Nel dualismo Sarri/Tare Lotito non ha mai preso una posizione netta, da una parte o dall'altra.
Ha fatto come fa sempre, ha fatto passare il tempo con la speranza che fosse il tempo stesso a lavorare per lui.
Magari sperava che il desiderio di entrambi di mantenere il proprio status li avrebbe portati ad un inevitabile avvicinamento.
Invece i due si sono chiusi nel loro ambito, senza interferire in quello altrui.
Quello che, per ruolo, avrebbe potuto fare un passo avanti era Tare che però, evidentemente, non voleva rinunciare ad un centimetro del suo fortino.
Ci ha messo vent'anni a diventare il vice presidente ombra, a dispetto della sua qualifica ufficiale di DS che era solo la punta di un iceberg.
La Lazio era roba sua, il suo campo di gioco e quando è arrivato un rivale che non poteva battere se non alleandosi a lui ha deciso di portarsi via il pallone.
Lotito sta cosa neanche l'ha vista.
E' arrivato a fine maggio convinto che Tare si sarebbe presentato per discutere il rinnovo e lui lo avrebbe accettato volentieri, e sticaxxi di Sarri e degli anti-Tare.
Fabiani c'era anche lo scorso anno, con Tare, ed ha continuato a fare quello che faceva prima, con Tare.
L'uscita di Tare ha lasciato un buco che non è stato riempito, nonostante le supercazzole di Lotito.
Come quella di Rao.
In entrambi i casi il vuoto si nota, nel mercato faragginoso e nella comunicazione da Borgorosso sugli scalini dell'hotel o vestito da Shrek.
Poi c'è ancora un mese di tempo per prendere quei 3/4 giocatori che mancano per competere alla grande anche il prossimo anno.
E magari ci riesce pure stavolta.
Del resto lo diceva Napoleone che è meglio un generale fortunato di uno bravo.
Però abbiate pietà.
Dopo 20 anni... pietà.
Come ha detto qualcuno, Sow stanco, anzi, me Sow proprio rotto li co....ni!