La malafede di "La Repubblica" e "L'Unità"

Aperto da cosmo, 07 Ott 2013, 11:10

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COLDILANA61

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* 17.368
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Cinico TV on

Allora per l'ennesima volta , tanti , hanno capito male .

DarkLady lancia il sasso ma poi non risponde . Ergo . Abbiamo capito male .

Bravo M.E. che viene qui a spiegare .

Come ciceruacchio che dice di essere diverso .

Uno in curva sud , l'altro a Rep.

Due brave persone in due posti di M.

Mi stupirei che "quello" dell'unità venisse a spiegare in LN . Non c'e' il pulpito da cui lanciare un bel sermone.

Intervengo solo perché avete riportato quanto pubblicato .

Ricordo che per me , Rep non esiste più , e non per motivi calcistici .

Cinico TV off

A me piacerebbe un articolo su tanti Laziali , normali , di sinistra , di destra , di centro ma non razzisti .
Tifosi ma non razzisti . Con tanti difetti ma non razzisti .Come tanti padri e figli , più volte citati anche qui .

Io dell'ironia mi sarei un tantinello rottoercaxxo , a quelli che a Milano e dintorni mi chiamano fascista perché Laziale , cosa rispondo ? cito articoli ironici ?

Che molti in curva siano quello che sono , non e' colpa mia . E non è colpa di tanti , non di tutti , ma di tanti .

Chiedere a M.E. di andare in redazione a "stimolare" il confronto è ridicolo . Una battaglia persa , la guerra è boicottare Rep . E non solo per il calcio.

Scusate , ho mangiato pesante . I peperoni me se ripropongono . 

AquilaLidense

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* 16.766
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Citazione di: COLDILANA61 il 08 Ott 2013, 16:35
Come ciceruacchio che dice di essere diverso .

Uno in curva sud , l'altro a Rep.

Due brave persone in due posti di M.

TVB

Nanni

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* 6.710
Registrato
Citazione di: COLDILANA61 il 08 Ott 2013, 16:35
Cinico TV on

...

Ricordo che per me , Rep non esiste più , e non per motivi calcistici .

Cinico TV off

A me piacerebbe un articolo su tanti Laziali , normali , di sinistra , di destra , di centro ma non razzisti .
Tifosi ma non razzisti . Con tanti difetti ma non razzisti .Come tanti padri e figli , più volte citati anche qui .

Io dell'ironia mi sarei un tantinello rottoercaxxo , a quelli che a Milano e dintorni mi chiamano fascista perché Laziale , cosa rispondo ? cito articoli ironici ?

Che molti in curva siano quello che sono , non e' colpa mia . E non è colpa di tanti , non di tutti , ma di tanti .

Chiedere a M.E. di andare in redazione a "stimolare" il confronto è ridicolo . Una battaglia persa , la guerra è boicottare Rep . E non solo per il calcio.

Scusate , ho mangiato pesante . I peperoni me se ripropongono .

Peperoni anche io, a pranzo oggi. E ha ben detto Coldilana.

Anche io ho scientemente smesso (di leggere da quasi due anni, di comprare da molto più tempo) Repubblica. Era il mio giornale. Quello che amavo "spizzarmi" ogni giorno pagina per pagina, da una vita. E magari rileggermi alla sera o il giorno dopo. O magari conservarmi qualche pagina.  Perchè Scalfari, l'Amaca, Valentini, Pirani, Maltese, Mura, mica si scherzava.

Lo so che a M.E. e forse alla redazione intera può fregare di meno del comportamento di uno. Ma tant'è, io ho smesso e ne sono felice.

Come dice Coldilana non per motivi calcistici.
Ma anche.

Perchè a me il dubbio, atroce, mi è venuto: lo so, è banale pallone, e poi si sa che i Laziali sono ipocondriaci, ma chi mi dice che così come Bibì e Bibò (e non solo loro), così come il titolista dell'articolo di M.E. (apprezzabile anche se decisamente fuori tempo, l'ironia costa cara e oggi c'è molta meno voglia di scherzare) tendono sistematicamente a smerdare l'immagine di una delle squadre di Roma, sempre e comunque, in qualsiasi occasione, senza perdere colpi, mai, con un'assiduità e una pervicacia quasi assoluta, pigiando forte su dettagli banali e magari invent... ops, accentuando qualche particolare che in cento altri casi avrebbe potuto essere considerato marginale.

Chi mi dice, dicevo, che questo non accada sempre, come linea editoriale, come filosofia redazionale, come mission della testata? (chi è che prima ha detto, giustamente, che il giornalismo a qualsiasi livello è, oggi, la creazione dell'uno-contro-l'altro, l'accentuazione dei buoni-e-cattivi?).

Chi mi dice che, con lo stesso criterio adottato "contro" Lotito, "contro" la Lazio e i suoi tifosi-fascisti, non ci si accomodi anche per argomenti ben più serii? Chi mi dice che non accada lo stesso che so, per Eluana Englaro? o per il Ministro Quagliariello? o per Angela Merkel, la Siria, il mercato Cinese o l'aviaria?

Chi me lo dice?

Che questa stessa approssimazione (non VOGLIO chiamarla malafede, ma mi viene quasi da sé), questa faciloneria così scriteriata (tanto se pure tu te ne vai, così facendo me ne conquisto minimo altri tre dell'altra parte...) non sia la cifra intrinseca di questo giornale, chiamato da Ralphmalph con sintesi sublime: giornaledemmerda?

Nel dubbio, come diceva Totò, desisto.

Palo

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Nanni, a te e a Coldilana vi cito sul mio blogdercazzo ...

