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Sergio Cragnotti

Aperto da cippolo, 03 Nov 2026, 13:10

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cippolo

Solo applausi per quello che ha fatto e per quello che dice al più  grande Presidente della nostra grande Lazio

jailbreak

A 90 anni se ne dicono tante  :beer:

richard

O forse a 90 anni è più saggio di noialtri.
Non sia mai che abbia ragione lui.

cippolo

86 per la precisione. Poi se ne dicono tante anche da giovani................

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Gio

Ha ragione. Speriamo che lo ascolti anche Lotito.

Adler Nest

e che avrebbe detto?

ThomasDoll

Stefano Cieri per la Gazzetta dello Sport, oggi

La firma di Gattuso
La sua pre�senza all'Olim�pico non passa mai inos�ser�vata. Dopo anni di assenza l'ex pre�si�dente della Lazio Ser�gio Cra�gnotti ci era tor�nato lo scorso 12 set�tem�bre, in occa�sione di Lazio-Milan. Vide una bella par�tita, in cui la sua squa�dra del cuore, dopo uno sfa�vil�lante primo tempo, fu rag�giunta dai ros�so�neri nel corso della ripresa. Il patron dell'ultimo scu�detto ha deciso di tor�nare allo sta�dio dome�nica scorsa per il match con il Cagliari insieme con il figlio Mas�simo (ex dg del club romano) e sta�volta ha visto vin�cere i bian�co�ce�le�sti. Non solo, li ha visti addi�rit�tura iso�larsi al comando della clas�si�fica di Serie A come non acca�deva da tanto tempo. «Adesso lo posso dire. Ho deciso con mio figlio Mas�simo di andare pro�prio per�ché si era creata que�sta oppor�tu�nità. Dopo la scon�fitta dell'Inter nel derby c'era la pos�si�bi�lità di salu�tare la Lazio capo�li�sta soli�ta�ria e noi vole�vamo esserci».

Non è stata una par�tita facile, ma alla fine i tre punti sono arri�vati.
«Ed è la cosa che conta di più. Nell'arco di un cam�pio�nato ci sono par�tite in cui fai fatica. La squa�dra era un po' stanca per il terzo impe�gno in otto giorni, soprat�tutto in alcuni ele�menti. E il Cagliari è stato un avver�sa�rio che si è difeso molto bene. Non era sem�plice vin�cere. Il fatto che la squa�dra di Gat�tuso, più con il cuore che con il gioco, ci sia riu�scita è un altro merito che si aggiunge alle tante cose buone fatte in que�ste prime dieci gior�nate».

Ma secondo lei si può già pro�no�sti�care una Lazio da ver�tice fino alla fine del cam�pio�nato?
«Que�sto gruppo sta facendo cose straor�di�na�rie. E se le ha fatte per dieci par�tite vuol dire che non è casuale. Però credo sia meglio avere pru�denza. Gat�tuso e i suoi gio�ca�tori devono con�ti�nuare a pen�sare a una par�tita per volta, senza porsi tra�guardi a lungo ter�mine. L'unico obiet�tivo deve essere quello di otte�nere il mas�simo nella par�tita suc�ces�siva. Per dire dove que�sta Lazio possa arri�vare aspet�tiamo almeno la fine del girone di andata. Non lo dico per scet�ti�ci�smo, ma per�ché ritengo che non è il momento di met�tere pres�sioni a que�sti gio�ca�tori».

Qual è a suo giu�di�zio la molla che sta facendo volare la Lazio?
«È una for�ma�zione che è stata pre�pa�rata molto bene a livello fisico e gioca un cal�cio moderno. Que�sto potrebbe già bastare. Ma io ritengo che ci sia dell'altro. Credo che la vera dif�fe�renza la stia facendo lo spi�rito di rivalsa che anima molti gio�ca�tori e il tec�nico Gat�tuso. La società, nelle per�sone del pre�si�dente Lotito e del ds Fabiani, è stata molto brava a indi�vi�duare gli ele�menti giu�sti anche sotto que�sto pro�filo».

Quando lei era pre�si�dente, Gat�tuso era una delle colonne del Milan con cui la sua Lazio si giocò spesso tro�fei impor�tanti. All'epoca si sarebbe aspet�tato di ritro�varlo un quarto di secolo dopo sulla pan�china bian�co�ce�le�ste?
«Sin�ce�ra�mente no. Da gio�ca�tore era uno tutto grinta e gene�ro�sità. Da alle�na�tore ha com�ple�ta�mente cam�biato il suo modo di fare cal�cio. Gli vanno solo fatti i com�pli�menti per quello che è riu�scito a creare. E mi auguro che con�ti�nui così a lungo».

