SkyFO snobba Vincenzo Paparelli.

Aperto da WernerHeisenberg, 27 Dic 2018, 16:41

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mr_steed

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Citazione di: bak il 28 Ott 2019, 10:35
Uno dei due conduttori è laziale fracico (presumo Arduini).

Sì, infatti l'ho anche scritto nella discussione sui personaggi famosi, ma mi sa che la lista generale non è stata aggiornata... peraltro lui ribadisce che è "grande tifoso della Lazio" pure sul suo profilo nel sito Rai https://www.raiplayradio.it/programmi/ilunatici/

Tuttavia nel week end ai microfoni non ci sono più Arduini e Di Ciancio (che restano in onda solo dal lunedì al venerdì) ma Roberta Paris e Andrea Santonastaso (che poi dovrebbe essere il figlio del più celebre Pippo), anche se in questo we al suo posto c'era un sostituto di cui non ricordo il nome... quindi in questa occasione ad intervistare non c'era Arduini...

Per chi volesse recuperare l'intervista c'è il podcast della trasmissione
https://www.raiplayradio.it/programmi/ilunaticidelweekend/archivio/puntate/

bak

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Grazie per la precisazione  :))

biancocelestedentro

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Trovato questo articolo online in cui Fiorillo viene definito "un diciottenne romano" che sta nella "curva opposta" alla "curva nord dei tifosi laziali", come si dice più sopra. Mai nominata la cloaca, né i cloachesi. Però si dice che in quegli anni a Roma girava di tutto e che i giocatori laziali che avevano vinto lo scudetto anni prima giravano armati.
Emblematico della disinformazione anche il filmato del Tg1 dell'epoca che si può vedere nella pagina.

https://www.ilpost.it/2019/10/28/vincenzo-paparelli/

paolo71

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era Lazio lodigiani allora...

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Cervino

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Citazione di: nestorburma il 27 Ott 2019, 15:28
Mi sorge il dubbio che tu abbia non più di venticinque anni e non è una colpa sia chiaro, ma forse ti sfugge qualche elemento di quegli anni.

Chi come me ha superato i cinquanta è cresciuto con tutti, dico TUTTI i romanisti che frequentavano lo stadio che gli cantavano contro "uccidere un laziale non è reato" o "in curva nord spareremo un altro razzo" e "10 100 1000 Paparelli" e chi non frequentava lo stadio sorrideva complice a quei cori.
I romanisti TUTTI sono stati complici di quell'omicidio sorridendo tra una battuta e l'altra sull'assassinio di un padre di famiglia  e lo sono ancora adesso a distanza di quarant'anni quando applicano un miserabile riduzionismo su scritte oscene e cori che ancora oggi vengono cantati.
Anche dopo l'omicidio di Ciro Esposito, a 35 anni di distanza, nulla è cambiato, stessa solidarietà con l'assassino e stesso riduzionismo da parte dei media.

In finale con il cervello ci deve far pace chiunque pensi che  i tifosi romanisti non siano tutti dei luridi pezzi di merda figli di un parto anale e che in qualche maniera possano venire accostati al tifoso Laziale.

PS ovviamente, per i precisini, con TUTTI intendo il 99,999%

Una boccata di aria fresca dopo la nausea propagandistica di TV (compreso il vomitevole documentario di Sky) e stampa (complimenti comunque all'autore dell'articolo di oggi di Repubblica; scrivere un lungo articolo su un omicidio  commesso da un tifoso della Roma nel cuore della Curva dei tifosi della Roma senza mai nominare la Roma non deve essere facilissimo).

Purtroppo quando poi leggi anche qui dentro commenti deliranti (rispetto ai fatti), ti rendi conto degli effetti devastanti della propaganda pro-Roma.

turco

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Oltre al "documentario" pure la locandina è di mer.da.

baroncino

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Citazione di: biancocelestedentro il 28 Ott 2019, 12:59
Trovato questo articolo online in cui Fiorillo viene definito "un diciottenne romano" che sta nella "curva opposta" alla "curva nord dei tifosi laziali", come si dice più sopra. Mai nominata la cloaca, né i cloachesi. Però si dice che in quegli anni a Roma girava di tutto e che i giocatori laziali che avevano vinto lo scudetto anni prima giravano armati.
Emblematico della disinformazione anche il filmato del Tg1 dell'epoca che si può vedere nella pagina.

