Premetto, sarà un post lungo.
Ho appena finito di vedere il documentario.
mi è piaciuto poco poco poco.
Non condivido la contestualizzazione forzata tra l'omicidio* Paparelli e gli anni di piombo. Non è stato un omicidio politico, non è figlio dell'esacerbazione degli animi e degli scontri tra diverse fazioni politiche. E' stato un gesto premeditato (ha puntato il secondo razzo verso la nord) di un omicida, Zigano, tifoso romanista. Aiutato da 2 complici. Che ha assassinato un padre di famiglia, lavoratore, che era andato a vedere una partita allo stadio con la moglie.
Si torna alla contestualizzazione politica, un minestrone di cliché: Unione Operaia un covo di facinorosi divorati dall'eroina. L'omicidio Pecorelli da parte della banda della Magliana avvenuto nel '79. Poi si passa al rapimento e l'uccisione di Moro, avvenuta un anno prima. Non una menzione a NAR, Italicus o strage di Bologna, ad esempio. Quindi contestualizzazione fuori fuoco, sciatta e pure un po' arruffona.
Contestualizzazione sportiva: 5 minuti a parlare dell'Inter di Bersellini e Altobelli, del Milan dell'ultimo anno di Riviera e della Juve di Trapattoni. Poi si passa a Lazio e roma. Sulla Lazio si parla della banda Maestrelli e in particolar modo di Chinaglia. per poi dire che Chinaglia nel '79 non c'era più. Serviva parlare della Lazio del '74 nell'ambito del documentario? Ancora più senza senso la parte sullo scudetto romanista avvenuta 4 anni dopo l'assassinio. Ho cercato di trovare un senso a questi due excursus, ho chiesto anche a chi era davanti al tv con me (mia moglie, che non segue il calcio) e la risposta è stata: "non c'è alcun senso".
Per quanto riguarda il core del documentario, anche qui si assiste ad una descrizione fredda e spezzettata dai numerosi flashback o parallelismi con gli anni di piombo che a lungo andare fa quasi perdere il filo del discorso, per poi terminare con la partita dell'amicizia e la lettera di Viola (c'era bisogno di sapere il risultato?).
Il documentario ha delle cose positive: le testimonianze dei giocatori in campo (Wilson, conti) e dell'arbitro d'Elia, che col suo parlare un po' barocco rende perfettamente l'idea della situazione sul rettangolo di gioco (cfr. "quel silenzio che rimbomba). Il momento più d'impatto è ovviamente l'intervista a Gabriele che a mio modo di vedere sarebbe dovuta essere il nucleo centrale del documentario, visto che mette a nudo ciò che alla fine della fiera è quello che dovrebbe essere chiaro: il 28 Ottobre di 40 anni fa è stata spezzata la vita di una famiglia intera (e non di due, non è stato un errore o una ragazzata finita male.), con gli strascichi vergognosi che noi tutti sappiamo (l'immagine di Gabriele che deve girare con le bombolette spray per coprire le scritte è agghiacciante).
Infine, Marani conclude parlando dei morti sugli spalti, partendo con chi ha ucciso chi. fermandosi ad un certo punto (Ciro Esposito).
Concludendo, una prova giornalistica che risulta abbastanza sciatta. Sembra quasi che lo avessero fatto molto più lungo e che per ragioni di spazio lo abbiano accorciato, facendolo così apparire come un lavoro approssimativo e senza adeguata ricerca di fondo. Non mi aspettavo una cosa alla Buffa o ESPN, ma quantomeno ai livelli di Sfide si.
*mi ha colpito il non aver mai usato la parola omicidio o assassinio.
scusate la lunghezza.
Ciao Vincenzo.