistendo è una resa dei conti finale.
Mai prima d'ora era stato pubblicato sul Corriere dello Sport un articolo così gratuitamente offensivo (perché non è di parte, non è uno sfottò, ma è un'offesa e nient'altro) nei confronti della Lazio.
Il corsivo di Dotto è un disperato tentativo di chi vorrebbe rilanciare l'offensiva assediato dentro il bunker di Berlino, con i sovietici che bussano alla porta e i suoi soldati che ormai non hanno più fiducia nei dettami inculcati con anni di propaganda.
Quelle parole in libertà, pubblicate sul principale quotidiano sportivo di Roma, sono una calla da dare in pasto al magnifico bobolo, che ha perso punti di riferimento, parole d'ordine, identità: non ci sono più i dirigenti storici e quelli che ci sono non hanno alcun legame con la città; non c'è più la Lazio sparring partner che fa la spola con la B, tanto utile a rafforzare l'idea di un'autoproclamata superiorità, ma anzi gli schiaffi cominciano a far male e anche i più bovini fra i rappresentanti della comunicazione giallorosica ormai sanno che negli ultimi dieci, quindici, venti, venticinque anni, la Lazio ha vinto di più. A Roma, in Italia, in Europa, La Lazio c'è stata di più.
E' venuto meno il mito della Curva più bella der monno, e non solo perché il 26 maggio, dieci minuti dopo il fischio finale, quel settore era completamente deserto e i giocatori della roma costretti a sfilare fra gli avversari completamente da soli, ma anche perché ululati razzisti e squalifiche sono piovute infine anche sul capo dei goliardici regazzi.
Per chi fingeva di aver dimenticato l'addio al calcio di Giannini o i simpatici striscioni sulle comuni iniziali e sulla comune fine auspicata per la Lazio e il Livorno, ammettiamolo, deve essere stato un bello shock.
Bruciati Zeman e Baldini non è rimasta nemmeno più la foglia di fico di essere rappresentanti del calcio pulito, quello che si oppone ai soprusi e al vento del nord. Ci credevano solo loro, ma ci credevano. Ce li avevano fatti crede', più che altro. Adesso gli resta Sabatini che fa gli impicci co i regazini e pija le stecche, e dopo essersi presi per culo da soli con Tom cinquecessi Di Benedetto, si devono attaccare a James mebuttoescappo Pallotta.
Si devono attaccare.
E' rimasto solo il totem, l'idolo di cartapesta, ma anche lui va verso i 38. L'erede designato non è all'altezza, e dopo capitan futurissimo Aquilani adesso pure capitan futuro va a finire che se lo giocano.
E così dicono che la Lazio è niente. Dopo aver utilizzato per anni la presenza della Lazio cullandosi nell'autoconvinzione che fosse una Laziotta, vittima designata, brutta, sporca e cattiva, messa apposta lì per far risaltare la loro bellezza e nobiltà, ma soprattutto la loro tantità, adesso dicono che la Lazio non esiste.
Gli è rimasta quest'ultima mossa. Un arrocco, l'ennesimo, costruito su una reciproca masturbazione mentale coltivata per decenni, fra un campionato d'agosto e le cocenti delusioni di maggio (di febbraio?), che l'amletico dubbio, l'atroce dilemma, riassume alla perfezione.
Perché non li ha sconvolti solo la pochezza del loro essere, lo sgretolarsi di sicurezze cementate con lo sputo e col Corriere dello Sport, quello che li ha davvero colpiti, questa volta, è stata la reazione della Lazio.
La reazione della Lazio.
Una cosa inconcepibile, che li ha mandati in tilt. Una cosa troppo difficile da accettare, per chi credeva che i biancocelesti sarebbero stati lì per sempre, cercando di non dare fastidio, buoni soltanto per marcare le differenze fra chi è buono e chi è cattivo, chi è numeroso e chi è sporadico, chi è erede dell'impero e chi burino. Un avversario pompato soltanto in occasione dei derby vinti dai giallorossi, che ogni vittoria deve essere mitologica, sennò il magnifico Bobolo che se magna?
Invece è successo qualcos'altro. In primis, i risultati sportivi hanno tolto argomenti al MinCulCaz giallorosso. Ma soprattutto la Lazio, squadra, tecnico, società, tifosi, ha mollato un colpo a sorpresa, un uppercut al fegato che li ha lasciati senza fiato.
La vittoria della Coppa Italia, l'ennesimo derby vinto, la difesa che Lotito ha fatto della nostra storia e la ritrovata sintonia con i tifosi che (anche quelli storicamente più critici) l'hanno apprezzata.
E poi l'aquila, un campione di livello mondiale come Klose, giocatori che danno la sensazione di avere la maglia (sempre sudata) cucita sulla pelle, e la Radio, la TV e la rivista ufficiale, e i 5.000 che si prendono Piazza di Spagna di fronte a migliaia di incuriositi turisti, e l'Europa che per il terzo anno consecutivo vede scendere in campo solo la Lazio in rappresentanza della capitale d'Italia.
E l'orgoglio di essere laziali.
Oggi, più che per l'ultimo scudetto, si respira in città l'orgoglio di chi ha scelto i colori del cielo. Qualcosa che non si aspettavano, qualcosa che non sanno come affrontare. Per questo annaspano, la loro unica difesa è la negazione ("la Lazio non esiste, non è niente, è un'invenzione").
Un po' come quando cadi in maniera maldestra davanti a tante persone con le quali volevi fare bella figura: pure se sei distrutto dal dolore ti rialzi e dici "Niente, non è niente".
Ma chi ti sta intorno, anche se non infierisce, lo capisce che hai preso una bella botta, che ti sei fatto male sul serio.
Perchè puoi minimizzare quanto vuoi ma una Coppa in faccia il segno lo lascia.
E questa volta hai paura, perchè lo sai pure te, che può essere per sempre.
Perfetto.