Que�sta Lazio "ope�raia" non è mini�ma�mente para�go�na�bile a quella delle stelle gui�data da Eriks�son. Ma forse può essere acco�stata ad un'altra sua Lazio, no?
«Sì, noto delle ana�lo�gie con quella di Zeman. Più che altro per il modo di stare in campo, per quella voglia di attac�care sem�pre e di segnare. Poi è chiaro che le epo�che sono diverse. Negli anni 90 in Serie A c'erano i più grandi cam�pioni inter�na�zio�nali. Oggi pur�troppo la situa�zione è cam�biata. E non solo per la Lazio. Anche le altre big hanno rose tec�ni�ca�mente infe�riori rispetto a quei tempi».

C'è però in que�sta Lazio qual�che gio�ca�tore che può essere para�go�nato ai cam�pioni di quei tempi?
«Sì, almeno uno: Tava�res. Gio�ca�tore straor�di�na�rio sia quando attacca sulla fascia sia quando si accen�tra. Sono d'accordo con Gat�tuso quando dice che è da Real Madrid».

E tra gli altri, c'è qual�cuno che la intriga?
«A me piace molto Noslin. Ha grande tec�nica, ma è pure gene�roso e può gio�care in tanti ruoli dell'attacco. E poi ci sono Tay�lor e Isak�sen che stanno cre�scendo tanto e pos�sono diven�tare gio�ca�tori di grande livello».

L'unico neo di que�sto momento così favo�re�vole resta la poca pre�senza di tifosi sugli spalti dell'Olim�pico.

«È una cosa che non capi�sco e che mi trova in totale disac�cordo. Le con�te�sta�zioni vanno sem�pre accet�tate, non discuto que�sto. Ma, se pro�prio le si vuole fare, che le si fac�cia in altre sedi, non allo sta�dio. Così facendo que�sta pro�te�sta diventa dele�te�ria per�ché lascia sola una squa�dra che invece meri�te�rebbe tutto l'affetto e il tri�buto del suo popolo. Dome�nica con il Cagliari c'era un po' più di gente (circa 13 mila spet�ta�tori, ndr), ma Gat�tuso e i suoi ragazzi meri�te�reb�bero un Olim�pico pieno. Le con�te�sta�zioni nei con�fronti dei pre�si�denti fanno parte del cal�cio, anch'io ne ho subite tante e anche molto dure, a comin�ciare da quella per la ces�sione di Signori al Parma (poi revo�cata pro�prio per le vee�menti pro�te�ste dei tifosi, ndr). Ma lo sta�dio non è mai stato lasciato vuoto e anche adesso non dovrebbe acca�dere. Con il pub�blico sugli spalti que�sta Lazio andrebbe ancora più forte».

ThomasDoll

Stefano Cieri per la Gazzetta dello Sport, oggi

La firma di Gattuso
La sua presenza all'Olimpico non passa mai inosservata. Dopo anni di assenza l'ex presidente della Lazio Sergio Cragnotti ci era tornato lo scorso 12 settembre, in occasione di Lazio-Milan. Vide una bella partita, in cui la sua squadra del cuore, dopo uno sfavillante primo tempo, fu raggiunta dai rossoneri nel corso della ripresa. Il patron dell'ultimo scudetto ha deciso di tornare allo stadio domenica scorsa per il match con il Cagliari insieme con il figlio Massimo (ex dg del club romano) e stavolta ha visto vincere i biancocelesti. Non solo, li ha visti addirittura isolarsi al comando della classifica di Serie A come non accadeva da tanto tempo. «Adesso lo posso dire. Ho deciso con mio figlio Massimo di andare proprio perché si era creata questa opportunità. Dopo la sconfitta dell'Inter nel derby c'era la possibilità di salutare la Lazio capolista solitaria e noi volevamo esserci».

Non è stata una partita facile, ma alla fine i tre punti sono arrivati.
«Ed è la cosa che conta di più. Nell'arco di un campionato ci sono partite in cui fai fatica. La squadra era un po' stanca per il terzo impegno in otto giorni, soprattutto in alcuni elementi. E il Cagliari è stato un avversario che si è difeso molto bene. Non era semplice vincere. Il fatto che la squadra di Gattuso, più con il cuore che con il gioco, ci sia riuscita è un altro merito che si aggiunge alle tante cose buone fatte in queste prime dieci giornate».

