ROMA – L'ha scoperto, lanciato e valorizzato. L'ha cresciuto, l'ha allenato due volte per un totale di tre anni, l'ha guidato nel Bellinzona e nello Young Boys (è stato esonerato da poco), conosce benissimo Senad Lulic. Lui è Vladimir Petkovic, classe 1963, bosniaco di Sarajevo, ex calciatore, è il maestro dell'esterno sinistro acquistato dalla Lazio, racconta tutto di lui.
Petkovic, ci presenti Lulic, il suo pupillo.
«La Lazio ha fatto un ottimo colpo, Senad Lulic è un giocatore utilissimo».
Come l'ha scoperto?
«L'ho conosciuto nel 2006, giocava nel Coira, una squadra della seconda divisione svizzera, io allenavo il Bellinzona e fece un provino da noi. Decisi di prenderlo subito. Al Bellinzona è rimasto due anni, poi è passato al Grasshoppers, l'ho rivoluto con me allo Young Boys».
Cosa la colpì di lui?
«Mi piaceva molto per le caratteristiche fisiche e tecniche, ha dimostrato subito il suo valore, è stato un affare per tutti i club in cui ha giocato. La crescita di Lulic è a buon punto, è un giocatore che ha tanti margini di miglioramento ».
Vogliamo il suo identikit.
«E' polivalente, può giocare su tutte e due le fasce, ma il suo pregio è la sua fisicità. Lulic è molto potente, è veloce, è molto bravo nell'uno contro uno».
Dalle immagini su youtube non sembra proprio un terzino, è molto offensivo.
«Può giocare in un ruolo più difensivo o più offensivo. Con me giocava esterno offensivo nel 3-4-3, doveva coprire tutta la fascia e chiudeva come terzino a sinistra. In Nazionale gioca con il 4-4-2, parte da dietro».
Ha il vizio del gol, ciò conferma le sue doti offensive.
«Segna molto perché punta l'uomo e tira, riesce a liberarsi degli avversari e ha una particolarità: realizza anche di testa, sa entrare nei 16 metri per via della sua forza fisica. Ha un bel tiro, sa colpire da 20-25 metri».
In alcuni video si vede in area di rigore, sembra un attaccante e invece...
«Si vede in area di rigore perché in molte partite l'ho fatto giocare come esterno nel 5-4-1, un modulo più chiuso, ma che gli permetteva di affondare in avanti sfruttando le sue caratteristiche».
In fin dei conti è più bravo partendo da dietro o lanciandosi in avanti?
«In poco tempo è diventato uno dei migliori giocatori della Bosnia, è diventato titolare dopo l'esordio, corre per 90' e sfrutta le sue doti. Secondo me al omento è più forte offensivamente, ma con i sistemi tattici italiani può migliorare difensivamente, sarà responsabilizzato e imparerà presto».
Si è fatto conoscere a 25 anni, perché così tardi?
«Si è consacrato con lo Young Boys, non è stato scoperto prima perché quando arrivò al Bellinzona dal Coira era ancora un rifugiato, era scappato dalla Bosnia con i suoi genitori. I primi anni in Svizzera gli sono serviti per ottenere tutti i permessi e la cittadinanza, è stato anche sfortunato, è rimasto fermo per un infortunio e si è dovuto operare».
Lei lo ha fatto esordire in Europa League.
«Lo hanno seguito in tanti soprattutto nella partita che abbiamo giocato in Europa League contro il Tottenham nelle qualificazioni. Quella volta non sfigurò nel confronto con Bale, uno dei migliori esterni sinistri in circolazione. Lulic sulla sua fascia si trovò di fronte Corluka e lo fece impazzire. Non ha paura di niente e nessuno».
Lei ha detto che è un jolly, ma davvero può giocare anche a destra?
«Sì, può giocare anche a destra, è solo una questione di abitudine. Sa giocare con tutti e due i piedi, la differenza principale è che a sinistra riesce a puntare meglio la porta e a tirare con il destro».
In Italia riuscirà a segnare così tanto? Quest'anno ha firmato 9 reti totali e 8 assist...
«Segna attraverso il gioco, attraverso la manovra, non soltanto su iniziativa personale. E' un giocatore che sa inserirsi e sa regalare assist ai compagni. Lulic dà l'ultimo passaggio, lo sa dettare in profondità o tramite cross. E' rapido, non è il tradizionale cursore che gioca lungo la fascia, è molto pericoloso perché si accentra».
Sarà il campo a giudicarlo. Ma lei se la sente di paragonarlo a Kolarov?
«Credo sia più potente di Kolarov, ma è un altro tipo di giocatore. E' il concetto di prima: Kolarov gioca sulla corsia, è un giocatore più lineare. Lulic sa tornare dietro, è più imprevedibile, è un esterno che sa essere interno».
Reja pensa di farlo giocare anche come mezzala, secondo lei è possibile?
«Può giocare anche come mezzala sinistra nel 4-3-1-2, non avrebbe problemi, è solo una questione di abitudine. Sono convinto che in una settimana riuscirebbe a capire i movimenti ».
Ma avrà bisogno di tempo per ambientarsi...
«Non penso abbia bisogno di tempo, avrà bisogno di sentire fiducia, di sentire la stima della società e dell'allenatore. Sarà importante credere in lui e il giocatore darà tutto in campo, è un combattente vero».
Dovrà crescere tatticamente.
«Tatticamente la Svizzera è avanzata, si lavora di più anche rispetto a Francia e Germania. Ho sempre abituato i miei giocatori a lavorare disputando delle partitelle a tema».
Petkovic non ha mai allenato in Italia, perché?
«Mi piacerebbe, è difficile entrare in serie A, c'è poca voglia di rischiare. Vorrei dimostrare i miei valori, ho un gioco propositivo, sarei felice se riuscissi a proporlo in altri campionati».
Fonte: Il Corriere dello Sport