https://www.ilpost.it/2019/10/28/vincenzo-paparelli/

In realtà dice

"Nel frattempo nella curva opposta, quella romanista, un diciottenne romano, Giovanni Fiorillo, e altri due coetanei, Enrico Marcioni e Marco Angelini, avevano introdotto sugli spalti tre razzi autoesplodenti anti-grandine: dei cilindri da 20 centimetri di lunghezza e 4 di diametro in grado di percorrere traiettorie superiori ai 250 metri. Iniziarono a spararli nel trambusto prima della partita rivolgendoli verso la curva della Lazio...."

è un po' diverso...

turco

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Citazione di: laziale ardeatino il 27 Ott 2019, 10:58
Mandati i complimenti via tweeter a Marani, dichiarandomi tifoso della Lazio, da trent'anni abbonato allo stadio....

Non dimenticare le lusinghe al disegnatore della locandina per la scelta dei colori...

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Cervino

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Citazione di: baroncino il 28 Ott 2019, 18:57
In realtà dice

"Nel frattempo nella curva opposta, quella romanista, un diciottenne romano, Giovanni Fiorillo, e altri due coetanei, Enrico Marcioni e Marco Angelini, avevano introdotto sugli spalti tre razzi autoesplodenti anti-grandine: dei cilindri da 20 centimetri di lunghezza e 4 di diametro in grado di percorrere traiettorie superiori ai 250 metri. Iniziarono a spararli nel trambusto prima della partita rivolgendoli verso la curva della Lazio...."

è un po' diverso...


Ambe', adesso si, vuoi mettere...

Quando trovi (in 40 anni di immondizia) il termine Roma riferito alla squadra di calcio fai un fischio


paolo71

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Sentito su radio capital un ricordo dei 40 anni dalla morte in appendice al Tg sportivo.
Beh non credevo alle mie orecchie.
Razzo sparato alla curva romanista...tifoso giallorosso poi morto alla stessa età per un beffardo destino...scritte ignobili nella città...cori beceri dai tifosi romanisti...

Era ora...

GiPoda

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Citazione di: nestorburma il 27 Ott 2019, 15:28
Mi sorge il dubbio che tu abbia non più di venticinque anni e non è una colpa sia chiaro, ma forse ti sfugge qualche elemento di quegli anni.

Chi come me ha superato i cinquanta è cresciuto con tutti, dico TUTTI i romanisti che frequentavano lo stadio che gli cantavano contro "uccidere un laziale non è reato" o "in curva nord spareremo un altro razzo" e "10 100 1000 Paparelli" e chi non frequentava lo stadio sorrideva complice a quei cori.
I romanisti TUTTI sono stati complici di quell'omicidio sorridendo tra una battuta e l'altra sull'assassinio di un padre di famiglia  e lo sono ancora adesso a distanza di quarant'anni quando applicano un miserabile riduzionismo su scritte oscene e cori che ancora oggi vengono cantati.
Anche dopo l'omicidio di Ciro Esposito, a 35 anni di distanza, nulla è cambiato, stessa solidarietà con l'assassino e stesso riduzionismo da parte dei media.

In finale con il cervello ci deve far pace chiunque pensi che  i tifosi romanisti non siano tutti dei luridi pezzi di merda figli di un parto anale e che in qualche maniera possano venire accostati al tifoso Laziale.

PS ovviamente, per i precisini, con TUTTI intendo il 99,999%
Sarà l' età ma condivido dal profondo del cuore.
E poi è palese che per tanti troppi anni questa caxxo di città abbia rimosso l episodio e con esso tutto lo sciacallaggio che ne è conseguito e che ancora oggi, talvolta, affiora.

vaz

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Premetto, sarà un post lungo.
Ho appena finito di vedere il documentario.
mi è piaciuto poco poco poco.

Non condivido la contestualizzazione forzata tra l'omicidio* Paparelli e gli anni di piombo. Non è stato un omicidio politico, non è figlio dell'esacerbazione degli animi e degli scontri tra diverse fazioni politiche. E' stato un gesto premeditato (ha puntato il secondo razzo verso la nord) di un omicida, Zigano, tifoso romanista. Aiutato da 2 complici. Che ha assassinato un padre di famiglia, lavoratore, che era andato a vedere una partita allo stadio con la moglie.