Ma secondo lei si può già pronosticare una Lazio da vertice fino alla fine del campionato?
«Questo gruppo sta facendo cose straordinarie. E se le ha fatte per dieci partite vuol dire che non è casuale. Però credo sia meglio avere prudenza. Gattuso e i suoi giocatori devono continuare a pensare a una partita per volta, senza porsi traguardi a lungo termine. L'unico obiettivo deve essere quello di ottenere il massimo nella partita successiva. Per dire dove questa Lazio possa arrivare aspettiamo almeno la fine del girone di andata. Non lo dico per scetticismo, ma perché ritengo che non è il momento di mettere pressioni a questi giocatori».

Qual è a suo giudizio la molla che sta facendo volare la Lazio?
«È una formazione che è stata preparata molto bene a livello fisico e gioca un calcio moderno. Questo potrebbe già bastare. Ma io ritengo che ci sia dell'altro. Credo che la vera differenza la stia facendo lo spirito di rivalsa che anima molti giocatori e il tecnico Gattuso. La società, nelle persone del presidente Lotito e del ds Fabiani, è stata molto brava a individuare gli elementi giusti anche sotto questo profilo».

Quando lei era presidente, Gattuso era una delle colonne del Milan con cui la sua Lazio si giocò spesso trofei importanti. All'epoca si sarebbe aspettato di ritrovarlo un quarto di secolo dopo sulla panchina biancoceleste?
«Sinceramente no. Da giocatore era uno tutto grinta e generosità. Da allenatore ha completamente cambiato il suo modo di fare calcio. Gli vanno solo fatti i complimenti per quello che è riuscito a creare. E mi auguro che continui così a lungo».

Questa Lazio "operaia" non è minimamente paragonabile a quella delle stelle guidata da Eriksson. Ma forse può essere accostata ad un'altra sua Lazio, no?
«Sì, noto delle analogie con quella di Zeman. Più che altro per il modo di stare in campo, per quella voglia di attaccare sempre e di segnare. Poi è chiaro che le epoche sono diverse. Negli anni 90 in Serie A c'erano i più grandi campioni internazionali. Oggi purtroppo la situazione è cambiata. E non solo per la Lazio. Anche le altre big hanno rose tecnicamente inferiori rispetto a quei tempi».

C'è però in questa Lazio qualche giocatore che può essere paragonato ai campioni di quei tempi?
«Sì, almeno uno: Tavares. Giocatore straordinario sia quando attacca sulla fascia sia quando si accentra. Sono d'accordo con Gattuso quando dice che è da Real Madrid».

E tra gli altri, c'è qualcuno che la intriga?
«A me piace molto Noslin. Ha grande tecnica, ma è pure generoso e può giocare in tanti ruoli dell'attacco. E poi ci sono Taylor e Isaksen che stanno crescendo tanto e possono diventare giocatori di grande livello».

L'unico neo di questo momento così favorevole resta la poca presenza di tifosi sugli spalti dell'Olimpico.

«È una cosa che non capisco e che mi trova in totale disaccordo. Le contestazioni vanno sempre accettate, non discuto questo. Ma, se proprio le si vuole fare, che le si faccia in altre sedi, non allo stadio. Così facendo questa protesta diventa deleteria perché lascia sola una squadra che invece meriterebbe tutto l'affetto e il tributo del suo popolo. Domenica con il Cagliari c'era un po' più di gente (circa 13 mila spettatori, ndr), ma Gattuso e i suoi ragazzi meriterebbero un Olimpico pieno. Le contestazioni nei confronti dei presidenti fanno parte del calcio, anch'io ne ho subite tante e anche molto dure, a cominciare da quella per la cessione di Signori al Parma (poi revocata proprio per le veementi proteste dei tifosi, ndr). Ma lo stadio non è mai stato lasciato vuoto e anche adesso non dovrebbe accadere. Con il pubblico sugli spalti questa Lazio andrebbe ancora più forte».

