Organizzazione societaria e prospettive future

Aperto da Goceano, 21 Feb 2024, 16:09

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FatDanny

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Citazione di: Il nostro Giorgione il 09 Apr 2024, 18:20
Quelli che tifano Lazio senza pregiudizi pro o contro Lotito sono anni che lanciano segnali d'allarme circa i limiti di una conduzione aziendale di questo tipo. Sono anni. Dall'unica scuola calcio di Roma per le giovanili (struttura dove non c'è manco un bar per i genitori che aspettano i figli), alla totale assenza di politica di marketing; dalla struttura di direzione sportiva inesistente all'inconsistenza di investimenti nello scouting; dall'incapacità di sviluppare il "prodotto Lazio", alla gestione più padronale che paternalistica del brand e del patrimonio di immagine costituito dai giocatori (molti di voi non conoscono la voce di Klose, perché per anni qualcuno non lo faceva parlare). Per non dire dei profili finanziari (non abbiamo mai avuto un CFO: eppure fatturiamo 150 milioni) e del tema stadio.

Questo insieme di fattori, sin qui, ha inciso relativamente nel nostro "processo storico", anche per una serie di congiunture propizie: il 26 maggio; l'incredibile sequenza di sfighe e accidenti capitati a quelli là, in ambito sportivo e parasportivo (se non fosse caduto Marino, avrebbero avuto lo stadio da anni) e ad altre realtà storiche del calcio (Milan, JUventus e la stessa Inter), che hanno lasciato spazio ad altri; alcune singole intuizioni felici (Reja, Inzaghi e Sarri, in modo e con risultati diversi; Immobile, che preso a 2.000 lire ti segna 200 gol; e Milinkovic, che ti regge la baracca per anni: insieme, un po' Rui Costa e Batistuta).

Tutto questo ci ha portato felicità e una buona continuità di risultati. Ma i problemi strutturali restavano, così come il rischio ben visibile di inevitabile decrescita infelice. Anche qui, molti perculamenti rivolti alle Cassandre, con gli esempi di rioma, Atalanta, Viola, Bologna eccetera: tante parole, pochi fatti, zero tituli. Ma, c'è un "ma".

Io sono il primo a credere che il calcio non è una "azienda esatta": puoi investire per anni e raccogliere poco, mentre altri, con molto meno, raggiungono i risultati. Ma nel lungo periodo, organizzazione e ricchezza fanno la differenza: e, infatti, i club che hanno avuto costanza di investimento e di organizzazione nel lungo periodo sono quelli al centro della storia sportiva.

Lotito ha esagerato. Lui  è un favorito della fortuna; un temporegiatore che non sceglie (quasi) mai, ma quando sceglie sembra cogliere sempre il kairos e tesaurizza l'occasione: basta vedere come cambia tutta la sua storia quando sceglie di prendere la Lazio. E tuttavia, ha sfidato troppo la sorte, avvitandosi in una dinamica di gestione che non vuole creare valore, ma ha la presunzione di volerlo manrtenere e basta; così, rischiando invece di perderlo per molto tempo allorché le congiunture, i fattori imponderibili, si oppongono e gli altri competitor, al contempo, azzeccano le mosse giuste.

Se la scelta di Tudor non si rivelerà vincente; se Fabiani non troverà quelle 2-3 intuizioni felici che ebbe Tare all'inizio del suo percorso; se lo stesso Lotito non sceglierà la proposta giusta, tra le mille che il suo entourage di consiliori (tra cui la famiglia Moggi) gli soffierà all'orecchio questa estate e la prossima; ebbene, la probabilità di una sequenza di stagioni recessive  è molto alta. Diventerà ancora più probabile se Bologna, Atalanta e Fiorentina raggiungeranno traguardi sportivi che permetteranno nuovi e più importanti investimenti, governati da struttura che, rispetto alla Lazio, sono nettamente più razionali e competenti.

Poi, noi possiamo vivere questa incertezza in molti modi: lamentandoci; infuriandoci; inseguendo più o meno utopiche idee di rivoluzione, attiva o passiva, contro il proprierario; sbattendocene le palle e vivendo alla giornata, isolandoci nella nostra passione.

Ecco, quanto a quest'ultima opzione, io ho qualche dubbio, sopratutto perché considero la Lazio non mia, cioè non soltanto "mia", ma anche "nostra" e "loro", dove il "noi" sono le giovani generazioni di oggi e quelle che potrebbero nutrire la nostra stessa passione tra qualche anno.

Isolarsi è una scelta egoista: la nostra passione per la Lazio andrà inevitabilmente a spegnersi o quanto meno a intiepidirsi negli anni, come accade per tutte le passioni della vita andando avanti per l'età. Il retaggio del passato non sarà consegnato a nessuno o a pochissimi, e magari proprio a quelli che associano alla Lazio altre cose, non proprio belle. E l'idea di questa parabola mi provoca grande dispiacere e mi fa affermare che Lotito ha passato un limite e, adesso, va contrastato e contestato in modo forte, a tutti i livelli e in tutte le occasioni possibili.

Scusate il papello, i suoi errori e le sue esagerazioni.

Equilibrio, ragionevolezza, argomenti.
C'è tutto

Adler Nest

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Citazione di: Il nostro Giorgione il 09 Apr 2024, 18:20
Quelli che tifano Lazio senza pregiudizi pro o contro Lotito sono anni che lanciano segnali d'allarme circa i limiti di una conduzione aziendale di questo tipo. Sono anni. Dall'unica scuola calcio di Roma per le giovanili (struttura dove non c'è manco un bar per i genitori che aspettano i figli), alla totale assenza di politica di marketing; dalla struttura di direzione sportiva inesistente all'inconsistenza di investimenti nello scouting; dall'incapacità di sviluppare il "prodotto Lazio", alla gestione più padronale che paternalistica del brand e del patrimonio di immagine costituito dai giocatori (molti di voi non conoscono la voce di Klose, perché per anni qualcuno non lo faceva parlare). Per non dire dei profili finanziari (non abbiamo mai avuto un CFO: eppure fatturiamo 150 milioni) e del tema stadio.

Questo insieme di fattori, sin qui, ha inciso relativamente nel nostro "processo storico", anche per una serie di congiunture propizie: il 26 maggio; l'incredibile sequenza di sfighe e accidenti capitati a quelli là, in ambito sportivo e parasportivo (se non fosse caduto Marino, avrebbero avuto lo stadio da anni) e ad altre realtà storiche del calcio (Milan, JUventus e la stessa Inter), che hanno lasciato spazio ad altri; alcune singole intuizioni felici (Reja, Inzaghi e Sarri, in modo e con risultati diversi; Immobile, che preso a 2.000 lire ti segna 200 gol; e Milinkovic, che ti regge la baracca per anni: insieme, un po' Rui Costa e Batistuta).

