Qualche cicala prova timidamente a farsi sentire e un tiepido vento accarezza Roma. E' la notte prima dell'inizio della guerra. La nostra. Quella dei Laziali già dati per morti. Quella dei Laziali che di guerre così, ne hanno già vissute a centinaia. Vinte, perse: l'onore nell'affrontarle è sempre stato l'anello di congiunzione fra nonno e nipote. Ogni cicatrice un ricordo, ogni vecchio vessillo rispolvera dolci memorie. Ognuno a casa sua, stasera. Ma Roma c'accomuna ed il Colosseo potrebbe farci da focolare. Ognuno a casa sua - appunto - ma tutti con lo stesso pensiero. Leggermente chinati sulla sedia, ad affilare le armi raccontandoci storie fra un sorso di grappa e qualche risata. Domani inizia la guerra. Il Laziale lo sa bene. Sarà breve, sarà intensa. Pochi giorni per decidere un destino e dei ragazzi da sostenere. Da vicino, da lontano. Dallo stadio come da un letto d'ospedale, con una radiolina poggiata fra i medicinali del comò. Un guerriero è un guerriero. E lo è sempre. E lo è ovunque. Tu lo sei? Combatterai per questi ragazzi? Loro lo faranno. A te, a noi, non resta altro da fare che crederci fino a quando l'ultima goccia di sangue non avrà bagnato il terreno di battaglia. Fino a quando i pugni al divano non saranno stati abbastanza. Fino a quando la voce non avrà imprecato in abbondanza. Domani si parte. Domani sarà dura. Noi lo saremo di più. Il Laziale, paura non ne ha. AVANTI LAZIO.
(Ermacca)