Rassegna stampa di martedì 13 novembre 2012

Aperto da Redazione Lazio.net, 13 Nov 2012, 08:38

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questa discussione.

Discussione precedente - Discussione successiva

andyco

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 13.365
Registrato
Vi segnalo un editoriale splendido di Malcom Pagani sul Fatto, parla di Vlado.

Zoppo

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 17.908
Registrato
Citazione di: andyco il 13 Nov 2012, 08:48
Vi segnalo un editoriale splendido di Malcom Pagani sul Fatto, parla di Vlado.

Ho cercato sul sito, senza successo...
C'è un anima pia che la può postare...

Absaroke

*
Lazionetter
* 7.885
Registrato
La migliore notizia e' l'ultima cioe' che la squadra ha rinunciato ad un giorno
di riposo per preparare meglio il prossimo incontro   !!!   Ottimo, ragazzi ......
il prossimo incontro e' difficilissimo e merita il massimo dell'impegno. 

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

andyco

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 13.365
Registrato
Citazione di: Zoppo il 13 Nov 2012, 09:05
Ho cercato sul sito, senza successo...
C'è un anima pia che la può postare...


Per il momento posso postare l'immagine, spero si legga

Zoppo

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 17.908
Registrato
Grazie Andy...
L'immagine andava benissimo, mi ha permesso di leggerlo...

:beer: :beer: :beer:

PILØ

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 10.695
Registrato

BISOGNA SAPER VINCERE



Fiuto, astuzia e fair play,
il derby preso di Pektovic


NEL CONTRASTO tra luce e ombra, euforia e depressione, impressionismo e impressione, le otto lingue di Vlado Pektovic intonano sempre il dialetto giusto. Che si esprima in russo o in spagnolo, in italiano o nel "c a l ce s e " parente stretto del politichese, il tono di Vladimiro è una fune tirata sull'equilibrio.
L'allenatore della Lazio ci cammina sopra mentre in basso, dalle sabbie mobili di Roma, chi ne aveva assicurato
la rapida caduta sprofonda nell'imbarazzo. Claudio Lotito che per sostituire un altro alieno come Reja aveva
mandato osservatori e direttori sportivi a pascolare in Svizzera, ha fiuto antitetico all'udito. Non ha ascoltato insulti, dubbi e facili ironie e nonostante un'estate da tregenda con sconfitte e umiliazioni in serie, ora applaude all'intuizione e senza trattenersi: "Il campione non deve essere tale solo in c a m p o" gode. Adesso guida Pekto. Quello con la faccia da attore, gli occhi azzurri e l'abbonamento a teatro. Il teorico di un calcio offensivo che sa fare a meno degli attaccanti, il perfezionista maniacale. Pekto che viene da Sarajevo, per lavorare ha conosciuto i turchi e alla Caritas, lungo un poco reclamizzato quinquennio, ha conosciuto l'altra faccia della Luna.
Dopo lo schiaffo di Catania, di fronte all'ipotesi di rinnovare il contratto in perpetua occupazione delle pagine sportive nel corso della settimana precedente, ha detto no: "È presto. Qui bisogna lavorare". Probabile che dia la stessa risposta nel prossimo futuro perché conquistare un derby cambia la vita, ma per arrivare a domani è inevitabile pensare a oggi. Il presente dice quinto posto. La stessa posizione delle ultime due stagioni, insufficiente a raggiungere la Champions, utilissima a definire vinta la scommessa vinta. La Juventus è di
un altro mondo. Inter e Napoli più forti. Le settimane rimanenti 25. Più del doppio del cammino effettuato. Un tempo lungo. Dilatato. Vladimiro lo affronterà senza comizi. Quel che deve dire, lo dice. Gli piace Zeman? Pekto non rinnega: "Un maestro". A Firenze gli fischiano contro per 90'? Fair play. Se sei stato magazziniere, sei salito in corsa fuggendo dalla guerra e lavori con Zarate, la pazienza è un dovere e il sangue freddo, un obbligo. Lo chiamano (ma lui detesta) "il d o t to re ". Nella diagnosi di un gruppo accostato agli odori più acri della discarica estiva, con il capitano in manette, le contumelie degli scommettitori abruzzesi a nove colonne e le scommesse sulla penalizzazione in corso d'opera, Pekto si è meritato la laurea honoris causa in Psicologia. Ha eretto la dolce trincea dalla parti di Formello, ricaricato i giocatori, fatto sentire tutti al centro del progetto e consentito di volgere
la tragedia in festa e la malinconia in rabbia. Domenica sera, nel diluvio, è salito sull'Arca. Con un cappello in testa e la giacca chiusa all'ultimo bottone ha alzato le braccia al cielo. L'abbandono deve essergli parso un'eresia. A mente lucida se ne è pentito. Autocontrollo, innanzitutto.


Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.
Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.
Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.
Discussione precedente - Discussione successiva