D'altra parte avete entrambi una certa (come me, 60 tra 367 gg) e ricordate bene che Gasman ne l 'audace colpo dei soliti ignoti quando, al commissariato gli dicono che tra i tifosi romanisti presenti a San Siro c'erano tot pregiudicati ribatte che "si tratta di una percentuale irrisoria e che tra i laziali tale percentuale è moo-ho-lto più a-alta" (Gasman, nel film balbettava). Un po' di merda sulla Lazio non ci si è mai peritati nel buttarla ...


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ian

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* 7.680
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Mi sono letto 16 pagine una appresso all'altra.
In sintesi COLDILANA 100%, con una aggiunta per ME che sarà pure un eroe ad aver fatto capolino qui.
Ma mi pare faccia 0a0: per non dire che oggi come oggi spiegare che l'articolo o parti di esso fossero "ironici" è quantomeno ingenuo.
Sempre che un giornalista, magari pure Laziale e/o simpatizzante e/o non prevenuto, non sia così ingenuo da non rendersi conto che su questi temi l'ironia aiuta poco la Lazio.

Dusk

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Repubblica.it, all'indomani della vittoria della Coppa Italia 2009, contro la Sampdoria, ha messo online un intero reportage, una sorta di monografia sulla "Notte di terrore" a Roma, causata dai festeggiamenti Laziali.
Io c'ero, in giro, quella sera, e non è accaduto assolutamente nulla. Nulla.
Non un singolo articolo eh, un intero "Speciale".
Roma a ferro e fuoco, i lanzichenecchi, le avvisaglie di una guerra civile. Roba tosta da mandare giù. Immagino i lettori del resto d'Italia preoccupati immaginare quest'orda di barbari, quelli razzisti della Lazio, spargere il sale sui resti del centro storico e quant'altro.

Oltretutto c'era una galleria di foto, con un titolone netto, inequivocabile, di condanna sui Laziali tutti, colpevoli di scritte nazifascirazziste (perché viviamo nell'epoca del politicamente corretto in cui, fortunatamente, a livello mediatico si spacca il capello in quattro per non coinvolgere innocenti in generalizzazioni, ma da questa accortezza i Laziali sono esclusi). Mancava solo il disclaimer "attenzione, immagini non adatte a un pubblico sensibile".

Poi le aprivi ed erano scritte sui muri che non avevano nulla di particolarmente esecrabile nel loro contenuto: alcune erano addirittura inequivocabilmente firmate da ultras della roma e inneggiavano a tale squadra.


E' un episodio, questo, che magari si ricordano in pochi. A me è rimasto qui, indigesto ancora dopo quasi 5 anni.
Un intero inserto speciale online di criminalizzazione e demonizzazione univoco, generalizzato e INVENTATO DI SANA PIANTA. Con tanto di photogallery fasulla.

Un qualcosa di inaudito.


Da allora faccio molta ma molta fatica a credere anche solo alla buonafede della linea del giornale.



Panzabianca

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Citazione di: maer265 il 08 Ott 2013, 11:58
Ciao a tutti... sono Marco Ercole, l'autore del pezzo

Ciao Ma, leggo tutto solo ora. Grazie, non è da tutti. Va'bbè, qualche perplessità rimane...
Però, ora, mica pe gnente ma, visto che ce sei, a nome dell'intera redazione de repubblica, e la cosa me creerebbe un percepibile sollievo, un atto de minima contrizione fallo.

Ciao

Palo

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Citazione di: Panzabianca il 08 Ott 2013, 17:45

Però, ora, mica pe gnente ma, visto che ce sei, a nome dell'intera redazione de repubblica, e la cosa me creerebbe un percepibile sollievo, un atto de minima contrizione fallo.

Ciao
Tipo una sputazza sulla sulla scrivania di bibì e bibò ... da documentare con foto!


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Aquila Romana

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Ho paura che stiate confondendo giornalisti e testate..

Panzabianca

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Citazione di: Aquila Romana il 08 Ott 2013, 17:59
Ho paura che stiate confondendo giornalisti e testate..
e mo..le testate... Ma certo che se violento forte... Dicevo na camminata sui ceci... na battitura co na spazzola chiodata... e che sarà...
Oh, la redazione sportiva di Repubblica...! e quanno c'aricapita...

cosmo

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Mi unisco ai complimenti rivolti a Marco. Avendo poi aperto io stesso il topic, con l'invito a tirare fuori le palle, il suo ingresso su LN mi fa ancora più piacere.
Ma pur apprezzando le precisazioni, la mia opinione è la stessa di RalphMalph e Filippo 3. Quest'ultimo lo condivido in pieno quando polemizza sul fatto che per i giornalisti bisogna fare dei distinguo, mentre per i tifosi tali distinguo vengono sepolti da quintali di titoli in grassetto e strillati in home page/versione cartacea.

Anche secondo me la frase finale dell'articolo non si presta ad interpretazione diverse da quella riportata da Filippo, ossia: "E' inutile che provate a fa' caciara facendo buu ai bianchi, eravate e rimanete razzisti".
Un concetto rafforzato dal vergognoso e fuorviante titolo che forse non è colpa di Marco Ercole, ma figuriamoci se può essere colpa di qualsiasi laziale che quotidianamente fa i conti con l'impatto che quei titoli hanno sull'immaginario collettivo. In Italia e nel mondo. Marco Ercole e il suo titolista burlone non sono impegnati in una guerra quotidiana contro un muro di bugie e pressati da un muro altrettanto infrangibile di imbecillità.
Fosse la prima volta che succede, potrei anche fare spallucce, ma ormai La Repubblica ha individuato un bersaglio e ci si accanisce, oltrepassando ogni codice deontologico.
Che ne dite di istituire una responsabilità oggettiva per i giornali? Ad ogni articolo bugiardo, un giorno di divieto di vendita per la suddetta testata? Paura eh?

