La Lazio attacca, la roma s'attacca.

Aperto da arkham, 07 Giu 2013, 10:11

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Giorgio Vaccaro

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vaz

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Perfetto!
mi permetto di aggiungere una piccola annotazione. Tutto l'anno abbiamo sferrato attacchi mortiferi al loro status quo, vi ricordate le reazioni alle foto della Squadra ad inizio stagione?
Diciamo che tutta la stagione abbiamo lavorato ai fianchi, pur partendo sfavoriti. Il 26 maggio Lulic li ha mandati la prima volta al tappeto, Lotito poi li ha messi KO.

A Roma solo la Lazio.

Adler Nest

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Citazione di: Property il 07 Giu 2013, 10:17
Perfetto.
E sai quale sarebbe ora il colpo di grazia?
Un altro simbolo di roma, oltre all'aquila, sulla maglia.
E tanti abbonamenti


non ne abbiamo bisogno: l'Aquila basta e avanza.
L'Aquila è Roma.

Maremma Laziale

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Parole perfette. Nient'altro da aggiungere. Anzi no

FORZA LAZIO

:asrm

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Adler Nest

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* 41.435
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.....che poi, aggiungo:
oltre a essere nati
per fusione
per decreto
anonimi
in abruzzo
dopo.

Ecco, volevo ampliare il tema ad questo aspetto:
La Lazio ha 113 anni (quante generazioni ci sono? 4-5)
Loro 86 anni (e sono morti): quante generazioni? 3?)

I nonni di noi 40-50enni erano ragazzi tra il 1900 e il 1927:
chi tifavano prima?
frattaglie?
perchè hanno iniziato a tifare per una nuova squadra? perchè non si riconoscevano nella Lazio?
per spregio?
per rabbia?
per insoddisfazione?

ecco: oltre a essere nati come dicevo prima, sono nati dall'odio e rancorosi lo sono nel DNA.

NandoViola

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Citazione di: cosmo il 07 Giu 2013, 11:30
E poi sono con Dusk: Serve il colpo di grazia.
ecco, domani venite tutti al funerale.
:priest: :bur: :priest: :bur: :priest: :bur:

altri 10/15.000 Laziali a spasso pè Roma e questi schiattano: daje!
:bakar:

arkham

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Citazione di: vaz il 07 Giu 2013, 11:39
Perfetto!
mi permetto di aggiungere una piccola annotazione. Tutto l'anno abbiamo sferrato attacchi mortiferi al loro status quo, vi ricordate le reazioni alle foto della Squadra ad inizio stagione?
Diciamo che tutta la stagione abbiamo lavorato ai fianchi, pur partendo sfavoriti. Il 26 maggio Lulic li ha mandati la prima volta al tappeto, Lotito poi li ha messi KO.

A Roma solo la Lazio.

Hai ragione. Avevo intenzione di scrivere anche questo, la foto al Colosseo, la scritta sul colletto della maglia, la maglietta che dice la prima squadra della capitale. Poi me so' scordato. :D

Sam Cromwell

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..domani presente al funerale come ieri a piazza di Spagna..  :ssl

Citazione di: Adler Nest il 07 Giu 2013, 11:46
.....che poi, aggiungo:
oltre a essere nati
per fusione
per decreto
anonimi
in abruzzo
dopo.

Ecco, volevo ampliare il tema ad questo aspetto:
La Lazio ha 113 anni (quante generazioni ci sono? 4-5)
Loro 86 anni (e sono morti): quante generazioni? 3?)

I nonni di noi 40-50enni erano ragazzi tra il 1900 e il 1927:
chi tifavano prima?
frattaglie?
perchè hanno iniziato a tifare per una nuova squadra? perchè non si riconoscevano nella Lazio?
per spregio?
per rabbia?
per insoddisfazione?

ecco: oltre a essere nati come dicevo prima, sono nati dall'odio e rancorosi lo sono nel DNA.

