Sarò breve.
Per due anni si è discusso su come dovesse giocare la Lazio. O meglio, sul fatto che non potesse giocare diversamente da come l'aveva impostata, dopo averla prima impastata "sapientemente" , Reja. Lo chef lavora con gli ingredienti che ha: per le linguine all'astice serve l'astice, in assenza ci dobbiamo accontentare della minestra. "La Lazio gioca così per le caratteristiche dei suoi uomini" , "manca gente che dia intensità alla manovra" c'era chi diceva, facendo eco alle parole del tecnico. Un 4-5-1 spacciato per un più aggressivo 4-2-3-1 dove la palla scorreva lenta come i 90 minuti tra sbadigli ed occhi appiccicati.
La Lazio doveva essere soporifera per essere letale; girare ad andamento lento, proporre un gioco d'attesa per poi sparare i pochi colpi a disposizione nella giberna, tutti a carico dei tiratori scelti, al momento opportuno. Di più, obiettivamente, non si poteva pretendere. Non si poteva pretendere che la Lazio esibisse un gioco offensivo degno del talento dei singoli, che non andasse in difficoltà contro squadre ne accompagnavano difensivamente il noiosissimo giro palla, che i tenori non si limitassero all'acuto ma alzassero il tasso qualitativo della manovra della squadra.
E' bastata solo un'estate, di esperimenti e di ricette a Petkovic, con gli stessi ingredienti, per cucinare un piatto da leccarsi le dita, rivitalizzando una squadra depressa e senza anima che si nutriva dei soli risultati per alimentare il proprio entusiasmo.
In Petkovisione è andato in onda , in solo 180 minuti, quello che , fino a due mesi fa passava come un segnale criptato:
una squadra aggressiva, capace di fare pressing e di recuperare il pallone nella metà campo avversaria: era possibile.
Due terzini che supportassero l'azione in fase offensiva: era possibile.
Un centrocampo dinamico, a prescindere dagli uomini, che facesse girare velocemente il pallone: era possibile.
Quattro/cinque giocatori che accompagnassero l'azione in fase offensiva: era possibile.
Attaccanti non più abbandonati nella terra di nessuno: era possibile.
Una squadra che non rinculava una volta in vantaggio e che giocava con la stessa intensità per 90 minuti: era possibile.
Giocatori impiegati nei ruoli in cui poter rendere al meglio: era possibile.
Fraseggi stretti, gioco a due tocchi ai 16 metri: era possibile.
Difesa robusta malgrado non si erigesse una diga a supporto: era possibile.
E' bastato un Petkovic qualunque pescato a due schioppi da casa. Un uomo che le ha inculcato una mentalità vincente, che vuole "dominare". Un uomo che ha dato un'identità ad un gruppo che lo segue ed è entusiasta del calcio che propone. Si legge negli occhi, da Marchetti a Klose, come già era apparso ed avevo avuto modo di sottolineare una settimana fa.
Questa Lazio è tenace, aggressiva, convinta e incazzata. Comunque vada la stagione, un'altra Lazio era possibile.