Non regge neppure la storia della rubrica satirica, perché per fare dell'ironia bisognerebbe essere consapevoli del contesto. Quindi oltre ad accusare Marco, accuso ancora di più chi, come il suo diretto caporedattore, ci sguazza (insieme al titolista).
E' come se, fatte le sacrosante distinzioni; ripeto: fatte le sacrosante distinzioni; sottolineo: fatte le sacrosante distinzioni, qualcuno scrivesse un articolo burla sul conflitto palestinese e lo distribuisse come volantino nella striscia di Gaza.
O rimanendo in ambito calcistico, è come se Repubblica facesse un titolo del genere: Lotito: La Lazio vincerà la coppa italia. Anche il capitano Mauri è pronto a scommetterci. (In realtà ne ha fatti di peggio: più faziosi, vergognosi, disonesti e tossici).
Il problema de La Repubblica è l'atroce conformismo che l'acceca. Non seguo questa rubrica dei tifosi di cui parla Marco ma mi piacerebbe sapere toni e spunti di tale goliardia rivolti al mondo giallorosso. Difficile accettare precisazioni, distinguo o attestazioni di onestà intellettuale da chi pubblica le imprese di totti sulla spiaggia di Sabaudia, sperticandosi in lodi solo un tantino meno viscide e ingiustificate di quelle che un Bondi o un Gasparri riservano al Berlusconi.
Da chi, da anni, SISTEMATICAMENTE e IN MANIERA PREMEDITATA, insabbia qualsiasi nota negativa proveniente dalla sponda giallorossa e si accanisce senza pietà e senza distinguo sulla tifoseria della Lazio.
Da chi il giorno dell'aggressione a Campo De' Fiori pubblicò in homepage SENZA VERIFICARE LA NOTIZIA che gli aggressori erano ultrà della Lazio commettendo un doppio errore: di identità e di superficialità verso un reato che non aveva nulla a che vedere con il calcio in senso stretto.
Da chi, IN MANIERA PREMEDITATA, ha glissato sulle vicende di calciopoli riguardanti la roma e l'inter;
da chi ha concentrato l'inchiesta di scommessopoli su un solo nome e una sola squadra, scrivendo un quintale di immondizia.
Da chi -  e chiudo, ma potrei andare avanti – si atteggia a giornale d'inchiesta e non ha mai scritto una riga sulla connivenza sospetta fra Unicredit e l'Aesse Roma.
Caro Marco, tu non lavori per un giornale che racconta il mondo così com'è: tu lavori per un giornale che vuole imporre un mondo, una cultura, un colore. E lo fa con metodi di comunicazione staliniani, ossia affossando la parte avversa, cioè l'ostacolo tra voi e quella viscida visione del mondo romanistocentrica a cui La Repubblica aspira.
Il conformismo vi rende ciechi perché avete IN MANIERA PREMEDITATA, scelto di descrivere solo una porzione del mondo Lazio, che è invece un mondo variegato, ultradimensionale, molteplice, sfaccettato, solidale. Pieno di storie, di dialoghi, confronti ininterrotti, autocritica, ironia, solidarietà. Un mondo che quasi quasi verrebbe da definire di sinistra.  Ma sorvoliamo.
L'ignoranza degli imbecilli che fanno le scimmie urlatrici contro i giocatori di colore non si contribuisce a sconfiggerla limitandosi ad accusare un'intera tifoseria e augurandosi una penalizzazione o un'esclusione dalle coppe.
Tutta l'erba un fascio. Che ve frega a voi, basta che potete vendere quel pezzo di carta.
L'ignoranza si combatte nutrendo la cronaca con la cultura, raccontando altre storie, visitando quei luoghi dove l'ignoranza si annida, e al contempo i luoghi diversi – ma dello stesso mondo – che quell'ignoranza la subiscono. E la combattono.
Ma lo sapete voi cos'è la Lazio? LA LAZIO?
Non si capiscono bene i motivi di un fenomeno grave e forse incurabile inseguendo superficialmente il lettore che tiene la sagoma di totti sul balcone. Coccolandolo, rassicurandolo con il vizio dei due pesi e delle due misure, facendo passare il messaggio: I laziali sono fascisti, i romanisti fanno beneficenza e sono la parte sana del calcio romano.
Il conformismo di La Repubblica, come il famoso sonno della ragione, genera mostri, quei mostri che cantano 10,100, 1000 Paparelli; gli stessi che devastano il quartiere Testaccio, lanciano le banane a Balotelli. Gli stessi che il Times di Londra (non Lazionet) ha indicato come i tifosi più 'pungicatori' d'Europa. Gli stessi che mentre voi vi fate le pipp.e sul un colpo di tacco di Pjanic e gridate al laziale fascista/burino/razzista hanno ridotto questa città a un paradosso. Roma è diventata una città baldracca anche per colpa del suddetto conformismo e del lassismo nei confronti del più consumista dei tifosi, quello romanista. A cui il giornale per cui lavori si rivolge.
Scusate tutti per il sermone. Caro Marco tutto quello che ho espresso in questo post ciabattone non è sicuramente colpa tua. Non voglio confondere giornalisti e testate, Nel caso di Mensurati farei uno strappo alla regola.
Spero però che, aprendo per un minuto gli occhi accecati da D'Alema, Dandini, Mastandrea e kansas 1927,  i tuoi titolisti abbiano capito che ogni laziale su ogni angolo del globo ( e semo tanti, fidati) non vuole più far passare nulla. Ci avete rotto infinitamente il cazzo.

