La Repubblica è una testata indifendibile.
Il verbo "insolitamente", la maglietta della Lazio citata da italic Bold - ma si potrebbero usare mille altri esempi - sono tutti trucchetti del mestiere che si usano per direzionare il lettore verso un'opinione ben preciso.
Lo si fa nelle critiche cinematografiche teatrali, nelle cronache politiche e in cronaca nera.
E fino a prova contraria funzionano, come funzionano i prezzi che finiscono con "'99" nelle vetrine e i libri consigliati da Baricco.
Nel mercato dell'affabulazione se la comandano.
Sono antiberlusconiano fino al midollo, ma la campagna mediatica contro il silvio l'ho sempre trovata luridamente faziosa, atta a nutrire il popolo del politicamente corretto, quello con le sciarpe tattiche e la scarpa comoda da festa dell'unità e in bocca il panino dallo zozzone che fa tanto popolare.
E' un giornale squallidamente radical chic con le mani nelle procure che usa i suddetti trucchetti per condizionare menti già infarcite di luoghi comuni e dibattiti unidirezionali, senza contraddittorio (più o meno berlusconi style).
La sezione sportiva è quella più frequentata da scimmiette ammaestrate addobbate di giallorozzo che possono, ancora di più delle altre sezioni, fare il bello e il cattivo tempo una volta individuato il bersaglio da colpire.
Perché la credibilità guadagnata nelle altre sezioni è un credito altissimo; e il calcio, considerato profano dai paladini della rivoluzione politico-culturale, diventa terreno fertile per scrivere reportage che non nascondono quell'altezzosità pseudo intellettuale (i famosi 22 in mutande che rincorrono un pallone): con la mano destra usano la penna dell'ipocrisia, con la mano sinistra la penna (spada) per affondare il colpo contro chi odiano e di cui vogliono il declino, la crisi, la scomparsa.
Da sempre.
Da sempre, la Repubblica è quella che si è scagliata con più livore e meno approfondimento contro i tifosi, contro Di Canio, il presidente, cavalcando con gusto morboso gli scandali. Senza timore di rettifica, perché La Repubblica piace a tutti, la Repubblica la cliccano tutti. Pure Facebook lo dice, allora....
E anche le analisi prettamente calcistiche, i racconti delle partite sono fitte di implicite stilettare che alzano l'asticella e aprono finestre su illazioni, dietrologie, 'sipperò' di vario tipo che hanno il solito stucchevole obiettivo.
Sognano un mondo senza Lazio, senza laziali, senza centro e senza destra.
Non si può, non lo avranno mai.