Il suo mandato presidenziale è anche spirituale. Claudio Lotito, presidente didascalico e moralizzatore dalla prima ora, è da sempre in lotta contro fascismi, sfascismi, antisemitismi e tutti i peggiori "ismi" discriminatori. Ieri, approfittando della cattedra vaticana occupata per la presentazione dell'evento "Fratelli Tutti", rispondendo ad una domanda "sul razzismo piaga del calcio italiano" ha svelato (tardivamente) una notizia rimasta inspiegabilmente nascosta. Mario Venezia, classe 1957, presidente della Fondazione Museo della Shoah, è entrato a far parte del Consiglio di Sorveglianza della Lazio come consigliere effettivo, la nomina risale al 28 ottobre scorso, giorno in cui si è riunita l'ultima Assemblea. Il Consiglio di Sorveglianza, nel sistema duale adottato dalla Lazio, assorbe funzioni del collegio sindacale, effettua i controlli trimestrali e approva il bilancio annuale. L'inserimento di Mario Venezia «testimonia il nostro totale allontanamento da qualsiasi iniziativa volta a discriminare. Abbiamo inserito all'interno del nostro organigramma il presidente della Fondazione Museo della Shoah, siamo dalla parte dei valori, non da quella di chi usa il calcio per fini strumentali che nulla hanno a che vedere con il rispetto dello sport», ha spiegato e tuonato Lotito nella Sala San Pio X di Via della Conciliazione.
I fatti. Mario Venezia, dottore commercialista, è da sempre impegnato nelle attività della Comunità Ebraica legate alla memoria e ai giovani. Era membro supplente del Consiglio di Sorveglianza, è stato Lotito a proporlo come consigliere. Non è la prima né l'ultima iniziativa intrapresa dal presidente della Lazio in risposta a chi offende il nome della società biancoceleste e dei suoi tifosi professando condotte discrimina torie e compiendo reati razzisti: «Penso di aver intrapreso la strada giusta dal momento in cui sono diventato presidente - ha puntualizzato Lotito - con orgoglio rivendico un processo di cambiamento da questi atteggiamenti che non hanno nulla a che vedere con i valori dello sport e quelli della dignità umana». La missione. La Lazio e Formello, oltre le missioni calcistiche, sono diventati un osservatorio, un luogo dove trovano spazio formazione tecnica, tattica, umana e spirituale. E' un lascito per le generazioni future. La missione di Lotito, apprezzata da autorità religiose, politiche, sociali, è volta allo sradicamento delle discriminazioni razziali: «Lo sport privilegia il merito, la sana competizione, la capacità di raggiungere determinati obiettivi. Bisogna armonizzare le individualità e far in modo che lavorino all'unisono, come un'orchestra. Siamo entusiasti che la Lazio sia portavoce di un linguaggio dello sport, quello universale. Lo realizzeremo a Formello, la nostra casa», ha aggiunto il presidente durante le orazioni. Lotito ha concluso promuovendo e patrocinando l'iniziativa "Fratelli Tutti" (amichevole in programma domenica a Formello) pensata in favore della World Rom Organization: «Ci sono bambini fortunati e meno fortunati a cui viene tolto il sogno di esprime re il proprio volere solo perché appartengo a un'etnia, ad esempio quella Rom che viene diffamata. Con questa partita vogliamo dare a tutti l'opportunità di diventare campioni anche nella vita».