Al bell'intervento di Alteadler mi permetto di dare qualche risposta.
1) Sul Flaminio, diipende dal progetto che si ha in mente, dipende dalla cultura progettuale che anima coloro che sono chiamati a intervenire. Insomma, in Italia, a Roma è impossibile, a Londra – per esempio – da quel dì che avrebbero rifatto il Flaminio, già in zona ncentrale, già servito da mezzi pubblici, dove non servono parcheggi di prossimità perché raggiungibilissimo.
2) Per quanto concerne lo stadio della Roma è' possibile che un parnasi entri in quota minoritaria, offra la sede per la costruzione dello stadio e continui ad andare avanti con le sue cubature in zona, che è quello che gl interessa.
E' questo lo schema di cui io, personalmente, sento parlare dal loro arrivo da "amici impegnati nel ramo".
3) Dove ero quando ripartiva la molazza a Roma? A Roma, non su Marte.
Non sono un ambientalista, come ho già avuto modo di ricordare, e ho sensibilità di sinistra, per questo non sono molto orgoglioso di quanto hanno permesso di fare le giunte di centrosinistra negli anni 90 e duemila, dove la città si è di molto ingrandita senza risolvere in profondità i suoi antichi mali. Per una classe politica che aveva agitato "Roma moderna" come il libretto rosso di Mao, arrivare a "pianificar facendo non è un bel risultato, anzi tutt'altro.
4) Come ben sai, l'abusivismo imperava anche nella Roma antica, dove le grandi città europee (Vienna, Torino, Parigi) crescevano sulla base dell'ordine impartito dai castrum, qui invece si costruiva disordinatamente perché c'era la corsa dei palazzinari dell'epoca come anche dei grandi potenti che gareggiavano per farsi le più belle ville, segno di ricchezza e potenza politica.
L'antica Roma aveva mille ricchezze, ma di molto disordinate.
5) Sul progetto della Tiberina, si fa una scelta politica, tra quanto costruire e come costruire. Sarebbe ora che da queste parti la musica sia diretta dalle autorità pubbliche, secondo un disegno preciso e ordinato. Lasciare fare tutto ai privati ci ha consegnato la città che siamo costretti a vivere ogni giorno.
Che a Roma non si possa costruire nulla mi sembra smentito dai fatti, visto quanto accaduto – ad esempio – negli ultimi 20 anni. E dire che quando si pensa ai palazzinari si pensa agli anni 50 e 60 del novecento. Possiamo dire che tra gli architetti, in Italia, è preponderante la cultura conservativa il che è anche una caratteristica positiva rispetto ad altre culture.
Per questo ad esempio non può essere considerata una bestemmia il rifacimento del Flaminio come sarebbe anche il caso di pensare a cosa sarà del mammuth dell?olimpico una volta costruiti i due stadi di Roma e Lazio.
In altre città è possibile fare cose del genere percHé gran parte delle abitazioni sono di propeità pubbliche o di grandi enti, mentre a Roma soltanto il 5% delle abitazioni è in mano pubblica. Questo permette quelle ristrutturazioni di cui parli, che da noi sono impossibili specie se si da in mano tutto ai privati.
Non si tratta di essere ecologisti, si tratta di fare un progetto logico, equilibrato, condiviso e poi rispettato. da tutti.