Citazione di: GuyMontag il 01 Ago 2013, 16:01
Io apprezzo moltissimo Strike, che pur non conosco, quindi non mi piace mettergli in bocca parole non sue. Strike è giornalista e laziale. Non è un ossimoro, e trovo la sua difesa della categoria più stilistica che sentita. Io sono web developer. Tra i miei consimili c'è gente di tutti i tipi e di tutti i colori. Non difendo la categoria, ma se qualcuno mi accusasse di essere un tdc in quanto web developer, un pochino reagirei.
I personaggi in questione però sono indifendibili, a qualsiasi livello. E non perché giornalisti. L'essere giornalisti è un'aggravante. Il giornalista-modello è un'utopia, non so se sia mai esistito. Il giornalista dovrebbe cercare i fatti, e ragionare solo in base a quelli. Non dovrebbe creare teorie. Anzi. Il giornalista dovrebbe prima di tutto cercare di smontare i teoremi da lui elaborati. Trovare tutte le falle, cercare tutti gli elementi contrari. Se il teorema regge, può farlo suo. Mi rendo conto che - per forma mentis, spesso per mancanza di tempo a disposizione - è difficile lavorare in tal modo. Ma qui ci troviamo di fronte (e mi prostro vergognoso di fronte a persone - per dirne una - tipo Quirico) al giornalismo d'inchiesta, per il quale si ha il tempo anche di andare nei balcani, non devi pubblicare stasera o domani.
Questi sono sicuro che di falle nelle loro teorie ne hanno trovate. Falle che manco il Titanic. Le hanno trovate, si sono resi conto delle enormi incongruenze, non è che il lavoro meraviglioso fatto qui non avrebbe potuto farlo nessuno. Loro erano avvantaggiati. Avevano gli atti, prima di tutti, più completi di tutti. Avevano accesso a tutto. E hanno deciso - comunque - di andare avanti, di ammantare la loro prosa di condizionali, di omettere, di dare rilievo e far scomparire, di colorare. E se non corrispondeva tutto a realtà, ebbene era la realtà ad essersi sbagliata.
Personalmente, frega cazzi se l'abbiano fatto perché giallozozzi, per voglia di notorietà a basso costo, perché abbiano ricevuto precisi ordini in merito.
Solo, non sono giornalisti degni di tal nome. Sono feccia. Se uno (presidente dell'ordine dei giornalisti sportivi de non me ricordo) dice che lui non ha letto gli atti, ma parla e sentenzia, è feccia. Anche perché se io faccio una cazzata nel mio lavoro, pago in prima persona. Questi possono fare o dire tutte le cazzate che vogliono. Impuniti. Ieri, oggi, domani.
E trovo che proprio dai giornalisti, quelli seri, quelli che magari pagano in proprio, e ce ne sono, dovrebbe venire il più severo dei distinguo e la più violenta condanna di questo modo di comportarsi.
Giornalisti, liberatevi de sta monnezza.
Evidentemente non mi spiego ma davvero non mi interessa difendere i giornalisti, penso peste e corna della categoria in generale, qui ho scritto peste e corna di alcuni, al punto che in una logica ultra-corporativa potrei perfino esser chiamato a risponderne davanti all'Ordine (magari mi denunciassero, si intende, mi farei mille risate). Liberarmi della monnezza del giornalismo italiano è precisamente un mio obiettivo quando mi sveglio la mattina, magari non ne ho i mezzi ma l'intenzione c'è tutta. L'idea di smontare i teoremi, specie i propri, la condivido in pieno. E pago in proprio, sempre nel mio piccolo, tutte le volte che c'è da pagare.
Solo su due cose non sono d'accordo, Guy. 1) Se l'hanno fatto perché giallozzozzi, cialtroni o su ordine di qualcuno non è uguale. Non va bene in ogni caso ma non è uguale; 2) vista la monnezza imperante fatico a immaginare quei due come il peggio del giornalismo italiano come sembra qui, anche perché qui sembra - ma su questo Guy non c'entra - che l'inchiesta l'hanno inventata loro, e così non è.
Tutto questo discorso non serve a difendere loro o altri. Serve a capire con chi ha a che fare la Lazio. Rispetto alla polizia, alla Procura di Cremona e alla giustizia sportiva, non credo che i giornali in questo momento abbiano un ruolo centrale nell'attacco alla Lazio.