Tutto questo ci ha portato felicità e una buona continuità di risultati. Ma i problemi strutturali restavano, così come il rischio ben visibile di inevitabile decrescita infelice. Anche qui, molti perculamenti rivolti alle Cassandre, con gli esempi di rioma, Atalanta, Viola, Bologna eccetera: tante parole, pochi fatti, zero tituli. Ma, c'è un "ma".

Io sono il primo a credere che il calcio non è una "azienda esatta": puoi investire per anni e raccogliere poco, mentre altri, con molto meno, raggiungono i risultati. Ma nel lungo periodo, organizzazione e ricchezza fanno la differenza: e, infatti, i club che hanno avuto costanza di investimento e di organizzazione nel lungo periodo sono quelli al centro della storia sportiva.

Lotito ha esagerato. Lui  è un favorito della fortuna; un temporegiatore che non sceglie (quasi) mai, ma quando sceglie sembra cogliere sempre il kairos e tesaurizza l'occasione: basta vedere come cambia tutta la sua storia quando sceglie di prendere la Lazio. E tuttavia, ha sfidato troppo la sorte, avvitandosi in una dinamica di gestione che non vuole creare valore, ma ha la presunzione di volerlo manrtenere e basta; così, rischiando invece di perderlo per molto tempo allorché le congiunture, i fattori imponderibili, si oppongono e gli altri competitor, al contempo, azzeccano le mosse giuste.

Se la scelta di Tudor non si rivelerà vincente; se Fabiani non troverà quelle 2-3 intuizioni felici che ebbe Tare all'inizio del suo percorso; se lo stesso Lotito non sceglierà la proposta giusta, tra le mille che il suo entourage di consiliori (tra cui la famiglia Moggi) gli soffierà all'orecchio questa estate e la prossima; ebbene, la probabilità di una sequenza di stagioni recessive  è molto alta. Diventerà ancora più probabile se Bologna, Atalanta e Fiorentina raggiungeranno traguardi sportivi che permetteranno nuovi e più importanti investimenti, governati da struttura che, rispetto alla Lazio, sono nettamente più razionali e competenti.

Poi, noi possiamo vivere questa incertezza in molti modi: lamentandoci; infuriandoci; inseguendo più o meno utopiche idee di rivoluzione, attiva o passiva, contro il proprierario; sbattendocene le palle e vivendo alla giornata, isolandoci nella nostra passione.

Ecco, quanto a quest'ultima opzione, io ho qualche dubbio, sopratutto perché considero la Lazio non mia, cioè non soltanto "mia", ma anche "nostra" e "loro", dove il "noi" sono le giovani generazioni di oggi e quelle che potrebbero nutrire la nostra stessa passione tra qualche anno.

Isolarsi è una scelta egoista: la nostra passione per la Lazio andrà inevitabilmente a spegnersi o quanto meno a intiepidirsi negli anni, come accade per tutte le passioni della vita andando avanti per l'età. Il retaggio del passato non sarà consegnato a nessuno o a pochissimi, e magari proprio a quelli che associano alla Lazio altre cose, non proprio belle. E l'idea di questa parabola mi provoca grande dispiacere e mi fa affermare che Lotito ha passato un limite e, adesso, va contrastato e contestato in modo forte, a tutti i livelli e in tutte le occasioni possibili.

Scusate il papello, i suoi errori e le sue esagerazioni.
Un post bellissimo in cui mi ci ritrovo in pieno.
Il dispiacere più grande sarà quello che le prossime generazioni di quelli che oggi sono bambini appena nati non verranno attratti dalla passione e dal prodotto Lazio creando ancora una volta un punto di flesso tra Lazio e gli altri.
Già consegnammo , lo fecero i nostri padri, la città al demonio perché non riesco a spiegarmi ancora il perché i cittadini di Roma si coagularono intorno a quell'accozzaglia, lo faranno ancora di più le prossime generazioni perché attratte da un prodotto più moderno.
Quello spirito di managerialità che respirammo ai tempi di Cragnotti e che sarebbe tanto utile adesso per competere nel calcio di oggi e ancor di più in quello di domani.

Achab77

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Citazione di: Il nostro Giorgione il 09 Apr 2024, 18:20
Quelli che tifano Lazio senza pregiudizi pro o contro Lotito sono anni che lanciano segnali d'allarme circa i limiti di una conduzione aziendale di questo tipo. Sono anni. Dall'unica scuola calcio di Roma per le giovanili (struttura dove non c'è manco un bar per i genitori che aspettano i figli), alla totale assenza di politica di marketing; dalla struttura di direzione sportiva inesistente all'inconsistenza di investimenti nello scouting; dall'incapacità di sviluppare il "prodotto Lazio", alla gestione più padronale che paternalistica del brand e del patrimonio di immagine costituito dai giocatori (molti di voi non conoscono la voce di Klose, perché per anni qualcuno non lo faceva parlare). Per non dire dei profili finanziari (non abbiamo mai avuto un CFO: eppure fatturiamo 150 milioni) e del tema stadio.

Questo insieme di fattori, sin qui, ha inciso relativamente nel nostro "processo storico", anche per una serie di congiunture propizie: il 26 maggio; l'incredibile sequenza di sfighe e accidenti capitati a quelli là, in ambito sportivo e parasportivo (se non fosse caduto Marino, avrebbero avuto lo stadio da anni) e ad altre realtà storiche del calcio (Milan, JUventus e la stessa Inter), che hanno lasciato spazio ad altri; alcune singole intuizioni felici (Reja, Inzaghi e Sarri, in modo e con risultati diversi; Immobile, che preso a 2.000 lire ti segna 200 gol; e Milinkovic, che ti regge la baracca per anni: insieme, un po' Rui Costa e Batistuta).

Tutto questo ci ha portato felicità e una buona continuità di risultati. Ma i problemi strutturali restavano, così come il rischio ben visibile di inevitabile decrescita infelice. Anche qui, molti perculamenti rivolti alle Cassandre, con gli esempi di rioma, Atalanta, Viola, Bologna eccetera: tante parole, pochi fatti, zero tituli. Ma, c'è un "ma".

Io sono il primo a credere che il calcio non è una "azienda esatta": puoi investire per anni e raccogliere poco, mentre altri, con molto meno, raggiungono i risultati. Ma nel lungo periodo, organizzazione e ricchezza fanno la differenza: e, infatti, i club che hanno avuto costanza di investimento e di organizzazione nel lungo periodo sono quelli al centro della storia sportiva.

