nelle ultime cinque partite con petkovic in panchina, la Lazio ha totalizzato 4 punti - una vittoria con il livorno, pari a Genova con la samp, sconfitte in casa con il napoli, fuori casa con il torino e il verona - con 6 gol segnati e 10 subiti (differenza, - 4)
le cinque partite con reja hanno fruttato 11 punti, 7 i gol fatti, 3 quelli subiti (differenza, + 4)
troppo brutta per essere vera, meno di un punto a partita di media, impossibile, possiamo dirlo, la Lazio di dicembre. troppo bella la Lazio di gennaio, con una media punti superiore a due per partita? può darsi. in ogni caso, obiettivamente, cinque partite sono troppo poche per esprimere giudizi definitivi. meglio aspettare
ci sono cose però che, al di la dei punti, non possono non invitare alla riflessione
provo a porla così: le prime due partite, quelle con inter e bologna, ci hanno dato esattamente la Lazio che, arrivato reja a Formello, ognuno di noi si aspettava, difesa attenta, linee strette, pallone su pallone, grinta, attenzione massima, ricerca ossessiva di un qualche spazio nel quale infilare un qualche contropiede risolutivo. con i nerazzurri era andata benissimo, con i rossoblu leggermente meno
poi è cambiato tutto. o quasi tutto. nella tattica e nell'atteggiamento
a Udine si parte - tra lo stupore generale - con la difesa tre. dai più viene interpretata come una scelta obbligata per ovviare alla assenza contemporanea di konko e radu - tesi avvolorata da reja stesso che nei giorni stessi dirà che con il rientro di radu si tornerà a quattro dietro per rinfoltire il centrocampo; e invece le partite successive con juve e chievo faranno capire che dietro c'è ben altro, ovvero la volontà di sfruttare al meglio le fasce, ottimizzando a destra la spinta di cavanda limitandone le carenze (di attenzione, soprattutto) in fase di marcatura, mentre a sinistra, rinunciando a lulic come esterno alto, si puntava a ridare profondità alla manovra, mantenendo al tempo stesso la copertura della fascia. floccari non era l'interpretere migliore per svelare queste intenzioni, ma a Verona con il chievo, nella azione del primo gol tutto si è rivelato con chiarezza: lulic che rinucia all'affondo, il pallone appoggiato a keita, la corsa verso il fondo, il pallone rimesso al centro, con precisione, pulito, di prima, hanno regalato, di incanto, alla Lazio quello che noi tifosi aspettavamo da anni.
le fasce, dunque, e con loro profondità e velocità
toccherà sempre alla partita di Udine svelare altre due inattese e felici novità
la prima riguarda la mediana. espulso onazi, ecco la zona intermedia affidata, poco importa se "obbligatoriamente", alla coppia biglia/hernanes, versione estrema della mediana di qualità che diventerà quella formata da ledesma/biglia. chiedo e mi chiedo, ma è riconscibile un reja che rinuncia all'interditore nella fase mediana? forse si, se ripensiamo al derby dell'ottobre 2011 (quello da cui tutto ebbe inizio, con il gol di klose a trenta secondi dalla fine), nell'ultima mezzora fuori gonzalez e brocchi, dentro mauri e matuzalem ad affiancare ledesma ed hernanes, tanta qualità poca quantità. ma lì la Lazio giocava 11 contro 10 e ad aggredire la roma del tiki taka non è che si corressero grandi rischi. a Udine invece la Lazio giocava in dieci e per riaprire la partita ha puntato sulla qualità. e da allora non ha più cambiato
c'è un elemento ulteriore a suggerire questa scelta qualitativa e offensivista. a commento della vittoria di Udine grande accento, dalla critica e dai tifosi, si è posto sulla fortuna. trascurando colpevolmente il terzo gol, il quale invece raccontava tutt'altra storia. cosa ci si aspetta da una squadra di reja che sta strappando in dieci un pareggio a Udine? le barricate, naturalmente. e invece succede che che al novantesimo cavanda (le fasce...) lancia un pallone ai limiti dell'area avversaria, testa di klose, palla a candreva, di prima a hernanes. ci si aspetta le barricate e invece klose, candreva ed hernanes (non proprio gli ultimi tre, diciamo) sono li a scambiarsi la palla sulla linea estrema dell'attacco e ad andare in gol (a proposito, anche con il chievo, per il 2-0, scambio a tre sul vertice sinistro dell'area, smarcamento, tiro, gol ...). la fortuna non c'entrava nulla, è che in campo c'era una Lazio che nessuno, tantomeno noi, si aspettava e che soltanto, ora, forse, cominciamo a capire. anche se, lo ripeto, cinque partite sono troppo poche per evitare il rischio della approssimazione nei giudizi