Si torna alla contestualizzazione politica, un minestrone di cliché: Unione Operaia un covo di facinorosi divorati dall'eroina. L'omicidio Pecorelli da parte della banda della Magliana avvenuto nel '79. Poi si passa al rapimento e l'uccisione di Moro, avvenuta un anno prima. Non una menzione a NAR, Italicus o strage di Bologna, ad esempio. Quindi contestualizzazione fuori fuoco, sciatta e pure un po' arruffona.

Contestualizzazione sportiva: 5 minuti a parlare dell'Inter di Bersellini e Altobelli, del Milan dell'ultimo anno di Riviera e della Juve di Trapattoni. Poi si passa a Lazio e roma. Sulla Lazio si parla della banda Maestrelli e in particolar modo di Chinaglia. per poi dire che Chinaglia nel '79 non c'era più. Serviva parlare della Lazio del '74 nell'ambito del documentario? Ancora più senza senso la parte sullo scudetto romanista avvenuta 4 anni dopo l'assassinio. Ho cercato di trovare un senso a questi due excursus, ho chiesto anche a chi era davanti al tv con me (mia moglie, che non segue il calcio) e la risposta è stata: "non c'è alcun senso".

Per quanto riguarda il core del documentario, anche qui si assiste ad una descrizione fredda e spezzettata dai numerosi flashback o parallelismi con gli anni di piombo che a lungo andare fa quasi perdere il filo del discorso, per poi terminare con la partita dell'amicizia e la lettera di Viola (c'era bisogno di sapere il risultato?).

Il documentario ha delle cose positive: le testimonianze dei giocatori in campo (Wilson, conti) e dell'arbitro d'Elia, che col suo parlare un po' barocco rende perfettamente l'idea della situazione sul rettangolo di gioco (cfr. "quel silenzio che rimbomba). Il momento più d'impatto è ovviamente l'intervista a Gabriele che a mio modo di vedere sarebbe dovuta essere il nucleo centrale del documentario, visto che mette a nudo ciò che alla fine della fiera è quello che dovrebbe essere chiaro: il 28 Ottobre di 40 anni fa è stata spezzata la vita di una famiglia intera (e non di due, non è stato un errore o una ragazzata finita male.), con gli strascichi vergognosi che noi tutti sappiamo (l'immagine di Gabriele che deve girare con le bombolette spray per coprire le scritte è agghiacciante).

Infine, Marani conclude parlando dei morti sugli spalti, partendo con chi ha ucciso chi. fermandosi ad un certo punto (Ciro Esposito).

Concludendo, una prova giornalistica che risulta abbastanza sciatta. Sembra quasi che lo avessero fatto molto più lungo e che per ragioni di spazio lo abbiano accorciato, facendolo così apparire come un lavoro approssimativo e senza adeguata ricerca di fondo. Non mi aspettavo una cosa alla Buffa o ESPN, ma quantomeno ai livelli di Sfide si.

*mi ha colpito il non aver mai usato la parola omicidio o assassinio.

scusate la lunghezza.

Ciao Vincenzo.

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Il nostro Giorgione

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Citazione di: vaz il 28 Ott 2019, 22:03
Premetto, sarà un post lungo.
Ho appena finito di vedere il documentario.
mi è piaciuto poco poco poco.

Non condivido la contestualizzazione forzata tra l'omicidio* Paparelli e gli anni di piombo. Non è stato un omicidio politico, non è figlio dell'esacerbazione degli animi e degli scontri tra diverse fazioni politiche. E' stato un gesto premeditato (ha puntato il secondo razzo verso la nord) di un omicida, Zigano, tifoso romanista. Aiutato da 2 complici. Che ha assassinato un padre di famiglia, lavoratore, che era andato a vedere una partita allo stadio con la moglie.

Si torna alla contestualizzazione politica, un minestrone di cliché: Unione Operaia un covo di facinorosi divorati dall'eroina. L'omicidio Pecorelli da parte della banda della Magliana avvenuto nel '79. Poi si passa al rapimento e l'uccisione di Moro, avvenuta un anno prima. Non una menzione a NAR, Italicus o strage di Bologna, ad esempio. Quindi contestualizzazione fuori fuoco, sciatta e pure un po' arruffona.