E sai quale sarebbe ora il colpo di grazia?
Un altro simbolo di roma, oltre all'aquila, sulla maglia.
E tanti abbonamenti
:clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :chap:
:hail: :hail: :hail: :hail: :hail:
:clap: :clap: :clap: :clap: :clap:
:cheer: :bakar: :win: :bandes:
Questi post, insieme a tanti altri, mi fanno sentire orgoglioso di essere Laziale e membro di questa grande famiglia che è Lazionet.
Io amo Lazionet! Oltre alla Lazio, naturalmente.
Questo mi convince sempre di più che l'autore della risposta di Lotito è un Lazionetter!
Vero: prima esistevamo in quanto sparring partners, valvola di sfogo di bieche frustrazioni umane e stop. Per loro, intendo.
Un par di volte qualche romanista leggerissimamente illuminato, in situazioni di confidenza estrema e magari con l'ausilio di un goccio d'alchool in più me l'ha confessato: per loro il "romanismo" è anche un po' una maniera per spegnere il cervello e abboccare acriticamente alle varie cazzate che affollano il loro meta-universo.
E questa immagine della Lazio come minoranza non tutelata contro cui sfogarsi, sfigata e chiusa in una riserva indiana risponde esattamente a ciò. Peccato che, a un certo punto, sia stata fortemente scossa da Cragnotti e si sia dovuti passare al contrattacco.
Vedasi le modalità con cui a livello mediatico e a livello popolare si è costruita l'immagine dello scudetto di cartone del 2001: un rito di cancellazione e degradazione dell'avversario. Esiste una manualistica, in merito, circa le tecniche comunicative finalizzate a tale scopo. Se andate a scavare nei vostri ricordi dolorosi, quei 2 mesi di assedio totale e globale della città avevano come scopo stabilire un'immagine, una percezione: "la Lazio non c'è più, è detronizzata, morta. I laziali non esistono". Persino io, all'epoca, sono stato fortemente suggestionato da tale percezione: mi sono iscritto a Lazionet proprio dopo lo scudetto di cartone, perché avevo fortemente bisogno di trovare i Laziali e scacciare quell'orrenda sensazione che i media e i dodicimijoni di stromabazzatori, stupratori di monumenti e appiccicatori di orrende fettucce per le strade stavano costruendo intorno a me.
E ora? Ora abbiamo scardinato qualsiasi equilibrio. I Washington Generals hanno fatto un **** così ai buoni bravi belli e simpatici Harlem Globetrotters.
Lutto. Negazione. Terrore. Tra le macerie spunta il rantolo confuso di Dotto, il quale comunica che è tutto un incubo e che non c'è niente di vero.
Dobbiamo dargli un cazzo di colpo di grazia, fratelli. Non è finita qui.
Spero che il presidente, nelle pieghe del bilancio, riesca trovare risorse per rinforzare la squadra.
Spero che Tare metta a segno qualche altro colpo di genio tipo Lulic o quello che poteva essere Yilmaz.
La prossima stagione non sarà come le altre. Abbiamo un'occasione d'oro: vendicare gli anni 80.
Pensate al prossimo derby in un crescendo rossiniano di possibilità
vincono loro: t'ho alzato la coppa in faccia
pareggio: t'attacchi
vinciamo noi: radono al suolo trigoria
vinciamo noi con goleada: vanno in B
Siamo al sesto set sul 40 - 15 e dobbiamo servire il match point. Spero che sia un ace.
Citazione di: arkham il 07 Giu 2013, 10:11
1)... di chi vorrebbe rilanciare l'offensiva assediato dentro il bunker di Berlino, con i sovietici che bussano alla porta e i suoi soldati che ormai non hanno più fiducia nei dettami inculcati con anni di propaganda.
2)...Un po' come quando cadi in maniera maldestra davanti a tante persone con le quali volevi fare bella figura: pure se sei distrutto dal dolore ti rialzi e dici "Niente, non è niente".
1) sol che all'esterno del Bunker non ci stiamo cannoneggiando gli uni con gli altri ma siamo Uniti. Nun passa più niente.
2) :rotfl:
Vuole mettermi sotto sto signorotto,
che si fa vanto del santo attaccato sul cruscotto,
non ha capito che sono disposto,
a stare sotto,
solamente quando fotto.
(Cit. Caparezza) pijatelanderculo Dotto!
Grandissimo.
Avanti così, niente prigionieri.
FORZA LAZIO
:ssl :since :asrm :since :ssl
Citazione di: Dusk il 07 Giu 2013, 10:32
...
Se un giorno de questi me vié da organizzà un movimento politico...tu me fai da ideologo :)
Riguardatevi lo scambio di bordate di questi giorni, togliendovi per un attimo il cappelletto biancoceleste (un attimo, su, basta un attimo! :) ).
Rileggetevi quanto scritto come se foste osservatori neutrali.
Dotto esprime opinioni.
Lotito riporta fatti.
Pallotta risponde con opinioni.
Se prima attaccavano a testa bassa recitando come un mantra i (pochi) fatti a loro (opinabile) favore (a Roma sono di più, 11 di B, uno scudetto teorico in più, ecc.), ora non ci provano neanche più. La mazzata di qualche giorno fa ha sgretolato le loro convinzioni e ha fatto loro aprire gli occhi: anche quei pochi sono argomenti di scarsa e irrilevante importanza.
Non gli è rimasto altro che inventare...
GP
Citazione di: arkham il 07 Giu 2013, 10:11
...
... e non solo perché il 26 maggio, dieci minuti dopo il fischio finale, quel settore era completamente deserto e i giocatori della roma costretti a sfilare fra gli avversari completamente da soli
...
Questa, al di là di tutto, al di là del tifo, di Roma e Lazio, Milan o Pro Patria, è la cosa più imperdonabile.
E' emblematica, raffigura cinicamente la situazione terribile che hai così ben descritto.