Lotito ha esagerato. Lui  è un favorito della fortuna; un temporegiatore che non sceglie (quasi) mai, ma quando sceglie sembra cogliere sempre il kairos e tesaurizza l'occasione: basta vedere come cambia tutta la sua storia quando sceglie di prendere la Lazio. E tuttavia, ha sfidato troppo la sorte, avvitandosi in una dinamica di gestione che non vuole creare valore, ma ha la presunzione di volerlo manrtenere e basta; così, rischiando invece di perderlo per molto tempo allorché le congiunture, i fattori imponderibili, si oppongono e gli altri competitor, al contempo, azzeccano le mosse giuste.

Se la scelta di Tudor non si rivelerà vincente; se Fabiani non troverà quelle 2-3 intuizioni felici che ebbe Tare all'inizio del suo percorso; se lo stesso Lotito non sceglierà la proposta giusta, tra le mille che il suo entourage di consiliori (tra cui la famiglia Moggi) gli soffierà all'orecchio questa estate e la prossima; ebbene, la probabilità di una sequenza di stagioni recessive  è molto alta. Diventerà ancora più probabile se Bologna, Atalanta e Fiorentina raggiungeranno traguardi sportivi che permetteranno nuovi e più importanti investimenti, governati da struttura che, rispetto alla Lazio, sono nettamente più razionali e competenti.

Poi, noi possiamo vivere questa incertezza in molti modi: lamentandoci; infuriandoci; inseguendo più o meno utopiche idee di rivoluzione, attiva o passiva, contro il proprierario; sbattendocene le palle e vivendo alla giornata, isolandoci nella nostra passione.

Ecco, quanto a quest'ultima opzione, io ho qualche dubbio, sopratutto perché considero la Lazio non mia, cioè non soltanto "mia", ma anche "nostra" e "loro", dove il "noi" sono le giovani generazioni di oggi e quelle che potrebbero nutrire la nostra stessa passione tra qualche anno.

Isolarsi è una scelta egoista: la nostra passione per la Lazio andrà inevitabilmente a spegnersi o quanto meno a intiepidirsi negli anni, come accade per tutte le passioni della vita andando avanti per l'età. Il retaggio del passato non sarà consegnato a nessuno o a pochissimi, e magari proprio a quelli che associano alla Lazio altre cose, non proprio belle. E l'idea di questa parabola mi provoca grande dispiacere e mi fa affermare che Lotito ha passato un limite e, adesso, va contrastato e contestato in modo forte, a tutti i livelli e in tutte le occasioni possibili.

Scusate il papello, i suoi errori e le sue esagerazioni.

Vangelo.
Ma non è una novità.
Qui su Lazionet c'è un patrimonio di Laziali che vive in una riserva, mentre dovrebbe stare in società.
Grazie ragazzi, è tutto molto deprimente ma almeno c'è un posto dove non sentirsi abbandonati.

NonMollareMai86

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Citazione di: Il nostro Giorgione il 09 Apr 2024, 18:20
Quelli che tifano Lazio senza pregiudizi pro o contro Lotito sono anni che lanciano segnali d'allarme circa i limiti di una conduzione aziendale di questo tipo. Sono anni. Dall'unica scuola calcio di Roma per le giovanili (struttura dove non c'è manco un bar per i genitori che aspettano i figli), alla totale assenza di politica di marketing; dalla struttura di direzione sportiva inesistente all'inconsistenza di investimenti nello scouting; dall'incapacità di sviluppare il "prodotto Lazio", alla gestione più padronale che paternalistica del brand e del patrimonio di immagine costituito dai giocatori (molti di voi non conoscono la voce di Klose, perché per anni qualcuno non lo faceva parlare). Per non dire dei profili finanziari (non abbiamo mai avuto un CFO: eppure fatturiamo 150 milioni) e del tema stadio.

Questo insieme di fattori, sin qui, ha inciso relativamente nel nostro "processo storico", anche per una serie di congiunture propizie: il 26 maggio; l'incredibile sequenza di sfighe e accidenti capitati a quelli là, in ambito sportivo e parasportivo (se non fosse caduto Marino, avrebbero avuto lo stadio da anni) e ad altre realtà storiche del calcio (Milan, JUventus e la stessa Inter), che hanno lasciato spazio ad altri; alcune singole intuizioni felici (Reja, Inzaghi e Sarri, in modo e con risultati diversi; Immobile, che preso a 2.000 lire ti segna 200 gol; e Milinkovic, che ti regge la baracca per anni: insieme, un po' Rui Costa e Batistuta).

Tutto questo ci ha portato felicità e una buona continuità di risultati. Ma i problemi strutturali restavano, così come il rischio ben visibile di inevitabile decrescita infelice. Anche qui, molti perculamenti rivolti alle Cassandre, con gli esempi di rioma, Atalanta, Viola, Bologna eccetera: tante parole, pochi fatti, zero tituli. Ma, c'è un "ma".

Io sono il primo a credere che il calcio non è una "azienda esatta": puoi investire per anni e raccogliere poco, mentre altri, con molto meno, raggiungono i risultati. Ma nel lungo periodo, organizzazione e ricchezza fanno la differenza: e, infatti, i club che hanno avuto costanza di investimento e di organizzazione nel lungo periodo sono quelli al centro della storia sportiva.

Lotito ha esagerato. Lui  è un favorito della fortuna; un temporegiatore che non sceglie (quasi) mai, ma quando sceglie sembra cogliere sempre il kairos e tesaurizza l'occasione: basta vedere come cambia tutta la sua storia quando sceglie di prendere la Lazio. E tuttavia, ha sfidato troppo la sorte, avvitandosi in una dinamica di gestione che non vuole creare valore, ma ha la presunzione di volerlo manrtenere e basta; così, rischiando invece di perderlo per molto tempo allorché le congiunture, i fattori imponderibili, si oppongono e gli altri competitor, al contempo, azzeccano le mosse giuste.

Se la scelta di Tudor non si rivelerà vincente; se Fabiani non troverà quelle 2-3 intuizioni felici che ebbe Tare all'inizio del suo percorso; se lo stesso Lotito non sceglierà la proposta giusta, tra le mille che il suo entourage di consiliori (tra cui la famiglia Moggi) gli soffierà all'orecchio questa estate e la prossima; ebbene, la probabilità di una sequenza di stagioni recessive  è molto alta. Diventerà ancora più probabile se Bologna, Atalanta e Fiorentina raggiungeranno traguardi sportivi che permetteranno nuovi e più importanti investimenti, governati da struttura che, rispetto alla Lazio, sono nettamente più razionali e competenti.

