La comunicazione è tutto, la comunicazione prima (forse) di tutto. Propongo un'idea forse bislacca, ma sono ormai rassegnato al fatto che noi tifosi contiamo zero in questo circo, e noi della Lazio pure di meno: siamo come una formica sul collo dell'elefante (e le altre che gridano: "strozzalo, strozzalo").
Quindi non ci resta che dare suggerimenti alla società, perché la partita si gioca su altri campi a cui noi non abbiamo accesso.
Apollo Creed. Lo storico rivale di Rocky Balboa che nel terzo episodio della saga, dopo la morte del fedele coach Mickey, decide di sedersi a bordo ring. Decide di allenare Rocky contro l'invincibile e cattivissimo Clubber Lang.
Il nemico che si allea con il nemico. Quindi, la butto là e vi invito alla discussione.
L'accanimento mediatico contro la Lazio sta raggiungendo vertici leggendari, e fra poco dovremo cambiare unità di misura, aggettivi, avverbi e soprattutto imprecazioni.
Il nostro Stefano De Martino è un bravo ragazzo, ha la zazzera bionda e la sciarpa al collo. Persona onesta, genuina, trasparente. Pure troppo. E forse è anche eccessivamente aziendalista, nel senso che non prende iniziative ma percorre fedelmente la linea della società.
Può rimanerci in società, con un altro ruolo oppure sempre nella comunicazione ma defilato (certo, più defilato di così). A noi serve uno cattivo, uno rispettato e temuto. Serve un nemico, un colpo di teatro alla Rocky Balboa che ingaggia Apollo Creed.
Per paradosso suggerirei il nome di Marco Mensurati (scusate, sto prendendo un antiemetico mente digito codesto nome). Marco Mensurati a capo della comunicazione della Lazio, da domani.
Ma anche no. Però, cercate di capirmi, la strada è quella secondo me. C'è Alessandro Vocalelli a spasso, anche se forse non è abbastanza 'nemico' malgrado abbia ancora la lingua sporca dei tarzanelli di quelli dellà. E poi, Ruggiero Palombo, perché no?
Ci serve uno str.onzo, uno che di punto in bianco cambia trincea e sposta l'ago della bilancia verso la nostra parte. Che si porti appresso agganci, conoscenze, e l'agenda telefonica in cui non ci sia scritto solo "Stadio Olimpico", "Olimpico stadio".
Un mestierante che sia stato antilaziale. Uno così, per sparigliare. Un nome sorprendente, di quelli che conoscono la malafede; e non venite a parlarmi di stile e di lazialità. Ma vi rendete conto di come stiamo messi? In amore e guerra tutto è permesso.
Aspetto i vostri ragionamenti, i vostri "sipperò", ma anche un nome, una strategia. Senza slogan. Che con gli slogan da striscione o da tastiera il prossimo anno lo cominciamo a giocare col segno meno davanti a una grossa cifra.
Perché, e mi rivolgo anche all'amico Strike, il dito è più importante della luna, sometimes. Più che altro è quello che va finire nel didietro, non certo la luna.
Forza Lazio