Io ancora ricordo la fine di Lazio-Porto, gli applausi, il dolore e il sentirsi abbracciati, uniti a piangere insieme per la sconfitta.
Avessero vinto loro, il 26? C'è chi dice che lo stesso avremmo fatto noi, ce ne saremmo andati col cuore spezzato e la coda fra le gambe?
Non so, non credo.
Noi quando al derby abbiamo perso 5 a 1, all'inizio del secondo tempo e sotto di tre gol abbiamo fatto una delle più belle ed emozionanti sciarpate della nostra storia.
C'abbiamo la pelle callosa, noi ci saremmo rialzati, che non c'ammazza niente.
Arkham ispiratissimo e chirurgico.
APPLAUSI!
E poi sono con Dusk: Serve il colpo di grazia.
:hail: :up:
Citazione di: arkham il 07 Giu 2013, 11:27
Noi quando al derby abbiamo perso 5 a 1, all'inizio del secondo tempo e sotto di tre gol abbiamo fatto una delle più belle ed emozionanti sciarpate della nostra storia.
C'abbiamo la pelle callosa, noi ci saremmo rialzati, che non c'ammazza niente.
Ed era una Lazio ridotta malissimo, con Dino Baggio terzino, Sinisa con una gamba sola, Nesta in bambola sostituito nell'intervallo.
Eppure a un certo punto facemmo un goal inutile. L'1-3 a inizio secondo tempo. Dall'altra parte si sono liquefatti. Hanno smesso di cantare. Una curva di poveracci che si mangiavano le unghie tremolanti perché una squadra con la benzina in riserva guidata dal temibile Simone Inzaghi aveva fatto il goal della bandiera.
Quel giorno perdemmo 1-5, ma ebbi la percezione esatta di quanto valgono i romanisti.
...oppure menamo le guardie dalla rabbia (ce stavo) come a Lazio-rioma 0-3 dopo 30 minuti cor boemo e la sua minchiata che è 'na partita come tutte le altre...
ma non l' abbiamo mai abbandonata soprattutto al loro schifoso cospetto, di fronte al male...
semmai il male a volte ce lo facciamo da soli...vedi contestazioni a Lotito e lotte interne ma questa è un' altra storia...
(http://img7.imageshack.us/img7/3439/storiagloria.jpg)
Attaccateve ar cazzo!!!
Perfetto!
mi permetto di aggiungere una piccola annotazione. Tutto l'anno abbiamo sferrato attacchi mortiferi al loro status quo, vi ricordate le reazioni alle foto della Squadra ad inizio stagione?
Diciamo che tutta la stagione abbiamo lavorato ai fianchi, pur partendo sfavoriti. Il 26 maggio Lulic li ha mandati la prima volta al tappeto, Lotito poi li ha messi KO.
A Roma solo la Lazio.
Citazione di: Property il 07 Giu 2013, 10:17
Perfetto.
E sai quale sarebbe ora il colpo di grazia?
Un altro simbolo di roma, oltre all'aquila, sulla maglia.
E tanti abbonamenti
non ne abbiamo bisogno: l'Aquila basta e avanza.
L'Aquila è Roma.
Parole perfette. Nient'altro da aggiungere. Anzi no
FORZA LAZIO
:asrm
.....che poi, aggiungo:
oltre a essere nati
per fusione
per decreto
anonimi
in abruzzo
dopo.
Ecco, volevo ampliare il tema ad questo aspetto:
La Lazio ha 113 anni (quante generazioni ci sono? 4-5)
Loro 86 anni (e sono morti): quante generazioni? 3?)
I nonni di noi 40-50enni erano ragazzi tra il 1900 e il 1927:
chi tifavano prima?
frattaglie?
perchè hanno iniziato a tifare per una nuova squadra? perchè non si riconoscevano nella Lazio?
per spregio?
per rabbia?
per insoddisfazione?
ecco: oltre a essere nati come dicevo prima, sono nati dall'odio e rancorosi lo sono nel DNA.
Citazione di: cosmo il 07 Giu 2013, 11:30
E poi sono con Dusk: Serve il colpo di grazia.
ecco, domani venite tutti al funerale.
:priest: :bur: :priest: :bur: :priest: :bur:
altri 10/15.000 Laziali a spasso pè Roma e questi schiattano: daje!
:bakar:
Citazione di: vaz il 07 Giu 2013, 11:39
Perfetto!
mi permetto di aggiungere una piccola annotazione. Tutto l'anno abbiamo sferrato attacchi mortiferi al loro status quo, vi ricordate le reazioni alle foto della Squadra ad inizio stagione?
Diciamo che tutta la stagione abbiamo lavorato ai fianchi, pur partendo sfavoriti. Il 26 maggio Lulic li ha mandati la prima volta al tappeto, Lotito poi li ha messi KO.
A Roma solo la Lazio.
Hai ragione. Avevo intenzione di scrivere anche questo, la foto al Colosseo, la scritta sul colletto della maglia, la maglietta che dice la prima squadra della capitale. Poi me so' scordato. :D
..domani presente al funerale come ieri a piazza di Spagna.. :ssl
Citazione di: Adler Nest il 07 Giu 2013, 11:46
.....che poi, aggiungo:
oltre a essere nati
per fusione
per decreto
anonimi
in abruzzo
dopo.
Ecco, volevo ampliare il tema ad questo aspetto:
La Lazio ha 113 anni (quante generazioni ci sono? 4-5)
Loro 86 anni (e sono morti): quante generazioni? 3?)
I nonni di noi 40-50enni erano ragazzi tra il 1900 e il 1927:
chi tifavano prima?
frattaglie?
perchè hanno iniziato a tifare per una nuova squadra? perchè non si riconoscevano nella Lazio?
per spregio?
per rabbia?
per insoddisfazione?
ecco: oltre a essere nati come dicevo prima, sono nati dall'odio e rancorosi lo sono nel DNA.