Poi, noi possiamo vivere questa incertezza in molti modi: lamentandoci; infuriandoci; inseguendo più o meno utopiche idee di rivoluzione, attiva o passiva, contro il proprierario; sbattendocene le palle e vivendo alla giornata, isolandoci nella nostra passione.

Ecco, quanto a quest'ultima opzione, io ho qualche dubbio, sopratutto perché considero la Lazio non mia, cioè non soltanto "mia", ma anche "nostra" e "loro", dove il "noi" sono le giovani generazioni di oggi e quelle che potrebbero nutrire la nostra stessa passione tra qualche anno.

Isolarsi è una scelta egoista: la nostra passione per la Lazio andrà inevitabilmente a spegnersi o quanto meno a intiepidirsi negli anni, come accade per tutte le passioni della vita andando avanti per l'età. Il retaggio del passato non sarà consegnato a nessuno o a pochissimi, e magari proprio a quelli che associano alla Lazio altre cose, non proprio belle. E l'idea di questa parabola mi provoca grande dispiacere e mi fa affermare che Lotito ha passato un limite e, adesso, va contrastato e contestato in modo forte, a tutti i livelli e in tutte le occasioni possibili.

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Bellissimo post!

Non sono di Roma e mi piacerebbe avere qualche notizia in più sulla questione dell'unica scuola calcio a Roma e quante invece ne hanno quelli di là...

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LeastSquares

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Lazionetter
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Citazione di: Il nostro Giorgione il 09 Apr 2024, 18:20
Quelli che tifano Lazio senza pregiudizi pro o contro Lotito sono anni che lanciano segnali d'allarme circa i limiti di una conduzione aziendale di questo tipo. Sono anni. Dall'unica scuola calcio di Roma per le giovanili (struttura dove non c'è manco un bar per i genitori che aspettano i figli), alla totale assenza di politica di marketing; dalla struttura di direzione sportiva inesistente all'inconsistenza di investimenti nello scouting; dall'incapacità di sviluppare il "prodotto Lazio", alla gestione più padronale che paternalistica del brand e del patrimonio di immagine costituito dai giocatori (molti di voi non conoscono la voce di Klose, perché per anni qualcuno non lo faceva parlare). Per non dire dei profili finanziari (non abbiamo mai avuto un CFO: eppure fatturiamo 150 milioni) e del tema stadio.

Questo insieme di fattori, sin qui, ha inciso relativamente nel nostro "processo storico", anche per una serie di congiunture propizie: il 26 maggio; l'incredibile sequenza di sfighe e accidenti capitati a quelli là, in ambito sportivo e parasportivo (se non fosse caduto Marino, avrebbero avuto lo stadio da anni) e ad altre realtà storiche del calcio (Milan, JUventus e la stessa Inter), che hanno lasciato spazio ad altri; alcune singole intuizioni felici (Reja, Inzaghi e Sarri, in modo e con risultati diversi; Immobile, che preso a 2.000 lire ti segna 200 gol; e Milinkovic, che ti regge la baracca per anni: insieme, un po' Rui Costa e Batistuta).

Tutto questo ci ha portato felicità e una buona continuità di risultati. Ma i problemi strutturali restavano, così come il rischio ben visibile di inevitabile decrescita infelice. Anche qui, molti perculamenti rivolti alle Cassandre, con gli esempi di rioma, Atalanta, Viola, Bologna eccetera: tante parole, pochi fatti, zero tituli. Ma, c'è un "ma".

Io sono il primo a credere che il calcio non è una "azienda esatta": puoi investire per anni e raccogliere poco, mentre altri, con molto meno, raggiungono i risultati. Ma nel lungo periodo, organizzazione e ricchezza fanno la differenza: e, infatti, i club che hanno avuto costanza di investimento e di organizzazione nel lungo periodo sono quelli al centro della storia sportiva.

Lotito ha esagerato. Lui  è un favorito della fortuna; un temporegiatore che non sceglie (quasi) mai, ma quando sceglie sembra cogliere sempre il kairos e tesaurizza l'occasione: basta vedere come cambia tutta la sua storia quando sceglie di prendere la Lazio. E tuttavia, ha sfidato troppo la sorte, avvitandosi in una dinamica di gestione che non vuole creare valore, ma ha la presunzione di volerlo manrtenere e basta; così, rischiando invece di perderlo per molto tempo allorché le congiunture, i fattori imponderibili, si oppongono e gli altri competitor, al contempo, azzeccano le mosse giuste.

Se la scelta di Tudor non si rivelerà vincente; se Fabiani non troverà quelle 2-3 intuizioni felici che ebbe Tare all'inizio del suo percorso; se lo stesso Lotito non sceglierà la proposta giusta, tra le mille che il suo entourage di consiliori (tra cui la famiglia Moggi) gli soffierà all'orecchio questa estate e la prossima; ebbene, la probabilità di una sequenza di stagioni recessive  è molto alta. Diventerà ancora più probabile se Bologna, Atalanta e Fiorentina raggiungeranno traguardi sportivi che permetteranno nuovi e più importanti investimenti, governati da struttura che, rispetto alla Lazio, sono nettamente più razionali e competenti.

Poi, noi possiamo vivere questa incertezza in molti modi: lamentandoci; infuriandoci; inseguendo più o meno utopiche idee di rivoluzione, attiva o passiva, contro il proprierario; sbattendocene le palle e vivendo alla giornata, isolandoci nella nostra passione.

Ecco, quanto a quest'ultima opzione, io ho qualche dubbio, sopratutto perché considero la Lazio non mia, cioè non soltanto "mia", ma anche "nostra" e "loro", dove il "noi" sono le giovani generazioni di oggi e quelle che potrebbero nutrire la nostra stessa passione tra qualche anno.

Isolarsi è una scelta egoista: la nostra passione per la Lazio andrà inevitabilmente a spegnersi o quanto meno a intiepidirsi negli anni, come accade per tutte le passioni della vita andando avanti per l'età. Il retaggio del passato non sarà consegnato a nessuno o a pochissimi, e magari proprio a quelli che associano alla Lazio altre cose, non proprio belle. E l'idea di questa parabola mi provoca grande dispiacere e mi fa affermare che Lotito ha passato un limite e, adesso, va contrastato e contestato in modo forte, a tutti i livelli e in tutte le occasioni possibili.

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Da scolpire nella pietra. Aggiungo solo che la crescita della Lazio nell'ultimo decennio è stata possibile anche grazie a un costo rosa iniziale tutto sommato contenuto e alla crescita evidente dei diritti tv, che costituiscono circa il 70% dei ricavi della Lazio.