COLDILANA61

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Citazione di: Aquila Romana il 08 Ott 2013, 17:59
Ho paura che stiate confondendo giornalisti e testate..

Cioè ?

O rimaniamo nel vago ?

Io , allora , cerco di spiegarmi meglio .

Le spiegazioni di ME fatte su LN , sono inutili e dal mio punto di vista anche un pochettino perculeggianti .

Le spiegazioni , se vuoi , se puoi , le dai dove hai scritto quello che i tuoi lettori , forse , non hanno capito .

Le spiegazioni LE DEVI ai lettori di Rep . , LE DEVI ai lettori LAZIALI , perché a me sinceramente frega caxxi .

Dov'è la differenza fra giornalista e testata ? E se c'è , qual è ?


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kurt

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Citazione di: cosmo il 08 Ott 2013, 18:09
Mi unisco ai complimenti rivolti a Marco. Avendo poi aperto io stesso il topic, con l'invito a tirare fuori le palle, il suo ingresso su LN mi fa ancora più piacere.
Ma pur apprezzando le precisazioni, la mia opinione è la stessa di RalphMalph e Filippo 3. Quest'ultimo lo condivido in pieno quando polemizza sul fatto che per i giornalisti bisogna fare dei distinguo, mentre per i tifosi tali distinguo vengono sepolti da quintali di titoli in grassetto e strillati in home page/versione cartacea.

Anche secondo me la frase finale dell'articolo non si presta ad interpretazione diverse da quella riportata da Filippo, ossia: "E' inutile che provate a fa' caciara facendo buu ai bianchi, eravate e rimanete razzisti".
Un concetto rafforzato dal vergognoso e fuorviante titolo che forse non è colpa di Marco Ercole, ma figuriamoci se può essere colpa di qualsiasi laziale che quotidianamente fa i conti con l'impatto che quei titoli hanno sull'immaginario collettivo. In Italia e nel mondo. Marco Ercole e il suo titolista burlone non sono impegnati in una guerra quotidiana contro un muro di bugie e pressati da un muro altrettanto infrangibile di imbecillità.
Fosse la prima volta che succede, potrei anche fare spallucce, ma ormai La Repubblica ha individuato un bersaglio e ci si accanisce, oltrepassando ogni codice deontologico.
Che ne dite di istituire una responsabilità oggettiva per i giornali? Ad ogni articolo bugiardo, un giorno di divieto di vendita per la suddetta testata? Paura eh?

Non regge neppure la storia della rubrica satirica, perché per fare dell'ironia bisognerebbe essere consapevoli del contesto. Quindi oltre ad accusare Marco, accuso ancora di più chi, come il suo diretto caporedattore, ci sguazza (insieme al titolista).
E' come se, fatte le sacrosante distinzioni; ripeto: fatte le sacrosante distinzioni; sottolineo: fatte le sacrosante distinzioni, qualcuno scrivesse un articolo burla sul conflitto palestinese e lo distribuisse come volantino nella striscia di Gaza.
O rimanendo in ambito calcistico, è come se Repubblica facesse un titolo del genere: Lotito: La Lazio vincerà la coppa italia. Anche il capitano Mauri è pronto a scommetterci. (In realtà ne ha fatti di peggio: più faziosi, vergognosi, disonesti e tossici).
Il problema de La Repubblica è l'atroce conformismo che l'acceca. Non seguo questa rubrica dei tifosi di cui parla Marco ma mi piacerebbe sapere toni e spunti di tale goliardia rivolti al mondo giallorosso. Difficile accettare precisazioni, distinguo o attestazioni di onestà intellettuale da chi pubblica le imprese di totti sulla spiaggia di Sabaudia, sperticandosi in lodi solo un tantino meno viscide e ingiustificate di quelle che un Bondi o un Gasparri riservano al Berlusconi.
Da chi, da anni, SISTEMATICAMENTE e IN MANIERA PREMEDITATA, insabbia qualsiasi nota negativa proveniente dalla sponda giallorossa e si accanisce senza pietà e senza distinguo sulla tifoseria della Lazio.
Da chi il giorno dell'aggressione a Campo De' Fiori pubblicò in homepage SENZA VERIFICARE LA NOTIZIA che gli aggressori erano ultrà della Lazio commettendo un doppio errore: di identità e di superficialità verso un reato che non aveva nulla a che vedere con il calcio in senso stretto.
Da chi, IN MANIERA PREMEDITATA, ha glissato sulle vicende di calciopoli riguardanti la roma e l'inter;
da chi ha concentrato l'inchiesta di scommessopoli su un solo nome e una sola squadra, scrivendo un quintale di immondizia.
Da chi -  e chiudo, ma potrei andare avanti – si atteggia a giornale d'inchiesta e non ha mai scritto una riga sulla connivenza sospetta fra Unicredit e l'Aesse Roma.
Caro Marco, tu non lavori per un giornale che racconta il mondo così com'è: tu lavori per un giornale che vuole imporre un mondo, una cultura, un colore. E lo fa con metodi di comunicazione staliniani, ossia affossando la parte avversa, cioè l'ostacolo tra voi e quella viscida visione del mondo romanistocentrica a cui La Repubblica aspira.
Il conformismo vi rende ciechi perché avete IN MANIERA PREMEDITATA, scelto di descrivere solo una porzione del mondo Lazio, che è invece un mondo variegato, ultradimensionale, molteplice, sfaccettato, solidale. Pieno di storie, di dialoghi, confronti ininterrotti, autocritica, ironia, solidarietà. Un mondo che quasi quasi verrebbe da definire di sinistra.  Ma sorvoliamo.
L'ignoranza degli imbecilli che fanno le scimmie urlatrici contro i giocatori di colore non si contribuisce a sconfiggerla limitandosi ad accusare un'intera tifoseria e augurandosi una penalizzazione o un'esclusione dalle coppe.
Tutta l'erba un fascio. Che ve frega a voi, basta che potete vendere quel pezzo di carta.
L'ignoranza si combatte nutrendo la cronaca con la cultura, raccontando altre storie, visitando quei luoghi dove l'ignoranza si annida, e al contempo i luoghi diversi – ma dello stesso mondo – che quell'ignoranza la subiscono. E la combattono.
Ma lo sapete voi cos'è la Lazio? LA LAZIO?
Non si capiscono bene i motivi di un fenomeno grave e forse incurabile inseguendo superficialmente il lettore che tiene la sagoma di totti sul balcone. Coccolandolo, rassicurandolo con il vizio dei due pesi e delle due misure, facendo passare il messaggio: I laziali sono fascisti, i romanisti fanno beneficenza e sono la parte sana del calcio romano.
Il conformismo di La Repubblica, come il famoso sonno della ragione, genera mostri, quei mostri che cantano 10,100, 1000 Paparelli; gli stessi che devastano il quartiere Testaccio, lanciano le banane a Balotelli. Gli stessi che il Times di Londra (non Lazionet) ha indicato come i tifosi più 'pungicatori' d'Europa. Gli stessi che mentre voi vi fate le pipp.e sul un colpo di tacco di Pjanic e gridate al laziale fascista/burino/razzista hanno ridotto questa città a un paradosso. Roma è diventata una città baldracca anche per colpa del suddetto conformismo e del lassismo nei confronti del più consumista dei tifosi, quello romanista. A cui il giornale per cui lavori si rivolge.
Scusate tutti per il sermone. Caro Marco tutto quello che ho espresso in questo post ciabattone non è sicuramente colpa tua. Non voglio confondere giornalisti e testate, Nel caso di Mensurati farei uno strappo alla regola.
Spero però che, aprendo per un minuto gli occhi accecati da D'Alema, Dandini, Mastandrea e kansas 1927,  i tuoi titolisti abbiano capito che ogni laziale su ogni angolo del globo ( e semo tanti, fidati) non vuole più far passare nulla. Ci avete rotto infinitamente il cazzo.
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Panzabianca