Basta diglie che andreotti ha dovuto aspetta' che nascessero pe tifalli..lo disse lui stesso.. :D :asrm
..per la previo e 8 anni..già aveva smesso i pantaloncini corti.. :D :stop
Citazione di: Sam Cromwell il 07 Giu 2013, 12:10
..per la precisione 8 anni..già aveva smesso i pantaloncini corti.. :D :stop
Vi prego funeralate anche per me che non posso venire. Ho l'ultima partita di calcio della creatura..... :ssl
Citazione di: arkham il 07 Giu 2013, 11:56
Hai ragione. Avevo intenzione di scrivere anche questo, la foto al Colosseo, la scritta sul colletto della maglia, la maglietta che dice la prima squadra della capitale. Poi me so' scordato. :D
...pare che quel coatto di De Laurentiis ieri abbia detto che la trattativa per i 2 giocatori della rioma l'ha condotta con unicredit. Alle dichiarazioni del guappo napulitano è seguita smentita della as rioma del tipo "...ha sbagliato numero"
Godiamo et pecchiamo ogni giorno che passa.
spettacolare ARKHAM!!! :clap: :clap: :clap: quoto e condivido tutto ma questo
Citazione di: arkham il 07 Giu 2013, 10:11
la loro tantità,
questo m'ha fatto morì :rotfl: :rotfl: :rotfl: :rotfl: :rotfl:
Citazione di: arkham il 07 Giu 2013, 10:11
(Voglio aprire questo topic perché secondo me questo aspetto della questione merita un topic a parte rispetto a quelli in cui se ne parla sottolineando il rosicaggio altrui o la risposta cazzuta di Lotito.
Ovviamente, se i moderatori lo ritengono opportuno, lo accorperanno ad uno degli altri.)
La questione ormai non è più un derby, non è più una Coppa (alzatainfaccia), non è più una vittoria o una sconfitta.
Quella a cui stiamo assistendo è una resa dei conti finale.
Mai prima d'ora era stato pubblicato sul Corriere dello Sport un articolo così gratuitamente offensivo (perché non è di parte, non è uno sfottò, ma è un'offesa e nient'altro) nei confronti della Lazio.
Il corsivo di Dotto è un disperato tentativo di chi vorrebbe rilanciare l'offensiva assediato dentro il bunker di Berlino, con i sovietici che bussano alla porta e i suoi soldati che ormai non hanno più fiducia nei dettami inculcati con anni di propaganda.
Quelle parole in libertà, pubblicate sul principale quotidiano sportivo di Roma, sono una calla da dare in pasto al magnifico bobolo, che ha perso punti di riferimento, parole d'ordine, identità: non ci sono più i dirigenti storici e quelli che ci sono non hanno alcun legame con la città; non c'è più la Lazio sparring partner che fa la spola con la B, tanto utile a rafforzare l'idea di un'autoproclamata superiorità, ma anzi gli schiaffi cominciano a far male e anche i più bovini fra i rappresentanti della comunicazione giallorosica ormai sanno che negli ultimi dieci, quindici, venti, venticinque anni, la Lazio ha vinto di più. A Roma, in Italia, in Europa, La Lazio c'è stata di più.
E' venuto meno il mito della Curva più bella der monno, e non solo perché il 26 maggio, dieci minuti dopo il fischio finale, quel settore era completamente deserto e i giocatori della roma costretti a sfilare fra gli avversari completamente da soli, ma anche perché ululati razzisti e squalifiche sono piovute infine anche sul capo dei goliardici regazzi.
Per chi fingeva di aver dimenticato l'addio al calcio di Giannini o i simpatici striscioni sulle comuni iniziali e sulla comune fine auspicata per la Lazio e il Livorno, ammettiamolo, deve essere stato un bello shock.
Bruciati Zeman e Baldini non è rimasta nemmeno più la foglia di fico di essere rappresentanti del calcio pulito, quello che si oppone ai soprusi e al vento del nord. Ci credevano solo loro, ma ci credevano. Ce li avevano fatti crede', più che altro. Adesso gli resta Sabatini che fa gli impicci co i regazini e pija le stecche, e dopo essersi presi per culo da soli con Tom cinquecessi Di Benedetto, si devono attaccare a James mebuttoescappo Pallotta.
Si devono attaccare.
E' rimasto solo il totem, l'idolo di cartapesta, ma anche lui va verso i 38. L'erede designato non è all'altezza, e dopo capitan futurissimo Aquilani adesso pure capitan futuro va a finire che se lo giocano.
E così dicono che la Lazio è niente. Dopo aver utilizzato per anni la presenza della Lazio cullandosi nell'autoconvinzione che fosse una Laziotta, vittima designata, brutta, sporca e cattiva, messa apposta lì per far risaltare la loro bellezza e nobiltà, ma soprattutto la loro tantità, adesso dicono che la Lazio non esiste.
Gli è rimasta quest'ultima mossa. Un arrocco, l'ennesimo, costruito su una reciproca masturbazione mentale coltivata per decenni, fra un campionato d'agosto e le cocenti delusioni di maggio (di febbraio?), che l'amletico dubbio, l'atroce dilemma, riassume alla perfezione.
Perché non li ha sconvolti solo la pochezza del loro essere, lo sgretolarsi di sicurezze cementate con lo sputo e col Corriere dello Sport, quello che li ha davvero colpiti, questa volta, è stata la reazione della Lazio.
La reazione della Lazio.
Una cosa inconcepibile, che li ha mandati in tilt. Una cosa troppo difficile da accettare, per chi credeva che i biancocelesti sarebbero stati lì per sempre, cercando di non dare fastidio, buoni soltanto per marcare le differenze fra chi è buono e chi è cattivo, chi è numeroso e chi è sporadico, chi è erede dell'impero e chi burino. Un avversario pompato soltanto in occasione dei derby vinti dai giallorossi, che ogni vittoria deve essere mitologica, sennò il magnifico Bobolo che se magna?