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Palo

Grazie per averla riportata... la prima versione mi aveva fatto sorgere qualche dubbio

:=))

Palo

Citazione di: cippolo il 03 Nov 2026, 13:10Solo applausi per quello che ha fatto e per quello che dice al più  grande Presidente della nostra grande Lazio
Secondo me ci avresti dovuto mettere una virgola, per non essere smentito e poi sbranato

Aquile in Brera

Citazione di: ThomasDoll il 03 Nov 2026, 17:55Stefano Cieri per la Gazzetta dello Sport, oggi

La firma di Gattuso
La sua presenza all'Olimpico non passa mai inosservata. Dopo anni di assenza l'ex presidente della Lazio Sergio Cragnotti ci era tornato lo scorso 12 settembre, in occasione di Lazio-Milan. Vide una bella partita, in cui la sua squadra del cuore, dopo uno sfavillante primo tempo, fu raggiunta dai rossoneri nel corso della ripresa. Il patron dell'ultimo scudetto ha deciso di tornare allo stadio domenica scorsa per il match con il Cagliari insieme con il figlio Massimo (ex dg del club romano) e stavolta ha visto vincere i biancocelesti. Non solo, li ha visti addirittura isolarsi al comando della classifica di Serie A come non accadeva da tanto tempo. «Adesso lo posso dire. Ho deciso con mio figlio Massimo di andare proprio perché si era creata questa opportunità. Dopo la sconfitta dell'Inter nel derby c'era la possibilità di salutare la Lazio capolista solitaria e noi volevamo esserci».

Non è stata una partita facile, ma alla fine i tre punti sono arrivati.
«Ed è la cosa che conta di più. Nell'arco di un campionato ci sono partite in cui fai fatica. La squadra era un po' stanca per il terzo impegno in otto giorni, soprattutto in alcuni elementi. E il Cagliari è stato un avversario che si è difeso molto bene. Non era semplice vincere. Il fatto che la squadra di Gattuso, più con il cuore che con il gioco, ci sia riuscita è un altro merito che si aggiunge alle tante cose buone fatte in queste prime dieci giornate».

Ma secondo lei si può già pronosticare una Lazio da vertice fino alla fine del campionato?
«Questo gruppo sta facendo cose straordinarie. E se le ha fatte per dieci partite vuol dire che non è casuale. Però credo sia meglio avere prudenza. Gattuso e i suoi giocatori devono continuare a pensare a una partita per volta, senza porsi traguardi a lungo termine. L'unico obiettivo deve essere quello di ottenere il massimo nella partita successiva. Per dire dove questa Lazio possa arrivare aspettiamo almeno la fine del girone di andata. Non lo dico per scetticismo, ma perché ritengo che non è il momento di mettere pressioni a questi giocatori».

Qual è a suo giudizio la molla che sta facendo volare la Lazio?
«È una formazione che è stata preparata molto bene a livello fisico e gioca un calcio moderno. Questo potrebbe già bastare. Ma io ritengo che ci sia dell'altro. Credo che la vera differenza la stia facendo lo spirito di rivalsa che anima molti giocatori e il tecnico Gattuso. La società, nelle persone del presidente Lotito e del ds Fabiani, è stata molto brava a individuare gli elementi giusti anche sotto questo profilo».

Quando lei era presidente, Gattuso era una delle colonne del Milan con cui la sua Lazio si giocò spesso trofei importanti. All'epoca si sarebbe aspettato di ritrovarlo un quarto di secolo dopo sulla panchina biancoceleste?
«Sinceramente no. Da giocatore era uno tutto grinta e generosità. Da allenatore ha completamente cambiato il suo modo di fare calcio. Gli vanno solo fatti i complimenti per quello che è riuscito a creare. E mi auguro che continui così a lungo».

Questa Lazio "operaia" non è minimamente paragonabile a quella delle stelle guidata da Eriksson. Ma forse può essere accostata ad un'altra sua Lazio, no?
«Sì, noto delle analogie con quella di Zeman. Più che altro per il modo di stare in campo, per quella voglia di attaccare sempre e di segnare. Poi è chiaro che le epoche sono diverse. Negli anni 90 in Serie A c'erano i più grandi campioni internazionali. Oggi purtroppo la situazione è cambiata. E non solo per la Lazio. Anche le altre big hanno rose tecnicamente inferiori rispetto a quei tempi».

C'è però in questa Lazio qualche giocatore che può essere paragonato ai campioni di quei tempi?
«Sì, almeno uno: Tavares. Giocatore straordinario sia quando attacca sulla fascia sia quando si accentra. Sono d'accordo con Gattuso quando dice che è da Real Madrid».