Basta diglie che andreotti ha dovuto aspetta' che nascessero pe tifalli..lo disse lui stesso..  :D :asrm

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Sam Cromwell

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..per la previo e 8 anni..già aveva smesso i pantaloncini corti..  :D :stop

Sam Cromwell

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Citazione di: Sam Cromwell il 07 Giu 2013, 12:10
..per la precisione 8 anni..già aveva smesso i pantaloncini corti..  :D :stop

laura65

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Vi prego funeralate anche per me che non posso venire. Ho l'ultima partita di calcio della creatura.....  :ssl

Panzabianca

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Citazione di: arkham il 07 Giu 2013, 11:56
Hai ragione. Avevo intenzione di scrivere anche questo, la foto al Colosseo, la scritta sul colletto della maglia, la maglietta che dice la prima squadra della capitale. Poi me so' scordato. :D
...pare che quel coatto di De Laurentiis ieri abbia detto che la trattativa per i 2 giocatori della rioma l'ha condotta con unicredit. Alle dichiarazioni del guappo napulitano è seguita smentita della as rioma del tipo "...ha sbagliato numero"
Godiamo et pecchiamo ogni giorno che passa.

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LuckyLuciano

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* 762
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spettacolare ARKHAM!!!  :clap:  :clap:  :clap: quoto e condivido tutto ma questo
Citazione di: arkham il 07 Giu 2013, 10:11
la loro tantità
questo m'ha fatto morì  :rotfl: :rotfl:  :rotfl:  :rotfl:  :rotfl:

todomodo

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Citazione di: arkham il 07 Giu 2013, 10:11
(Voglio aprire questo topic perché secondo me questo aspetto della questione merita un topic a parte rispetto a quelli in cui se ne parla sottolineando il rosicaggio altrui o la risposta cazzuta di Lotito.
Ovviamente, se i moderatori lo ritengono opportuno, lo accorperanno ad uno degli altri.)


La questione ormai non è più un derby, non è più una Coppa (alzatainfaccia), non è più una vittoria o una sconfitta.
Quella a cui stiamo assistendo è una resa dei conti finale.

Mai prima d'ora era stato pubblicato sul Corriere dello Sport un articolo così gratuitamente offensivo (perché non è di parte, non è uno sfottò, ma è un'offesa e nient'altro) nei confronti della Lazio.

Il corsivo di Dotto è un disperato tentativo di chi vorrebbe rilanciare l'offensiva assediato dentro il bunker di Berlino, con i sovietici che bussano alla porta e i suoi soldati che ormai non hanno più fiducia nei dettami inculcati con anni di propaganda.
Quelle parole in libertà, pubblicate sul principale quotidiano sportivo di Roma, sono una calla da dare in pasto al magnifico bobolo, che ha perso punti di riferimento, parole d'ordine, identità: non ci sono più i dirigenti storici e quelli che ci sono non hanno alcun legame con la città; non c'è più la Lazio sparring partner che fa la spola con la B, tanto utile a rafforzare l'idea di un'autoproclamata superiorità, ma anzi gli schiaffi cominciano a far male e anche i più bovini fra i rappresentanti della comunicazione giallorosica ormai sanno che negli ultimi dieci, quindici, venti, venticinque anni, la Lazio ha vinto di più. A Roma, in Italia, in Europa, La Lazio c'è stata di più.

E' venuto meno il mito della Curva più bella der monno, e non solo perché il 26 maggio, dieci minuti dopo il fischio finale, quel settore era completamente deserto e i giocatori della roma costretti a sfilare fra gli avversari completamente da soli, ma anche perché ululati razzisti e squalifiche sono piovute infine anche sul capo dei goliardici regazzi.
Per chi fingeva di aver dimenticato l'addio al calcio di Giannini o i simpatici striscioni sulle comuni iniziali e sulla comune fine auspicata per la Lazio e il Livorno, ammettiamolo, deve essere stato un bello shock.