Invece è successo qualcos'altro. In primis, i risultati sportivi hanno tolto argomenti al MinCulCaz giallorosso. Ma soprattutto la Lazio, squadra, tecnico, società, tifosi, ha mollato un colpo a sorpresa, un uppercut al fegato che li ha lasciati senza fiato.
La vittoria della Coppa Italia, l'ennesimo derby vinto, la difesa che Lotito ha fatto della nostra storia e la ritrovata sintonia con i tifosi che (anche quelli storicamente più critici) l'hanno apprezzata.
E poi l'aquila, un campione di livello mondiale come Klose, giocatori che danno la sensazione di avere la maglia (sempre sudata) cucita sulla pelle, e la Radio, la TV e la rivista ufficiale, e i 5.000 che si prendono Piazza di Spagna di fronte a migliaia di incuriositi turisti, e l'Europa che per il terzo anno consecutivo vede scendere in campo solo la Lazio in rappresentanza della capitale d'Italia.
E l'orgoglio di essere laziali.
Oggi, più che per l'ultimo scudetto, si respira in città l'orgoglio di chi ha scelto i colori del cielo. Qualcosa che non si aspettavano, qualcosa che non sanno come affrontare. Per questo annaspano, la loro unica difesa è la negazione ("la Lazio non esiste, non è niente, è un'invenzione").
Un po' come quando cadi in maniera maldestra davanti a tante persone con le quali volevi fare bella figura: pure se sei distrutto dal dolore ti rialzi e dici "Niente, non è niente".
Ma chi ti sta intorno, anche se non infierisce, lo capisce che hai preso una bella botta, che ti sei fatto male sul serio.
Perchè puoi minimizzare quanto vuoi ma una Coppa in faccia il segno lo lascia.
E questa volta hai paura, perchè lo sai pure te, che può essere per sempre.
La Perfezione.
Citazione di: arkham il 07 Giu 2013, 10:11
(Voglio aprire questo topic perché secondo me questo aspetto della questione merita un topic a parte rispetto a quelli in cui se ne parla sottolineando il rosicaggio altrui o la risposta cazzuta di Lotito.
Ovviamente, se i moderatori lo ritengono opportuno, lo accorperanno ad uno degli altri.)
La questione ormai non è più un derby, non è più una Coppa (alzatainfaccia), non è più una vittoria o una sconfitta.
Quella a cui stiamo assistendo è una resa dei conti finale.
Mai prima d'ora era stato pubblicato sul Corriere dello Sport un articolo così gratuitamente offensivo (perché non è di parte, non è uno sfottò, ma è un'offesa e nient'altro) nei confronti della Lazio.
Il corsivo di Dotto è un disperato tentativo di chi vorrebbe rilanciare l'offensiva assediato dentro il bunker di Berlino, con i sovietici che bussano alla porta e i suoi soldati che ormai non hanno più fiducia nei dettami inculcati con anni di propaganda.
Quelle parole in libertà, pubblicate sul principale quotidiano sportivo di Roma, sono una calla da dare in pasto al magnifico bobolo, che ha perso punti di riferimento, parole d'ordine, identità: non ci sono più i dirigenti storici e quelli che ci sono non hanno alcun legame con la città; non c'è più la Lazio sparring partner che fa la spola con la B, tanto utile a rafforzare l'idea di un'autoproclamata superiorità, ma anzi gli schiaffi cominciano a far male e anche i più bovini fra i rappresentanti della comunicazione giallorosica ormai sanno che negli ultimi dieci, quindici, venti, venticinque anni, la Lazio ha vinto di più. A Roma, in Italia, in Europa, La Lazio c'è stata di più.
E' venuto meno il mito della Curva più bella der monno, e non solo perché il 26 maggio, dieci minuti dopo il fischio finale, quel settore era completamente deserto e i giocatori della roma costretti a sfilare fra gli avversari completamente da soli, ma anche perché ululati razzisti e squalifiche sono piovute infine anche sul capo dei goliardici regazzi.
Per chi fingeva di aver dimenticato l'addio al calcio di Giannini o i simpatici striscioni sulle comuni iniziali e sulla comune fine auspicata per la Lazio e il Livorno, ammettiamolo, deve essere stato un bello shock.
Bruciati Zeman e Baldini non è rimasta nemmeno più la foglia di fico di essere rappresentanti del calcio pulito, quello che si oppone ai soprusi e al vento del nord. Ci credevano solo loro, ma ci credevano. Ce li avevano fatti crede', più che altro. Adesso gli resta Sabatini che fa gli impicci co i regazini e pija le stecche, e dopo essersi presi per culo da soli con Tom cinquecessi Di Benedetto, si devono attaccare a James mebuttoescappo Pallotta.
Si devono attaccare.
E' rimasto solo il totem, l'idolo di cartapesta, ma anche lui va verso i 38. L'erede designato non è all'altezza, e dopo capitan futurissimo Aquilani adesso pure capitan futuro va a finire che se lo giocano.
E così dicono che la Lazio è niente. Dopo aver utilizzato per anni la presenza della Lazio cullandosi nell'autoconvinzione che fosse una Laziotta, vittima designata, brutta, sporca e cattiva, messa apposta lì per far risaltare la loro bellezza e nobiltà, ma soprattutto la loro tantità, adesso dicono che la Lazio non esiste.
Gli è rimasta quest'ultima mossa. Un arrocco, l'ennesimo, costruito su una reciproca masturbazione mentale coltivata per decenni, fra un campionato d'agosto e le cocenti delusioni di maggio (di febbraio?), che l'amletico dubbio, l'atroce dilemma, riassume alla perfezione.
Perché non li ha sconvolti solo la pochezza del loro essere, lo sgretolarsi di sicurezze cementate con lo sputo e col Corriere dello Sport, quello che li ha davvero colpiti, questa volta, è stata la reazione della Lazio.