Da tre anni questi margini di crescita si sono esauriti e la Lazio non è capace di generare ricavi diversi dai diritti tv, a differenza degli altri.

WhiteBluesBrother

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Citazione di: Il gitano il 09 Apr 2024, 13:10
Siamo ai limiti del culto della personalità.

A sto punto perchè non far tornare pure De Martino? Il ritorno dei biondi
Più che altro il ritorno dei fratelli La Bionda: "One for you, one for me" e l'omo campa.

teodoro

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Ci attende una lunga traversata del deserto..... speriamo di sopravvivere al cowboy

PARISsn

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per esempio io vorrei capire, come  è possibile che ti fai un girone di champion e un ottavo di finale andata e ritorno senza  uno straccio di sponsor sulla maglia?? in base a cosa  è successo cio'? nessuno vuole  mettere il proprio marchio sulla  nostra maglia? oppure nessuna offerta  è stata ritenuta valida? cioe' se anche ti avessero offerto 2 milioni per mettere Mastro Lindo so sempre 2  milioni che metti in cassa, te ce paghi mezzo ingaggio di un big, non è sempre meglio di nulla?

P.S.: leggo or ora che se entro oggi Lotito non firma non so quale documento per  il ritiro di Auronzo, il Comune puo' ritenersi libero da  ogni contratto in essere, ma possibile che  una societa possa funzionare cosi'? non c'e manco uno che  in vece sua  puo' mettere uno scarabocchio su un foglio del Comune di Auronzo ? mah..

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WhiteBluesBrother

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Questo insieme di fattori, sin qui, ha inciso relativamente nel nostro "processo storico", anche per una serie di congiunture propizie: il 26 maggio; l'incredibile sequenza di sfighe e accidenti capitati a quelli là, in ambito sportivo e parasportivo (se non fosse caduto Marino, avrebbero avuto lo stadio da anni) e ad altre realtà storiche del calcio (Milan, JUventus e la stessa Inter), che hanno lasciato spazio ad altri; alcune singole intuizioni felici (Reja, Inzaghi e Sarri, in modo e con risultati diversi; Immobile, che preso a 2.000 lire ti segna 200 gol; e Milinkovic, che ti regge la baracca per anni: insieme, un po' Rui Costa e Batistuta).

Tutto questo ci ha portato felicità e una buona continuità di risultati. Ma i problemi strutturali restavano, così come il rischio ben visibile di inevitabile decrescita infelice. Anche qui, molti perculamenti rivolti alle Cassandre, con gli esempi di rioma, Atalanta, Viola, Bologna eccetera: tante parole, pochi fatti, zero tituli. Ma, c'è un "ma".

Io sono il primo a credere che il calcio non è una "azienda esatta": puoi investire per anni e raccogliere poco, mentre altri, con molto meno, raggiungono i risultati. Ma nel lungo periodo, organizzazione e ricchezza fanno la differenza: e, infatti, i club che hanno avuto costanza di investimento e di organizzazione nel lungo periodo sono quelli al centro della storia sportiva.

Lotito ha esagerato. Lui  è un favorito della fortuna; un temporegiatore che non sceglie (quasi) mai, ma quando sceglie sembra cogliere sempre il kairos e tesaurizza l'occasione: basta vedere come cambia tutta la sua storia quando sceglie di prendere la Lazio. E tuttavia, ha sfidato troppo la sorte, avvitandosi in una dinamica di gestione che non vuole creare valore, ma ha la presunzione di volerlo manrtenere e basta; così, rischiando invece di perderlo per molto tempo allorché le congiunture, i fattori imponderibili, si oppongono e gli altri competitor, al contempo, azzeccano le mosse giuste.

Se la scelta di Tudor non si rivelerà vincente; se Fabiani non troverà quelle 2-3 intuizioni felici che ebbe Tare all'inizio del suo percorso; se lo stesso Lotito non sceglierà la proposta giusta, tra le mille che il suo entourage di consiliori (tra cui la famiglia Moggi) gli soffierà all'orecchio questa estate e la prossima; ebbene, la probabilità di una sequenza di stagioni recessive  è molto alta. Diventerà ancora più probabile se Bologna, Atalanta e Fiorentina raggiungeranno traguardi sportivi che permetteranno nuovi e più importanti investimenti, governati da struttura che, rispetto alla Lazio, sono nettamente più razionali e competenti.

Poi, noi possiamo vivere questa incertezza in molti modi: lamentandoci; infuriandoci; inseguendo più o meno utopiche idee di rivoluzione, attiva o passiva, contro il proprierario; sbattendocene le palle e vivendo alla giornata, isolandoci nella nostra passione.

Ecco, quanto a quest'ultima opzione, io ho qualche dubbio, sopratutto perché considero la Lazio non mia, cioè non soltanto "mia", ma anche "nostra" e "loro", dove il "noi" sono le giovani generazioni di oggi e quelle che potrebbero nutrire la nostra stessa passione tra qualche anno.

Isolarsi è una scelta egoista: la nostra passione per la Lazio andrà inevitabilmente a spegnersi o quanto meno a intiepidirsi negli anni, come accade per tutte le passioni della vita andando avanti per l'età. Il retaggio del passato non sarà consegnato a nessuno o a pochissimi, e magari proprio a quelli che associano alla Lazio altre cose, non proprio belle. E l'idea di questa parabola mi provoca grande dispiacere e mi fa affermare che Lotito ha passato un limite e, adesso, va contrastato e contestato in modo forte, a tutti i livelli e in tutte le occasioni possibili.

Scusate il papello, i suoi errori e le sue esagerazioni.
Grande Giorgione. Sono d'accordo al 100% con questo tuo post. Si potrebbe aggiungere che fra un po' di settimane ci aspetterà un'[...] tarantella sul Flaminio per distrarre le masse dallo zero cosmico del mercato (oltre che al ritorno dei morti viventi).
Il calcio è cambiato molto e cambierà ancora di più e più velocemente nei prossimi anni (pochi anni) e qua stiamo ancora con il benchmark di Romeo Anconetani. Il ridimensionamento appare francamente inevitabile già a partire da Sarri sostituito da Tudor, un allenatore qualunque fino ad oggi (certo c'era di peggio, anche molto).