Contestualizzazione sportiva: 5 minuti a parlare dell'Inter di Bersellini e Altobelli, del Milan dell'ultimo anno di Riviera e della Juve di Trapattoni. Poi si passa a Lazio e roma. Sulla Lazio si parla della banda Maestrelli e in particolar modo di Chinaglia. per poi dire che Chinaglia nel '79 non c'era più. Serviva parlare della Lazio del '74 nell'ambito del documentario? Ancora più senza senso la parte sullo scudetto romanista avvenuta 4 anni dopo l'assassinio. Ho cercato di trovare un senso a questi due excursus, ho chiesto anche a chi era davanti al tv con me (mia moglie, che non segue il calcio) e la risposta è stata: "non c'è alcun senso".

Per quanto riguarda il core del documentario, anche qui si assiste ad una descrizione fredda e spezzettata dai numerosi flashback o parallelismi con gli anni di piombo che a lungo andare fa quasi perdere il filo del discorso, per poi terminare con la partita dell'amicizia e la lettera di Viola (c'era bisogno di sapere il risultato?).

Il documentario ha delle cose positive: le testimonianze dei giocatori in campo (Wilson, conti) e dell'arbitro d'Elia, che col suo parlare un po' barocco rende perfettamente l'idea della situazione sul rettangolo di gioco (cfr. "quel silenzio che rimbomba). Il momento più d'impatto è ovviamente l'intervista a Gabriele che a mio modo di vedere sarebbe dovuta essere il nucleo centrale del documentario, visto che mette a nudo ciò che alla fine della fiera è quello che dovrebbe essere chiaro: il 28 Ottobre di 40 anni fa è stata spezzata la vita di una famiglia intera (e non di due, non è stato un errore o una ragazzata finita male.), con gli strascichi vergognosi che noi tutti sappiamo (l'immagine di Gabriele che deve girare con le bombolette spray per coprire le scritte è agghiacciante).

Infine, Marani conclude parlando dei morti sugli spalti, partendo con chi ha ucciso chi. fermandosi ad un certo punto (Ciro Esposito).

Concludendo, una prova giornalistica che risulta abbastanza sciatta. Sembra quasi che lo avessero fatto molto più lungo e che per ragioni di spazio lo abbiano accorciato, facendolo così apparire come un lavoro approssimativo e senza adeguata ricerca di fondo. Non mi aspettavo una cosa alla Buffa o ESPN, ma quantomeno ai livelli di Sfide si.

*mi ha colpito il non aver mai usato la parola omicidio o assassinio.

scusate la lunghezza.

Ciao Vincenzo.

Grazie.

Non vi nascondo che io non l'ho visto. Non l'ho voluto vedere. Ero e sono carico di pregiudizi. E di risentimento, per tutti gli anni di inf.a.m.e. copertura mediatica del dileggio sistematico della memoria del povero Vincenzo, che è morto una volta allo stadio, e altre centomila fuori.

pan

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concordo con Vaz. l'attinenza con gli anni di piombo io l'ho trovata una forzatura. è vero eravamo nel pieno di quegli anni, l'atmosfera era quella, ma l'omicidio Paparelli non c'entra assolutamente niente, concettualmente e per dinamiche.
non è la prima volta che mi capita di leggere/ascoltare articoli/documentari sugli anni passati della Storia italiana che rivelano sempre una patina di superficialità, soprattutto sulle disamine politico/sociali. al netto dell'età (chi è più grande ricorda sfumature che i cronisti più giovani per forza di cose non possono cogliere) è un fenomeno un po' pericoloso. si appiattisce tutto.
non a caso la parte più genuina è stata quella di Gabriele che ricorda suo padre Vicenzo e la figlia, con commozione e semplicità.

RubinCarter

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D'accordo col toro di Pamplona.

Aggiungo che sentire il loro inno e non vederli mai citati mi ha fatto ribrezzo.

tommasino

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Come ho già scritto, lo scudetto del riomma io l'ho visto, nel documentario, come il ritorno alla vita, alla gioia, dopo anni bui e difficili.
Provo anche a riproporre la domanda da ignorante: come mai non si parla mai del fratello più grande di Gabriele.?

ES

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Quoto.
Essi godono di una copertura mediatica spropositata.