La reazione della Lazio.
Una cosa inconcepibile, che li ha mandati in tilt. Una cosa troppo difficile da accettare, per chi credeva che i biancocelesti sarebbero stati lì per sempre, cercando di non dare fastidio, buoni soltanto per marcare le differenze fra chi è buono e chi è cattivo, chi è numeroso e chi è sporadico, chi è erede dell'impero e chi burino. Un avversario pompato soltanto in occasione dei derby vinti dai giallorossi, che ogni vittoria deve essere mitologica, sennò il magnifico Bobolo che se magna?
Invece è successo qualcos'altro. In primis, i risultati sportivi hanno tolto argomenti al MinCulCaz giallorosso. Ma soprattutto la Lazio, squadra, tecnico, società, tifosi, ha mollato un colpo a sorpresa, un uppercut al fegato che li ha lasciati senza fiato.
La vittoria della Coppa Italia, l'ennesimo derby vinto, la difesa che Lotito ha fatto della nostra storia e la ritrovata sintonia con i tifosi che (anche quelli storicamente più critici) l'hanno apprezzata.
E poi l'aquila, un campione di livello mondiale come Klose, giocatori che danno la sensazione di avere la maglia (sempre sudata) cucita sulla pelle, e la Radio, la TV e la rivista ufficiale, e i 5.000 che si prendono Piazza di Spagna di fronte a migliaia di incuriositi turisti, e l'Europa che per il terzo anno consecutivo vede scendere in campo solo la Lazio in rappresentanza della capitale d'Italia.
E l'orgoglio di essere laziali.
Oggi, più che per l'ultimo scudetto, si respira in città l'orgoglio di chi ha scelto i colori del cielo. Qualcosa che non si aspettavano, qualcosa che non sanno come affrontare. Per questo annaspano, la loro unica difesa è la negazione ("la Lazio non esiste, non è niente, è un'invenzione").
Un po' come quando cadi in maniera maldestra davanti a tante persone con le quali volevi fare bella figura: pure se sei distrutto dal dolore ti rialzi e dici "Niente, non è niente".
Ma chi ti sta intorno, anche se non infierisce, lo capisce che hai preso una bella botta, che ti sei fatto male sul serio.
Perchè puoi minimizzare quanto vuoi ma una Coppa in faccia il segno lo lascia.
E questa volta hai paura, perchè lo sai pure te, che può essere per sempre.
Ottimo ed abbondante!!!
Citazione di: Dusk il 07 Giu 2013, 10:32
Lutto. Negazione. Terrore. Tra le macerie spunta il rantolo confuso di Dotto, il quale comunica che è tutto un incubo e che non c'è niente di vero.
Mi sento ogni giorno meglio! Grazie a tutti (anche al Presidente)
Citazione di: arturo il 07 Giu 2013, 13:05
Ottimo ed abbondante!!!
ed in homepage!!!
:band6:
Citazione di: arkham il 07 Giu 2013, 10:11
(Voglio aprire questo topic perché secondo me questo aspetto della questione merita un topic a parte rispetto a quelli in cui se ne parla sottolineando il rosicaggio altrui o la risposta cazzuta di Lotito.
Ovviamente, se i moderatori lo ritengono opportuno, lo accorperanno ad uno degli altri.)
La questione ormai non è più un derby, non è più una Coppa (alzatainfaccia), non è più una vittoria o una sconfitta.
Quella a cui stiamo assistendo è una resa dei conti finale.
Mai prima d'ora era stato pubblicato sul Corriere dello Sport un articolo così gratuitamente offensivo (perché non è di parte, non è uno sfottò, ma è un'offesa e nient'altro) nei confronti della Lazio.
Il corsivo di Dotto è un disperato tentativo di chi vorrebbe rilanciare l'offensiva assediato dentro il bunker di Berlino, con i sovietici che bussano alla porta e i suoi soldati che ormai non hanno più fiducia nei dettami inculcati con anni di propaganda.
Quelle parole in libertà, pubblicate sul principale quotidiano sportivo di Roma, sono una calla da dare in pasto al magnifico bobolo, che ha perso punti di riferimento, parole d'ordine, identità: non ci sono più i dirigenti storici e quelli che ci sono non hanno alcun legame con la città; non c'è più la Lazio sparring partner che fa la spola con la B, tanto utile a rafforzare l'idea di un'autoproclamata superiorità, ma anzi gli schiaffi cominciano a far male e anche i più bovini fra i rappresentanti della comunicazione giallorosica ormai sanno che negli ultimi dieci, quindici, venti, venticinque anni, la Lazio ha vinto di più. A Roma, in Italia, in Europa, La Lazio c'è stata di più.
E' venuto meno il mito della Curva più bella der monno, e non solo perché il 26 maggio, dieci minuti dopo il fischio finale, quel settore era completamente deserto e i giocatori della roma costretti a sfilare fra gli avversari completamente da soli, ma anche perché ululati razzisti e squalifiche sono piovute infine anche sul capo dei goliardici regazzi.
Per chi fingeva di aver dimenticato l'addio al calcio di Giannini o i simpatici striscioni sulle comuni iniziali e sulla comune fine auspicata per la Lazio e il Livorno, ammettiamolo, deve essere stato un bello shock.
Bruciati Zeman e Baldini non è rimasta nemmeno più la foglia di fico di essere rappresentanti del calcio pulito, quello che si oppone ai soprusi e al vento del nord. Ci credevano solo loro, ma ci credevano. Ce li avevano fatti crede', più che altro. Adesso gli resta Sabatini che fa gli impicci co i regazini e pija le stecche, e dopo essersi presi per culo da soli con Tom cinquecessi Di Benedetto, si devono attaccare a James mebuttoescappo Pallotta.
Si devono attaccare.
