Citazione di: fish_mark il 08 Set 2010, 09:48
Una puntata, un gesto tecnicamente di infimo pregio, ma quello che serve, quello che basta in certi momenti.
Io ci farei una statua, un monumento a Formello, con Giuliano che protende la gamba e supera il portiere in uscita. C'ero anche io e ricordo che il tempo passava inesorabile e l'aria si faceva più pesante, non solo per il caldo. Stavo in sud, ricordo un mischione in area (da 150 metri non è che si capiva molto) poi all'improvviso la Nord si ingrossa come un soufflè: è gol! E allora delirio puro per 5 minuti. Missione compiuta, anche se non basta: dobbiamo fare gli spareggi. Ma chissenefrega, per il momento il pericolo è scampato.
Quella è la sintesi della lazialità, la sublimazione del laziale: sembra che l'ammazzi ma poi risorge.
Quindi nessuno si faccia illusioni: qui siamo e qui resteremo.
Il Cragna se ne lamentava spesso, ma non c'è niente da fare: come epica, forse solo una CL lo supererebbe in importanza, ma anche lì avrei i miei dubbi.
Comunque il filmato non rende neanche l'idea della sofferenza e del dramma che visse la Lazio in quei mesi.
Soprattutto l'estate precedente. Quando fummo in C per 15 giorni. Quando gioimmo per essere stati ripescati.
Probabilmente quella partita é il record mondiale di presenze allo stadio per una partita di seconda divisione (o serie B)
Non credo che ce ne siano state tante altre. Io, forse per la prima volta in vita mia, scelsi di stare in mezzo agli eagles. Praticamente nel corridoio centrale trasversale che allora separava la nord bassa dalla alta.
Un piede in bilico sull'ultimo seggiolino. Una vecchia bandiera e una camicia. Ricordo che a 20' dalla fine ormai la rassegnazione stava calando sullo stadio. O forse era solo la mia.
Il destino sembrava troppo duro anche per un cuore grande come il nostro. la palla non voleva saperne di entrare e sembrava che anche i giocatori cominciassero ad abbassare d'intensità.
Poi l'urlo.
L'urlo più grande che io abbia mai sentito in uno stadio.
Un urlo immenso, folle, completo, con 120mila braccia (60milaX2) che si uniscono, prima in cielo e poi tra di loro.
Sono convinto che ancora oggi l'onda sonora di quell'urlo viaggia ancora tra le salite e gli alberi di Monte Mario.
Io ricordo che un piccoletto dietro di me, data l'altezza, non aveva visto neanche uno spicchio di partita e al gol si butto', tipo rockstar sulla folla sottostante, io abbracciai di tutto, uomini, donne, teste, braccia, camicie, bandiere asticelle, bibitari. Alla fine ero senza camicia, senza forse.
L'immagine più forte che ho di quel giorno, fu mezz'ora, un'ora dopo la fine della partita.
Lo stadio ancora mezzo pieno, la gente seduta, senza forza per alzarsi dal loro psoto, senza voce e intenti a consumare l'ultima lacrima. Ma anche senza più la paura di non farcela. Ce l'avevamo fatta.
Nun eravamo morti.