(Il Fatto Quotidiano 20.04.2010)
OGNI MALEDETTA DOMENICA
LA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLIGli ignobili scontri all'arma bianca dell'Olimpico e l'ombra lunga di Calciopoli
(di Oliviero Beha)
Apoteosi romana e romanista, nel bene e nel male. Domenica benedetta da Ranieri e dai suoi, maledetta per le coltellate e le risse che non possono non avere la stessa evidenza dell'impresa della Roma nel derby. E' proprio questo peso diverso, del calcio come merce spettacolare, d'affari e di emozioni, un "peso" da prima pagina, e del calcio come oggettivo pretesto di violenze che macchia una giornata indelebilmente, un "peso" relegato di solito ai margini dell'evidenza, che dovrebbe lasciare esterrefatti. Non si può pagare un prezzo simile a una gigantesca nuvola di tifo pestilenziale che diventa poi qualcosa di "islandese", per rimanere alla stretta attualità. La scena dell'accoltellato è tragica come quella di un film nelle sale, il cruentissimo "Il Profeta" premiato a Cannes, e ha coronato – si fa per dire – un tramonto di violenze poi ulteriormente degenerate. Il teppismo prevarrà finché il calcio giocato, venduto e comprato, gonfiato dal tifo e riempito dal pathos anche quando il business lo asfissia presumo "in mancanza d'altro", non verrà connesso agli aspetti "barbari" (arsenali d'armi compresi) che lo rendono invivibile. Il tutto alla faccia della messa laica ("la Roma è una fede") e della battaglia simbolica (simbolica? e le coltellate?) che rappresenta e dovrebbe sublimare. E invece dispiega in diretta o in differita, in tv o sugli spalti o nelle strade, con tutta l'abituale litania sui delinquenti che "non sono dei veri sportivi", che infatti sono estinti da un pezzo, o che "non sono dei veri tifosi", definizione al momento presente tutta da decifrare. Per come conosco Claudio Ranieri, non avrà potuto fare a meno di sentirsi male, almeno un po' meno bene di come gli sarebbe spettato per i suoi meriti epici quest'anno alla guida della Roma, e in quest'ultimo derby alla guida dei nervi e dell'armonia tattica che ha ricreato tra i due tempi. Una dimostrazione di maturità del tecnico e dell'uomo fuori dal comune. E pensare che la Juventus è ridotta all'osso per colpa di una dirigenza dissennata che non ha saputo neppure valutare ciò che aveva in casa, e adesso si svenerà per fare l'Inter (con Mourinho) a colpi di Benitez come una volta l'Inter acefala di Moratti si svenava per fare la Juve. Tutta colpa di Moggi e degli arbitri? Sicuri? E se la Roma dovesse vincere, specie se l'Inter rimarrà in apnea in Champions fino all'ultimo, di chi sarà il merito? La domanda ha un senso già ad oggi perché a parer mio comunque vada la Roma e Ranieri hanno già vinto sul piano di un fenomenale campionato e un'immagine assai più "giusta" di quella che più in generale è associata al calcio sputtanato di questi tempi, in Tribunale e sui campi. Hanno già vinto perché una stagione senza denaro, ostaggio di Profumo, all'ombra di Geronzi e con "pedine" rimediate con intelligenza e lungimiranza mentre altrove si assumevano due "rose", è una stagione comunque vincente. Perché un "Mister" che ti lascia fuori in un derby da vincere che era cominciato come un derby da perdere due capitani, del presente e del futuro, come Totti e De Rossi, è uno che ha la sicurezza e la grinta per assumersi ogni tipo di responsabilità, e quindi ha già vinto anche se deve ancora vincere. Glisso sul nervosismo e il gesto "da Nerone" di Totti, davvero irresponsabile, che contrasta con la bella immagine di lui che prima dell'inizio accarezza la mascotte laziale come se fosse il suo bambino. Il calcio stravolge, ferisce, accoltella. E infine perché fino a prova del contrario (e chi scrive ha un archivio colmo di "prove del contrario" che diventano tali solo quando sono dimostrabili ma fanno tremendamente "ambiente" comunque) la Roma non ha goduto di favori che possano inficiare la sua serie positiva interminabile. Tutto questo è avvenuto mentre il campionato è denso di squadre che funzionano e di squadre "guaste". Tra queste ultime ho già detto della Juve, ma prima di essa in classifica va il Milan, un'équipe di (alcuni) fuoriclasse però snerbati, senza ciò che trasforma una somma di singoli in un gruppo votato a vincere. Senza sorrisi