E' rimasto solo il totem, l'idolo di cartapesta, ma anche lui va verso i 38. L'erede designato non è all'altezza, e dopo capitan futurissimo Aquilani adesso pure capitan futuro va a finire che se lo giocano.
E così dicono che la Lazio è niente. Dopo aver utilizzato per anni la presenza della Lazio cullandosi nell'autoconvinzione che fosse una Laziotta, vittima designata, brutta, sporca e cattiva, messa apposta lì per far risaltare la loro bellezza e nobiltà, ma soprattutto la loro tantità, adesso dicono che la Lazio non esiste.
Gli è rimasta quest'ultima mossa. Un arrocco, l'ennesimo, costruito su una reciproca masturbazione mentale coltivata per decenni, fra un campionato d'agosto e le cocenti delusioni di maggio (di febbraio?), che l'amletico dubbio, l'atroce dilemma, riassume alla perfezione.
Perché non li ha sconvolti solo la pochezza del loro essere, lo sgretolarsi di sicurezze cementate con lo sputo e col Corriere dello Sport, quello che li ha davvero colpiti, questa volta, è stata la reazione della Lazio.
La reazione della Lazio.
Una cosa inconcepibile, che li ha mandati in tilt. Una cosa troppo difficile da accettare, per chi credeva che i biancocelesti sarebbero stati lì per sempre, cercando di non dare fastidio, buoni soltanto per marcare le differenze fra chi è buono e chi è cattivo, chi è numeroso e chi è sporadico, chi è erede dell'impero e chi burino. Un avversario pompato soltanto in occasione dei derby vinti dai giallorossi, che ogni vittoria deve essere mitologica, sennò il magnifico Bobolo che se magna?
Invece è successo qualcos'altro. In primis, i risultati sportivi hanno tolto argomenti al MinCulCaz giallorosso. Ma soprattutto la Lazio, squadra, tecnico, società, tifosi, ha mollato un colpo a sorpresa, un uppercut al fegato che li ha lasciati senza fiato.
La vittoria della Coppa Italia, l'ennesimo derby vinto, la difesa che Lotito ha fatto della nostra storia e la ritrovata sintonia con i tifosi che (anche quelli storicamente più critici) l'hanno apprezzata.
E poi l'aquila, un campione di livello mondiale come Klose, giocatori che danno la sensazione di avere la maglia (sempre sudata) cucita sulla pelle, e la Radio, la TV e la rivista ufficiale, e i 5.000 che si prendono Piazza di Spagna di fronte a migliaia di incuriositi turisti, e l'Europa che per il terzo anno consecutivo vede scendere in campo solo la Lazio in rappresentanza della capitale d'Italia.
E l'orgoglio di essere laziali.
Oggi, più che per l'ultimo scudetto, si respira in città l'orgoglio di chi ha scelto i colori del cielo. Qualcosa che non si aspettavano, qualcosa che non sanno come affrontare. Per questo annaspano, la loro unica difesa è la negazione ("la Lazio non esiste, non è niente, è un'invenzione").
Un po' come quando cadi in maniera maldestra davanti a tante persone con le quali volevi fare bella figura: pure se sei distrutto dal dolore ti rialzi e dici "Niente, non è niente".
Ma chi ti sta intorno, anche se non infierisce, lo capisce che hai preso una bella botta, che ti sei fatto male sul serio.
Perchè puoi minimizzare quanto vuoi ma una Coppa in faccia il segno lo lascia.
E questa volta hai paura, perchè lo sai pure te, che può essere per sempre.
Grandissimo Arkan ( :=))) é perfetto, hai centrato esattamente quello che sta succedendo a Roma in questo momento. Basta un'altra spintarella da parte della nostra società, un po' di azzardo e questi li ciancicamo per sempre. E' un momento decisivo ed unico.
Post da applausi a scena aperta!!
questo post, se non ti dispiace, l'ho copiato e lo manderei a mio fratello....visto che si è lasciato sfuggire i figlie che gli sono diventati riomici.....
Io purtroppo da zio lontano non posso fare molto......ma questo glielo deve appicciare in stanza e farglielo ripetere tutte le mattine come il rosario nel mese mariano!
Citazione di: arkham il 07 Giu 2013, 10:11
(Voglio aprire questo topic perché secondo me questo aspetto della questione merita un topic a parte rispetto a quelli in cui se ne parla sottolineando il rosicaggio altrui o la risposta cazzuta di Lotito.
Ovviamente, se i moderatori lo ritengono opportuno, lo accorperanno ad uno degli altri.)
La questione ormai non è più un derby, non è più una Coppa (alzatainfaccia), non è più una vittoria o una sconfitta.
Quella a cui stiamo assistendo è una resa dei conti finale.
Mai prima d'ora era stato pubblicato sul Corriere dello Sport un articolo così gratuitamente offensivo (perché non è di parte, non è uno sfottò, ma è un'offesa e nient'altro) nei confronti della Lazio.
Il corsivo di Dotto è un disperato tentativo di chi vorrebbe rilanciare l'offensiva assediato dentro il bunker di Berlino, con i sovietici che bussano alla porta e i suoi soldati che ormai non hanno più fiducia nei dettami inculcati con anni di propaganda.
Quelle parole in libertà, pubblicate sul principale quotidiano sportivo di Roma, sono una calla da dare in pasto al magnifico bobolo, che ha perso punti di riferimento, parole d'ordine, identità: non ci sono più i dirigenti storici e quelli che ci sono non hanno alcun legame con la città; non c'è più la Lazio sparring partner che fa la spola con la B, tanto utile a rafforzare l'idea di un'autoproclamata superiorità, ma anzi gli schiaffi cominciano a far male e anche i più bovini fra i rappresentanti della comunicazione giallorosica ormai sanno che negli ultimi dieci, quindici, venti, venticinque anni, la Lazio ha vinto di più. A Roma, in Italia, in Europa, La Lazio c'è stata di più.
