Per essere onesti i discorsi dovrebbero essere 2:
1) allo stadio e a tifare bisognerebbe andarci a prescindere, e sono d'accordo. Quindi secondo questa rispettabilissima scuola di pensiero, tutto ciò che accadrà tra oggi e i primi di settembre è assolutamente irrilevante. Così come dovrebbe essere irrilevante arrivare terzi o undicesimi, ma arrivo anche a dire ultimi, perché non si tifa in base al valore della squadra;
2) siccome la società non ammette mai colpe, non definisce mai obiettivi realistici, non si pone in maniera proattiva rispetto alle aspettative del tifo, ma anzi si trincera dietro al petto gonfio e tronfio del proprio uomo immagine e padrone che non sbaglia mai e se qualcosa va male è per colpa dei fattori imponderabili e della cornice marcia, allora trovo comprensibile che molti tifosi ancorché innamorati, abbonati storici, senza prebende da curva o giornalai vari, possano, in ordine sparso, incazzarsi, lamentarsi, essere sfiduciati, guardare ai (non) movimenti di mercato con sospetto e, in extrema ratio, decidere di far fronte alla permanente crisi economica sbirciandosi qualche partita in streaming o tramite la pay per view.
Mischiare i due discorsi per accaparrarsi la presunta"obiettività" della propria posizione immaginando scenari diversi da quelli attuali (e probabili) mi sembra più un esercizio da arte della guerra psicologica sul forum che non uno spunto per provare almeno tra di noi a vedere le cose senza preconcetti. Che ci sono da ENTRAMBE le parti, anche se molti non la pensano così.
P.S.: Il tifo è irrazionale, per carità anche incoerente e irritante nella sua volubilità. Il Laziale degli ultimi anni sarà anche appartenente a una specie particolare e non priva di colpe, ma tranquilli che in caso di campagna acquisti ben fatta o andatura entusiasmante non tarderà a seguire la squadra senza i preconcetti di cui sopra. Tranne una piccola parte, così come accade quando bisogna analizzare criticamente la società.
Lazio Patria Nostra