Stasera allo stadio, mentre concedevamo la solita serata di gloria all'avversario europeo di turno (io, se fossi un qualunque club europeo e venissi sorteggiato con la Lazio, brinderei a champagne), mi frullava in testa una domanda: ma noi, precisamente, le coppe europee che cazzo le facciamo a fare? Tanto di queste competizioni frega poco o nulla alla società, che continua a riproporre rose da anni ottanta, senza dar segnali di voler imparare dagli errori, ma anzi rivendicando certe scelte e inventandosi fantomatiche unità di intenti con l'allenatore (Sarri che da almeno due mesi ripete che siamo corti davanti sarà stata un'allucinazione collettiva). Frega poco o nulla alla squadra, che spesso affronta queste partite con la stessa determinazione di un'amichevole estiva. Frega poco o nulla all'ambiente, che ogni anno non vede l'ora di uscire dalla coppa europea per concentrarsi sul campionato, in modo da qualificarsi per la coppa dell'anno dopo, in un ridicolo loop infinito. E che comunque o champions o niente. Il resto, dall'alto dai nostri trionfi europei degli ultimi vent'anni, sono coppette che ci vanno strette (quando i fatti dicono che ci va larga pure la Conference, il resto sono chiacchiere patetiche).
Da quando siamo rientrati nelle coppe europee con Cragnotti nel 1993, di partite europee all'Olimpico penso di essermene perse veramente poche. Comprese partite in cui eravamo veramente quattro gatti o preliminari estivi contro il Rabotnicki o l'Elfsborg di turno. Stasera per la prima volta mi sono chiesto: ma chi cazzo me la fa fare? Vabbè, tanto domani mi passa. Credo.