E tra gli altri, c'è qualcuno che la intriga?
«A me piace molto Noslin. Ha grande tecnica, ma è pure generoso e può giocare in tanti ruoli dell'attacco. E poi ci sono Taylor e Isaksen che stanno crescendo tanto e possono diventare giocatori di grande livello».

L'unico neo di questo momento così favorevole resta la poca presenza di tifosi sugli spalti dell'Olimpico.

«È una cosa che non capisco e che mi trova in totale disaccordo. Le contestazioni vanno sempre accettate, non discuto questo. Ma, se proprio le si vuole fare, che le si faccia in altre sedi, non allo stadio. Così facendo questa protesta diventa deleteria perché lascia sola una squadra che invece meriterebbe tutto l'affetto e il tributo del suo popolo. Domenica con il Cagliari c'era un po' più di gente (circa 13 mila spettatori, ndr), ma Gattuso e i suoi ragazzi meriterebbero un Olimpico pieno. Le contestazioni nei confronti dei presidenti fanno parte del calcio, anch'io ne ho subite tante e anche molto dure, a cominciare da quella per la cessione di Signori al Parma (poi revocata proprio per le veementi proteste dei tifosi, ndr). Ma lo stadio non è mai stato lasciato vuoto e anche adesso non dovrebbe accadere. Con il pubblico sugli spalti questa Lazio andrebbe ancora più forte».

Ho grande rispetto per la libertà e l'indipendenza di spirito di Cragnotti (grazie al quale abbiamo peraltro in sella il presidente attuale).
Dissento solo dall'ultima espressione riportata dall'intervistatore: comincio a pensare, anche per scaramanzia, che in casa stiamo bene come stiamo, e che uno dei punti di forza di questo gruppo è che le motivazioni le trova dentro di sé e nel suo allenatore, non nei cori e coreografie della curva (che pure mi mancano).

PaperoGiallo

Crac-gnotti! Grande presidente ma ha rischiato di farci sparire.  :S

P. 

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cippolo

Citazione di: PaperoGiallo il 03 Nov 2026, 18:26Crac-gnotti! Grande presidente ma ha rischiato di farci sparire.  :S

P.
Fratello laziale senza offesa ma conosci poco la storia. Se non si inserivano i soliti noti, Moratti su tutti, stavamo ancora con Cragnotti e avevamo vinto 20 scudetti.

arturo

Cragnotti può dire ciò che vuole.
Sempre 

cippolo

Citazione di: Palo il 03 Nov 2026, 18:15Secondo me ci avresti dovuto mettere una virgola, per non essere smentito e poi sbranato
Hai ragione, ho scritto male. Invece di "il" ho scritto "al".

FeverDog

Citazione di: arturo il 03 Nov 2026, 20:55Cragnotti può dire ciò che vuole.
Sempre
Anche perché è una opinione legittima.
Io ritengo ci sia da fare una valutazione sulla strada che ha preso la protesta. 

PARISsn

la Lazio di Cragnotti aveva un debito che era 20 volte meno di quello che hanno oggi le strisciate e le merde, quello che ha fatto Unicredit ( erede della Banca di Roma ) per non far fallire le merde e trovargli un americano coi soldi che se la comprasse , il disonesto Geronzi non ci penso' nemmeno per un attimo a farlo per la Lazio 

Pergianluca

Citazione di: PARISsn il <strong>Ieri</strong> alle 00:36la Lazio di Cragnotti aveva un debito che era 20 volte meno di quello che hanno oggi le strisciate e le merde, quello che ha fatto Unicredit ( erede della Banca di Roma ) per non far fallire le merde e trovargli un americano coi soldi che se la comprasse , il disonesto Geronzi non ci penso' nemmeno per un attimo a farlo per la Lazio
Per come mi è stata raccontata nel triste epilogo della gestione Cragnotti hanno giocato un ruolo anche un (ex) giocatore della Lazio e la sua ambizione senza limiti 

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amor_marde

Quando Cragnotti perla delle contestazioni ricevute sminuisce il fatto che Lotito le abbia ricevute ugualmente in passato riservando ai suoi contestaori epilogo diverso.

Se Cragnotti paragona il suo modo di porsi a quello di Lotito mi lascia pensare che purtroppo il tempo ha fatto il suo ... percorso.