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Citazione di: Il nostro Giorgione il 09 Apr 2024, 18:20
Quelli che tifano Lazio senza pregiudizi pro o contro Lotito sono anni che lanciano segnali d'allarme circa i limiti di una conduzione aziendale di questo tipo. Sono anni. Dall'unica scuola calcio di Roma per le giovanili (struttura dove non c'è manco un bar per i genitori che aspettano i figli), alla totale assenza di politica di marketing; dalla struttura di direzione sportiva inesistente all'inconsistenza di investimenti nello scouting; dall'incapacità di sviluppare il "prodotto Lazio", alla gestione più padronale che paternalistica del brand e del patrimonio di immagine costituito dai giocatori (molti di voi non conoscono la voce di Klose, perché per anni qualcuno non lo faceva parlare). Per non dire dei profili finanziari (non abbiamo mai avuto un CFO: eppure fatturiamo 150 milioni) e del tema stadio.

Questo insieme di fattori, sin qui, ha inciso relativamente nel nostro "processo storico", anche per una serie di congiunture propizie: il 26 maggio; l'incredibile sequenza di sfighe e accidenti capitati a quelli là, in ambito sportivo e parasportivo (se non fosse caduto Marino, avrebbero avuto lo stadio da anni) e ad altre realtà storiche del calcio (Milan, JUventus e la stessa Inter), che hanno lasciato spazio ad altri; alcune singole intuizioni felici (Reja, Inzaghi e Sarri, in modo e con risultati diversi; Immobile, che preso a 2.000 lire ti segna 200 gol; e Milinkovic, che ti regge la baracca per anni: insieme, un po' Rui Costa e Batistuta).

Tutto questo ci ha portato felicità e una buona continuità di risultati. Ma i problemi strutturali restavano, così come il rischio ben visibile di inevitabile decrescita infelice. Anche qui, molti perculamenti rivolti alle Cassandre, con gli esempi di rioma, Atalanta, Viola, Bologna eccetera: tante parole, pochi fatti, zero tituli. Ma, c'è un "ma".

Io sono il primo a credere che il calcio non è una "azienda esatta": puoi investire per anni e raccogliere poco, mentre altri, con molto meno, raggiungono i risultati. Ma nel lungo periodo, organizzazione e ricchezza fanno la differenza: e, infatti, i club che hanno avuto costanza di investimento e di organizzazione nel lungo periodo sono quelli al centro della storia sportiva.

Lotito ha esagerato. Lui  è un favorito della fortuna; un temporegiatore che non sceglie (quasi) mai, ma quando sceglie sembra cogliere sempre il kairos e tesaurizza l'occasione: basta vedere come cambia tutta la sua storia quando sceglie di prendere la Lazio. E tuttavia, ha sfidato troppo la sorte, avvitandosi in una dinamica di gestione che non vuole creare valore, ma ha la presunzione di volerlo manrtenere e basta; così, rischiando invece di perderlo per molto tempo allorché le congiunture, i fattori imponderibili, si oppongono e gli altri competitor, al contempo, azzeccano le mosse giuste.

Se la scelta di Tudor non si rivelerà vincente; se Fabiani non troverà quelle 2-3 intuizioni felici che ebbe Tare all'inizio del suo percorso; se lo stesso Lotito non sceglierà la proposta giusta, tra le mille che il suo entourage di consiliori (tra cui la famiglia Moggi) gli soffierà all'orecchio questa estate e la prossima; ebbene, la probabilità di una sequenza di stagioni recessive  è molto alta. Diventerà ancora più probabile se Bologna, Atalanta e Fiorentina raggiungeranno traguardi sportivi che permetteranno nuovi e più importanti investimenti, governati da struttura che, rispetto alla Lazio, sono nettamente più razionali e competenti.

Poi, noi possiamo vivere questa incertezza in molti modi: lamentandoci; infuriandoci; inseguendo più o meno utopiche idee di rivoluzione, attiva o passiva, contro il proprierario; sbattendocene le palle e vivendo alla giornata, isolandoci nella nostra passione.

Ecco, quanto a quest'ultima opzione, io ho qualche dubbio, sopratutto perché considero la Lazio non mia, cioè non soltanto "mia", ma anche "nostra" e "loro", dove il "noi" sono le giovani generazioni di oggi e quelle che potrebbero nutrire la nostra stessa passione tra qualche anno.

Isolarsi è una scelta egoista: la nostra passione per la Lazio andrà inevitabilmente a spegnersi o quanto meno a intiepidirsi negli anni, come accade per tutte le passioni della vita andando avanti per l'età. Il retaggio del passato non sarà consegnato a nessuno o a pochissimi, e magari proprio a quelli che associano alla Lazio altre cose, non proprio belle. E l'idea di questa parabola mi provoca grande dispiacere e mi fa affermare che Lotito ha passato un limite e, adesso, va contrastato e contestato in modo forte, a tutti i livelli e in tutte le occasioni possibili.

Scusate il papello, i suoi errori e le sue esagerazioni.
Complimenti per la sintesi lucida.

Vorrei fosse letto davanti a Lotito, mentre un tribunale di tifosi lo condanna a lasciare la Lazio per sempre.

Aquila Romana

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Citazione di: Il nostro Giorgione il 09 Apr 2024, 18:20
Quelli che tifano Lazio senza pregiudizi pro o contro Lotito sono anni che lanciano segnali d'allarme circa i limiti di una conduzione aziendale di questo tipo. Sono anni. Dall'unica scuola calcio di Roma per le giovanili (struttura dove non c'è manco un bar per i genitori che aspettano i figli), alla totale assenza di politica di marketing; dalla struttura di direzione sportiva inesistente all'inconsistenza di investimenti nello scouting; dall'incapacità di sviluppare il "prodotto Lazio", alla gestione più padronale che paternalistica del brand e del patrimonio di immagine costituito dai giocatori (molti di voi non conoscono la voce di Klose, perché per anni qualcuno non lo faceva parlare). Per non dire dei profili finanziari (non abbiamo mai avuto un CFO: eppure fatturiamo 150 milioni) e del tema stadio.

Questo insieme di fattori, sin qui, ha inciso relativamente nel nostro "processo storico", anche per una serie di congiunture propizie: il 26 maggio; l'incredibile sequenza di sfighe e accidenti capitati a quelli là, in ambito sportivo e parasportivo (se non fosse caduto Marino, avrebbero avuto lo stadio da anni) e ad altre realtà storiche del calcio (Milan, JUventus e la stessa Inter), che hanno lasciato spazio ad altri; alcune singole intuizioni felici (Reja, Inzaghi e Sarri, in modo e con risultati diversi; Immobile, che preso a 2.000 lire ti segna 200 gol; e Milinkovic, che ti regge la baracca per anni: insieme, un po' Rui Costa e Batistuta).