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Citazione di: cosmo il 08 Ott 2013, 18:09
Ma lo sapete voi cos'è la Lazio? LA LAZIO?

No, Co, non lo sanno.
Per il resto, Grande! m'hai scippato il sermone  :)

Ulissechina

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Lazionetter
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Citazione di: cosmo il 08 Ott 2013, 18:09
Mi unisco ai complimenti rivolti a Marco. Avendo poi aperto io stesso il topic, con l'invito a tirare fuori le palle, il suo ingresso su LN mi fa ancora più piacere.
Ma pur apprezzando le precisazioni, la mia opinione è la stessa di RalphMalph e Filippo 3. Quest'ultimo lo condivido in pieno quando polemizza sul fatto che per i giornalisti bisogna fare dei distinguo, mentre per i tifosi tali distinguo vengono sepolti da quintali di titoli in grassetto e strillati in home page/versione cartacea.

Anche secondo me la frase finale dell'articolo non si presta ad interpretazione diverse da quella riportata da Filippo, ossia: "E' inutile che provate a fa' caciara facendo buu ai bianchi, eravate e rimanete razzisti".
Un concetto rafforzato dal vergognoso e fuorviante titolo che forse non è colpa di Marco Ercole, ma figuriamoci se può essere colpa di qualsiasi laziale che quotidianamente fa i conti con l'impatto che quei titoli hanno sull'immaginario collettivo. In Italia e nel mondo. Marco Ercole e il suo titolista burlone non sono impegnati in una guerra quotidiana contro un muro di bugie e pressati da un muro altrettanto infrangibile di imbecillità.
Fosse la prima volta che succede, potrei anche fare spallucce, ma ormai La Repubblica ha individuato un bersaglio e ci si accanisce, oltrepassando ogni codice deontologico.
Che ne dite di istituire una responsabilità oggettiva per i giornali? Ad ogni articolo bugiardo, un giorno di divieto di vendita per la suddetta testata? Paura eh?

