Che zio Edy non sia l'allenatore più adatto a condurre una squadra che lotta per il vertice in Italia ed in Europa è evidente dal suo curriculum e dalle sue convinzioni tecniche perchè, tendenzialmente, le squadre che devono raggranellare numerosi punti in casa ed in trasferta presuppongono una idea di gioco che parta dal dominio dell'avversario e dalla ricerca continua della vittoria e del gol.
Per vincere il campionato hai bisogno di almeno 75 punti e quindi devi avere una notevole propensione al gioco d'attacco. E' evidente che ciò non è nelle caratteristiche del nostro tecnico.
Per certi versi è anche normale perchè, allo stato dei fatti, nonostante una crescita sostanziale rispetto alla seconda parte dell' ultimo Delio ed alla gestione Ballardini, la squadra ha evidenziato dei limiti evidenti sotto l'aspetto caratteriale, tecnico e di organizzazione di gioco che non hanno permesso di assestare i colpi decisivi nei momenti cruciali. Se non fosse stato così saremmo in testa col Milan.
Ma non siamo stati costruiti per vincere lo scudetto ne, per certi versi, per qualificarci per la Champions. In realtà non siamo ancora all'altezza di batterci per questi traguardi e tocca farsene una ragione.
Per arrivare a questo manca ancora qualche tassello.
Non sarebbe logico chiamare alla guida tecnica di questa Lazio un Capello, uno Spalletti o un Ranieri (tanto per fare esempi di tecnici di rilievo, sfanculati di brutto dai tifosi dell'altro reparto, come sembra esser di moda ormai) a meno che ciò non sia accompagnato dall'arrivo di almeno tre pedine di primo livello, gente che ha navigato per certi mari capace soprattutto di trasmettere una mentalità diversa ai compagni.
In questa Lazio gente che ha vinto qualcosa di importante ce n'è proprio pochina.
Contestualmente sarebbe necessario procedere ad una crescita globale dell'organizzazione tecnica ed amministrativa della società.
Nel frattempo non si può che valutare positivamente il lavoro di Reja che, più realista del re, avendo compreso che il reparto migliore della squadra fosse la difesa, sull'impenetrabilità ha costruito il suo progetto di gioco riuscendo a mantenere la Lazio in linea con quelle che erano le aspettative all'inizio di stagione.
Di questo dobbiamo esseregli riconoscenti, anche se la macchia dei derbies (plurale?) pesa come un macigno.
E' vero però che tre dei quattro avrebbero meritato sorte diversa. Perchè il rigore non lo tira Reja ma Sergione, ne è lui che si fa impallinare da bombe su punizione al centro della porta (Ferna' t'hanno sgamato, allenate specificatamente su sta cosa).
Ma la riconoscenza non fa parte del corredo del verolazziale (vero Sandri'), meglio i fischi e le bottigliate.
Secondo me due riflessioni deve fare la società guardando avanti:
la prima è che nel caso si riesca a centrare l'Europa, qualsiasi essa sia, e nel caso si riesca a costruire una squadra ancora più competitiva di questa, corre l'obbligo di valutare se l'attuale guida tecnica sia in grado di pilotare con profitto una stagione con tre competizioni, magari passando dai preliminari (vedi Sampdoria), visto che le insidie che ciò comporta non sono da sottovalutare (vero Ballardini?).
Se fatto con chiarezza e correttezza non significa, nel caso, scaricare ma programmare al meglio il proprio futuro con Reja magari impegnato in un altro ruolo.
L'altra, ancora più scabrosa, è una valutazione sull'attacco. Abbiamo investito 34 milioni di euro su Floccari e Zarate che hanno relizzato in due la miseria di una decina di gol.
Abbiamo investito male questa cifra per noi decisamente importante puntando sui giocatori sbagliati o il gioco del mister non riesce a valorizzare il vero potenziale di questo investimento?
Se dovessimo andare in Europa i primi due nodi da sciogliere sarebbero proprio questi.
Una cosa semplice dovrebbero invece fare i tifosi:
smette de rompe li cojo.ni a destra e a manca dalla mattina alla sera.