Citazione di: gesulio il 11 Nov 2010, 12:36
mettiamola così, almeno non si offende nessuno:
evidentemente notiamo cose diverse quando gioca la Lazio.
a me pare che la Lazio abbia una sua identità e una sua consapevolezza. il tictoctictoc in attesa dello spazio, dell'evento o del movimento, tanto vituperato, è tipico anche del calcio spagnolo, ad esempio.
il problema è la tecnica individuale di ciascun giocatore e la velocità d'esecuzione. il barcellona è composto da 11 fuoriclasse che giocano a 300 all'ora. noi no.
ma ribadisco, a me l'identità tattica della Lazio pare abbastanza spiccata.
a te no, si vede che guardiamo altre cose.
quello del risultato non è soltanto un mio vezzo particolare.
hai descritto tempo fa qui sul forum una serie di movimenti fatti dalla Lazio di ballardini durante una partita di quelle solite dello scorso anno, in cui non si vinceva manco scannati.
la Lazio dello scorso anno ha fatto la settima vittoria il 24 marzo, quella di quest'anno il 31 ottobre.
se questo per te è un dettaglio e non un elemento cardine, su cui impostare un discorso riguardo non tanto la singola partita ma le prospettive a lungo termine (che includa anche i discorsi sulla rosa, perché no? visto che ballardini tutto sto ben di dio non ce l'aveva), allora davvero non so di cosa si possa discutere.
ci sarà qualcosa che non torna o no? ballardini, il superiore rispetto a reja, quello la cui squadra hai visto fare migliaia di movimenti senza palla che all'epoca ti diedero sicuramente una grande sensazione di pienezza, non è riuscito a vincere 5 partite in 5 mesi. quest'altro ne ha vinte 7 in un mese e mezzo.
ripeto: non ti sembra un elemento in grado di suscitare interrogativi? sto facendo un quadro d'insieme miope? mi sfugge qualcosa di clamoroso? fammi sapere.
concludo, per noi contano cose diverse.
continuo a chiedermi quali siano le tue, perché, a parte le sensazioni di pienezza, le altre ancora non le ho afferrate.
e in ogni caso la differenza è che io non sto dando del malato a nessuno.
Ma nessuno è malato.
Ci sono diverse scuole di pensiero e soprattutto gusti diversi.
Fase offensiva.
A me piacciono le squadre capaci di imporsi, che aggrediscano alte, che lavorino sulle fasce (le sovrapposizioni, i treni...), che curino i movimenti senza palla, perché la copertura e la conquista dello spazio sono fondamentali (a meno di avere in rosa dei mostri), che lavorino sui tagli (senza affidarli all'improvvisazione dei singoli).
E' ovvio che per giocare aggressivi e in velocità devi avere certi giocatori.
Reja ritiene di non avere questi giocatori? Bene, prendiamone atto. Anzi ne prendo atto e cerco di capire che sta sfruttando come meglio crede il potenziale. Non sono d'accordo con lui ma non sono lui.
Fase difensiva.
A me piacciono le squadre che fanno pressing; attenzione parlo di pressing, quindi di movimento organizzato di più uomini: la gente pensa che quando Brocchi parte a testa bassa per "prendere" un avversario stia facendo pressing... Quello non è pressing, e se trovi chi sa giocare quello diventa torello (ai tuoi danni).
La linea di difesa lavora bene nella Lazio ma ho sempre parlato di tamburello perché difendiamo bassi ribattendo e ribattendo. I centrocampisti stanno schiacciati sulla linea di difesa e difficilmente salgono.
Ho delle istantanee di Palermo-Lazio nella testa; i "6" di difesa, i 4 più Ledesma e Brocchi due metri davanti ai centrali, si muovevano compatti e ordinati ma il Palermo arrivava troppo spesso indisturbato fin quasi al lmite. Poi ti ha detto bene, ok.
Con la roma hai perso perché hai regalato il centrocampo in seguito al vizio di difendere bassi; paura, paura, difendersi, e allora state bassi a proteggere la difesa... Aggredire? Non se ne parla.
Col Cesena hai preso gol perché i centrocampisti stavano tutti schiacciati sulla linea di difesa e nessuno ha avuto il tempo di salire e "asciugare" il campo davanti a Parolo, che stoppava, avanzava, prendeva la mira.
Reja non ritiene di avere gli uomini neanche per organizzare una fase difensiva aggressiva? Bene prendo atto anche di questo. (E per aggressiva intendo una fase che non ti faccia difendere come nei filmati dell'Istituto Luce ma ti faccia sentire parte di quella meravigliosa era chiamata Modernità).
Poi non è che pretenda i fuochi d'artificio.
Ma una squadra che anche senza le invenzioni di Mauri ed Hernanes produca gioco e qualche occasione.
Sul gioco sono integralista: il gioco è l'identità, l'anima, ed è qualcosa che dovrebbe esistere
a prescindere dai giocatori. Su questa identità si misura lo spessore di un tecnico.
Cioè, la Lazio dovrebbe essere riconoscibile sempre; quando poi giocano i migliori è ovvio che l'identità dovrebbe essere più nitida e la squadra più efficace.
Mi rendo anche conto che quanto ho messo in bold, "a prescindere", sia da sempre qualcosa di scabroso.
Anni di discussioni sulla filosofia del calcio, di visioni contrapposte, di guerre di religione