Mi unisco ai complimenti rivolti a Marco. Avendo poi aperto io stesso il topic, con l'invito a tirare fuori le palle, il suo ingresso su LN mi fa ancora più piacere.
Ma pur apprezzando le precisazioni, la mia opinione è la stessa di RalphMalph e Filippo 3. Quest'ultimo lo condivido in pieno quando polemizza sul fatto che per i giornalisti bisogna fare dei distinguo, mentre per i tifosi tali distinguo vengono sepolti da quintali di titoli in grassetto e strillati in home page/versione cartacea.
Anche secondo me la frase finale dell'articolo non si presta ad interpretazione diverse da quella riportata da Filippo, ossia: "E' inutile che provate a fa' caciara facendo buu ai bianchi, eravate e rimanete razzisti".
Un concetto rafforzato dal vergognoso e fuorviante titolo che forse non è colpa di Marco Ercole, ma figuriamoci se può essere colpa di qualsiasi laziale che quotidianamente fa i conti con l'impatto che quei titoli hanno sull'immaginario collettivo. In Italia e nel mondo. Marco Ercole e il suo titolista burlone non sono impegnati in una guerra quotidiana contro un muro di bugie e pressati da un muro altrettanto infrangibile di imbecillità.
Fosse la prima volta che succede, potrei anche fare spallucce, ma ormai La Repubblica ha individuato un bersaglio e ci si accanisce, oltrepassando ogni codice deontologico.
Che ne dite di istituire una responsabilità oggettiva per i giornali? Ad ogni articolo bugiardo, un giorno di divieto di vendita per la suddetta testata? Paura eh?
Non regge neppure la storia della rubrica satirica, perché per fare dell'ironia bisognerebbe essere consapevoli del contesto. Quindi oltre ad accusare Marco, accuso ancora di più chi, come il suo diretto caporedattore, ci sguazza (insieme al titolista).
E' come se, fatte le sacrosante distinzioni; ripeto: fatte le sacrosante distinzioni; sottolineo: fatte le sacrosante distinzioni, qualcuno scrivesse un articolo burla sul conflitto palestinese e lo distribuisse come volantino nella striscia di Gaza.
O rimanendo in ambito calcistico, è come se Repubblica facesse un titolo del genere: Lotito: La Lazio vincerà la coppa italia. Anche il capitano Mauri è pronto a scommetterci. (In realtà ne ha fatti di peggio: più faziosi, vergognosi, disonesti e tossici).
Il problema de La Repubblica è l'atroce conformismo che l'acceca. Non seguo questa rubrica dei tifosi di cui parla Marco ma mi piacerebbe sapere toni e spunti di tale goliardia rivolti al mondo giallorosso. Difficile accettare precisazioni, distinguo o attestazioni di onestà intellettuale da chi pubblica le imprese di totti sulla spiaggia di Sabaudia, sperticandosi in lodi solo un tantino meno viscide e ingiustificate di quelle che un Bondi o un Gasparri riservano al Berlusconi.
Da chi, da anni, SISTEMATICAMENTE e IN MANIERA PREMEDITATA, insabbia qualsiasi nota negativa proveniente dalla sponda giallorossa e si accanisce senza pietà e senza distinguo sulla tifoseria della Lazio.
Da chi il giorno dell'aggressione a Campo De' Fiori pubblicò in homepage SENZA VERIFICARE LA NOTIZIA che gli aggressori erano ultrà della Lazio commettendo un doppio errore: di identità e di superficialità verso un reato che non aveva nulla a che vedere con il calcio in senso stretto.
Da chi, IN MANIERA PREMEDITATA, ha glissato sulle vicende di calciopoli riguardanti la roma e l'inter;
da chi ha concentrato l'inchiesta di scommessopoli su un solo nome e una sola squadra, scrivendo un quintale di immondizia.
Da chi - e chiudo, ma potrei andare avanti – si atteggia a giornale d'inchiesta e non ha mai scritto una riga sulla connivenza sospetta fra Unicredit e l'Aesse Roma.
Caro Marco, tu non lavori per un giornale che racconta il mondo così com'è: tu lavori per un giornale che vuole imporre un mondo, una cultura, un colore. E lo fa con metodi di comunicazione staliniani, ossia affossando la parte avversa, cioè l'ostacolo tra voi e quella viscida visione del mondo romanistocentrica a cui La Repubblica aspira.
Il conformismo vi rende ciechi perché avete IN MANIERA PREMEDITATA, scelto di descrivere solo una porzione del mondo Lazio, che è invece un mondo variegato, ultradimensionale, molteplice, sfaccettato, solidale. Pieno di storie, di dialoghi, confronti ininterrotti, autocritica, ironia, solidarietà. Un mondo che quasi quasi verrebbe da definire di sinistra. Ma sorvoliamo.
L'ignoranza degli imbecilli che fanno le scimmie urlatrici contro i giocatori di colore non si contribuisce a sconfiggerla limitandosi ad accusare un'intera tifoseria e augurandosi una penalizzazione o un'esclusione dalle coppe.
Tutta l'erba un fascio. Che ve frega a voi, basta che potete vendere quel pezzo di carta.
L'ignoranza si combatte nutrendo la cronaca con la cultura, raccontando altre storie, visitando quei luoghi dove l'ignoranza si annida, e al contempo i luoghi diversi – ma dello stesso mondo – che quell'ignoranza la subiscono. E la combattono.
Ma lo sapete voi cos'è la Lazio? LA LAZIO?
Non si capiscono bene i motivi di un fenomeno grave e forse incurabile inseguendo superficialmente il lettore che tiene la sagoma di totti sul balcone. Coccolandolo, rassicurandolo con il vizio dei due pesi e delle due misure, facendo passare il messaggio: I laziali sono fascisti, i romanisti fanno beneficenza e sono la parte sana del calcio romano.
Il conformismo di La Repubblica, come il famoso sonno della ragione, genera mostri, quei mostri che cantano 10,100, 1000 Paparelli; gli stessi che devastano il quartiere Testaccio, lanciano le banane a Balotelli. Gli stessi che il Times di Londra (non Lazionet) ha indicato come i tifosi più 'pungicatori' d'Europa. Gli stessi che mentre voi vi fate le pipp.e sul un colpo di tacco di Pjanic e gridate al laziale fascista/burino/razzista hanno ridotto questa città a un paradosso. Roma è diventata una città baldracca anche per colpa del suddetto conformismo e del lassismo nei confronti del più consumista dei tifosi, quello romanista. A cui il giornale per cui lavori si rivolge.
Scusate tutti per il sermone. Caro Marco tutto quello che ho espresso in questo post ciabattone non è sicuramente colpa tua. Non voglio confondere giornalisti e testate, Nel caso di Mensurati farei uno strappo alla regola.
Spero però che, aprendo per un minuto gli occhi accecati da D'Alema, Dandini, Mastandrea e kansas 1927, i tuoi titolisti abbiano capito che ogni laziale su ogni angolo del globo ( e semo tanti, fidati) non vuole più far passare nulla. Ci avete rotto infinitamente il cazzo.