Tutto questo ci ha portato felicità e una buona continuità di risultati. Ma i problemi strutturali restavano, così come il rischio ben visibile di inevitabile decrescita infelice. Anche qui, molti perculamenti rivolti alle Cassandre, con gli esempi di rioma, Atalanta, Viola, Bologna eccetera: tante parole, pochi fatti, zero tituli. Ma, c'è un "ma".

Io sono il primo a credere che il calcio non è una "azienda esatta": puoi investire per anni e raccogliere poco, mentre altri, con molto meno, raggiungono i risultati. Ma nel lungo periodo, organizzazione e ricchezza fanno la differenza: e, infatti, i club che hanno avuto costanza di investimento e di organizzazione nel lungo periodo sono quelli al centro della storia sportiva.

Lotito ha esagerato. Lui  è un favorito della fortuna; un temporegiatore che non sceglie (quasi) mai, ma quando sceglie sembra cogliere sempre il kairos e tesaurizza l'occasione: basta vedere come cambia tutta la sua storia quando sceglie di prendere la Lazio. E tuttavia, ha sfidato troppo la sorte, avvitandosi in una dinamica di gestione che non vuole creare valore, ma ha la presunzione di volerlo manrtenere e basta; così, rischiando invece di perderlo per molto tempo allorché le congiunture, i fattori imponderibili, si oppongono e gli altri competitor, al contempo, azzeccano le mosse giuste.

Se la scelta di Tudor non si rivelerà vincente; se Fabiani non troverà quelle 2-3 intuizioni felici che ebbe Tare all'inizio del suo percorso; se lo stesso Lotito non sceglierà la proposta giusta, tra le mille che il suo entourage di consiliori (tra cui la famiglia Moggi) gli soffierà all'orecchio questa estate e la prossima; ebbene, la probabilità di una sequenza di stagioni recessive  è molto alta. Diventerà ancora più probabile se Bologna, Atalanta e Fiorentina raggiungeranno traguardi sportivi che permetteranno nuovi e più importanti investimenti, governati da struttura che, rispetto alla Lazio, sono nettamente più razionali e competenti.

Poi, noi possiamo vivere questa incertezza in molti modi: lamentandoci; infuriandoci; inseguendo più o meno utopiche idee di rivoluzione, attiva o passiva, contro il proprierario; sbattendocene le palle e vivendo alla giornata, isolandoci nella nostra passione.

Ecco, quanto a quest'ultima opzione, io ho qualche dubbio, sopratutto perché considero la Lazio non mia, cioè non soltanto "mia", ma anche "nostra" e "loro", dove il "noi" sono le giovani generazioni di oggi e quelle che potrebbero nutrire la nostra stessa passione tra qualche anno.

Isolarsi è una scelta egoista: la nostra passione per la Lazio andrà inevitabilmente a spegnersi o quanto meno a intiepidirsi negli anni, come accade per tutte le passioni della vita andando avanti per l'età. Il retaggio del passato non sarà consegnato a nessuno o a pochissimi, e magari proprio a quelli che associano alla Lazio altre cose, non proprio belle. E l'idea di questa parabola mi provoca grande dispiacere e mi fa affermare che Lotito ha passato un limite e, adesso, va contrastato e contestato in modo forte, a tutti i livelli e in tutte le occasioni possibili.

Scusate il papello, i suoi errori e le sue esagerazioni.

Ma quali scuse, questo post rappresenta perfettamente la situazione

Eppure quante prese per il culo qui sopra quando negli anni affrontavi certi argomenti, "er margheting", "libberaaalazzio", "ossessionati", "er secondo posto", "i culitremuli"...

Achab77

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Mai come stavolta rischiamo veramente un crollo verticale.

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Citazione di: Ranxerox il 09 Apr 2024, 20:32

Se i miliardari vogliono comprare la Lazio basta che fanno un annuncio e c'hanno 700 mila laziali a Villa San Sebastiano che aspettano Lotito con mazze e bastoni se dovesse rifiutare di vendere ad un progetto credibile e serio.


I tifosi giustamente sognano e recriminano, però il miliardario (GIUSTAMENTE dal suo punto di vista) investe in una tranquilla città di provincia al confine con la Svizzera. Oppure ci sono tante altre opzioni in giro per lo Stivale. Roma con i suoi eccessi, con il suo derby sempre più rissoso, non è certo una buona piazza per investire. E la nostra povera Lazio, sempre nel mirino della UEFA per i motivi che ben sappiamo, è un investimento sconsigliatissimo e rischioso.
Purtroppo. :( :( :(

reggionord

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Citazione di: Il nostro Giorgione il 09 Apr 2024, 18:20
Quelli che tifano Lazio senza pregiudizi pro o contro Lotito sono anni che lanciano segnali d'allarme circa i limiti di una conduzione aziendale di questo tipo. Sono anni. Dall'unica scuola calcio di Roma per le giovanili (struttura dove non c'è manco un bar per i genitori che aspettano i figli), alla totale assenza di politica di marketing; dalla struttura di direzione sportiva inesistente all'inconsistenza di investimenti nello scouting; dall'incapacità di sviluppare il "prodotto Lazio", alla gestione più padronale che paternalistica del brand e del patrimonio di immagine costituito dai giocatori (molti di voi non conoscono la voce di Klose, perché per anni qualcuno non lo faceva parlare). Per non dire dei profili finanziari (non abbiamo mai avuto un CFO: eppure fatturiamo 150 milioni) e del tema stadio.

Questo insieme di fattori, sin qui, ha inciso relativamente nel nostro "processo storico", anche per una serie di congiunture propizie: il 26 maggio; l'incredibile sequenza di sfighe e accidenti capitati a quelli là, in ambito sportivo e parasportivo (se non fosse caduto Marino, avrebbero avuto lo stadio da anni) e ad altre realtà storiche del calcio (Milan, JUventus e la stessa Inter), che hanno lasciato spazio ad altri; alcune singole intuizioni felici (Reja, Inzaghi e Sarri, in modo e con risultati diversi; Immobile, che preso a 2.000 lire ti segna 200 gol; e Milinkovic, che ti regge la baracca per anni: insieme, un po' Rui Costa e Batistuta).

Tutto questo ci ha portato felicità e una buona continuità di risultati. Ma i problemi strutturali restavano, così come il rischio ben visibile di inevitabile decrescita infelice. Anche qui, molti perculamenti rivolti alle Cassandre, con gli esempi di rioma, Atalanta, Viola, Bologna eccetera: tante parole, pochi fatti, zero tituli. Ma, c'è un "ma".