Bruciati Zeman e Baldini non è rimasta nemmeno più la foglia di fico di essere rappresentanti del calcio pulito, quello che si oppone ai soprusi e al vento del nord. Ci credevano solo loro, ma ci credevano. Ce li avevano fatti crede', più che altro. Adesso gli resta Sabatini che fa gli impicci co i regazini e pija le stecche, e dopo essersi presi per culo da soli con Tom cinquecessi Di Benedetto, si devono attaccare a James mebuttoescappo Pallotta.
Si devono attaccare.

E' rimasto solo il totem, l'idolo di cartapesta, ma anche lui va verso i 38. L'erede designato non è all'altezza, e dopo capitan futurissimo Aquilani adesso pure capitan futuro va a finire che se lo giocano.

E così dicono che la Lazio è niente. Dopo aver utilizzato per anni la presenza della Lazio cullandosi nell'autoconvinzione che fosse una Laziotta, vittima designata, brutta, sporca e cattiva, messa apposta lì per far risaltare la loro bellezza e nobiltà, ma soprattutto la loro tantità,  adesso dicono che la Lazio non esiste.
Gli è rimasta quest'ultima mossa. Un arrocco, l'ennesimo, costruito su una reciproca masturbazione mentale coltivata per decenni, fra un campionato d'agosto e le cocenti delusioni di maggio (di febbraio?), che l'amletico dubbio, l'atroce dilemma, riassume alla perfezione.

Perché non li ha sconvolti solo la pochezza del loro essere, lo sgretolarsi di sicurezze cementate con lo sputo e col Corriere dello Sport, quello che li ha davvero colpiti, questa volta, è stata la reazione della Lazio.
La reazione della Lazio.
Una cosa inconcepibile, che li ha mandati in tilt. Una cosa troppo difficile da accettare, per chi credeva che i biancocelesti sarebbero stati lì per sempre, cercando di non dare fastidio, buoni soltanto per marcare le differenze fra chi è buono e chi è cattivo, chi è numeroso e chi è sporadico, chi è erede dell'impero e chi burino. Un avversario pompato soltanto in occasione dei derby vinti dai giallorossi, che ogni vittoria deve essere mitologica, sennò il magnifico Bobolo che se magna?
Invece è successo qualcos'altro. In primis, i risultati sportivi hanno tolto argomenti al MinCulCaz giallorosso. Ma soprattutto la Lazio, squadra, tecnico, società, tifosi, ha mollato un colpo a sorpresa, un uppercut al fegato che li ha lasciati senza fiato.

La vittoria della Coppa Italia, l'ennesimo derby vinto, la difesa che Lotito ha fatto della nostra storia e la ritrovata sintonia con i tifosi che (anche quelli storicamente più critici) l'hanno apprezzata.
E poi l'aquila, un campione di livello mondiale come Klose, giocatori che danno la sensazione di avere la maglia (sempre sudata) cucita sulla pelle, e la Radio, la TV e la rivista ufficiale, e i 5.000 che si prendono Piazza di Spagna di fronte a migliaia di incuriositi turisti, e l'Europa che per il terzo anno consecutivo vede scendere in campo solo la Lazio in rappresentanza della capitale d'Italia.
E l'orgoglio di essere laziali.

Oggi, più che per l'ultimo scudetto, si respira in città l'orgoglio di chi ha scelto i colori del cielo. Qualcosa che non si aspettavano, qualcosa che non sanno come affrontare. Per questo annaspano, la loro unica difesa è la negazione ("la Lazio non esiste, non è niente, è un'invenzione").
Un po' come quando cadi in maniera maldestra davanti a tante persone con le quali volevi fare bella figura: pure se sei distrutto dal dolore ti rialzi e dici "Niente, non è niente".
Ma chi ti sta intorno, anche se non infierisce, lo capisce che hai preso una bella botta, che ti sei fatto male sul serio.
Perchè puoi minimizzare quanto vuoi ma una Coppa in faccia il segno lo lascia.
E questa volta hai paura, perchè lo sai pure te, che può essere per sempre.


La Perfezione.

arturo

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Citazione di: arkham il 07 Giu 2013, 10:11
(Voglio aprire questo topic perché secondo me questo aspetto della questione merita un topic a parte rispetto a quelli in cui se ne parla sottolineando il rosicaggio altrui o la risposta cazzuta di Lotito.
Ovviamente, se i moderatori lo ritengono opportuno, lo accorperanno ad uno degli altri.)


