Il primo derby dell'era post Coppanfaccia è passato, anzi ci è passato sopra e l'abbiamo lasciato fare.
L'ambiente Lazio è da quattro mesi che vive su una nuvoletta, dalla quale fino ad oggi abbiamo allegramente fatto pipì sulle teste (chine) dei coppanfacciati.
Però... c'è un però.
E' giusto festeggiare, godersi un momento storico, perchè di 22 settembre ce ne sono tanti, di 26 maggio uno solo!
Però tutte le feste ad un certo punto finiscono, anche le feste più belle, quelle oceaniche, quelle in cui ti diverti da pazzi e vorresti non finissero mai, che non si facesse mai giorno.
Ad un certo punto l'alba arriva e quello che fino ad un minuto prima era una grande pista da ballo ridiventa un semplice prato, o una spiaggia.
Anche quella strafica che hai corteggiato per tutta la notte alla luce del sole è bassina, rotondetta e non è niente di chè.
La cosa migliore in questi casi, per fare in modo che il sole non metta a nudo la realtà, sarebbe di "chiudere" prima, non aspettare l'alba.
In questo modo, nei ricordi, il "campo di battaglia" resta tale non un prato mezzo spellacchiato, la stangona con due metri di coscia non diventa la gnappetta con 20cm di zatteroni.
Tredici anni fa, era maggio, il nostro sogno da bambini si realizzò proprio sotto il sole di Perugia che fece capolino dal diluvio.
Fu talmente atteso e travolgente che per mesi tutto sembrava finto, ovattato, come una appendice strana del sogno.
Poi la realtà cominciò a fare capolino piano piano ma ce ne accorgemmo troppo tardi, noi e la squadra.
E fu uno scempio.
Scempio che non cancellò quel 14 maggio 2000... ma sempre scempio fu.
Oggi sembra di galleggiare nello stesso torpore post sbronza, noi e la squadra.
La società poi non ci aiuta in questo.
Tredici anni fà Cragnotti cercò di dare una scossa durante l'estate.
Aggiunse Peruzzi, Crespo e Claudio Lopez ad una squadra che era imbarazzante per quanto forte.
Sì, certo, non sostituì Sergio Conceicao... ma la squadra era una corazzata!
L'anno prima vincemmo senza un centravanti di peso e prese il meglio che c'era sul mercato.
Mancini aveva appeso gli scarpini al chiodo e come seconda punta venne preso il crack della Champions League: Claudio Lopez.
Poi in porta il già grandissmo Marchegiani venne scavalcato da un certo Peruzzi...
Della serie "La Lazio non abdica".
Poi abdicò, ma vendendo cara la pelle fino all'ultimo.
Oggi la società, come dopo la conquista del posto in Champions, come dopo l'accoppiata Coppa Italia/Supercoppa, si ferma a contemplarsi allo specchio e spende, perchè ha speso, ma solo per rifinire dei particolari, dei dettagli, dimenticando quello che era fin troppo evidente ed in prima fila.
Beandosi nella sua "grandezza", nelle sue vittorie, pensando che essendo "già arrivata" sarebbe stato sufficiente puntellare un po' qua e là, e vivere di rendita.
Tredici anni fà abbiamo buttato via un intero girone d'andata per svegliarci, diventando anche noi "colpevoli" dello scempo che si sarebbe consumato a giugno.
Oggi spero che questa eiaculatio precoce del derby possa servire per non perdere altro temo e tornare su questo pianeta.
Tutti!