Non regge neppure la storia della rubrica satirica, perché per fare dell'ironia bisognerebbe essere consapevoli del contesto. Quindi oltre ad accusare Marco, accuso ancora di più chi, come il suo diretto caporedattore, ci sguazza (insieme al titolista).
E' come se, fatte le sacrosante distinzioni; ripeto: fatte le sacrosante distinzioni; sottolineo: fatte le sacrosante distinzioni, qualcuno scrivesse un articolo burla sul conflitto palestinese e lo distribuisse come volantino nella striscia di Gaza.
O rimanendo in ambito calcistico, è come se Repubblica facesse un titolo del genere: Lotito: La Lazio vincerà la coppa italia. Anche il capitano Mauri è pronto a scommetterci. (In realtà ne ha fatti di peggio: più faziosi, vergognosi, disonesti e tossici).
Il problema de La Repubblica è l'atroce conformismo che l'acceca. Non seguo questa rubrica dei tifosi di cui parla Marco ma mi piacerebbe sapere toni e spunti di tale goliardia rivolti al mondo giallorosso. Difficile accettare precisazioni, distinguo o attestazioni di onestà intellettuale da chi pubblica le imprese di totti sulla spiaggia di Sabaudia, sperticandosi in lodi solo un tantino meno viscide e ingiustificate di quelle che un Bondi o un Gasparri riservano al Berlusconi.
Da chi, da anni, SISTEMATICAMENTE e IN MANIERA PREMEDITATA, insabbia qualsiasi nota negativa proveniente dalla sponda giallorossa e si accanisce senza pietà e senza distinguo sulla tifoseria della Lazio.
Da chi il giorno dell'aggressione a Campo De' Fiori pubblicò in homepage SENZA VERIFICARE LA NOTIZIA che gli aggressori erano ultrà della Lazio commettendo un doppio errore: di identità e di superficialità verso un reato che non aveva nulla a che vedere con il calcio in senso stretto.
Da chi, IN MANIERA PREMEDITATA, ha glissato sulle vicende di calciopoli riguardanti la roma e l'inter;
da chi ha concentrato l'inchiesta di scommessopoli su un solo nome e una sola squadra, scrivendo un quintale di immondizia.
Da chi -  e chiudo, ma potrei andare avanti – si atteggia a giornale d'inchiesta e non ha mai scritto una riga sulla connivenza sospetta fra Unicredit e l'Aesse Roma.
Caro Marco, tu non lavori per un giornale che racconta il mondo così com'è: tu lavori per un giornale che vuole imporre un mondo, una cultura, un colore. E lo fa con metodi di comunicazione staliniani, ossia affossando la parte avversa, cioè l'ostacolo tra voi e quella viscida visione del mondo romanistocentrica a cui La Repubblica aspira.
Il conformismo vi rende ciechi perché avete IN MANIERA PREMEDITATA, scelto di descrivere solo una porzione del mondo Lazio, che è invece un mondo variegato, ultradimensionale, molteplice, sfaccettato, solidale. Pieno di storie, di dialoghi, confronti ininterrotti, autocritica, ironia, solidarietà. Un mondo che quasi quasi verrebbe da definire di sinistra.  Ma sorvoliamo.
L'ignoranza degli imbecilli che fanno le scimmie urlatrici contro i giocatori di colore non si contribuisce a sconfiggerla limitandosi ad accusare un'intera tifoseria e augurandosi una penalizzazione o un'esclusione dalle coppe.
Tutta l'erba un fascio. Che ve frega a voi, basta che potete vendere quel pezzo di carta.
L'ignoranza si combatte nutrendo la cronaca con la cultura, raccontando altre storie, visitando quei luoghi dove l'ignoranza si annida, e al contempo i luoghi diversi – ma dello stesso mondo – che quell'ignoranza la subiscono. E la combattono.
Ma lo sapete voi cos'è la Lazio? LA LAZIO?
Non si capiscono bene i motivi di un fenomeno grave e forse incurabile inseguendo superficialmente il lettore che tiene la sagoma di totti sul balcone. Coccolandolo, rassicurandolo con il vizio dei due pesi e delle due misure, facendo passare il messaggio: I laziali sono fascisti, i romanisti fanno beneficenza e sono la parte sana del calcio romano.
Il conformismo di La Repubblica, come il famoso sonno della ragione, genera mostri, quei mostri che cantano 10,100, 1000 Paparelli; gli stessi che devastano il quartiere Testaccio, lanciano le banane a Balotelli. Gli stessi che il Times di Londra (non Lazionet) ha indicato come i tifosi più 'pungicatori' d'Europa. Gli stessi che mentre voi vi fate le pipp.e sul un colpo di tacco di Pjanic e gridate al laziale fascista/burino/razzista hanno ridotto questa città a un paradosso. Roma è diventata una città baldracca anche per colpa del suddetto conformismo e del lassismo nei confronti del più consumista dei tifosi, quello romanista. A cui il giornale per cui lavori si rivolge.
Scusate tutti per il sermone. Caro Marco tutto quello che ho espresso in questo post ciabattone non è sicuramente colpa tua. Non voglio confondere giornalisti e testate, Nel caso di Mensurati farei uno strappo alla regola.
Spero però che, aprendo per un minuto gli occhi accecati da D'Alema, Dandini, Mastandrea e kansas 1927,  i tuoi titolisti abbiano capito che ogni laziale su ogni angolo del globo ( e semo tanti, fidati) non vuole più far passare nulla. Ci avete rotto infinitamente il cazzo.

Mi unisco agli applausi.

cosmo

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Citazione di: Dusk il 08 Ott 2013, 17:41
Repubblica.it, all'indomani della vittoria della Coppa Italia 2009, contro la Sampdoria, ha messo online un intero reportage, una sorta di monografia sulla "Notte di terrore" a Roma, causata dai festeggiamenti Laziali.
Io c'ero, in giro, quella sera, e non è accaduto assolutamente nulla. Nulla.
Non un singolo articolo eh, un intero "Speciale".
Roma a ferro e fuoco, i lanzichenecchi, le avvisaglie di una guerra civile. Roba tosta da mandare giù. Immagino i lettori del resto d'Italia preoccupati immaginare quest'orda di barbari, quelli razzisti della Lazio, spargere il sale sui resti del centro storico e quant'altro.