arbitrali a strafottere da parte degli uomini di Collina (chi ricorda gli ultimi Milan-Roma e Fiorentina-Milan? E per il passato il nome Collina non vi dice nulla?), oggi forse non sarebbe neppure terzo. E poi c'è la Fiorentina al foulard dei Della Valle, compressa in un'annata tra proprietà e Ente locale a colpi di fumose cittadelle dello sport e interessi extra-calcistici, che ha rinforzato le avversarie (un solo esempio per tutti: Pazzini) e ha smarrito per strada tutto, gioco e risultati: 8 partite perse in campionato nelle ultime 15, oltre alle varie eliminazioni. Invece di furoreggiare in dimissioni retoriche e in trionfalismi di bottega (calzaturiera), i Brothers dovrebbero pensare alla serie di delusioni che hanno inferto ai tifosi e al libro del dare, giacché quello dell'avere ce l'hanno sempre presente. Quindi snerbata, snerbatissima, la povera Fiorentina che a inizio campionato non avresti detto inferiore alla Roma, di cui si può solo festeggiare la salvezza in anticipo... Mentre comunque vada tra le squadre funzionanti un bel campionato hanno fatto la Sampdoria che un anno fa impallidiva di fronte agli altri, il Palermo di uno Zamparini non propriamente iscritto allo stesso circolo di bridge dei Della Valle bros., il Napoli del Mamma-santissima De Laurentiis. In fondo a contendersi il quart'ultimo posto che garantisce i 20 milioni in serie A di partenza (frutto dei 400 dei diritti tv divisi per 20), restano in scala a salire Atalanta e poi Bologna e Lazio, in rapida sequenza. Mancano quattro partite, e si spera nella regolarità e nella trasparenza. Ma con quale raziocinio, quale ragionevolezza. quale attendibilità? Accompagnatemi in passeggiata, senza fare i tifosi di nessuno, vi prego. Anche solo per non perdere tempo. E' in corso una Calciopoli bis (dunque Moggiopoli cancellatela, come scrivo da più di tre anni...), sia presso la Procura della Federcalcio che a Napoli, oggi, per "una nuova avventura" in Tribunale. Tutti parlavano con tutti, a quel che si sente e si trascrive e si legge. Vedremo in che modo e a che fine. L'unica cosa certa è che Moggi da quattro anni è fuori, quindi in questo periodo il "killer seriale era in galera". Nell'ultimo quadriennio e nell'ultima annata ci sono state più polemiche di sempre sugli arbitraggi. E il caso-Moggi riguarda, che so, il peggioramento del clima o non piuttosto i direttori di gara? Se adesso viene fuori che la vischiosità dirigenti-designatori-arbitri era generale, ma "i non-Moggi non erano in galera" e gli omicidi si sono susseguiti, debbo pensare che i killer siano ancora a piede libero. Lo so, si obietta che dopo Moggi è cominciata l'era della buona fede, mentre prima erano tutti truffatori. Può essere: ma davvero vi sentite garantiti oggi sulla regolarità della lotta per lo scudetto, per l'Europa e per la retrocessione? Davvero dopo le ultime 10 mila intercettazioni state tutti tranquilli? Ma come è possibile? Il gatto ha divorato il cervello di chi (amministrando il pallone) fino a ieri taceva e oggi invece distingue meritoriamente fior da fiore sulla mafiosità di Moggi e la nobiltà d'animo degli altri? Ma anche se siete tifosi di altre squadre, non vi sentite presi per i fondelli ? Ed è possibile che se si tratta di calcio perdiate ogni razionalità in una meravigliosa franchigia del pensiero, e invece poi se vi occupate di politica oppure nella vostra professione siete degli esempi di genio analitico? Mi obietterete: c'è il calcio apposta, non è forse il nostro oppio? E allora che cosa deve accadere per metterlo in discussione dal momento che è avviluppato a tutte le altre storie del Paese?
Chiudo come ho cominciato, con la cronaca, dalla Gazzetta, in piccolo: "Un centinaio di persone sono state arrestate domenica sera al termine del derby. Lo ha reso noto la polizia. Gli arrestati sono accusati di aver danneggiato autobus, vetture e vetrine di negozi nel centro della città. Sono atti di vandalismo compiuti da entrambe le parti: da chi voleva sfogare la delusione e dagli altri che hanno esagerato con l'entusiasmo. Il derby si è giocato davanti a 60 mila spettatori". Tranquilli, era "soltanto" il derby di Casablanca, in Marocco, senza Humphrey Bogart e senza accoltellati. Mi raccomando, non ci facciamo raggiungere dai marocchini...