Mi permetto di dire la mia da amante della "Maglia Bandiera" (e coniatore del termine) e da "esperto".
La Maglia Bandiera ha una connotazione ben precisa nella nostra storia.
E' una maglia unica non solo per il disegno.
Dal punto di vista estetico era e sarà unica.
Riusciva a rappresentare tutta la nostra bandiera sulla maglia, rendendo superfluo il logo societario.
Diventava una bandiera, un simbolo, lei stessa.
Una cosa del genere la riesce a fare solo la maglia della Samp che il verosimbolo della squadra, altro che vecchietto con la pipa o lo scudo biancocrociato di Genova.
Anche le maglie di Juve, Milan e Inter sono identificative ma per riconoscerle da Ascoli, Udinese, Foggia, Atalanta e Pisa (tanto per dirne alcune) c'èè sempre bisogno del logo che le personalizzi.
Per la maglia della Samp e la nostra maglia Bandiera questo non è necessario.
Tra l'altro in questa cosa sia la Samp che noi siamo stati aiutati dall'impatto cromatico.
Il blucerchiato è piuttosto vistoso ma nei limiti della decenza.
Il nostro biancoceleste inframezzato dal blu dell'aquila e come una luminosa mattina d'estate.
Immaginiamoci una maglia che cerchi di riprodurre in grande il logo di Pallotta... e poi piazziamoci un bel naso rosso in faccia a chi la indossa.
Detto questo c'è l'identificazione che ha avuto questa maglia nella nostra storia.
L'abbiamo indossata solo due volte.
Una nell'anno nella nostra resurrezione dopo il primo, devastante, calcioscommesse.
L'anno dopo il Mundial di Spagna.
Quella stagione che ci riportò in A fu talmente importante e significativa che non venne "sporcata" dallo scudetto difettoso.
Fu una stagione sofferta ma esaltante finita con la promozione in A.
Fu la stagione dei ritorni ,del "figliol prodigo" la chiamerei, pù di uno.
Giordano, che tornò ad essere Brunogol.
Manfredonia, che si propose una volta per tutte per uno dei centrocampisti più completi che ho mai visto giocare (altro che cappetan futuro).
E, alla fine come il dessert, il ritorno di Giorgione.
Poi andò male, ma quel suo ritorno sembrava un segno del cielo in quel momento.
La seconda volta che abbiamo usato la nostra maglia come Bandiera era perchè ci era rimasta solo lei.
Salvati per i capelli d Calleri, affossati dal calcioscommesse e "salvati" dalla CAF che però ci aveva piazzato in mano una bomba con la miccia accesa, una miccia corta, molto corta.
Se all'ultimo respiro, con l'ultimo fiato che avevamo in corpo, non fossimo riusciti a spegnere quella miccia (con due soffi, quello di Giuliano e quello di Fabio) oggi la NOSTRA Lazi, quella di Bigiarelli e del 9 Gennaio 1900, non esisterebbe più.
Alla luce di tutto questo sono favorevole all'utilizzo della Lazio di uno dei suo simboli più bellì:
l'aquila stilizzata.
La utilizzerei come marchio aggiunto, da usare sulle mute di riserva, sull'abbigliamento tecnico, su quello per il tempo libero, sulle cravatte della divisa ufficiale.
Farei delle seconde maglie utilizzando l'aquila sul petto, ma diverse dal passato.
Blu notte oppure nera, con l'aquila celeste, per esempio.
Bianca con l'aquila celeste bordata di blu, sempre per esempio.
Ma lei, la maglia di Giuliano, la lascerei lì sulle sue spalle, a riordarci il nostro "secondo Scudetto", quello più difficile, quello più sofferto, quello più decisio della nostra storia.
Non avrebbe senso farne una copia fedele senza un motivo più alto, senza una ricorrenza, senza una appuntamento importante da ricordare.
Io l'avrei rifatta, e possibile, per giocare la nostra prima Champions League.
Lì avrebbe avuto un senso, avebbe lasciato un'altra traccia indelebile nella nostra storia.
Ma per me che ci ho pianto vedendo quella maglia "sventolare" in campo non avrebbe senso farla così, a casaccio, solo perchè è bella.
Tanto la maglia della Lazio, QUANDO E' DELLA LAZIO (capito Puma?), è sempre bella!