BalkanLaziale

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Unica cosa in cui sono capaci è copertura mediatica. In tutto altro fanno schifo e io dico, bene, mi piace cosi.


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pan

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Citazione di: tommasino il 28 Ott 2019, 22:54
Come ho già scritto, lo scudetto del riomma io l'ho visto, nel documentario, come il ritorno alla vita, alla gioia, dopo anni bui e difficili.
Provo anche a riproporre la domanda da ignorante: come mai non si parla mai del fratello più grande di Gabriele.?

è morto a 42 anni.

fiord

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Citazione di: vaz il 28 Ott 2019, 22:03
Premetto, sarà un post lungo.
Ho appena finito di vedere il documentario.
mi è piaciuto poco poco poco.

Non condivido la contestualizzazione forzata tra l'omicidio* Paparelli e gli anni di piombo. Non è stato un omicidio politico, non è figlio dell'esacerbazione degli animi e degli scontri tra diverse fazioni politiche. E' stato un gesto premeditato (ha puntato il secondo razzo verso la nord) di un omicida, Zigano, tifoso romanista. Aiutato da 2 complici. Che ha assassinato un padre di famiglia, lavoratore, che era andato a vedere una partita allo stadio con la moglie.

Si torna alla contestualizzazione politica, un minestrone di cliché: Unione Operaia un covo di facinorosi divorati dall'eroina. L'omicidio Pecorelli da parte della banda della Magliana avvenuto nel '79. Poi si passa al rapimento e l'uccisione di Moro, avvenuta un anno prima. Non una menzione a NAR, Italicus o strage di Bologna, ad esempio. Quindi contestualizzazione fuori fuoco, sciatta e pure un po' arruffona.

Contestualizzazione sportiva: 5 minuti a parlare dell'Inter di Bersellini e Altobelli, del Milan dell'ultimo anno di Riviera e della Juve di Trapattoni. Poi si passa a Lazio e roma. Sulla Lazio si parla della banda Maestrelli e in particolar modo di Chinaglia. per poi dire che Chinaglia nel '79 non c'era più. Serviva parlare della Lazio del '74 nell'ambito del documentario? Ancora più senza senso la parte sullo scudetto romanista avvenuta 4 anni dopo l'assassinio. Ho cercato di trovare un senso a questi due excursus, ho chiesto anche a chi era davanti al tv con me (mia moglie, che non segue il calcio) e la risposta è stata: "non c'è alcun senso".

Per quanto riguarda il core del documentario, anche qui si assiste ad una descrizione fredda e spezzettata dai numerosi flashback o parallelismi con gli anni di piombo che a lungo andare fa quasi perdere il filo del discorso, per poi terminare con la partita dell'amicizia e la lettera di Viola (c'era bisogno di sapere il risultato?).

Il documentario ha delle cose positive: le testimonianze dei giocatori in campo (Wilson, conti) e dell'arbitro d'Elia, che col suo parlare un po' barocco rende perfettamente l'idea della situazione sul rettangolo di gioco (cfr. "quel silenzio che rimbomba). Il momento più d'impatto è ovviamente l'intervista a Gabriele che a mio modo di vedere sarebbe dovuta essere il nucleo centrale del documentario, visto che mette a nudo ciò che alla fine della fiera è quello che dovrebbe essere chiaro: il 28 Ottobre di 40 anni fa è stata spezzata la vita di una famiglia intera (e non di due, non è stato un errore o una ragazzata finita male.), con gli strascichi vergognosi che noi tutti sappiamo (l'immagine di Gabriele che deve girare con le bombolette spray per coprire le scritte è agghiacciante).

Infine, Marani conclude parlando dei morti sugli spalti, partendo con chi ha ucciso chi. fermandosi ad un certo punto (Ciro Esposito).

Concludendo, una prova giornalistica che risulta abbastanza sciatta. Sembra quasi che lo avessero fatto molto più lungo e che per ragioni di spazio lo abbiano accorciato, facendolo così apparire come un lavoro approssimativo e senza adeguata ricerca di fondo. Non mi aspettavo una cosa alla Buffa o ESPN, ma quantomeno ai livelli di Sfide si.

*mi ha colpito il non aver mai usato la parola omicidio o assassinio.

scusate la lunghezza.

Ciao Vincenzo.

Avendolo visto, stesse impressioni

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