La questione ormai non è più un derby, non è più una Coppa (alzatainfaccia), non è più una vittoria o una sconfitta.
Quella a cui stiamo assistendo è una resa dei conti finale.

Mai prima d'ora era stato pubblicato sul Corriere dello Sport un articolo così gratuitamente offensivo (perché non è di parte, non è uno sfottò, ma è un'offesa e nient'altro) nei confronti della Lazio.

Il corsivo di Dotto è un disperato tentativo di chi vorrebbe rilanciare l'offensiva assediato dentro il bunker di Berlino, con i sovietici che bussano alla porta e i suoi soldati che ormai non hanno più fiducia nei dettami inculcati con anni di propaganda.
Quelle parole in libertà, pubblicate sul principale quotidiano sportivo di Roma, sono una calla da dare in pasto al magnifico bobolo, che ha perso punti di riferimento, parole d'ordine, identità: non ci sono più i dirigenti storici e quelli che ci sono non hanno alcun legame con la città; non c'è più la Lazio sparring partner che fa la spola con la B, tanto utile a rafforzare l'idea di un'autoproclamata superiorità, ma anzi gli schiaffi cominciano a far male e anche i più bovini fra i rappresentanti della comunicazione giallorosica ormai sanno che negli ultimi dieci, quindici, venti, venticinque anni, la Lazio ha vinto di più. A Roma, in Italia, in Europa, La Lazio c'è stata di più.

E' venuto meno il mito della Curva più bella der monno, e non solo perché il 26 maggio, dieci minuti dopo il fischio finale, quel settore era completamente deserto e i giocatori della roma costretti a sfilare fra gli avversari completamente da soli, ma anche perché ululati razzisti e squalifiche sono piovute infine anche sul capo dei goliardici regazzi.
Per chi fingeva di aver dimenticato l'addio al calcio di Giannini o i simpatici striscioni sulle comuni iniziali e sulla comune fine auspicata per la Lazio e il Livorno, ammettiamolo, deve essere stato un bello shock.

Bruciati Zeman e Baldini non è rimasta nemmeno più la foglia di fico di essere rappresentanti del calcio pulito, quello che si oppone ai soprusi e al vento del nord. Ci credevano solo loro, ma ci credevano. Ce li avevano fatti crede', più che altro. Adesso gli resta Sabatini che fa gli impicci co i regazini e pija le stecche, e dopo essersi presi per culo da soli con Tom cinquecessi Di Benedetto, si devono attaccare a James mebuttoescappo Pallotta.
Si devono attaccare.

E' rimasto solo il totem, l'idolo di cartapesta, ma anche lui va verso i 38. L'erede designato non è all'altezza, e dopo capitan futurissimo Aquilani adesso pure capitan futuro va a finire che se lo giocano.

E così dicono che la Lazio è niente. Dopo aver utilizzato per anni la presenza della Lazio cullandosi nell'autoconvinzione che fosse una Laziotta, vittima designata, brutta, sporca e cattiva, messa apposta lì per far risaltare la loro bellezza e nobiltà, ma soprattutto la loro tantità,  adesso dicono che la Lazio non esiste.
Gli è rimasta quest'ultima mossa. Un arrocco, l'ennesimo, costruito su una reciproca masturbazione mentale coltivata per decenni, fra un campionato d'agosto e le cocenti delusioni di maggio (di febbraio?), che l'amletico dubbio, l'atroce dilemma, riassume alla perfezione.

