Citazione di: WhiteNoise il 06 Set 2023, 17:27
A parer mio non è solo questa la discriminante. Cioè non conta solo, perché ci sia discriminazione, rivolgersi ad un determinato gruppo sociale che storicamente abbia subito discriminazioni.
In primo luogo perché il gruppo che non ha subito storicamente in maniera macro (neri, meridionali, ebrei) potrebbe aver subito discriminazione in un contesto più specifico. O anche potrebbe non aver storicamente subito discriminazioni così evidenti o, almeno, non generalizzate (ad esempio, potrebbe esserci stata discriminazione per i mussulmani, ma sicuramente non per i petrolieri, oppure per i cinesi, sono discriminati i cinesi? boh... Sicuramente non sono stati oggetto di leggi razziali).
In secondo luogo perché bisogna anche considerare il gruppo sociale con il quale si mette in relazione il gruppo che si fa oggetto di insulto territoriale ("milanese polentone", "milanese appeso" certamente non rappresentano espressioni di discriminazione territoriale). Ma se ad esempio mettessimo in relazione i milanesi con, che so, gli ebrei o i neri, un bel "milanese ebreo" sarebbe discriminazione? Secondo me sì, altroché. E attenzione... un "milanese terrone"??? Questo è un bel cortocircuito...
Inoltre, la connotazione storica non mi soddisfa in pieno, anche l'attualità conta. Negli anni novanta, in pieno svolgimento dei fatti in Albania, si cantava allegramente "sei venuto col gommone" quando ancora la storia non aveva espresso il suo giudizio sulla questione.
A monte di tutto: il fine è sanzionare la discriminazione o sanzionare la violenza? Quest'ultima esiste anche da parte del gruppo storicamente debole. "Bianchi a morte" inneggiata da un gruppo di neri sicuramente non integra la discriminazione ma integra sicuramente un fattore di violenza.
Sento fortemente di aver scritto delle cazzate, o almeno delle ingenuità. Nel caso, perdonatemi, però sono pensieri che ho.
Per storico in questa accezione non si intende ciò che è accaduto nel passato, ma l'alternativa a logico.
In tal senso, anche quanto accaduto l'altroieri è storico.
In modo più semplicistico potremmo dire concreto/astratto, ma lascia adito ad altre incomprensioni e storico/logico è più corretto.

Il fine, per me, è proprio sanzionare la discriminazione, NON la violenza.
E questa è un'altra grossa confusione che si fa.
Il discorso contro le discriminazioni è tale perché vuole essere contro... Le discriminazioni! Se voleva essere contro la violenza si faceva un discorso specifico.
E invece le due questioni vengono "ammischiate" a mio avviso deliberatamente (non da te ma da chi in origine le ammischia) esattamente per annacquarle.
Un po' come quando si fa un discorso sul fascismo e la necessità dell'antifascismo e se ne esce quello "ma pure il comunismo ha prodotto tragedie, dobbiamo condannare anche quello".
Ecco, è uguale. A che serve? Ad annacquare un discorso mirato e attenuare gli effetti sul suo obiettivo.
Si vuole spostare il discorso dalle discriminazioni, evidentemente scomodo per qualcuno, annacquandolo in un più generico discorso contro le violenze che diventa un "volemose bene" un po' più forbito.
La risposta civile dovrebbe essere: col cazzo.
Manco ci arrivo a spiegare perché la violenza è una categoria troppo ampia, che al suo interno ha forme legittime per chiunque (per te sarà quella istituzionale di stato per fare rispettare la legge, per me quella delle piazze, per tarallo quella dei piromani de bruchi giallorossi) e quindi una sua condanna general generica non ha alcun senso ed equivale alla famosa "pace nel mondo".
Il discorso è e resta solo ed esclusivamente sulle discriminazioni, anche se c'è un gruppo di neri qui dietro l'angolo che apre i crani con le mazze chiodate e succhia i cervelli a poveri bianchi indifesi.
E non perché non ce ne fotte in assoluto, ma perché buttarceli dentro serve appunto a diluire il discorso. Dei succhiatori di cervello, neri o bianchi, ne parleremo domani, se ci va. Sennò è un perenne "e allora le foibe" in altra forma.
Questo è ciò che fanno i filo/cripto-razzisti da anni ed evidentemente gli è riuscito bene se i risultati sono i dibattiti attuali.
Quindi no, il discorso sulle discriminazioni non è il discorso contro la violenza (che è altro), non è il discorso contro gli insulti a categorie x quali i milanesi, i biondi o gli islandesi (che è altro), non è il discorso su relativismo assoluto dell'infinità dei possibili rapporti offensivi tra due individui (che è altro).
Quando si parla di discriminazioni si parla di concreti rapporti di potere che in un dato momento storico (incluso oggi) porta un gruppo sociale di qualsiasi tipo ad essere escluso/privato di diritti o possibilità.
Se domani ciò avverrà con gli islandesi parleremo del perché gli insulti agli islandesi sono inaccettabili. Fino ad allora se dico che gli islandesi puzzano de merluzzo marcio li sto offendendo, ma il mio insulto non rispecchia alcuna concreta discriminazione esistente.