Io sono il primo a credere che il calcio non è una "azienda esatta": puoi investire per anni e raccogliere poco, mentre altri, con molto meno, raggiungono i risultati. Ma nel lungo periodo, organizzazione e ricchezza fanno la differenza: e, infatti, i club che hanno avuto costanza di investimento e di organizzazione nel lungo periodo sono quelli al centro della storia sportiva.

Lotito ha esagerato. Lui  è un favorito della fortuna; un temporegiatore che non sceglie (quasi) mai, ma quando sceglie sembra cogliere sempre il kairos e tesaurizza l'occasione: basta vedere come cambia tutta la sua storia quando sceglie di prendere la Lazio. E tuttavia, ha sfidato troppo la sorte, avvitandosi in una dinamica di gestione che non vuole creare valore, ma ha la presunzione di volerlo manrtenere e basta; così, rischiando invece di perderlo per molto tempo allorché le congiunture, i fattori imponderibili, si oppongono e gli altri competitor, al contempo, azzeccano le mosse giuste.

Se la scelta di Tudor non si rivelerà vincente; se Fabiani non troverà quelle 2-3 intuizioni felici che ebbe Tare all'inizio del suo percorso; se lo stesso Lotito non sceglierà la proposta giusta, tra le mille che il suo entourage di consiliori (tra cui la famiglia Moggi) gli soffierà all'orecchio questa estate e la prossima; ebbene, la probabilità di una sequenza di stagioni recessive  è molto alta. Diventerà ancora più probabile se Bologna, Atalanta e Fiorentina raggiungeranno traguardi sportivi che permetteranno nuovi e più importanti investimenti, governati da struttura che, rispetto alla Lazio, sono nettamente più razionali e competenti.

Poi, noi possiamo vivere questa incertezza in molti modi: lamentandoci; infuriandoci; inseguendo più o meno utopiche idee di rivoluzione, attiva o passiva, contro il proprierario; sbattendocene le palle e vivendo alla giornata, isolandoci nella nostra passione.

Ecco, quanto a quest'ultima opzione, io ho qualche dubbio, sopratutto perché considero la Lazio non mia, cioè non soltanto "mia", ma anche "nostra" e "loro", dove il "noi" sono le giovani generazioni di oggi e quelle che potrebbero nutrire la nostra stessa passione tra qualche anno.

Isolarsi è una scelta egoista: la nostra passione per la Lazio andrà inevitabilmente a spegnersi o quanto meno a intiepidirsi negli anni, come accade per tutte le passioni della vita andando avanti per l'età. Il retaggio del passato non sarà consegnato a nessuno o a pochissimi, e magari proprio a quelli che associano alla Lazio altre cose, non proprio belle. E l'idea di questa parabola mi provoca grande dispiacere e mi fa affermare che Lotito ha passato un limite e, adesso, va contrastato e contestato in modo forte, a tutti i livelli e in tutte le occasioni possibili.

Scusate il papello, i suoi errori e le sue esagerazioni.
Bella analisi, molto condivisibile, però come ho già scritto la contestazione è efficace contro un giocatore che può cercarsi un'altra squadra. Contestare Lotito (attività che in diversi modi e forme è in atto da anni) che risultati ci farà ottenere? Ammesso che lo possa piegare e convincere a mollare la contestazione non aiuta certo a trovare un compratore, anzi rafforza l'immagine di una città difficile, di una cornice marcia fatta di contestazioni, maniapaletta e buu razzisti, in grado da far fuggire a gambe levate investitori dei quali, ad oggi, non vediamo nemmeno l'ombra.
Purtroppo.

alenlalieno

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e' possibile che 3o4 mila della curva e un paio di aradio accondiscendenti blindino il regno del pig e abbiano la meglio su qlc centinaio di migliaia di tifosi che non lo vogliono manco sentire nominare?

Aquila Romana

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Citazione di: alenlalieno il 09 Apr 2024, 23:33
e' possibile che 3o4 mila della curva e un paio di aradio accondiscendenti blindino il regno del pig e abbiano la meglio su qlc centinaio di migliaia di tifosi che non lo vogliono manco sentire nominare?

Scusa alen, ma tu ricordi quando aveva uno stadio intero contro, non 4.000 ma 40.000 ?

E qualcuno "contestava la contestazione" perchè danneggiava la Lazio

E ti ricordi quando in tutte le radio c'era la litania quotidiana contro Lotito, amplificata dal fatto che l'onorevole presidente aveva aperto la sua radio di regime vietando ai tesserati di intervenire nelle altre radio ?

E qualcuno contestava le "aradio" e "quitone" perchè danneggiavano la Lazio

Bhè, io ricordo bene quegli anni (mica mesi, anni), andare allo stadio era un supplizio, perchè c'era un clima di merda, anche provare a sentir parlare di Lazio era un supplizio, perchè si andava dalla contestazione continua nelle "aradio" all'esaltazione smisurata nella "sua radio"

Più veniva contestato più si chiudeva a riccio nella sua torre d'avorio, immune a tutto

Ora vorresti che si replicasse quel periodo ? Per fare cosa ? Con quale speranza ?


paolo1971

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Tifosi della Lazio contro tifosi della Lazio, una guerra civile, a beneficio di chi?

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Citazione di: WhiteBluesBrother il 09 Apr 2024, 22:19
Grande Giorgione. Sono d'accordo al 100% con questo tuo post. Si potrebbe aggiungere che fra un po' di settimane ci aspetterà un'[...] tarantella sul Flaminio per distrarre le masse dallo zero cosmico del mercato (oltre che al ritorno dei morti viventi).
Il calcio è cambiato molto e cambierà ancora di più e più velocemente nei prossimi anni (pochi anni) e qua stiamo ancora con il benchmark di Romeo Anconetani. Il ridimensionamento appare francamente inevitabile già a partire da Sarri sostituito da Tudor, un allenatore qualunque fino ad oggi (certo c'era di peggio, anche molto).
Ecco invece secondo me proprio qui sta la nostra speranza.
Il calcio è cambiato tanto veramente negli ultimissimi anni e il nostro Romeo è ormai agli sgoccioli, quanto altro potrà durare? Anche proprio per ragioni anagrafiche.

Pensate solo per un attimo se il ventennio fosse iniziato oggi. Allora si che sarebbe stata la fine!

Animo fratelli, possiamo recuperare.
Tutto finisce e, appena sarà finito, vedrete che non ci vorrà molto.
Forza Lazio!  :ssl


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Miro68

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Dall'altra parte del Tevere già lo avrebbero convinto a vendere la società..

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Citazione di: paolo1971 il 10 Apr 2024, 00:24
Tifosi della Lazio contro tifosi della Lazio, una guerra civile, a beneficio di chi?
A beneficio di sua santità. Dividi et impera.

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