Perché non li ha sconvolti solo la pochezza del loro essere, lo sgretolarsi di sicurezze cementate con lo sputo e col Corriere dello Sport, quello che li ha davvero colpiti, questa volta, è stata la reazione della Lazio.
La reazione della Lazio.
Una cosa inconcepibile, che li ha mandati in tilt. Una cosa troppo difficile da accettare, per chi credeva che i biancocelesti sarebbero stati lì per sempre, cercando di non dare fastidio, buoni soltanto per marcare le differenze fra chi è buono e chi è cattivo, chi è numeroso e chi è sporadico, chi è erede dell'impero e chi burino. Un avversario pompato soltanto in occasione dei derby vinti dai giallorossi, che ogni vittoria deve essere mitologica, sennò il magnifico Bobolo che se magna?
Invece è successo qualcos'altro. In primis, i risultati sportivi hanno tolto argomenti al MinCulCaz giallorosso. Ma soprattutto la Lazio, squadra, tecnico, società, tifosi, ha mollato un colpo a sorpresa, un uppercut al fegato che li ha lasciati senza fiato.

La vittoria della Coppa Italia, l'ennesimo derby vinto, la difesa che Lotito ha fatto della nostra storia e la ritrovata sintonia con i tifosi che (anche quelli storicamente più critici) l'hanno apprezzata.
E poi l'aquila, un campione di livello mondiale come Klose, giocatori che danno la sensazione di avere la maglia (sempre sudata) cucita sulla pelle, e la Radio, la TV e la rivista ufficiale, e i 5.000 che si prendono Piazza di Spagna di fronte a migliaia di incuriositi turisti, e l'Europa che per il terzo anno consecutivo vede scendere in campo solo la Lazio in rappresentanza della capitale d'Italia.
E l'orgoglio di essere laziali.

Oggi, più che per l'ultimo scudetto, si respira in città l'orgoglio di chi ha scelto i colori del cielo. Qualcosa che non si aspettavano, qualcosa che non sanno come affrontare. Per questo annaspano, la loro unica difesa è la negazione ("la Lazio non esiste, non è niente, è un'invenzione").
Un po' come quando cadi in maniera maldestra davanti a tante persone con le quali volevi fare bella figura: pure se sei distrutto dal dolore ti rialzi e dici "Niente, non è niente".
Ma chi ti sta intorno, anche se non infierisce, lo capisce che hai preso una bella botta, che ti sei fatto male sul serio.
Perchè puoi minimizzare quanto vuoi ma una Coppa in faccia il segno lo lascia.
E questa volta hai paura, perchè lo sai pure te, che può essere per sempre.

Ottimo ed abbondante!!!

aventiniano

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Citazione di: Dusk il 07 Giu 2013, 10:32
Lutto. Negazione. Terrore. Tra le macerie spunta il rantolo confuso di Dotto, il quale comunica che è tutto un incubo e che non c'è niente di vero.

Mi sento ogni giorno meglio! Grazie a tutti (anche al Presidente)

gesulio

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Ranxerox

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Citazione di: arkham il 07 Giu 2013, 10:11
(Voglio aprire questo topic perché secondo me questo aspetto della questione merita un topic a parte rispetto a quelli in cui se ne parla sottolineando il rosicaggio altrui o la risposta cazzuta di Lotito.
Ovviamente, se i moderatori lo ritengono opportuno, lo accorperanno ad uno degli altri.)


La questione ormai non è più un derby, non è più una Coppa (alzatainfaccia), non è più una vittoria o una sconfitta.
Quella a cui stiamo assistendo è una resa dei conti finale.

Mai prima d'ora era stato pubblicato sul Corriere dello Sport un articolo così gratuitamente offensivo (perché non è di parte, non è uno sfottò, ma è un'offesa e nient'altro) nei confronti della Lazio.

Il corsivo di Dotto è un disperato tentativo di chi vorrebbe rilanciare l'offensiva assediato dentro il bunker di Berlino, con i sovietici che bussano alla porta e i suoi soldati che ormai non hanno più fiducia nei dettami inculcati con anni di propaganda.
Quelle parole in libertà, pubblicate sul principale quotidiano sportivo di Roma, sono una calla da dare in pasto al magnifico bobolo, che ha perso punti di riferimento, parole d'ordine, identità: non ci sono più i dirigenti storici e quelli che ci sono non hanno alcun legame con la città; non c'è più la Lazio sparring partner che fa la spola con la B, tanto utile a rafforzare l'idea di un'autoproclamata superiorità, ma anzi gli schiaffi cominciano a far male e anche i più bovini fra i rappresentanti della comunicazione giallorosica ormai sanno che negli ultimi dieci, quindici, venti, venticinque anni, la Lazio ha vinto di più. A Roma, in Italia, in Europa, La Lazio c'è stata di più.

