Dunque si sciopera. Ma al senso di fastidio un po' urticante che tutta questa faccenda mi genera, e che ho già cercato di spiegare in alcuni post precedenti (il luogo comune dei calciatori miliardari, le procedure di alcuni club e delle loro proprietà tra errori di valutazione ed eccessi di abbondanza, l'inconsistenza di istituzioni che non risolvono nulla per mesi salvo poi chiamare tutti al buon senso quando è troppo tardi) aggiungo un paio di ultime riflessioni.
Che tra Zarate e la Lazio i rapporti non siano mai stati limpidissimi è chiaro. Il giocatore, pescato buon peso nell'ambizioso Al Sadd Sports Club (massima serie del Qatar, la Qatar Stars League), è stato un buon affare per se stesso e per la Lazio. In mezzo c'è Reja, che da una parte si sente insultare perché non convoca il giocatore (magari perché lo vede più attaccato al telefonino con il suo procuratore che ad allenarsi) se non è nelle condizioni ideali per giocare; ma poi, quando lo convoca, sente il giocatore che si chiama fuori. Scelta obbligata: per evitare che la grande offerta arrivi e che lui, schierato in Europa League, perda definitivamente una grande occasione di trasferimento e di soldi in un club che gioca le Coppe.
Se non altro Zarate ha avuto il pudore di rifiutare la convocazione: altri fingono cefalee, emicranie, tendinopatie all'orecchio, sindrome da ciclo mestruale.
Dove sia la verità in questi casi, e cioè se la cosa convenga solo a Zarate, solo a Lotito, o tanto a Zarate quanto a Lotito, è difficile dirlo.
Certo l'atteggiamento che viene riservato a Reja non mi sembra corretto. Ma che cosa dovrebbe fare... trascinarlo in campo? Prenderlo per le orecchie e obbligarlo a giocare? C'è un contratto in essere ma il giocatore non risponde alla chiamata. E in questi casi, che si fa?
Non ce l'ho con Zarate, come non ce l'ho con Eto'o: il quale, nel pieno diritto di quello che dovrebbe fare un libero professionista in un libero mercato, sceglie l'offerta migliore.
Alcuni la rifiutano, altro la scelgono. Libera scelta di un libero professionista.
Ma allora decidiamo una volta per tutte se tu, calciatore, sei un libero professionista o un dipendente: perché se sei un dipendente ti alleni al massimo delle tue possibilità, e se sei convocato ti presenti e giochi. E se le cose vanno diversamente vieni sanzionato, multato, messo anche al minimo di stipendio se necessario. Ma fino a quando il tuo contratto non scade... te ne stai lì a fare la muffa. Anche se il tuo agente si lega ai cancelli del club e si dà fuoco come un bonzo.
Se invece sei un libero professionista, i cui diritti sono tutelati da altri liberi professionisti, sei libero di andare dove vuoi, di fare quello che vuoi, di rispondere a regole che sono semplicemente deontologiche o di club (firmi accordi privati nei quali ti impegni a fare determinate cose e non farne determinate altre): quando te ne vuoi andare te ne vai. Con quindici, venti giorni di preavviso. Certo, ci sarebbe da discutere poi che valore ha il tuo cartellino, e come guadagnerebbero le società dalle cosiddette plusvalenze.
E ci sarebbe molto da discutere, moltissimo, su un mondo che più lo conosco e più evito con accuratezza. Quello di agenti e procuratori.
Quelle poche persone che operano in questo settore e che ho conosciuto, per la verità un po' di anni fa, e che mi hanno spiegato determinati meccanismi, sono e rimangono dei galantuomini di altri tempi: delfini in un mare ormai infestato da squali.
Oggi il mondo di agenti e procuratori è zeppo di ex calciatori, ex giornalisti, ex dirigenti, ex dipendenti pubblici, ex persone di malaffare (forse non del tutto ex in questo caso), figli e amici di che si legano a uno studio che ha un'abilitazione e con una semplice scrittura privata mettono a disposizione le proprie conoscenze.
E' un mondo in qualche caso di prestanome e in altri di improvvisati. Gente che conosce questo che conosce quello che ha parlato con l'altro.
All'estero va un po' meglio, ma non molto. In Sudamerica ci sono giocatori che hanno sette-otto procuratori e nemmeno lo sanno. Altri che sono gestiti da società di comodo, alcuni in modo persino palese, che investono su un calciatore come si comprerebbe una villa. Altri che sono amministrati da genitori e parenti, che secondo me è la cosa peggiore in assoluto.
Anche questo è un mondo che non si è mai regolamentato e che, soprattutto, non si è mai voluto regolamentare. Però, prima di dire che un calciatore ha scelto i soldi, pensiamo a quanto ci hanno guadagnato tutti quelli che gli erano intorno, al momento della decisione, e che lo hanno disperatamente convinto che la cessione era la scelta migliore: se no la loro percentuale, che fine faceva?
Stefano Benzi-Eurosport
Secondo me ha detto una cosa saggia su Zarate, che non è stato molto corretto. Un idolo non si comporta così un idolo.