Oltretutto c'era una galleria di foto, con un titolone netto, inequivocabile, di condanna sui Laziali tutti, colpevoli di scritte nazifascirazziste (perché viviamo nell'epoca del politicamente corretto in cui, fortunatamente, a livello mediatico si spacca il capello in quattro per non coinvolgere innocenti in generalizzazioni, ma da questa accortezza i Laziali sono esclusi). Mancava solo il disclaimer "attenzione, immagini non adatte a un pubblico sensibile".

Poi le aprivi ed erano scritte sui muri che non avevano nulla di particolarmente esecrabile nel loro contenuto: alcune erano addirittura inequivocabilmente firmate da ultras della roma e inneggiavano a tale squadra.


E' un episodio, questo, che magari si ricordano in pochi. A me è rimasto qui, indigesto ancora dopo quasi 5 anni.
Un intero inserto speciale online di criminalizzazione e demonizzazione univoco, generalizzato e INVENTATO DI SANA PIANTA. Con tanto di photogallery fasulla.

Un qualcosa di inaudito.


Da allora faccio molta ma molta fatica a credere anche solo alla buonafede della linea del giornale.


Questo episodio me l'ero dimenticato.
Grazie Dusk

Zombi

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....ogni laziale su ogni angolo del globo ( e semo tanti, fidati) non vuole più far passare nulla

esatto, ma far sentire la propria voce non è mica semplice, un forum, pur se conosciuto, non è che abbia una vastissima eco.
io mi chiedo perchè i giornalisti laziali non scrivano di questo, non contribuiscano a fare chiarezza. non prendano posizione semplicemente testimoniando, come loro dovere, un fatto.
i giornalai riomici,  in questo senso, sono militanti (militonti nel caso mensurati e co) sono pasdaran
i nostri no, forse è paura, forse è difficile dire cose che escano dal luogo comune, forse è il tanto rassicurante e morbido conformismo (direbbero l'amici de toto: ma che stai a di? macchitoffafa? lascia perde!)
è un po' come fra i vip o fra i politici
quelli merdosi ostentano, se crogiolano nell'unto giallorosso, i laziali invece sembrano sempre sul punto di vergognarsene, di giustificarsi, sapete, sembrano dire: tengo famiglia

questa è una storia di oppressione morale e psicologica



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Citazione di: cosmo il 08 Ott 2013, 18:09
Mi unisco ai complimenti rivolti a Marco. Avendo poi aperto io stesso il topic, con l'invito a tirare fuori le palle, il suo ingresso su LN mi fa ancora più piacere.
Ma pur apprezzando le precisazioni, la mia opinione è la stessa di RalphMalph e Filippo 3. Quest'ultimo lo condivido in pieno quando polemizza sul fatto che per i giornalisti bisogna fare dei distinguo, mentre per i tifosi tali distinguo vengono sepolti da quintali di titoli in grassetto e strillati in home page/versione cartacea.

Anche secondo me la frase finale dell'articolo non si presta ad interpretazione diverse da quella riportata da Filippo, ossia: "E' inutile che provate a fa' caciara facendo buu ai bianchi, eravate e rimanete razzisti".
Un concetto rafforzato dal vergognoso e fuorviante titolo che forse non è colpa di Marco Ercole, ma figuriamoci se può essere colpa di qualsiasi laziale che quotidianamente fa i conti con l'impatto che quei titoli hanno sull'immaginario collettivo. In Italia e nel mondo. Marco Ercole e il suo titolista burlone non sono impegnati in una guerra quotidiana contro un muro di bugie e pressati da un muro altrettanto infrangibile di imbecillità.
Fosse la prima volta che succede, potrei anche fare spallucce, ma ormai La Repubblica ha individuato un bersaglio e ci si accanisce, oltrepassando ogni codice deontologico.
Che ne dite di istituire una responsabilità oggettiva per i giornali? Ad ogni articolo bugiardo, un giorno di divieto di vendita per la suddetta testata? Paura eh?

