il mio nickname
un urlo, un coro, un rutto e una pernacchia
la sfrontatezza del poter finalmente ridire "ammerde, ecchice, ce semo ancora!"
con la testa alta, mai abbassata manco ai tempi de vinazzani, ma con una cartuccia pesante da sparare, adesso
questo è stato "lara' lara' lara'"
e molto altro: è stato il calciatore che avrei voluto essere, quello con la risata facile, duro ma leale, risoluto ma amichevole
perché alla fine il calcio è un gioco
e se tanti, tutti quelli che non lo vogliono capire e che soffocano il bambino in onore di una seriosità di facciata, si ostinano ancora, ci sarà sempre un rutto da sparargli in faccia
perché la Lazio, i Laziali, sono stati per troppo tempo ostaggio del Mito, della Storia, della Nobiltà e di tutte le macchiette che personaggi improbabili hanno ricamato intorno a presupposti magari ottimi, ma per i quali serviva un Paul Gascoigne che riportasse tutti, ma proprio tutti, coi piedi per terra
seduti per terra, sudati, con una cicca in bocca, una birra fra le mani, il tuo amico vicino a parlare di pallone, di donne, di Vita
il più grande di tutti
di tutti