E' venuto meno il mito della Curva più bella der monno, e non solo perché il 26 maggio, dieci minuti dopo il fischio finale, quel settore era completamente deserto e i giocatori della roma costretti a sfilare fra gli avversari completamente da soli, ma anche perché ululati razzisti e squalifiche sono piovute infine anche sul capo dei goliardici regazzi.
Per chi fingeva di aver dimenticato l'addio al calcio di Giannini o i simpatici striscioni sulle comuni iniziali e sulla comune fine auspicata per la Lazio e il Livorno, ammettiamolo, deve essere stato un bello shock.

Bruciati Zeman e Baldini non è rimasta nemmeno più la foglia di fico di essere rappresentanti del calcio pulito, quello che si oppone ai soprusi e al vento del nord. Ci credevano solo loro, ma ci credevano. Ce li avevano fatti crede', più che altro. Adesso gli resta Sabatini che fa gli impicci co i regazini e pija le stecche, e dopo essersi presi per culo da soli con Tom cinquecessi Di Benedetto, si devono attaccare a James mebuttoescappo Pallotta.
Si devono attaccare.

E' rimasto solo il totem, l'idolo di cartapesta, ma anche lui va verso i 38. L'erede designato non è all'altezza, e dopo capitan futurissimo Aquilani adesso pure capitan futuro va a finire che se lo giocano.

E così dicono che la Lazio è niente. Dopo aver utilizzato per anni la presenza della Lazio cullandosi nell'autoconvinzione che fosse una Laziotta, vittima designata, brutta, sporca e cattiva, messa apposta lì per far risaltare la loro bellezza e nobiltà, ma soprattutto la loro tantità,  adesso dicono che la Lazio non esiste.
Gli è rimasta quest'ultima mossa. Un arrocco, l'ennesimo, costruito su una reciproca masturbazione mentale coltivata per decenni, fra un campionato d'agosto e le cocenti delusioni di maggio (di febbraio?), che l'amletico dubbio, l'atroce dilemma, riassume alla perfezione.

Perché non li ha sconvolti solo la pochezza del loro essere, lo sgretolarsi di sicurezze cementate con lo sputo e col Corriere dello Sport, quello che li ha davvero colpiti, questa volta, è stata la reazione della Lazio.
La reazione della Lazio.
Una cosa inconcepibile, che li ha mandati in tilt. Una cosa troppo difficile da accettare, per chi credeva che i biancocelesti sarebbero stati lì per sempre, cercando di non dare fastidio, buoni soltanto per marcare le differenze fra chi è buono e chi è cattivo, chi è numeroso e chi è sporadico, chi è erede dell'impero e chi burino. Un avversario pompato soltanto in occasione dei derby vinti dai giallorossi, che ogni vittoria deve essere mitologica, sennò il magnifico Bobolo che se magna?
Invece è successo qualcos'altro. In primis, i risultati sportivi hanno tolto argomenti al MinCulCaz giallorosso. Ma soprattutto la Lazio, squadra, tecnico, società, tifosi, ha mollato un colpo a sorpresa, un uppercut al fegato che li ha lasciati senza fiato.

La vittoria della Coppa Italia, l'ennesimo derby vinto, la difesa che Lotito ha fatto della nostra storia e la ritrovata sintonia con i tifosi che (anche quelli storicamente più critici) l'hanno apprezzata.
E poi l'aquila, un campione di livello mondiale come Klose, giocatori che danno la sensazione di avere la maglia (sempre sudata) cucita sulla pelle, e la Radio, la TV e la rivista ufficiale, e i 5.000 che si prendono Piazza di Spagna di fronte a migliaia di incuriositi turisti, e l'Europa che per il terzo anno consecutivo vede scendere in campo solo la Lazio in rappresentanza della capitale d'Italia.
E l'orgoglio di essere laziali.