E' venuto meno il mito della Curva più bella der monno, e non solo perché il 26 maggio, dieci minuti dopo il fischio finale, quel settore era completamente deserto e i giocatori della roma costretti a sfilare fra gli avversari completamente da soli, ma anche perché ululati razzisti e squalifiche sono piovute infine anche sul capo dei goliardici regazzi.
Per chi fingeva di aver dimenticato l'addio al calcio di Giannini o i simpatici striscioni sulle comuni iniziali e sulla comune fine auspicata per la Lazio e il Livorno, ammettiamolo, deve essere stato un bello shock.
Bruciati Zeman e Baldini non è rimasta nemmeno più la foglia di fico di essere rappresentanti del calcio pulito, quello che si oppone ai soprusi e al vento del nord. Ci credevano solo loro, ma ci credevano. Ce li avevano fatti crede', più che altro. Adesso gli resta Sabatini che fa gli impicci co i regazini e pija le stecche, e dopo essersi presi per culo da soli con Tom cinquecessi Di Benedetto, si devono attaccare a James mebuttoescappo Pallotta.
Si devono attaccare.
E' rimasto solo il totem, l'idolo di cartapesta, ma anche lui va verso i 38. L'erede designato non è all'altezza, e dopo capitan futurissimo Aquilani adesso pure capitan futuro va a finire che se lo giocano.
E così dicono che la Lazio è niente. Dopo aver utilizzato per anni la presenza della Lazio cullandosi nell'autoconvinzione che fosse una Laziotta, vittima designata, brutta, sporca e cattiva, messa apposta lì per far risaltare la loro bellezza e nobiltà, ma soprattutto la loro tantità, adesso dicono che la Lazio non esiste.
Gli è rimasta quest'ultima mossa. Un arrocco, l'ennesimo, costruito su una reciproca masturbazione mentale coltivata per decenni, fra un campionato d'agosto e le cocenti delusioni di maggio (di febbraio?), che l'amletico dubbio, l'atroce dilemma, riassume alla perfezione.
Perché non li ha sconvolti solo la pochezza del loro essere, lo sgretolarsi di sicurezze cementate con lo sputo e col Corriere dello Sport, quello che li ha davvero colpiti, questa volta, è stata la reazione della Lazio.
La reazione della Lazio.
Una cosa inconcepibile, che li ha mandati in tilt. Una cosa troppo difficile da accettare, per chi credeva che i biancocelesti sarebbero stati lì per sempre, cercando di non dare fastidio, buoni soltanto per marcare le differenze fra chi è buono e chi è cattivo, chi è numeroso e chi è sporadico, chi è erede dell'impero e chi burino. Un avversario pompato soltanto in occasione dei derby vinti dai giallorossi, che ogni vittoria deve essere mitologica, sennò il magnifico Bobolo che se magna?
Invece è successo qualcos'altro. In primis, i risultati sportivi hanno tolto argomenti al MinCulCaz giallorosso. Ma soprattutto la Lazio, squadra, tecnico, società, tifosi, ha mollato un colpo a sorpresa, un uppercut al fegato che li ha lasciati senza fiato.
La vittoria della Coppa Italia, l'ennesimo derby vinto, la difesa che Lotito ha fatto della nostra storia e la ritrovata sintonia con i tifosi che (anche quelli storicamente più critici) l'hanno apprezzata.
E poi l'aquila, un campione di livello mondiale come Klose, giocatori che danno la sensazione di avere la maglia (sempre sudata) cucita sulla pelle, e la Radio, la TV e la rivista ufficiale, e i 5.000 che si prendono Piazza di Spagna di fronte a migliaia di incuriositi turisti, e l'Europa che per il terzo anno consecutivo vede scendere in campo solo la Lazio in rappresentanza della capitale d'Italia.
E l'orgoglio di essere laziali.
Oggi, più che per l'ultimo scudetto, si respira in città l'orgoglio di chi ha scelto i colori del cielo. Qualcosa che non si aspettavano, qualcosa che non sanno come affrontare. Per questo annaspano, la loro unica difesa è la negazione ("la Lazio non esiste, non è niente, è un'invenzione").
Un po' come quando cadi in maniera maldestra davanti a tante persone con le quali volevi fare bella figura: pure se sei distrutto dal dolore ti rialzi e dici "Niente, non è niente".
Ma chi ti sta intorno, anche se non infierisce, lo capisce che hai preso una bella botta, che ti sei fatto male sul serio.
Perchè puoi minimizzare quanto vuoi ma una Coppa in faccia il segno lo lascia.
E questa volta hai paura, perchè lo sai pure te, che può essere per sempre.
FENOMENO !!!
Grazie, te vojo bene
Citazione di: arkham il 07 Giu 2013, 10:11
E' rimasto solo il totem, l'idolo di cartapesta, ma anche lui va verso i 38.
Ho solo un'aggiunta da fare al tuo perfetto post...
Il loro totem, il loro simbolo, cio' per cui tifano davvero, ha cominciato anche lui a svanire e sgretolarsi dinanzi ai loro occhi non solo per l'eta' avanzata ma anche per le dichiarazioni di ipotetici trionfi, coppe e scudetti che avrebbe vinto se fosse stato altrove...
Per il resto grandissimo Arkham e FORZA LAZIO!
Citazione di: DaMilano il 07 Giu 2013, 14:34
questo post, se non ti dispiace, l'ho copiato e lo manderei a mio fratello....visto che si è lasciato sfuggire i figlie che gli sono diventati riomici.....
Io purtroppo da zio lontano non posso fare molto......ma questo glielo deve appicciare in stanza e farglielo ripetere tutte le mattine come il rosario nel mese mariano!
Figurati! Se me dai l'indirizzo glielo mando io. :D
Citazione di: gesulio il 07 Giu 2013, 13:43
ed in homepage!!!
:band6:
:oops:
Un'altra perla del nostro luminosissimo forum. Grazie.