I fatti.
Dalla 1a alla 9a giornata la Lazio ha totalizzato 22 punti (media partita 2,44) con 13 reti fatte e 6 subite.
Dalla 10a alla 19a giornata la squadra ha racimolato 12 punti (media partita 1,2) con 12 reti fatte e 12 subite.
Nelle prime nove partite la proiezione della media punti, quindi, ci avrebbe portato a totalizzare alla fine del campionato quasi 93 punti (quota stratosferica), mentre la media della seconda metà del girone dà una proiezione di circa 45 punti, sufficienti per una tranquilla salvezza.
Appare quindi evidente che, tra le due metà del girone, è sicuramente la prima quella anomala, e questo dovrebbe essere di monito per chi, nella critica, tende a sopravvalutare la squadra, richiedendo prestazioni che solo per un breve periodo di tempo siamo stati in grado di fornire. Piuttosto, più vicino alla realtà è il risultato della seconda metà del girone, per quanto la Lazio sia probabilmente più forte dei 12 punti raccolti.
Tutto ciò permette di proporre qualche opinione.
Anche considerando la classica "verità nel mezzo", appare improbabile proseguire una cavalcata con giocatori che, con il passare del tempo, ben difficilmente potranno garantire un apporto di freschezza fisica e mentale necessaria per mantenere i vertici della classifica, stante la penuria di "veri" rincalzi in panchina, dove per "veri" si intendono giocatori sostanzialmente equivalenti ai cosiddetti titolari.
Credo si possano riassumere in pochi punti alcuni capisaldi dei discorsi che ruotano attorno alle prestazioni della Lazio.
1.Reja. Molti continuano ad esprimere dubbi (è probabilmente un eufemismo) riguardo il nostro allenatore. Un'analisi più attenta dei numeri e delle potenzialità dell'organico in realtà mostra che Reja soffre paradossalmente della sua capacità di aver "cavato sangue" dai propri giocatori nelle prime giornate, anche con un po' di buona sorte, così da far credere ad alcuni che la squadra fondasse le proprie prestazioni su valori assoluti. I fatti dimostrano che non è così, e la Lazio è una buona squadra "relativa", valida cioè se condizione fisica, tecnica, "amalgama" e quant'altro si coordinano per un buon risultato. I valori della squadra, in buona sostanza, non sono sufficienti per pretendere un campionato di vertice sempre e comunque e, nel gioco delle figurine, non siamo certo da scudetto.
2. Zarate. So che molti, leggendo queste righe, mi accuseranno di blasfemia, ma credo che i problemi del gioco di attacco della Lazio risentano molto delle prestazioni di Zarate, un giocatore che non ha ancora imparato cosa significhi essere inseriti in un complesso di squadra e che, con la propria monotematica dribblomania, fatalmente incide non solo sulla propria prestazione ma anche su quella dei compagni di reparto. Molto più delle mie chiacchiere varrebbe dare un'occhiata al tipo di gioco che produce Lavezzi, un giocatore per molti versi simile a Zarate, ma molto più produttivo per sé ed i compagni. Non serve continuare ad idolatrare Zarate senza analizzarne con attenzione le prestazioni, come non serve dribblare un avversario e fermarsi per dribblarlo nuovamente senza passare la palla, mancando così al compito di creare superiorità numerica.
3.La panchina. Dando per scontato che abbiamo un buon "undici" titolare (ma ricordando il distinguo tra valori "assoluti" e "relativi"), tolti Rocchi e Matuzalem (comunque non fulmini di guerra), il resto è notte. Non è possibile continuare a rimproverare a Reja lo sbaglio nei cambi quando i cambi stessi non hanno una qualità intrinseca. Non sempre, appunto, si può cavare sangue dalle rape. Oggi Bresciano sul secondo gol del Lecce ha fatto 70 metri in ripiegamento senza mai (mai!) girarsi a sinistra per controllare la salita dell'avversario che, solissimo, ha poi segnato. E' colpa di Reja se un nazionale (sia pure australiano) fa una promenade scambiando l'Olimpico per Via del Corso?
In buona sostanza, secondo la mia opinione, le critiche che adesso vengono sollevate alla squadra assumono un valore diverso analizzando la reale consistenza di quanto abbiamo prodotto sinora, permettendo forse un'analisi più lucida, meno autoreferenziale e più commisurata ai reali valori che possiamo produrre nel nostro campionato.