Oggi, più che per l'ultimo scudetto, si respira in città l'orgoglio di chi ha scelto i colori del cielo. Qualcosa che non si aspettavano, qualcosa che non sanno come affrontare. Per questo annaspano, la loro unica difesa è la negazione ("la Lazio non esiste, non è niente, è un'invenzione").
Un po' come quando cadi in maniera maldestra davanti a tante persone con le quali volevi fare bella figura: pure se sei distrutto dal dolore ti rialzi e dici "Niente, non è niente".
Ma chi ti sta intorno, anche se non infierisce, lo capisce che hai preso una bella botta, che ti sei fatto male sul serio.
Perchè puoi minimizzare quanto vuoi ma una Coppa in faccia il segno lo lascia.
E questa volta hai paura, perchè lo sai pure te, che può essere per sempre.


Grandissimo Arkan ( :=))) é perfetto, hai centrato esattamente quello che sta succedendo a Roma in questo momento. Basta un'altra spintarella da parte della nostra società, un po' di azzardo e questi li ciancicamo per sempre. E' un momento decisivo ed unico.

Post da applausi a scena aperta!!

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DaMilano

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* 8.229
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questo post, se non ti dispiace, l'ho copiato e lo manderei a mio fratello....visto che si è lasciato sfuggire i figlie che gli sono diventati riomici.....
Io purtroppo da zio lontano non posso fare molto......ma questo glielo deve appicciare in stanza e farglielo ripetere tutte le mattine come il rosario nel mese mariano!

eagles monte mario

*
Lazionetter
* 957
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(Voglio aprire questo topic perché secondo me questo aspetto della questione merita un topic a parte rispetto a quelli in cui se ne parla sottolineando il rosicaggio altrui o la risposta cazzuta di Lotito.
Ovviamente, se i moderatori lo ritengono opportuno, lo accorperanno ad uno degli altri.)


La questione ormai non è più un derby, non è più una Coppa (alzatainfaccia), non è più una vittoria o una sconfitta.
Quella a cui stiamo assistendo è una resa dei conti finale.

Mai prima d'ora era stato pubblicato sul Corriere dello Sport un articolo così gratuitamente offensivo (perché non è di parte, non è uno sfottò, ma è un'offesa e nient'altro) nei confronti della Lazio.

Il corsivo di Dotto è un disperato tentativo di chi vorrebbe rilanciare l'offensiva assediato dentro il bunker di Berlino, con i sovietici che bussano alla porta e i suoi soldati che ormai non hanno più fiducia nei dettami inculcati con anni di propaganda.
Quelle parole in libertà, pubblicate sul principale quotidiano sportivo di Roma, sono una calla da dare in pasto al magnifico bobolo, che ha perso punti di riferimento, parole d'ordine, identità: non ci sono più i dirigenti storici e quelli che ci sono non hanno alcun legame con la città; non c'è più la Lazio sparring partner che fa la spola con la B, tanto utile a rafforzare l'idea di un'autoproclamata superiorità, ma anzi gli schiaffi cominciano a far male e anche i più bovini fra i rappresentanti della comunicazione giallorosica ormai sanno che negli ultimi dieci, quindici, venti, venticinque anni, la Lazio ha vinto di più. A Roma, in Italia, in Europa, La Lazio c'è stata di più.

E' venuto meno il mito della Curva più bella der monno, e non solo perché il 26 maggio, dieci minuti dopo il fischio finale, quel settore era completamente deserto e i giocatori della roma costretti a sfilare fra gli avversari completamente da soli, ma anche perché ululati razzisti e squalifiche sono piovute infine anche sul capo dei goliardici regazzi.
Per chi fingeva di aver dimenticato l'addio al calcio di Giannini o i simpatici striscioni sulle comuni iniziali e sulla comune fine auspicata per la Lazio e il Livorno, ammettiamolo, deve essere stato un bello shock.

