Prendo spunto da un incredibile post del maledetto Franzoso:
Citazione di: italicbold il 03 Mar 2012, 13:58
Grazie a tutti.
Io mi ricordo di un posto dove le persone entravano e scrivevano cose che in nessun altro posto avrei mai letto.
O avrei mai scritto.
Io mi ricordo di un posto che univa gente lontana migliaia di chilometri.
Ma vicina nel cuore e nell'anima.
Io mi ricordo di un posto dove i nick diventavano persone e amici. E fratelli.
Il tempo di un arrivo, e di una ripartenza, che era sempre e solo un arrivederci.
Io mi ricordo di un posto dove c'erano i soliti 20, le solite 10. E altri 100, 1000, 10 mila.
Mi ricordo di un abbraccio, di cento abbracci, di una stretta di mano, di un sorriso ironico.
Di un ristorante a Santa Maria maggiore, di una pizzeria alla montagnola, di un bicchiere di rosso, di una cioccolateria a Madrid, di un prato a Fiano romano, di un primo maggio a cercare del vino, di una fermata della metropolitana parigina, di una bistecca, di un falafel, di un caffè preso frettolosamente, di un mafioso russo che lancia una mutandine rossa da una limousine nera*, di una stazione in partenza, di una stazione in arrivo.
Teniamocelo stretto questo posto.
Lazio.net.
Scrivete, per dio, scrivete, che ogni lettera scritta, ogni frase lanciata é un fossato che scaviamo tra noi e loro.
* Questa solo V. se la ricorda....
Certe cose, certe parole, quando arrivano arrivano.
Ti penetrano nel cuore e ti riportano a galla ricordi e sentimenti che credevi spariti.
Perchè la vita è così, certe volte ti prende, certe volte ti porta via, lontano, certe volte pure ti presenta il conto.
E qualche volta è salatissimo.
Ma noi, a differenza di qualsiasi macchina elettronica, sappiamo selezionare e catalogare qualsiasi ricordo, anche il più banale.
Stamattina, per esempio, ho scoperto che il famigerato Dottor Moreau (di buona memoria, questa chi la sa la sa, mica solo Vuppuntino...) quello che mischiava le razze e i genii, è ancora vivo e lotta insieme a noi... Passavo per caso dal suo Bar

e t'ho beccato uno dei suoi classici figli, quelli mezzi uomini e mezzi bestieferoci, animali assurdi che per il resto dell'anno non sai nemmeno dove siano, chi siano, COSA siano e poi, all'improvviso... senza nemmeno andare in un centro commerciale, te li ritrovi davanti, inaspettati, pieni, nella loro sfolgorante crudezza. I figli del Dottor Moreau, quelli che stenti a credere che siano veri.
STamattina, appunto: Bar del Dottor Moreau, non proprio "quello" di buona memoria, ma insomma un altro della sua catena fiorentissima di bari e baretti nella periferia romana.
Bancone sulla sinistra, Tv sintonizzata sul TG di Sky, pochi avventori, un signore se stava a beve er caffè e mezzo-Stravecchio (ore 7 e 45 di mattina!)

Un altro seduto a un tavolino se leggeva con carma er coriere (io non lo leggo, né il Corriere né il Messaggero, ma certe volte al bar mi capita di dargli un'occhiata... be' quelli che si siedono e se li spizzano per ore e ore manco fossero di loro proprietà... li prenderei a bastonate!"). All'improvviso, questo si alza, si stiracchia, va alla cassa e si fa cambiare i soldi dal proprietario, per andarsene a giocare là dietro al video-poker (che tristezza... n.d. N.). E' vestito da pittore o muratore non so, coi calzoni e la felpa pieni di tinta e schizzi di calce, col cappelletto a visiera Kerakoll. Ha le mani pulite, forse oggi non si lavora. Avrà sessant'anni o poco più. Mentre mi passa accanto accenna una canzone, cantando sguaiato:
"...aaar mercato un dìììì
andaiccccosìììì
peccuriosare quiellàààà..."
Er cappuccino m'è andato pe traverso, n'altro po' me strozzo.
No, dico. Questa è roba forte sa'... roba der secolo scorso...
Mentre andavo in ufficio me so' scervellato ma alla fine me la so' ricordata e sono riuscito a canticchiarla (quasi) tutta. Andando a raschiare nella memoria-madre, dove nel cervello umano niente andrà mai perso (finchè non si sfascia tutto, allora è finita)...
"tra divise blùùùù e giacche lunghe di lamèèè ho visto teeee,
miraggio bianco accanto aaammmèèèèèè....
sai cos'èèèèè l'isola di uàààààittt
è per mèèèèèèè l'isola di chiiiiii
ha negliocchilblùùùùù della ggioventùùùùùùù
di chiccantaaaaaa Ippi Ippippììììì..."
(mamma mia che monnezza!)
Dik Dik, una cover manco mi ricordo di chi, forse anno 1967. Una vera merda, diciamo.
Ecco, mo ve l'ho raccontato.
"Scrivete, per dio, scrivete, che ogni lettera scritta, ogni frase lanciata..."Hai ragione IB, quanto hai ragione. Scrivere serve a ricordare. Sopratutto serve a ricordare. Il ricordo di un ricordo rimane per sempre.
Ne devo scrivere un altro. Un ricordo molto personale. Di due somari che si danno appuntamento alla fermata Richelieu - Drouot.... si chiamano più volte...
"ma tu 'ndò stai?"
"io sto qua a Drouot"
"eh... e pure io..."
"ma nun te vedo..."
"ma sei sicuro?"
"sì sì sto a Drouot..."
E finalmente dopo ooooore e ore di attesa, si riconoscono, e si scorgono da lontano, solo perchè uno dei due (indovina chi...

) da laggiù si fa riconoscere levandosi il cappelletto e sbattendo la mano sulla capoccia pelata... alla maniera di Hezekiele Sturdy, il meccanico del Grande Leslie sulle coste della Siberia nel film...

(quizze de cimena anpassàn... titolo, regista, attori, frutta, fiori, daje... Gesulio, dormi ve'?)
Quant'è bello scrivere. Quant'è bello leggere. Leggere voi, quello che scrivete voi, Italicbold... Pikkio... Tarallo... Barra (auguri)... Silverado... Vuppù... Porgas... Gentruglio... Canbartù... Bombermasc... Pentiu... Nosurr... i soliti 30+10 sempre loro, sempre quelli. Invecchiati, decrepiti, decadenti, stanchi, spariti, tornati, vissuti, splendidi, morti e risorti. che tanto lo sai, che qua in giro ce li trovi sempre.
Lazionet.
Io lo amo sto posto. Proprio per questo. Sopratutto per questo.