Letta ora l'intervista a Grassani, ineccepibile.
Si è conclusa la due giorni dedicata al processo sportivo del Calcioscommesse, relativo al filone cremonese. Una due giorni terminata con l'arringa difensiva dei legali di Stefano Mauri. Una scelta strategica quella di Melandri e Buceti, non lasciata al caso, che ha spiazzato il Procuratore Federale Palazzi e fatto ben sperare i tifosi biancocelesti. Per fare il punto della situazione, ai microfoni di Radiosei è intervenuto l'avvocato Mattia Grassani, legale del Genoa e di Milanetto. Il destino del capitano biancoceleste e dell'ex rossoblù è legato a doppio filo perché nel caso in cui venisse smontato il castello accusatorio nei confronti di Milanetto, anche la posizione di Mauri ne guadagnerebbe in positivo: "In un un'ipotesi come quella contestata dall'accusa, cioè dell'alterazione di Lazio-Genoa - l'accusa è di illecito consumato e quindi l'alterazione della gara sarebbe stata raggiunta - se manca uno dei due compartecipi necessari è ovvio che anche le accuse contro Mauri perderebbero forza. È come un matrimonio, dove se c'è un tradimento, è necessario non solo che uno dei tradisca ma anche una terza persona. È già difficile come ricostruzione logica prima ancora che probatoria, alterare una gara con solo due giocatori, uno da una parte e uno dall'altra, su un risultato così particolare come l'over, a maggior ragione diventa pressoché impossibile l'alterazione di una gara da parte di un solo giocatore e di una sola società".
Nella prima giornata del processo, Buceti, uno dei legali di Mauri, aveva usato la parola accanimento per spiegare un'attenzione particolare da parte della Procura Federale nei confronti di Mauri, personaggio di spicco dell'inchiesta. Grassani invece parla di accanimento riferendosi alle modalità con cui l'indagine è stata condotta all'origine: "Per quanto riguarda l'accusa e le modalità con cui è stata sostenuta da Palazzi, non ritengo sia stata violenta. L'accusa può aver formulato delle richiesta e le ha motivate. Sono state violente le modalità con cui all'origine quest'indagine è stata condotta dalla Procura di Cremona, con il blitz che portò all'arresto di Milanetto, in pieno centro a Torino, con due minorenni presenti in casa. Quelle sono modalità invasive, anche perché non c'era pericolo che Milanetto scappasse". Tutti ricorderanno l'arresto dei due giocatori all'alba del 28 maggio - Stefano Mauri in realtà si consegnò alle autorità giudiziarie – e la scarcerazione avvenuta solo otto giorni dopo: "Mauri e Milanetto vengono arrestati il 28 maggio e otto giorni dopo viene concessa loro la libertà vigilata. Non è cambiato nulla tra il 28 di maggio e il 4 di giugno se non che all'interrogatorio di garanzia entrambi si sono dichiarati innocenti e non hanno reso alcuna dichiarazione collaborativa, a fronte del deserto probatorio".
In passato la Commissione Disciplinare ha dimostrato una certa difficoltà a discostarsi dalle richieste della Procura Federale. Ma Grassani non teme questo tipo di epilogo: "Mai come in questo procedimento la Commissione Disciplinare ha percepito la contraddittorietà, i vuoti logici, le carenze dell'impianto accusatorio. Ogni deferimento fa storia a sé, mi rifiuto di credere che la Commissione Disciplinare possa essere omologata rispetto alle richieste della Procura Federale. La Commissione Disciplinare è composta da valenti giuristi. Ci sono solo indizi, non prove a favore dell'accusa, e ci sono riscontri, offerte probatorie e circostanze acclarate da parte delle difese. La pronuncia della prossima settimana da parte della Commissione Disciplinare potrebbe essere una pronuncia di grande civiltà giuridica e buon senso". Si dichiara ottimista il legale di Milanetto: "Io voglio pensare positivo, sono realista, mi aspetto in primo grado che Milanetto e il Genoa escano indenni e vengano prosciolti da tutte le accuse. Qualora il nulla dovesse prevalere, gli aggettivi si sprecherebbero, userei fantascientifico. Il processo deve basarsi su prove altrimenti saremmo nella fantascienza del diritto".