Bruciati Zeman e Baldini non è rimasta nemmeno più la foglia di fico di essere rappresentanti del calcio pulito, quello che si oppone ai soprusi e al vento del nord. Ci credevano solo loro, ma ci credevano. Ce li avevano fatti crede', più che altro. Adesso gli resta Sabatini che fa gli impicci co i regazini e pija le stecche, e dopo essersi presi per culo da soli con Tom cinquecessi Di Benedetto, si devono attaccare a James mebuttoescappo Pallotta.
Si devono attaccare.

E' rimasto solo il totem, l'idolo di cartapesta, ma anche lui va verso i 38. L'erede designato non è all'altezza, e dopo capitan futurissimo Aquilani adesso pure capitan futuro va a finire che se lo giocano.

E così dicono che la Lazio è niente. Dopo aver utilizzato per anni la presenza della Lazio cullandosi nell'autoconvinzione che fosse una Laziotta, vittima designata, brutta, sporca e cattiva, messa apposta lì per far risaltare la loro bellezza e nobiltà, ma soprattutto la loro tantità,  adesso dicono che la Lazio non esiste.
Gli è rimasta quest'ultima mossa. Un arrocco, l'ennesimo, costruito su una reciproca masturbazione mentale coltivata per decenni, fra un campionato d'agosto e le cocenti delusioni di maggio (di febbraio?), che l'amletico dubbio, l'atroce dilemma, riassume alla perfezione.

Perché non li ha sconvolti solo la pochezza del loro essere, lo sgretolarsi di sicurezze cementate con lo sputo e col Corriere dello Sport, quello che li ha davvero colpiti, questa volta, è stata la reazione della Lazio.
La reazione della Lazio.
Una cosa inconcepibile, che li ha mandati in tilt. Una cosa troppo difficile da accettare, per chi credeva che i biancocelesti sarebbero stati lì per sempre, cercando di non dare fastidio, buoni soltanto per marcare le differenze fra chi è buono e chi è cattivo, chi è numeroso e chi è sporadico, chi è erede dell'impero e chi burino. Un avversario pompato soltanto in occasione dei derby vinti dai giallorossi, che ogni vittoria deve essere mitologica, sennò il magnifico Bobolo che se magna?
Invece è successo qualcos'altro. In primis, i risultati sportivi hanno tolto argomenti al MinCulCaz giallorosso. Ma soprattutto la Lazio, squadra, tecnico, società, tifosi, ha mollato un colpo a sorpresa, un uppercut al fegato che li ha lasciati senza fiato.

La vittoria della Coppa Italia, l'ennesimo derby vinto, la difesa che Lotito ha fatto della nostra storia e la ritrovata sintonia con i tifosi che (anche quelli storicamente più critici) l'hanno apprezzata.
E poi l'aquila, un campione di livello mondiale come Klose, giocatori che danno la sensazione di avere la maglia (sempre sudata) cucita sulla pelle, e la Radio, la TV e la rivista ufficiale, e i 5.000 che si prendono Piazza di Spagna di fronte a migliaia di incuriositi turisti, e l'Europa che per il terzo anno consecutivo vede scendere in campo solo la Lazio in rappresentanza della capitale d'Italia.
E l'orgoglio di essere laziali.

Oggi, più che per l'ultimo scudetto, si respira in città l'orgoglio di chi ha scelto i colori del cielo. Qualcosa che non si aspettavano, qualcosa che non sanno come affrontare. Per questo annaspano, la loro unica difesa è la negazione ("la Lazio non esiste, non è niente, è un'invenzione").
Un po' come quando cadi in maniera maldestra davanti a tante persone con le quali volevi fare bella figura: pure se sei distrutto dal dolore ti rialzi e dici "Niente, non è niente".
Ma chi ti sta intorno, anche se non infierisce, lo capisce che hai preso una bella botta, che ti sei fatto male sul serio.
Perchè puoi minimizzare quanto vuoi ma una Coppa in faccia il segno lo lascia.
E questa volta hai paura, perchè lo sai pure te, che può essere per sempre.

FENOMENO !!!
Grazie, te vojo bene


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