Non regge neppure la storia della rubrica satirica, perché per fare dell'ironia bisognerebbe essere consapevoli del contesto. Quindi oltre ad accusare Marco, accuso ancora di più chi, come il suo diretto caporedattore, ci sguazza (insieme al titolista).
E' come se, fatte le sacrosante distinzioni; ripeto: fatte le sacrosante distinzioni; sottolineo: fatte le sacrosante distinzioni, qualcuno scrivesse un articolo burla sul conflitto palestinese e lo distribuisse come volantino nella striscia di Gaza.
O rimanendo in ambito calcistico, è come se Repubblica facesse un titolo del genere: Lotito: La Lazio vincerà la coppa italia. Anche il capitano Mauri è pronto a scommetterci. (In realtà ne ha fatti di peggio: più faziosi, vergognosi, disonesti e tossici).
Il problema de La Repubblica è l'atroce conformismo che l'acceca. Non seguo questa rubrica dei tifosi di cui parla Marco ma mi piacerebbe sapere toni e spunti di tale goliardia rivolti al mondo giallorosso. Difficile accettare precisazioni, distinguo o attestazioni di onestà intellettuale da chi pubblica le imprese di totti sulla spiaggia di Sabaudia, sperticandosi in lodi solo un tantino meno viscide e ingiustificate di quelle che un Bondi o un Gasparri riservano al Berlusconi.
Da chi, da anni, SISTEMATICAMENTE e IN MANIERA PREMEDITATA, insabbia qualsiasi nota negativa proveniente dalla sponda giallorossa e si accanisce senza pietà e senza distinguo sulla tifoseria della Lazio.
Da chi il giorno dell'aggressione a Campo De' Fiori pubblicò in homepage SENZA VERIFICARE LA NOTIZIA che gli aggressori erano ultrà della Lazio commettendo un doppio errore: di identità e di superficialità verso un reato che non aveva nulla a che vedere con il calcio in senso stretto.
Da chi, IN MANIERA PREMEDITATA, ha glissato sulle vicende di calciopoli riguardanti la roma e l'inter;
da chi ha concentrato l'inchiesta di scommessopoli su un solo nome e una sola squadra, scrivendo un quintale di immondizia.
Da chi -  e chiudo, ma potrei andare avanti – si atteggia a giornale d'inchiesta e non ha mai scritto una riga sulla connivenza sospetta fra Unicredit e l'Aesse Roma.
Caro Marco, tu non lavori per un giornale che racconta il mondo così com'è: tu lavori per un giornale che vuole imporre un mondo, una cultura, un colore. E lo fa con metodi di comunicazione staliniani, ossia affossando la parte avversa, cioè l'ostacolo tra voi e quella viscida visione del mondo romanistocentrica a cui La Repubblica aspira.
Il conformismo vi rende ciechi perché avete IN MANIERA PREMEDITATA, scelto di descrivere solo una porzione del mondo Lazio, che è invece un mondo variegato, ultradimensionale, molteplice, sfaccettato, solidale. Pieno di storie, di dialoghi, confronti ininterrotti, autocritica, ironia, solidarietà. Un mondo che quasi quasi verrebbe da definire di sinistra.  Ma sorvoliamo.
L'ignoranza degli imbecilli che fanno le scimmie urlatrici contro i giocatori di colore non si contribuisce a sconfiggerla limitandosi ad accusare un'intera tifoseria e augurandosi una penalizzazione o un'esclusione dalle coppe.
Tutta l'erba un fascio. Che ve frega a voi, basta che potete vendere quel pezzo di carta.
L'ignoranza si combatte nutrendo la cronaca con la cultura, raccontando altre storie, visitando quei luoghi dove l'ignoranza si annida, e al contempo i luoghi diversi – ma dello stesso mondo – che quell'ignoranza la subiscono. E la combattono.
Ma lo sapete voi cos'è la Lazio? LA LAZIO?
Non si capiscono bene i motivi di un fenomeno grave e forse incurabile inseguendo superficialmente il lettore che tiene la sagoma di totti sul balcone. Coccolandolo, rassicurandolo con il vizio dei due pesi e delle due misure, facendo passare il messaggio: I laziali sono fascisti, i romanisti fanno beneficenza e sono la parte sana del calcio romano.
Il conformismo di La Repubblica, come il famoso sonno della ragione, genera mostri, quei mostri che cantano 10,100, 1000 Paparelli; gli stessi che devastano il quartiere Testaccio, lanciano le banane a Balotelli. Gli stessi che il Times di Londra (non Lazionet) ha indicato come i tifosi più 'pungicatori' d'Europa. Gli stessi che mentre voi vi fate le pipp.e sul un colpo di tacco di Pjanic e gridate al laziale fascista/burino/razzista hanno ridotto questa città a un paradosso. Roma è diventata una città baldracca anche per colpa del suddetto conformismo e del lassismo nei confronti del più consumista dei tifosi, quello romanista. A cui il giornale per cui lavori si rivolge.
Scusate tutti per il sermone. Caro Marco tutto quello che ho espresso in questo post ciabattone non è sicuramente colpa tua. Non voglio confondere giornalisti e testate, Nel caso di Mensurati farei uno strappo alla regola.
Spero però che, aprendo per un minuto gli occhi accecati da D'Alema, Dandini, Mastandrea e kansas 1927,  i tuoi titolisti abbiano capito che ogni laziale su ogni angolo del globo ( e semo tanti, fidati) non vuole più far passare nulla. Ci avete rotto infinitamente il cazzo.

Questo tuo post meriterebbe di essere un editoriale, lo dico con grande ammirazione, lo direi anche se fossi un giornalista di La Repubblica.

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Citazione di: Zombi il 08 Ott 2013, 18:35
....ogni laziale su ogni angolo del globo ( e semo tanti, fidati) non vuole più far passare nulla

esatto, ma far sentire la propria voce non è mica semplice, un forum, pur se conosciuto, non è che abbia una vastissima eco.
io mi chiedo perchè i giornalisti laziali non scrivano di questo, non contribuiscano a fare chiarezza. non prendano posizione semplicemente testimoniando, come loro dovere, un fatto.
i giornalai riomici,  in questo senso, sono militanti (militonti nel caso mensurati e co) sono pasdaran
i nostri no, forse è paura, forse è difficile dire cose che escano dal luogo comune, forse è il tanto rassicurante e morbido conformismo (direbbero l'amici de toto: ma che stai a di? macchitoffafa? lascia perde!)
è un po' come fra i vip o fra i politici
quelli merdosi ostentano, se crogiolano nell'unto giallorosso, i laziali invece sembrano sempre sul punto di vergognarsene, di giustificarsi, sapete, sembrano dire: tengo famiglia

questa è una storia di oppressione morale e psicologica

In neretto la frase che secondo me fa parte del core business della redazione sportiva de La Repubblica.
Ecco perché ormai il lato sportivo della faccenda diventa quasi marginale nel momento in cui non tifo solo contro la rioma in campo ma contro quello che verrebbe creato dopo un'eventuale vittoria della riomma.

Per il resto, è difficile parlare per gli altri, per i Laziali col microfono davanti alla bocca e la penna in mano.
Viltà? Inettitudine? oppressione morale e psicologica? quieto vivere?
Posso solo dirti che io, a La Repubblica, se mai mi chiamassero a lavorare ci durerei un giorno.


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